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mercoledì 14 dicembre 2022

Martin Mystère e gli omicidi: un'antica tradizione (3)

La leggerezza con cui Martin Mystère non risponde alle forze dell'ordine dei crimini in cui è coinvolto, soprattutto in un contesto internazionale, riflette probabilmente l'atteggiamento di arrogante supponenza che gli Stati Uniti d'America riservano al resto del mondo. Dopo la parentesi intercontinentale, ecco quindi un significativo spaccato del trattamento riservato agli Stati meriodionali del suo continente.

In Allan Quatermain (Martin Mystère n. 111), l'ineffabile Travis A. Travis rivela di avere le conoscenze necessarie per far svolgere indagini su un cittadino statunitense incensurato. Non viene specificato quali siano queste conoscenze, ma la rivelazione non può che gettare un'ombra di inquietudine sul lettore, viste le implicazioni di queste parole. Sicuramente Martin Mystère e Diana Lombard, fingendo l'indifferenza di chi si obnubila con gli alcolici, si stanno invece chiedendo cosa accadrebbe se persone meno rette e oneste di Travis usufruissero di simili agganci istituzionali per compiere atti incostituzionali come questo, a meno che già non sospettino che Doppio Tì abusi abitualmente di un simile potere.

Travis precisa anche di non avere la possibilità di far svolgere analoghe indagini al di fuori degli Stati Uniti d'America, ma nel finale della stessa avventura, che compare in Java contro Java (Martin Mystère n. 113), Martin Mystère svela che Travis ha l'influenza necessaria per fare pressioni su un'agenzia federale statunitense come la DEA (Drug Enforcement Administration, "Organo per l'applicazione delle politiche sulle droghe") tali da farle usare il proprio peso per costringere la Polizia del Messico ad archiviare un omicidio a opera di un cittadino statunitense come regolamento di conti tra bande di narcotrafficanti messicani.
Martin Mystère non ha comunque necessariamente bisogno di Travis A. Travis, per evitare di essere indagato quando è coinvolto in omicidi che si svolgono in Stati Americani situti a sud degli USA, e quindi visti come poco più che colonie. In All'ombra della svastica (Martin Mystère n. 119), ci pensa spontaneamente un commissario di Polizia della Colombia ad archiviare come "incidente stradale" la morte di due motociclisti che perseguitavano Martin e Java.
Il rapporto di forza tra Martin Mystère e Travis A. Travis, comunque, vede il primo stringere il coltello dalla parte del manico, come su vede dal modo in cui lo tratta nel già citato Martin Mystère n. 111, a meno che questo non sia un altro indizio del fatto che Martin sa di stare parlando con Doppio Tì.


giovedì 22 settembre 2022

Martin Mystère e gli omicidi: un'antica tradizione (2)

Prosegue la rubrica sulla disinvoltura con cui Martin Mystère se ne va da scene di morte violenta, dando poche spiegazioni o nessuna alle forze dell'ordine, in qualunque paese si trovi. Nella prima parte, abbiamo parlato dell'influenza internazionale di Travis e di un caso nel dittatoriale Egitto.

Adesso invece siamo a Creta e in Cina, dove nel 1989 al BVZM è accaduto di tutto.

Ne Il giorno dei delfini (Martin Mystère n. 83), Martin Mystère e Java sono gli unici superstiti di un'esplosione che ha raso al suolo un palazzo in stile minoico in un angolo sperduto dell'isola di Creta, ma molto più antico e ricco di reperti di grande valore (nonché di tecnologia Atlantidea di 75.000 anni fa). Scomparsi nell'esplosione (e noi sappiamo che sono morti ammazzati violentemente), sono gli scienziati statunitensi Alistair Murphy ed Elanie Hartmann. Quest'ultima era giunta a Creta con Martin, viaggiando in aereo con lui. All'esterno, è morto violentemente anche un tale del posto, Dimitri Tilos, dopo essere precipitato da un dirupo a causa di un assalto di Java.
A quanto pare, Martin ha spiegato così bene la faccenda alle forze dell'ordine che queste lo hanno rilasciato nel giro di poche ore, sulla fiducia.

Ne La setta degli assassini (Martin Mystère n.88), si conclude L'uomo delle nevi: in Cina, tra i monti del Pamir, Martin Mystère e amici (Java, Nat Shapiro, Sarah Hunt) incontrano un gruppo di Yeti che discendono da una spedizione di astronauti atlantidei. La funzionaria cinese che li scorta, Lien Pei, che si rivela fare parte degli Uomini In Nero, tenta di sterminare tutti i testimoni della scoperta, ma nello scontro che segue, è lei ad avere la peggio, morendo dopo la caduta in un crepaccio. Incredibilmente, in un paese paranoico come la Cina, Martin Mystère e amici se la cavano semplicemente raccontando una versione semplificata della verità. Le autorità cinesi non avviano alcuna indagine e gli stranieri statunitensi, unici superstiti di una faccenda a dir poco oscura, vengono allegramente lasciati tornare in patria. 

Ne Il cuore di Cristopher (Martin Mystère n. 90), la nipote di Diana Lombard (rettificata in cugina nella ristampa di TuttoMystère, dato che Diana è figlia unica) ha sognato l'esatta modalità dell'omicidio del ragazzo di Jane, avvenuto contemporaneamente. La reazione di Martin Mystère è rivolgersi al suo amico ispettore di polizia, per pregarlo di occuparsi personalmente delle indagini: il potere di Travis è quindi tale da potersi assegnare i casi da solo, come più gli fa comodo, per poi raccontarne i risultati a chi glielo chiede. Come se non bastasse, Diana si vanta davanti a due estranee di come Martin abbia in mano il detto ispettore di polizia, in quanto questi è suo "debitore" a causa di certi "favori".





 

sabato 10 settembre 2022

[Settembre 2022] Le Grandi Storie Bonelli n. 5 - "Martin Mystère: Mister Jinx"

In concomitanza l'uscita de Le Grandi Storie Bonelli n. 5 - "Martin Mystère: Mister Jinx", volume che ristampa Il fuoco che uccide! (46-48) e I giorni dell'incubo! (Martin Mystère nn. 62-64), note come i due primi grandi exploit di Mister Jinx, e soprattutto note rispettivamente come Tempo Zero e Operazione Dorian Gray, presentiamo questo commento integrativo di Giovanni Gaddoni alla generosa prefazione di Alfredo Castelli al volume.

Ho trovato interessantissima l'inedita prefazione di Alfredo Castelli, che scrive della genesi del personaggio e delle sue apparizioni negli albi di Martin Mystère; purtuttavia, Castelli è un grande, e come tale è lecito applicargli il motto latino "De minimis non curat praetor", ovvero tralascia alcuni particolari secondari. Io, non essendo "praetor", vedo di correggere e completare l'argomento.
Nel film "Al diavolo la celebrità" del 1949, rintracciabile su YouTube, salvo errori il diavolo interpretato da Aldo Silvani non accende un sigaro, ma con un gesto delle mani accende invece una fiamma a gas posta a distanza (per inciso nel film compare anche un apprezzabile capezzolo, malamente celato da un sottile velo di schiuma, dell'attrice Franca Marzi); chi invece accende un sigaro direttamente con le dita è lo stesso Burgess Meredith nella parte di Mr. Smith, un diabolico linotipista che prevede le cattive notizie, nell'episodio della serie televisiva "Ai confini della realtà: Printer's Devil" del 1963. Lo stesso Burgess Meredith nel ruolo del Dr. Diabolo (che potrebbe avere ispirato anche il Dr. Spector), un vero diavolo incarnato che funge da imbonitore in una sorta di baraccone da Luna Park nel film inglese diretto da Eddie Francis "Il giardino delle torture" del 1967, ha sicuramente ispirato il diavolo tentatore Asmodeo, nel racconto capolavoro "Vita, opere, vocazione di Geremia Sacchi scrittore" pubblicato su Horror n. 16 del maggio 1971, con l'aspetto grafico del successivo Mr. Jinx del Corriere dei Ragazzi del 1975.
Jinx compare come il miliardario Rockford in Martin Mystère nn. 93-94 del 1989, in Martin Mystère Speciale n. 14 del 1997, in Martin Mystère nn. 373-374 del 2021.
Suoi cammei o citazioni in Martin Mystère n. 121 del 1992, in Generazioni del 2003, nell'allegato allo Speciale 23 del 2006, nello Speciale 32 del 2015, in Martin Mystère n. 386 del 2022.
Inoltre nel Racconto Breve "Tempo Zero" del 1991 e nel Racconto Breve "Mysteri in treno" n. 6 del 1994 (come Colonnello Sanders), e in "Come un libro stampato" del 1995, nei panni di un diabolico standista.
Poi in Nathan Never nn. 76-77 del 1997 e Nathan Never n. 80 del 1998; in NAC 9 e 12 del 2017, come robot, a sua volta creatore del mondo dei robot; e in alcuni racconti di Get A Life prodotti da AMys dal 2012. E' un personaggio del gioco di ruolo di Martin Mystère del 1992; appare nei Tarocchi di Atlantide e nelle Carte da Poker del 1991; e nelle card AMys del 2019-20.
E, dulcis in fundo, è il nom de plume del nostro Presidente AMys (Dio ce lo conservi !). [Fonte: pagina AMYS di Facebook]

Dal Corriere del Mystero n. 2, stampato dall'associazione AMys in esclusiva per i suoi iscritti, ecco invece la pagina dell'introduzione ai due fumetti di Get a Life! in cui rientra in scena il Mister Jinx originale (e non una delle sue copie): Precursore post-umano e Mister Jinx va via!.

Di questa introduzione, riportiamo qui i paragrafi cruciali di analisi del personaggio di Mister Jinx.

Tra le peculiarità che stabilirono il nucleo caratterizzante della saga di Martin Mystère, c'era la curiosità di Alfredo Castelli, che spaziava anche nel reame tecno-scientifico, sempre attenta a rielaborare le novità del momento in storie come i videogiochi tecnomistici di Fantasmi a Manhattan, o il robot programmabile de I misteri di Londra.
I giorni dell'incubo esplorava le possibilità dell'immortalità digitale ben prima del cyberpunk, e ancor prima che il transumanesimo si rendesse conto delle potenzialità di questa strada.
Ed è proprio quest'ultimo l'argomento della nostra storia breve: l’ingresso nel mondo mysteriano del transumanesimo (abbreviato tra l'altro col simbolo H+), un movimento culturale teso a migliorare artificialmente l'essere umano, fino alla trasformazione in un ibrido tecnologico che vada oltre gli attuali vincoli della condizione umana.

Ma dato che il tema del Corriere è quello dei "cattivi" della serie, non può essere Martin Mystère a occuparsi della questione: chi mai, tra i suoi nemici ricorrenti, possiede l'intelletto, la competenza tecnologica e l'immaginazione necessaria per fare propria la filosofia transumanista, quasi da sembrare che il suo personaggio sia stato creato proprio in attesa dell'avvento di questo movimento?

Il diabolico Mister Jinx, contemporaneo diavolo che in cambio di denaro offre soluzioni tecnologiche ai mali dell'uomo moderno, è l'altra faccia della medaglia di Martin Mystère, in quanto incarna il lato negativo della sua curiosità scientifica, che Jinx sfrutta dissennatamente per compiere ogni genere di abuso in nome del profitto: basti pensare ai clienti di Tempo Zero che prendevano fuoco spontaneamente, o ai ladri di corpi dell'Operazione Dorian Gray, o al collasso del Mondo Del Sogno causato dall'effimero progetto DreamTravel.
Nel caso del transumanesimo, l'acuta mente di Jinx, come sempre, va oltre le mode e l'apparenza del momento, notando come l'immortalità cibernetica (la stessa garantita già decenni fa dal suo computer a proteine) sia in realtà una banale duplicazione, che non preserva affatto la mente originale, la quale deve anzi morire col corpo che la anima. In che modo Jinx pensa di superare questo scoglio, e come può l'Aldilà dell'Orizzonte degli Eventi contribuire al suo piano?
E a questo proposito: Jinx visitò l'Aldilà in questione (cioè l'interno di un buco nero, un concetto puramente fisico, senza implicazioni metafisiche) in Mister Jinx ritorna, ma il Jinx in questione era una mera copia dell'originale, il quale commise suicidio al termine di I giorni dell'incubo.
Che ne è stato dell'anima del Jinx originale, e di quella delle sue copie che nel corso degli anni si tolsero analogamente la vita?


venerdì 26 agosto 2022

Martin Mystère e gli omicidi: un'antica tradizione (1)

Quante volte, nel commentare il declino narrativo della serie di Martin Mystère, specialmente per le storie doppie del periodo bimestrale, i lettori hanno espresso forti perplessità sulla disinvoltura con cui Martin Mystère se ne va dalla scena della morte di qualche suo nemico o conoscente o compagno di viaggio, persino all'estero, per poi non tornare più su un argomento che dovrebbe invece obbligatoriamente renderlo oggetto nelle indagini delle forze dell'ordine?

Eppure, non si tratta di una involuzione recente, bensì di una tradizione, specialmente quando anche l'influentissimo ispettore Travis A. Travis (altrimenti noto come Doppio Tì) è della partita, a New York come nel resto degli USA e persino all'estero (a volte intervenendo anche solo telefonicamente per spalancare qualunque porta).

Andiamo quindi a esaminare i casi storici più eclantanti, in questa serie di articoli che aggiorneremo man mano che ce ne vengono segnalati altri.

In Caccia all'uomo (Martin Mystere nn. 67-68-69), del 1987, Java uccide involontariamente un Uomo In Nero, facendolo precipitare da una balconata interna del museo Guggenheim di  New York, Stati Uniti. Per proteggere il bersaglio degli Uomini In Nero, però, Martin Mystère non si fa problemi ad abbandonare la scena dell'omicidio, garantendo di poter poi sistemare tutto parlando al suo amico ispettore Travis. In seguito, Martin si premura di ribadire non solo quanto Travis sia potente, ma come sia anche ansiosissimo di spifferare i dettagli riservati di qualunque indagine a chiunque ne faccia richiesta.

Ne (La donna immortale, Martin Mystere nn. 79-80), del 1988, Martin Mystère e Java inseguono il traditore Abdul nei vicoli de Il Cairo, Egitto. Sotto i loro occhi, Abdul precipita da una passerella rialzata, morendo apparentemente per le conseguenze della caduta (in realtà, Sergej Orloff gli ha sparato col Murchadna senza essere visto). Questa volta, Martin attende le autorità, fuori scena, e a quanto pare la sua parlantina e il fascino della sua notorietà gli permettono di liquidare la faccenda e togliere il disturbo in pochi minuti. Esatto: un occidentale presente alla morte violenta di un nativo, nell'Egitto di Hosni Mubarak (di cui Doppio Tì è nipote), non viene né interrogato, né sospettato, né trattenuto per accertamenti, né rinchiuso cautelativamente in una cella per una notte.


mercoledì 16 febbraio 2022

[Recensione] Martin Mystère n. 384: "Riscatto a quattro dimensioni"

Martin Mystère n. 384 (mensile)
"Riscatto a quattro dimensioni"

Storia: Giovanni Eccher
Disegni: Fabio Piacentini
 
A fare da contraltare all'appagante capitolo della corsa finale de Il potere del falco, dove così tanti tasselli della narrazione vanno ora a combaciare in un logico e meditato disegno che rivela più della somma delle parti, c'è la delusione del fumetto di questo albo, che purtroppo conferma tutti i i difetti rilevati e i sospetti sorti durante la lettura della prima parte, in cui si poteva ancora essere possibilisti: se in coda all'albo ci sono pagine di testo che brillano per un impianto narrativo solido, articolato, approfondito e mysteriano, qui ci troviamo invece davanti a un totale di centosessanta pagine impiegate per una quantità di dimenticabili scene d'azione, riservando un risicato spazio a spiegazioni assai stereotipate, che spingono a parlare di "storia alla Topolino", ma erroneamente, dato che invece nei fumetti Disney simili storie  si fermano a trenta pagine, e autori storici come Romano Scarpa oppure moderni come Casty o Roberto Gagnor le arricchiscono con vari livelli di lettura per un pubblico di diverse fasce d'età.
La spiegazione del "mistero" dei falsi defunti onniscienti, infatti, è simpatica nella sua intuizione, per via del parallelo col classico della letteratura Flatland, ma è deludente nell'esecuzione e nella scarna, lacunosa esposizione: si tratta di stereotipati "invasori" di una dimensione "superiore", in teoria meramente spaziale (e non la "quarta", essendo la quarta dimensione il tempo); il loro scopo, forse, è una "invasione", sebbene essi ci deridano perché abbiamo la pretesa di comprendere il loro modo di pensare "superiore" e onnisciente (un modo che davvero ci sfugge, visti i banali eventi che determinano la loro sconfitta). Viene il sospetto che quest'ultima sia un modo per non legare la trama alle vincolanti premesse sulla potenza degli alieni, dato che costoro affermano di sapere tutto, vedere tutto, sentire tutto, ma alla fine si fanno sempre sfuggire dettagli molto scontati, che causano la loro ripetuta sconfitta. L'approccio è povero di originalità, dato che l'idea dell'invasione da parte di esseri di dimensioni superiori risale alla fantascienza popolare statunitense dell'età dell'oro, e i fumetti l'hanno cannibalizzata e riutilizzata fino alla nausea per molti decenni. Scarseggia anche l'approfondimento, ed è lo stesso paragone con Flatland a compromettere la credibilità narrativa, afflitta da una costante superficialità nell'affrontare il tema di esseri che hanno una dimensione in più rispetto alle nostre in cui agire.
Come già osservato, la scelta (redazionale?) di privilegiare l'azione e la spettacolarità (meglio se in inglese) va a discapito della credibilità e della consistenza di una vicenda molto esile, che non ha la capacità di reggere due interi albi di situazioni "avventurose" in cui si punta parecchio sui dei ex machina (non solo la perenne distrazione degli alieni nei momenti cruciali, ma anche il "cattivo" che aspettava solo l'arrivo dell'ottuagenario Martin per redimersi e passare al contrattacco), con un apice di imbarazzo durante lo scontro tra Martin e gli anziani al cantiere (che sa pure di già visto, in quanto ci ricorda il finale del farraginoso Il giocatore di scacchi). La vaghezza dell'impianto narrativo, che nega credibilità agli alieni, è rimarcata dalla facilità della non-soluzione finale, con la straniante scena della distruzione di dischi fissi esterni che sembrano fatti di wafer (quelli di silicio?).
L'utilizzo della Mytologia (o Storia Mysteriana), come già si temeva il mese scorso, suona posticcio nella sua ininfluenza, come se gli elementi fossero stati inseriti allo scopo di adattare la trama a un requisito editoriale: di Slumberland e della Contessa si perde rapidamente ogni traccia, e non ne viene spiegato il coinvolgimento, ne è fornito alcun motivo per cui "Flip" debba essere in possesso di un indizio grafico capace di guidare Martin sulla strada della compagnia farmaceutica. A posteriori, gli eventi di Slumberland del mese scorso stridono ulteriormente con gli sviluppi della storia, quando il lettore si chiede perché gli alieni della dimensione "superiore" si manifestino nel mondo dei sogni alla sola Contessa e perché gli alieni abbiano quel goffo aspetto di "mostri" da film di serie B, o anche solo perché sentano il bisogno di rivelarlo. Tra le domande senza risposta, c'è il legame tra il Mondo del Sogno e le visioni indotte dalla droga Ritus: valeva per tutti i consumatori, o solo per la Contessa? Perchè Martin, nella sua condizione di Cumbo, resta cieco come tutti agli alieni che sfruttano la dimensione del Sogno per manifestarsi? Ovviamente la risposta più prosaica è quella data poche righe fa sulle modalità e ragioni dell'utilizzo della Storia Mysteriana.
Il più solido dei dubbi narrativi, nella lista dei dei ex machina, sembra quello della follia con cui il protagonista si getta nella tana del leone, senza alcuna difesa, quasi già sappia di andare incontro allo stereotipo del cattivone pronto a redimersi senza particolari motivazioni e solamente perché gli arriva qualcuno in casa. Abbiamo detto "protagonista" perché, a ben guardare, la vicenda potrebbe essere facilmente riadattata per la serie di Dampyr o per quella di Dylan Dog: una volta rimpiazzati i manierismi mysteriani con quelli di un'altra serie, ciò che resta è infatti una storia in cui il protagonista "non sembra lui", proprio come Martin Mystère qui non sembra Martin Mystère, se si grattano via le allusioni all'età. 
 
Rattrista che la redazione non si sia ricordata di Fantasmi a Manhattan (Martin Mystere nn. 64-65), vicenda che non solo anticipa tutti gli elementi rilevanti della trama di questa doppia storia, ma lo fa con maggiore credibilità e talento in tutti gli ambiti. Oppure è il caso di esserne sollevati, perché almeno in questa occasione non si va a rovinare il ricordo di un bel fumetto con aggiornamenti non richiesti.
 
Curiosamente, la copertina sembra ribadire i nostri stessi dubbi, mettendo in scena numerose copie di "Flip" (assente nel fumetto), e dando la falsa impressione che la storia debba vertere su qualche aspetto di Slumberland (argomento invece abbandonato sbrigativamente). La situazione di Martin Mystère a bordo di una moto, mentre compie uno spericolato balzo acrobatico, nel fumetto è associata ai numeri del celebre stuntman Evel Knievel, ma agli occhi di noi lettori richiama invece la famigerata scena in cui Arthur Fonzarelli salta lo squalo, con il suo significato simbolico.
 
La signora Kennedy e la parata
In appendice, come era stato dichiarato all'inizio del nuovo corso, nel caso di storie in due puntate la rubrica Fantasmagoria tratta del mystero in questione solo nella prima parte, e si concede di divagare nella seconda parte. Ecco quindi che questa volta propone (e ripropone, attingendo agli articoli di Martin Mystère Gigante n. 13) una riflessione sull'ipocrisia del linguaggio politicamente corretto, in questo caso per quanto riguarda la sostituzione sistematica del termine vecchio con il termine anziano, proponendo la ben nota ironia di Plinio l'Anziano.
Curiosamente, però, le riflessioni della rubrica costituiscono l'unica componente mysteriana del fumetto in questione (abbiamo detto fumetto, perchè il romanzo Il potere del falco è tutta un'altra storia, letteralmente): se è vero che Martin Mystère non deve essere automaticamente enciclopedico e logorroico per essere Martin Mystère, se è vero che in passato ha vissuto più di una avventura di azione e tecnologia, è anche vero che Martin Mystère è caratterizzato da una certa originalità dell'approccio (il cosiddetto pensiero laterale), da una capacità di approfondire gli argomenti con una visione personale e critica, da un razionale senso di meraviglia capace di stimolare la curiosità per ciò che non si conosce (sia esso nuovo o vecchio), da una voglia di apprendere e di interrogarsi sulle possibilità offerte dalle nuove idee, e soprattutto dalla volontà di esporre le proprie riflessioni durante la narrazione.
La resistenza di Java all'inquinamento
Tutto ciò, nel fumetto, manca, sostituito da corse frenetiche, conversazioni dozzinali e funzionali esclusivamente a risolvere la vicenda in modo sbrigativo, battutine scontate sui finti problemi di età di Martin (come le ginocchia che scricchiolano): in poche parole, da una parodia mancata dei soli elementi superficiali che caratterizzano Martin e che si recepiscono a una lettura veloce di qualche suo albo.

Analogamente a Fantasmagoria, anche Zio Boris mette alla berlina una certa categoria di idiozia moderna (e persino Bonelli Kids lo ha fatto, il mese scorso), risvegliandoci un certo rimpianto per il fumetto di Martin Mystère "di una volta", quello che, con un'arte curata e di qualità, mescolava l'umorismo nero alla critica aperta del degrado insito nelle dinamiche della società moderna e del "progresso", e lo faceva divertendoci e divertendosi.  Eh, già, perchè in questo abborracciato doppio episodio, in definitiva, è proprio questo che manca.

sabato 3 luglio 2021

MyTH: And the winner is...


SABATO 3 LUGLIO

La fine della Caccia al Tesoro del Mystero

RISULTATI DELLA QUINDICESIMA PROVA

Settimana scorsa vi avevamo chiesto quale facoltà paranormale abbia mai sperimentato il nostro Alfredo Castelli.

Ebbene, sappiate che ne I mysteri di Mystère presenti nel MM 42, a pagina 98, il BVZA ammette tranquillamente di aver provato a sperimentare il viaggio astrale. E di esserci forse anche persino riuscito, sia pure precisando che avrebbe potuto trattarsi di autosuggestione o di un sogno a occhi aperti. Quindi la risposta corretta era la B.

Non era facile indovinare ed in effetti in pochi l'hanno fatto. Curiosamente i primi tre in classifica hanno toppato andando ad avvantaggiare i secondi tre e quindi rischiando di stravolgere la classifica.

Oltre ai premi di velocità, questa volta abbiamo assegnato un ultimo bonus per premiare la costanza di sette partecipanti che ci hanno tenuto compagnia per tutta la durata del MyTH, fin dai giorni prima del suo esordio: Ivano, Giovanni, Marco, Gianfranco, Alessandro, Pier e Roberto.

Infine Alberto ha voluto salutare il compleanno di Martin con una lettera molto carina che abbiamo deciso di pubblicare alla fine di questo post, un po' per salutare tutti voi, un po' per ringraziarvi e un po' per allietarvi ancora prima di darci appuntamento a tra pochissimo con nuove fantastiche avventure.

GLI ESITI DELLA GARA

Vogliamo innanzi tutto congratularci con tutti voi: indipendentemente dalla classifica siete stati tutti bravissimi e simpaticissimi. Ci avete fatto divertire e ci avete accompagnato in questo torrido inizio d'estate. Abbiamo scoperto con voi posti mysteriosi e abbiamo conosciuto grazie a voi nuovi enigmi (che comunque sottoporremo a chi di dovere ai piani alti). Non possiamo che ringraziarvi e complimentarci ancora. 

Per quanto riguarda la classifica (perché comunque di gioco a premi trattavansi), il vincitore è Ivano Rezzonico tallonato da Daniele Marcheselli. Al terzo posto risale Giovanni Gaddoni che all'ultima prova è riuscito a superare Alberto Simionato. Quinto arriva Andrea Brambillasca superando in dirittura di arrivo Salvo di Bella. Marianna Fanti e Alessandro Giacobazzi si contendono il settimo e ottavo posto, ma la cavalleria di Ale permette a Mary di precederlo, anche se di pochissimo. Fabio Franzini arriva nono, realizzando quindi il suo sogno di essere nella Top Ten, dove arriva per un soffio anche Gianfranco de Michele. 

Ai primi sette vincitori andranno i premi previsti da regolamento: 

Al 1° classificato verrà assegnata una commission di Rodolfo Torti;

Il 2° classificato riceverà una commission di Vito Rallo;

Al 3° classificato andrà una commission di Francesca Palomba;

Il 4° classificato riceverà una tavola originale di Giovanni Freghieri;

Al 5° classificato verrà assegnata una tavola originale di Alfredo Orlandi;

Il 6° classificato riceverà l’albo del team-up di Zirmani con allegato il mazzo di carte;

Al 7° classificato andrà un portfolio di Lucio Filippucci prodotto da A.Mys.

Ma non disperino gli altri: tutti e 46 i partecipanti al MyTH riceveranno il seguente attestato di partecipazione stampato su carta pregiata e firmato in originale da Alfredo Castelli.




LA CLASSIFICA FINALE

Quindi ecco di seguito la classifica finale del MyTH:

Ivano Rezzonico                             89,5

Daniele Marcheselli                        81,8

Giavanni Gaddoni                          77,2

Alberto Simionato                           74,2

Andrea Brambillasca                      61,1

Salvo di Bella                                 59,7

Marianna Fanti                               54,5

Alessandro Giacobazzi                  50,3

Fabio "Semtex" Franzini                46,6

Gianfranco de Michele                  44,4

Pier Luigi Aicardi                           42,3

Andrea Tognozzi                           38,9

Massimo Medina                           34,4

Cesare Milella                               32

Roberto d'Urso                              31,6

Claudio Bonci                                27,5

Stefano Liguori                              26,1

Marco Campagnari                       24,8

Alex Resta                                    24,7

Sara Selmi                                    24,6

Rocco Sartori                                23,2

Luca Mazzocco                             22,6

Sergio Noferi                                 20,5

Daniele Baldino                             19

Marco Marcantonini                       18,5

Paolo Bontempi                             17,5

Francesco Argento                        15,8

GB Baiardo                                    15

Mauro Micheletti                            13,4

Davide Fornasiero                         11,2

Fabio Gremizzi                              11

Agostino Morosi                            10

Marco Cioni                                     8,9

Stefano Della Puppa                       8,9

Matteo de Battisti                            8,5

Tommaso Menchini Fabris              8,5

Corrado Smaila                               3

Leonardo Argentieri                         2,5

Filippo Dubla                                   1,5

Pietro Bombonati                            1,5

Alberto Negri                                   1

Alessandro de Losa                        1

Claudio Morini                                 1

Ivano Visioli                                     1

Luca Moscatiello                             1

Paolo dell'Aglio                               1


"PAROLE LONTANE" di Alberto Simionato

"26 giugno 2021

Martin,
oggi è un giorno importante per te e vorrei esserti vicino per dirti quanto sono fiero di te.
Ma siamo separati da uno dei misteri più grandi che l'uomo ha incontrato nella sua lunga esistenza e quindi posso solo scrivere queste parole pur sapendo che tu non le leggerai mai.
Ti ho visto crescere con molto timore e spesso ho temuto che la maledizione della nostra famiglia giungesse su di te improvvisa come un missile lanciato per abbattere un aereo. Molte volte hai rischiato la vita ma hai saputo trovare la forza interiore per uscire dalle situazioni più difficili senza perdere la tua umanità. Non posso dire lo stesso del tuo primo, vero, amico. Sergej. Lo hai visto cambiare molto da quando ha ricevuto l'arma a raggi e una volta hai creduto anche che sarebbe cambiato. Ma non è avvenuto. Vorrei metterti in guardia su di lui vedendo quello che sta macchinando ora nell'ombra, ma come fare a dirtelo? Confido che Kut Humi abbia visto nell'Akashi che il tuo futuro non sia minacciato da Sergej più di quanto le mie paure temono.
Negli anni ti sei circondato anche da altri amici che ti hanno aiutato in varie occasioni ricambiando il tuo grande altruismo che ti faceva saltare sul primo volo per l'altro capo del mondo dopo un racconto misterioso nel tuo studio o la busta piena di documenti incredibili che ti mandavano. E poi hai trovato in Java più di un collaboratore, un fratello, direi.
Ma hai anche altri nemici, molti e potenti. Non solo quelli che ci hanno allontanati per sempre, ma anche quelli, meno spettacolari o enigmatici, da temere forse di più, perché come hai visto nelle tue ricerche sono presenti da sempre nella storia del mondo.
L'ignoranza in primis, ma anche, non da meno, il dimenticare il passato per la rincorsa di un presente che sta costruendo la fondamenta d'argilla di un futuro predestinato a ripetere gli errori già fatti in epoche lontane.
E quel palazzo, quando crollerà, si porterà via molto di quello che uomini come te stanno cercando di costruire ogni giorno, anche nelle piccole cose.
Ti ho visto sai, quella volta nella libreria vicino a casa mentre cercavi di spiegare ad un teenager entrato per errore che in quel libro su Atlantide che avevi scritto può trovare le stesse idee fighe che l'ultima serie in streaming gli propone. E mi ricordo quando eri tu che leggevi di continenti perduti e misteri simili ed io, a malincuore, facendo il duro, volevo dissuaderti dal continuare...
E che dire della tua trasmissione in tv; quante volte mi sono detto che finalmente stavi facendo aprire gli occhi alla gente!
La strada che hai davanti non ti nego che sia difficile da percorrere e la destinazione sarà sempre lontana.
Ma non mollare, Martin!
Sono orgoglioso di te, dell'uomo che sei, del marito, dell'amico, dell'archeologo, ma soprattutto del figlio.
Io e tua madre siamo felici che tu stia vivendo la vita che volevi da ragazzo, ed anche se non ci vedi e non ci senti noi siamo sempre accanto a te.

Ti abbraccio, come non ho fatto troppe volte finché ero vivo, e di questo me ne pentirò sempre...

Tuo padre Mark"

giovedì 20 maggio 2021

[Recensione] Martin Mystère n. 375 - "Ottant'anni fa"

Martin Mystère n. 375 (mensile)
Pubblicato nel maggio 2021 da Sergio Bonelli Editore
"Ottant'anni fa"
Storia: Alfredo Castelli
Arte: Lucio Filippucci
"Il potere del falco" (1)
Di Carlo Andrea Cappi
 
Al Burdi (Bardia), Libia. 1940. Vittorio Leoni, agente segreto V.T.7. meglio noto come "l'inafferrabile", dopo aver dato il fatto loro a tre soldati fascisti che invece di combattere gli inglesi pensano a molestare le donne e fare i gradassi con gli indifesi, si presenta al cospetto del colonnello Longhi con brutte notizie riguardanti l'incombente attacco che gli inglesi si preparano a sferrare alle forze di occupazione italiane. Ma il colonnello rilancia con una notizia ancora peggiore: un colossale carro armato di fattura avvenirtistica, nascosto nelle caverne della depressione di Qattara, destinato a garantire la già probabile vittoria agli inglesi.

Quello che abbiamo appena letto è un classico incipit della narrazione mysteriana di Alfredo Castelli, con sequenze di altre epoche in cui si muovono personaggi storici e/o di fantasia le cui gesta finiranno per ripercuotersi sul presente di Martin Mystère, il quale probabilmente non saprà mai della loro esistenza, ma risolverà l'enigma di cui essi fanno parte. Vittorio Leoni è quindi un avventuroso personaggio creato da Alfredo Castelli, al pari di altri predecessori (come l'atlantideo Adam)?

No. L'agente segreto V.T.7., recentemente comparso nel Maxi Martin Mystère n. 10: "L'abisso del male", era uno dei personaggi del giornale Audace, che Gianluigi Bonelli acquistò nel 1940, trasformandolo nel mensile del 1941 e gettando così le basi per ciò che sarebbe poi diventata la Sergio Bonelli Editore. Tutto ciò accadeva quindi ottanta anni fa, e nelle celebrazioni in corso da parte della casa editrice, l'onore di festeggiare direttamente l'evento e l'uomo non poteva spettare che a Martin Mystère, avendo questa testata ciò che manca ai suoi "cugini" (anche quelli che vendono molto di più), e cioè Alfredo Castelli, una solida tradizione filologico-letteraria e la capacità di restare se stessa durante le sue abituali incurioni metafumettistiche.

Ecco quindi che, nelle pagine dell'albo, Martin Mystère presenzia alle celebrazioni milanesi della Sergio Bonelli Editore, e si vede regalare da uno sconosciuto un impossibile numero dell'Audace, uscito durante il periodo del cambio di editore e ospitante le inesistenti avventure a fumetti di Martino Mistero, il grande archeologo (e del suo insolente e mordace assistente, l'ascaro Tomi). Tra accurata ricostruzione storica dell'epoca e speculazioni su progetti folli come l'Altantropa, Castelli conduce Martin fino in Libia, inconsapevolmente sulle tracce dell'Inafferrabile, per giungere a un nodo narrativo di matrice atlantidea che causa ineluttabilmente l'impossibile, quando il detective dell'impossibile finalmente incontra l'inafferrabile, e gli araldi di due epoche dell'editoria italiana si stringono la mano.

La sceneggiatura, agile e scattante, ma anche audacemente (!) intellettuale nel suo virtuosismo, è una summa delle caratteristiche del poliedrico Martin Mystère che Castelli ha delineato negli anni, dalle già citate caratteristiche "serie" a quelle più maniacali (come il collezionismo di fumetti), senza dimenticare la beffarda e signorile ironia che spesso caratterizza queste avventure speciali in cui Martin Mystère irrompe in altri universi narrativi.

Ebbene sì, i lettori fedeli lo sanno: non solo non è la prima volta, ma è quasi scontato che Martin, da quando è entrato nell'universo di Wold Newton grazie ad Affari di famiglia (Martin Mystère nn. 174-175) e a L'ombra di Fantômàs (Almanacco del Mistero 2012), scopra che gli eroi della letteratura sono realmente esistiti e incontri loro o i loro discendenti. E quindi in che modo Alfredo Castelli conferisce un quid inedito a questo albo commemotativo, in cui le passioni note dell'autore coincidono esattamente con l'argomento da celebrare? La risposta è nell'ultima vignetta, in cui si svela il volto di chi ha consegnato quel numero impossibile dell'Audace a Martin: un momento in cui anche i lettori più navigati sono colti dalla vertigine dei secoli (be', delle decadi) che li separano eppure li uniscono al padre di questa impresa che dura da ottant'anni.

Altro fattore rinomato di Martin Mystère è la propensione a rendere memorabili gli eventi grazie alla concomitanza di celebrazioni e accadimenti: nel caso in questione, Ottant'anni fa non si limita a commemorare la svolta che G.L. Bonelli diede al fumetto italiano otto decadi or sono, ma ne inaugura anche una nuova, grazie al cambio di periodicità e di formato di Martin Mystère stesso, che (grafica modernizzata e ariosa a parte) torna a essere un mensile di 96 pagine, ma lo fa in modo inatteso, senza ripetersi, e nello stesso tempo rende omaggio ai diversi modi italiani di fare fumetto e intrattenimento negli anni (non dimentichiamo che Castelli è uno dei creatori di questi modi, essendo in attività dagli anni 1970, nonchè una delle menti più vulcaniche del panorama). Come spiega l'introduzione dello stesso Castelli (nella rubrica "la macchina per leggere"), il fumetto passa da 96 a 76 pagine (e le storie potranno quindi essere serializzate, come ai vecchi tempi), per fare spazio alle rubriche mysteriose, ai fumetti comici di Zio Boris e Bonelli Kids, e soprattutto al romanzo a puntate di Carlo Andrea Cappi (Il potere del falco), strutturato in dodici racconti autonomi, collegati da un fattore comune: ognuno di essi è ambientato in un'epoca diversa, e si inizia proprio con un epilogo alle vicende di Martin Mystère n. 1, trattando del Il Falcone Maltese di Dashiel Hammet, ricostruendo i retroscena dei tre film ad esso dedicati, scomodando i Cavalieri Templari e gli Ospitalieri, sfodernda un'altra loro divinità oltre al Bafometto, aggiungendo un Uomo In Nero posseduto da un ente arcano...il tutto senza mai uscire dal bar romano dove Martin si scola un vinello per dimenticare i traumi vissuti a Luxor. Come il tema del fumetto di questo albo è l'opera di Bonelli (e infatti c'è anche un fumetto dentro il fumetto, visto che Martin Mystère legge le pagine dell'Audace con l'avventura di Martino Mistero), così il tema del rinnovo della testata è radicato nella storia delle pubblicazioni italiane e non: per quanto moderna, la grafica che accompagna il romanzo a puntate ci riporta alla collana di Urania di un tempo, per esempio, e le strisce comiche in appendice sono a loro volta un classico di un'infinità di riviste per ragazzi e lettori meno giovani che andavano per la maggiore qualche decennio fa (e abbiamo già detto chi era uno degli autori di dette riviste).

La nuova direzione della testata di Martin Mystère prevede anche un altro tipo di ritorno alle origini, questa volta nell'ambito della tanto detestata continuità (che però ha compiuto meraviglie per Incubi! e che si può tranquillamente chiamare "continuità", in italiano, perché se si usa il termine anglofono esprimiamo comunque il medesimo concetto, e in aggiunta otteniamo solo di rendere noto il nostro scarso spirito critico, in quanto ripetiamo i termini sentiti da altri, o letti sul web, senza neanche chiederci perché in una frase in italiano non vengano impiegati gli equivalenti termini italiani). Lo scopo è naturalmente quello di attirare i lettori storici fuggiaschi che si erano allontanati, delusi dalla direzione artistica degli ultimi dieci e passa anni della serie, costellata da affermazioni quali "non mi interessa niente di Atlantide e dei misteri" oppure "non mi interessa spiegare il perché delle cose" (ma se ne potevano scorgere vari allarmanti prodromi già quindici-venti anni fa).
Il problema è che detti lettori, a differenza della nuova generazione accuratamente selezionata col tipo di storie autoconclusive e riciclate senza tanto sforzo da film più o meno popolari, hanno certe esigenze e si aspettano il Martin Mystère certosino che ricostruisce tutto (anche a insaputa del personaggio) e spacca il capello in quattro per far quadrare ogni cosa: ma Castelli non ce la fa più (o non ne ha voglia, il che è lo stesso) e Recagno è stato rovinato dalla "critica" su internet (più equiparabile a una tifoseria calcistica, visti i modi e i doppi pesi), per cui la ricerca storica e la ricostruzione della continuità interna della serie, seppur sempre presenti, vengono esposte nei fumetti con un'essenzialità che le riduce ai minimi termini. Citiamo per esempio il recente Le ombre di Camelot (Speciale Martin Mystère n. 35): dietro la vicenda c'è di tutto, ma dovete arrivarci da soli, perché il fumetto non ve lo spiega. E chi si è accorto che lo Scheletro di Cristallo de Il ritorno della dea normalmente è percepito come un dio, al maschile? Eppure la spiegazione storico-religiosa c'è, ma non nel fumetto (ve la presenteremo su Get a Life!).
Lo stesso discorso vale per Ottant'anni fa: anche se un simile fumetto celebrativo difficilmente può essere considerato esemplare della nuova direzione artistica, ha già un elemento di continuità storica che viene inaspettatamente ripreso (il modello del carro armato atlantideo Voyager di Martin Mystère Gigante n. 3), con le suddette caratteristiche del "non spiegato". Succede con la presenza nello spazio adimensionale di un drone assistente (il "ragioniere") che ricorda i droni de L'eredità dei Teutoni ( Martin Mystere nn.160-161) situati in un'analoga tasca dimensionale e sempre illustrati da Filippucci. Succede col cattivo di turno, cioè Sua Eccellenza Rylech il Senza Nome, il quale dichiara di essere un tardigrado mutante (Carlo Recagno in persona ci ha confermato che non è una sua idea per citare Star Trek: Discovery), rimandando quindi potenzialmente a Korg (il mutato buono di Martin Mystère Gigante n. 3), quasi si trattasse del suo opposto incarnato, ma si comporta come il Brucaliffo di Lewis Carroll, richiamando quindi anche le insensate creature della dimensione di Ibez, vista ne La sfera di cristallo (Martin Mystere nn. 28-29-30); in seguito, Rylech valica il confine scienza/fantasia quando, esplodendo, rigurgita un immaginario fumettistico collettivo che si estende per millenni, e così facendo si accoda ai recenti Il barone di Munchausen e Le porte dell'immaginazione, dove il primo fumetto parla di una tecnologia che potrebbe aver generato i particolari talenti del tardigrado, e il secondo fumetto potrebbe aver descritto gli effetti del suo vampirismo psichico ai danni dell'umanità.
Non va neppure trascurata l'attuale tendenza degli autori a semplificare e alterare l'impalcatura esistente: nel succitato Le ombre di Camelot, i Kundingas e i Tuatha De Danaan vengono descritti come la stessa specie (una rettifica dura da accettare), e Martin si ricorda di aver visitato la tomba di re Artù (ma questo fatto era stato cancellato dalla sua memoria ne Il cavaliere verde); analogamente, nel presente Ottant'anni fa, Martin crede che l'atlantideo Adam fosse il comandante del veicolo Voyager (Adam era un superstite del disastro, tratto in salvo dal comandante del Voyager; certo, il contesto in cui Martin apprese questa vicenda gli dava poco spazio per annotare/memorizzare tutti i dettagli, ma noi sappiamo benissimo che la spiegazione extradiegetica è che gli autori storici non ce la fanno più a stare dietro ai dettagli e scelgono la scorciatoia delle rettifiche improvvisate; d'altro canto, anche gli autori giovani non sembrano generalmente impegnarsi oltre la scorsa sbrigativa a qualche storia famosa del passato).
Che speranze ha un simile approccio di trattenere il lettore storico che, tentato dalla promessa di tornare agli antichi fasti, darà una nuova possibilità alla testata? Non si otterrà invece l'effetto di allontanarlo definitivamente? Ma, lo ribadiamo, Ottant'anni fa non può essere usato per giudicare il nuovo corso, a causa della sua natura metafumettistica: potremo farci un'idea più attendibile di cosa ci attende davvero dopo aver letto Come ai vecchi tempi (Martin Mystère n. 376), fra un mese, quando Carlo Recagno metterà in scena Amaterasu (la dea?) e Susanoo (detentore di una Spada sacra molto importante), risvegliando quindi l'attenzione di Martin Mystère per il Giappone (dato che forse Sergej Orloff è prigioniero a Yonaguni).

Filippucci e l'arte di "Ottant'anni fa"

L'operazione di rievocazione di Castelli e Filippucci per Ottant'anni fa è meticolosamente filologica, e non poteva essere diversamente, data la profonda competenza di entrambi gli autori e la cura maniacale con cui, da sempre, Castelli esplora i propri poliedrici interessi nelle pagine della testata. A certi lettori, cui è sfuggito il livello di ricostruzione dell'epoca in esame e dei suoi fumetti (ma non solo), non sono andati a genio i disegni, definiti "affrettati" o peggio. Approfittiamo di un intervento dello stesso Filippucci sulla pagina Facebook di AMys per fare chiarezza in merito, riportandolo nell'immagine qui di fianco (e cosa credete, che solo C. A. Cappi possa arricchire il suo romanzo di illustrazioni?).

Spiegato il finale di "Ottant'anni fa"
Anche la risoluzione della vicenda, chiaramente metaforica e commemorativa, come si dovrebbe capire dalla chiave di lettura della ricorrente frase sullo scrittore che non può cambiare il passato ma può cambiare il futuro, ha suscitato non poche perplessità tra i lettori in rete. Riportiamo nell'immagine alcune perplessità a cui è stata data una risposta che, per forza di cose, rovina il finale e il significato della storia a chi non l'ha ancora letta, e osserviamo che Sua Eccellenza Rylech il Senza Nome, sconfitto dall'opera di G.L. Bonelli, è a sua volta un creatore di mondi fantastici, che però tiene racchiusi dentro di sè, e ciò fa di esso uno scrittore mancato, cioè l'antitesi (e la nemesi) del creatore dell'universo Bonelli: come tale, non poteva che essere sconfitto da uno specialissimo fumetto pubblicato da Bonelli (capace di andare oltre il tempo, proprio come la dimensione di Rylech).
La distruzione di Rylech causa il rilascio dell'immaginario fantastico che accumulava da millenni, e logicamente essa avviene all'epoca di V.T.7. nonostante il coinvolgimento di Martin: ma dove si riversa, tutta quella fantasia così liberata? Castelli sembra voler dire che essa è all'origine dell'età dell'oro del fumetto italiano (e non solo italiano?). Va anche notato che teoricamente l'evento avviene anche nel 2021, per cui l'immaginario rilasciato da Rylech potrebbe anche essere destinato a innescare una simile rinascita nel presente.
Vale infine la pena di notare che, sebbene Castelli non lo dica per non banalizzarne il ricordo, restando prettamente nella logica narrativa interna di Martin Mystère, G.L. Bonelli trascende qui la sua mortalità per divenire una delle entità eterne che, come Kut Humi, interviene per indirizzare la Storia dell'umanità.

COS'E' SUCCESSO AI LETTORI SPECIALI?

Da molti anni, ormai, bersagliare Alfredo Castelli (e Carlo Recagno) per partito preso va di moda in rete, specialmente da parte di presunti esperti che si sono autoconferiti la licenza di stroncare con la massima violenza verbale ogni loro opera. Si tratta degli stessi "esperti" che, quando invece leggono critiche oggettive al loro autore preferito (per esempio, il fatto che le sue storie siano palesemente copiate da film e telefilm), si indignano e scatenano campagne di protesta perchè sarebbe stato oltraggiato il nome del loro idolo, in quanto sottolineare che le sue opere usano la stessa trama di film e telefilm è offensivo. Ma a queste groupies apertamente faziose siamo abituati, tanto che ormai è possibile predire le loro stroncature (basta prendere l'intervento precedente e sostituire il titolo dell'albo). Quello che invece non si riesce a comprendere è l'astio cieco e rancorso dei lettori di Martin Mystère, specialmente di quelli che si dichiarano seguaci della prima ora e che quindi, per definizione, dovrebbero conoscere e comprendere l'ecletticità di Alfredo Castelli, e di conseguenza della testata, molto meglio dei presunti esperti, e sicuramente con maggiore onestà. Invece accade il contrario: i seguaci della prima ora sembrano totalmente dimentichi delle numerose escursioni metanarrative della serie, degli incontri letterari impossibili (La sfera di cristallo), dello sconfinamento fantastico/orrorifico (Il libro degli Arcani, Necronomicon!), dei sogni mai accaduti (Ritorno a Lilliput, I guerrieri venuti dal nulla), e di fronte di un chiarissimo e annunciatissimo albo commemorativo come Ottant'anni fa si gettano in ferocissime critiche sulla mancanza di approfondimenti di continuità, sulla "bruttura" della soluzione sopra le righe (che per di più non hanno capito, ma solo in tre hanno avuto l'onestà intellettuale di ammetterlo e di rivedere la propria opinione), sul fatto che loro avrebbero scritto una storia coi nazisti che spiegava meglio le origini del carro armato eccetera eccetera (e non si accorgono che ciò avrebbe comportato la completa rimozione dell'elemento celebrativo, nonchè di quello filologico di ricostruzione del fumetto Audace d'epoca, vanificando lo scopo di questo albo, unico in tutta la produzione Bonelli ad aver avuto l'incarico di salutare l'anniversario in modo così diretto). E, a fronte del'astio riversato nelle loro parole per questa occasione mancata, è impossibile non chiedersi dove fossero questi lettori così puri e oltranzisti, così letterali e monomaniacali nella loro visione di un modo di fare univoco di Martin Mystère, quando ben più di dieci anni fa nella serie prese il sopravvento la già citata linea editoriale del "fregarsene di Atlantide e Mu, fregarsene della continuità, non citare mai le storie vecchie se non in modo superficiale e arbitrario, accantonare gli approfondimenti storici che rendono la serie unica nel panorama mondiale e denigrarli con l'umiliante etichetta di 'spiegoni', infarcire la serie di plagi di film e telefilm, andare avanti a suon di colpi di scena da dimenticare subito dopo come nelle serie televisive statunitensi": com'è possibile che il loro sdegno emerga solo adesso, e ciosì completamente fuori luogo? Non avevano dure parole di sprezzo per ciò che fu scientemente operato ben dieci anni fa e che si ripetèper anni? Che hanno fatto in tutto questo tempo? Solo adesso, fuori tempo massimo, e contro un albo di natura palesemente atipica, devono levare la loro voce di protesta? Che ne è stato dell'apertura mentale e del "pensiero laterale" che hanno sempre ispirato Martin Mystère, e che di conseguenza dovrebbero essere non una seconda ma una prima natura di lettori così fedeli? Per una volta che Alfredo Castelli torna a scrivere da solo (senza l'apporto di imbarazzanti scrittori capaci solo di discettare per pagine e pagine sulle pubblicità delle merendine), l'unica accoglienza che i suoi lettori più fedeli sanno offrirgli è quella della completa incapacità di comprendere il suo lavoro?

 

mercoledì 12 dicembre 2018

[Recensione] Maxi Martin Mystère n. 10: "L'abisso del male" - L'universo Bonelli

Maxi Martin Mystère n. 10: "L'abisso del male"
(Dylan Dog e Martin Mystère n. 3)
Testi di Carlo Recagno e Alfredo Castelli
Arte di Giovanni Freghieri

L'universo Bonelli

MULTIVERSO

Oltre alla triade Dylan Dog-Martin Mystère-Zagor, ne L'abisso del male avvengono brevi comparsate di altri personaggi bonelliani.

Nel prologo, ambientato nell'autunno 1944, appare il soldato americano Jerry Drake, ancora non divenuto Mister No: è lui a riattivare il medaglione e a suggerirne la fisionomia all'interfaccia senziente. Il soldato Drake, coerentemente con la cronologia della sua testata, in quell'anno è di stanza in Europa; la missione ad Extersteine si colloca poco dopo gli eventi raccontati in Progetto Pegasus (Mister No nn.238-239), verosimilmente durante, o immediatamente prima, il periodo di dislocamento nelle Ardenne, a Bastogne, di Ardenne 1945 (Almanacco Avventura 1998).

Durante il viaggio in treno verso la Germania, Ester (accompagnata dal suo tutore), proveniente dal cast della miniserie Creepy Past, si intromette nel monologo di Martin. Dylan Dog e l'universo di Creepy Past sono già venuti a contatto in tre brevi avventure "apocrife" pubblicate in Dylan Dog Color Fest n.26; ne L'abisso del Male mostrano di non conoscersi.

La battaglia definitiva tra lo Spirito con la Scure e la sua Nemesi risuona negli universi narrativi di Dampyr (vignetta di Nicola Genzianella), Dragonero (vignetta di Giuseppe Matteoni), Gea (vignetta di Luca Enoch), Il Piccolo Ranger (vignetta di Giancarlo Alessandrini), Occhio Cupo (vignetta di Lucio Filippucci), Furio e Agente V.T.7 "L'inafferrabile" (vignetta di Giuseppe Palumbo). Furio e Agente V.T.7 sono stati protagonisti del primo incontro bonelliano in assoluto, nel 1942, sulle pagine del settimanale L'Audace.

Per dovere di cronaca, fra l'incontro di Furio e Agente V.T.7  e la pubblicazione di Ultima fermata: l'incubo!, Martin Mystère aveva incontrato un paio di volte un anziano Jerry Drake e conversato col sergente Ward collega di Nick Raider, mentre il Comandante Mark si era imbattuto in Blek Macigno, il quale aveva poi ricambiato la visita andando a trovare il comandante di Forte Ontario al suo matrimonio.

È possibile notare come i sei universi narrativi siano stati scelti fra quelli "indiscutibilmente alternativi" a quello di partenza: sebbene Dampyr abbia incontrato Dylan Dog in un recente cross-over ("Arriva il Dampyr", Dylan Dog n.371, e L'indagatore dell'incubo, Dampyr n.209), abbia menzionato Martin Mystère in passato (Il fiume dell'orrore, Dampyr n.37) e abbia posto le basi per un cross-over non sfruttato con lo stesso Martin Mystère (Il ritorno della bestia, Martin Mystère n.312, e La bestia del Gevaudan, Dampyr n.159), recenti sviluppi nella saga dampyriana hanno condotto a divergenze troppo vistose, in particolare con la serie di Martin Mystère. Sviluppi dovuti proprio a questioni legate al multiverso.

Revisionismo storico: Za-Te-Nay contro il professor Virus
Ne La scure incantata (Martin Mystère nn.242-243) una eco dello "scontro finale" si riverbera a Bird Center, ma i protagonisti, in quel caso, sono Za-Te-Nay e Virus, le versioni "storicizzate" di Zagor ed Hellingen.
Questa divergenza della figura di Zagor nell'universo mysteriano spinge a pensare che anche lo Zagor ufficiale viva in una realtà parallela, sebbene molto simile a quella di Martin Mystère (come dimostra il retaggio di Mu e Atlantide).
C'è però da considerare che ne L'isola di ghiaccio e di fuoco (Martin Mystère Gigante n.6) compare un ritratto di Cico (e non del Pancho "storico", agente di Altrove).

Personalità similmente opposte
In Un nuovo futuro (Nathan Never Gigante n.3), Nathan Never e il suo clone futuro Nemo, convocati al di fuori del tempo, assistono di sfuggita al suicidio di Zagor visto in Incubi.
La sequenza in cui i due Nathan Never del tempo corrente e del futuro alternativo si psicanalizzano a vicenda viene citata nelle due sequenze in cui Dylan e Martin si trovano di fronte le rispettive versioni alternative.

L'entità-medaglione conduce Dylan Dog dalla sua controparte alternativa futura de Il pianeta dei morti (sequenza disegnata da Camagni). Il Dylan alternativo rivela di aver incontrato il detective dell'impossibile in altre occasioni dopo a questa. Ricordiamo che la saga ha fatto il suo esordio nel racconto Il pianeta dei morti (Dylan Dog Color Fest n.2), è proseguita in altri due episodi (Addio, Groucho, Dylan Dog Color Fest n.10 e Il tramonto dei vivi morenti, Dylan Dog Gigante n.22) ed è ora ospitata nella collana Dylan Dog Speciale (a partire da La casa delle memorie, n.29).

Martin Mystère raggiunge il futuro di Nathan Never per incontrare la propria versione robotica (sequenza di Giardo), con cui condivide le memorie fino al 1987 (Operazione Dorian Gray, Martin Mystère nn.62-63-64). Il Mystère robotico, dopo le prime avventure raccontate nei due team-up Martin Mystère & Nathan Never (Prigioniero del futuro e Il segreto di Altrove) e nella saga di Atlantide neveriana (L'isola nel cielo, Nathan Never nn.64-65), si è isolato dal mondo, come narrato in Terrore senza nome (Nathan Never Special n.18). Un altro incontro, in flashback, è stato raccontato in Memorie dal passato (Nathan Never n.231).

Il Mystère robotico possiede fotografie di Sigmund Baginov e Legs Weaver, dell'Agenzia Alfa, e di Alfred Lysier e Gabrielle Rope, già visti in Doppio futuro (Nathan Never Gigante n.1)Generazioni (Martin Mystère Extra n.25bis).

L'underground che porta ovunque
I mysteriani personaggi di Angie, Dee e Kelly risiedono da sempre a Londra, ma, prima di questa storia, non avevano mai incrociato Dylan Dog.
Al termine del ciclo del countdown mysteriano (La fine?, Martin Mystère n.213) avevano, tuttavia, sfruttato il varco nascosto nella metropolitana di Londra, fulcro del primo Dylan Dog & Martin Mystère.


TIZIANO SCLAVI

Oltre a Zagor, l'altro grande protagonista dell'albo, Tiziano Sclavi, è l'unico, fra gli autori dei precedenti team-up, assente dal colophon di questo terzo incontro. Tutta la storia imbastita da Carlo Recagno non starebbe in piedi senza la mitologia particolarissima scaturita dell'opera bonelliana dell'autore di Broni.

Gli inferni di Sclavi
L'interpretazione degli inferni come di universi paralleli generati dalla mente di chi li visita (Storia di Nessuno, Dylan Dog n.43 e Inferni, n.46) è una efficace rappresentazione narrativa della mysteriana doppia teoria del tutto, l'unificazione di scienza e magia in una unica dottrina, avente come sfondo la mitologia aborigena del Mondo del Sogno, ben nota ai lettori di Mystère, ma vista anche su Dylan Dog (Piovono rane, Dylan Dog n.294).

Gli universi paralleli di Sclavi
Ancora più esplicito è il ricorso alla filosofia sclaviana de "i mostri siamo noi" e alla tematica dei freaks per giustificare - in termini di contrapposizione - la recente rettifica operata da Burattini sul personaggio di Hellingen di cui abbiamo parlato in precedenza.

La poetica sclaviana si riversa anche sul Dylan Dog in azione in queste pagine, che solo in parte è il Dylan "moderno" del nuovo corso impostato da R. Recchioni. Di conseguenza, la contrapposizione fra la weltanschauung dylaniata e la sua omologa mysteriana è molto vicina a quella dei due team-up precedenti e ne appare la naturale evoluzione (e, forse, risoluzione?).

Dylan cita - con una grammatica più corretta - una delle massime preferite dal suo ideatore: "se Dio voleva che volavamo, ci dava le ali".


E ADESSO?

L'abisso del Male, oltre a essere un divertito omaggio ed un punto della situazione (fino a un certo punto, visto che Dylan si avvia verso altri cambiamenti), è scritto in modo da potersi leggere anche come il n.0 di una possibile Justice League of Bonelli.

Dylan Dog e Martin Mystère hanno appianato le loro divergenze definitivamente o i loro futuri incontri scateneranno ancora "potenze infernali"?

Alcune questioni rimangono aperte:

- la più vistosa è la fusione tra il medaglione-entità e Angie, che non viene risolta nell'albo. La questione sarà ripresa nella collana di Martin Mystère? Magari in uno Speciale? O nel prossimo team-up?

Armi a raggi o Murchadna
- solo apparentemente secondario è l'utilizzo dell'arma a raggi (murchadna) da parte di Dylan Dog, per sconfiggere Titan. Com'è noto, l'arma funziona soltanto se ad impugnarla è Martin Mystère; con l'eccezione di Sergej Orloff, nella saga scritta da Recagno (da Grendel!, Martin Mystère n.288, a Il matrimonio di Sergej Orloff, Martin Mystère n.330), seguendo, forse, una linea narrativa impostata inizialmente nei romanzi di Andrea Carlo Cappi, come L'occhio sinistro di Rama e L'ultima legione di Atlantide). È quindi un preludio a nuove rivelazioni?

- la stessa arma a raggi, scaricata da Dylan, viene ricaricata dal Martin Mystère robotico, con la propria, in origine appartenuta ad Orloff, come narrato in Xanadu (Martin Mystère Gigante n.2), e nel primo Martin Mystère & Nathan Never. Il murchadna del Martin robotico è ancora carico? Tornato a casa, il Martin del presente perde memoria dell'incontro con il sosia futuro e si ritrova l'arma inspiegabilmente ricaricata (ma non sembra porsi il problema).

Extersteine, l'Antica Religione e Agarthi
- per quanto la rivelazione sia affascinante, il leggendario Axis Mundi non può trovarsi veramente ad Externsteine, perlomeno se lo concepiamo - banalmente - come lo snodo Ley primigenio vincolato alla geometria del solo piano terrestre: questo deve trovarsi per forza ad Agarthi. Va detto che una vera e propria coincidenza fra Agarthi e l'Yggdrasil alla cui base è collocato l'Anello dei Nibelunghi (L'isola di ghiaccio e di fuoco, Martin Mystère Gigante n.6), non è ancora stata dimostrata nella serie regolare di Martin Mystère. Nell'episodio Il sole nero (Martin Mystère n.292) si fa riferimento al wormhole di Wewelsburg come al "tunnel primigenio": dove si trova veramente l'Axis Mundi?

- l'inferno che terrorizza Hellingen è beffardamente un riflesso monco della nostra realtà. Ne L'eredità dei Teutoni (Martin Mystère nn.160-161) Orfeo afferma, in un ribaltamento di prospettive, che l'inferno sia proprio la Terra.
Ne Il ritorno di Jaspar (Martin Mystère n.139bis), oltre al sito di Extersteine, gioca un ruolo di primo piano anche un enigmatico personaggio che agisce basandosi su teorie che lo avvicinano a Hellingen.
Il Vecchio che voleva l'Apocalisse
Si tratta di un personaggio che rimane sempre senza nome, ma è noto come il "Vecchio della Montagna": intenzionato a provocare l'Apocalisse di modo da accelerare l'ingresso dell'umanità nella nuova Età dell'Oro, opera sfruttando i due diversi piani di esistenza, terreno e spirituale, per causare la distruzione planetaria.
Il Vecchio della Montagna risiede in una base che pare nascondere più di quel che cela, e fisicamente assomiglia parecchio a Hellingen.
Quando torna in scena in Countdown: meno uno (Martin Mystère nn.212-213), il Vecchio della Montagna cerca di aprire uno squarcio su una dimensione fondamentale, quella in cui furono rinchiusi i Grandi Antichi.
Quali deduzioni possiamo trarre mettendo insieme le tessere di questo puzzle? Può il Vecchio della Montagna essere... Hellingen? (o una sua eco?)

- ne L'abisso del male è decisivo l'intervento del dio Kiki Manito. Quale sarà la reazione della sua nemesi, Wendigo? Quest'ultimo, nella storia Ombre su Darkwood, è anche l'artefice dei "superpoteri" di Hellingen, che qui invece sembrano provenire genericamente dall'energia stessa alla base del multiverso, come già accadeva in Incubi.

- stando ad alcune voci di corridoio, è in programmazione un'ultima storia zagoriana con protagonista Hellingen, che dovrebbe chiudere una volta per tutte i conti con il personaggio. Sarà l'occasione giusta per riunire l'Hellingen originale, ora spirito vendicativo, e l'Hellingen terreno clonato ad Altrove nel XIX° secolo? Ricordiamo che liberare il primo era proprio il piano del secondo, e che anche costui è stato prelevato da Wendigo al termine di Resurrezione!.