domenica 22 maggio 2022

Vota la miglior storia mysteriana II

 

 Continuiamo a festeggiare i 40 anni di Martin Mystère con il LaMiS di AMys

 

Care amiche e cari amici amanti del mystero,

Comincia questa settimana il secondo turno della votazione che deciderà a fine settembre quale sia la Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Al sondaggio prenderanno parte tutte le storie della serie regolare, degli albi fuoriserie (Special, Almanacchi, Giganti, Team Up, ecc.), degli spinoff (i Classici di Zona X, Storie da Altrove e Magic Patrol), delle Nuove Avventure a Colori e i Racconti Brevi di almeno 32 tavole di lunghezza.

A decretare quale sarà la vincitrice sarete proprio voi: le storie sono state suddivise in 4 gironi in base al loro anno di pubblicazione e per ciascun girone dovrete compilare una scheda che sarà inviata via mail (se non l’avete ricevuta potete richiederla all’indirizzo miglior.storia@gmail.com).

Compilare la scheda è semplice: scegliete le 10 storie che vi piacciono di più tra quelle presenti nella scheda e scrivete una X nello spazio corrispondente della colonna VOTO (la prima colonna di sinistra). Se lo desiderate potete ordinare le vostre 10 storie preferite in ordine di gradimento, scrivendo un numero da 1 a 10 al posto delle X (1 per la prima classificata, 10 per l’ultima del vostro elenco). Una volta compilata la scheda in uno dei due modi descritti, dovrete solo inviarla al seguente indirizzo: miglior.storia@gmail.com

Le storie che riceveranno più preferenze si sfideranno dal 21 agosto in un avvincente girone finale: la votazione si svolgerà con le stesse modalità dei gironi eliminatori e la storia che riceverà più voti verrà eletta Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Ma non è tutto: tutti coloro che parteciperanno al sondaggio riceveranno in omaggio per ringraziamento una fantastica litografia targata AMys e firmata da Alfredo Castelli in originale!

Quindi, eccoci al secondo girone: la seconda decade (aprile 1992-marzo 2002).

La produzione di questo periodo quasi raddoppia e da 93 passiamo a ben 162 storie in gioco, soprattutto grazie al proliferare di nuove testate (Zona X), albi speciali (i bis) e fuori serie (i team-up per esempio).

Le storie da scegliere non saranno certo le "mitiche prime cento", ma sono ancora tra le più iconiche di sempre: dal Secondo Team Up con Dylan ai tre incontri con Nathan; dai magnifici sette giganti (San Nicola, Xanadu e MiB solo per dirne alcuni) ai primi Storie di Altrove; dalla strana Mystero delle Nuvole Parlanti alla straniante Città (la storia scritta e disegnata da Bonvi); dall'arrivo di Zona X all'esordio della Magic Patrol; e in più gli albi speciali come il 121 per festeggiare il primo decennale, il 200 a colori, i numeri "bis" e l'incontro con Mister No; e ancora: i due cicli di storie, quello dei "mysteri italiani" e quello del "countdown".

E le tematiche? Abbiamo "La vita segreta di Diana Lombard" ma anche la storia d'amore tra Java e Maria e il ritorno di Jinx; e l'esordio del Docteur Mystère sulla serie normale e il suo proseguimento sugli Almanacchi.


E a livello di autori? Oltre ai soliti Castelli, Chiaverotti, Serra,... abbiamo l'esordio di Beretta, Russo, Recagno, Memola, Morales, Lotti, Pasini, La Neve e Santarelli, oltre agli one shot di Capone e Billotta e l'esordio in sceneggiatura di Bagnoli! 
 
Sull'altro versante, quello dei disegnatori: oltre all'onnipresente Alessandrini e alle altre certezze (Crivello, Coppola,...), vi sono gli esordi di Zaghi, Torti , Ongaro, Orlandi, Cardinale, Filippucci, Caluri, Romanini, Morales, Grimaldi, Spada, Arduini e Palumbo, alcuni dei quali sono ancora colonne portanti della serie dopo più di 30 anni.

Quindi che altro dire? Nulla se non "buon voto" e "vinca la migliore"!

La vostra Benemerita AMys

domenica 1 maggio 2022

Vota la migliore storia di Martin

 Festeggiamo i 40 anni di Martin Mystère con il LaMiS di AMys

 

Care amiche e cari amici di AMys,

come certamente sapete il nostro fumetto preferito ha tagliato ad aprile lo straordinario traguardo dei 40 anni di pubblicazione: l'avventura iniziata nell'aprile del 1982 è proseguita ininterrottamente fino ad oggi, regalandoci centinaia di appassionanti storie mysteriose. Per festeggiare questo importantissimo anniversario, noi di AMys abbiamo deciso di indire un concorso per stilare l’elenco delle migliori 10 storie mysteriane ed eleggerne poi la Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Al sondaggio prenderanno parte tutte le storie della serie regolare, degli albi fuoriserie (Special, Almanacchi, Giganti, Team Up, ecc.), degli spinoff (i Classici di Zona X, Storie da Altrove e Magic Patrol), delle Nuove Avventure a Colori e i Racconti Brevi di almeno 32 tavole di lunghezza.

A decretare quale tra queste è degna del titolo di Miglior Storia Mysteriosa di Sempre sarete proprio voi: le storie sono state suddivise in 4 gironi in base al loro anno di pubblicazione e per ciascun girone dovrete compilare una scheda che sarà inviata via mail (se non l’avete ricevuta potete richiederla all’indirizzo miglior.storia@gmail.com).

Compilare la scheda è semplice: scegliete le 10 storie che vi piacciono di più tra quelle presenti nella scheda e scrivete una X nello spazio corrispondente della colonna VOTO (la prima colonna di sinistra). Se lo desiderate potete ordinare le vostre 10 storie preferite in ordine di gradimento, scrivendo un numero da 1 a 10 al posto delle X (1 per la prima classificata, 10 per l’ultima del vostro elenco). Una volta compilata la scheda in uno dei due modi descritti, dovrete solo inviarla al seguente indirizzo: miglior.storia@gmail.com

Le storie che riceveranno più preferenze si sfideranno dal 21 agosto in un avvincente girone finale: la votazione si svolgerà con le stesse modalità dei gironi eliminatori e la storia che riceverà più voti verrà eletta Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Ma non è tutto: tutti coloro che parteciperanno al sondaggio riceveranno in omaggio per ringraziamento una fantastica litografia targata AMys e firmata da Alfredo Castelli in originale!

Il LaMiS inizia il 1°maggio e, girone dopo girone, si protrarrà sino a metà settembre: partecipate numerosi e… che vinca la più Mysteriosa!

Quindi, eccovi immediatamente il primo girone: la prima decade (aprile 1982-marzo 1992).

Il primo scontro vede contrapposte relativamente poche storie in confronto alle decadi future: sono soltanto 93 le avventure in gioco. Del resto in quegli anni oltre ai primi 120 albi della serie mensile uscirono solo i primi Speciali e i primi Almanacchi. E naturalmente il primo team-up in assoluto, quello tra Martin e Dylan.

Le storie da scegliere però sono tra le più iconiche di sempre: le prime avventure di Martin e poi come dicevamo i primi mitici speciali, i primi rivoluzionari almanacchi e il numero 100 tutto a colori; senza contare che possiamo leggere i primi incontri con gli amici storici (Travis, Tower, Van Hansen solo per citare i primi tre), i primi scontri con i nemici di sempre (Orloff, Mister Jinx e Mister Mind su tutti), il primo incontro con Dylan, ma anche gli incontri con Angie, con Dee e Kelly, con Beverly Haward Carter e con il mysterioso Jaspar; e ancora le storie del passato di Martin, quelle del passato di Orloff e quelle del passato di Java, ma anche la storia di Kut Humi e i primi due tentativi di Martin di scrivere “Zona X”.

Dal punto di vista autoriale abbiamo naturalmente quasi tutte storie di Castelli, ma ci sono gli esordi di Medda, Serra e Vigna; il grande supporto di Prosperi, ma anche di Sclavi, Chiaverotti, Pennacchioli, Ferrandino e Mignacco; e l’apporto di Ottonello e Malagutti.

Molto più vario l’elenco dei disegnatori, dal co-creatore Alessandrini ai ricorrenti Cassaro, Bignotti, Ricci e Bagnoli; ma anche i grandi Chiarolla, Villa, Casertano, Freghieri; e poi mostri sacri come Canete, Roi, Crivelli, Cimpellin, Deidda e Tuis.

La scelta è ardua, ma confidiamo saprete destreggiarvi: fateci sapere le vostre preferenze, mi raccomando.

La vostra Benemerita AMys

 

 

mercoledì 13 aprile 2022

[Recensione] Martin Mystère n. 386 - "I suoi primi 40 anni"

 Martin Mystère n. 386 (mensile)
"I suoi primi 40 anni"

Storia: Alfredo Castelli
Arte: Giancarlo Alessandrini, Rodolfo Torti, Alfredo Orlandi
Aprile 2022
 
 Una celebrazione diversa da ogni altra Sebbene sia inutile precisarlo, dobbiamo ribadire che con, questo albo, Alfredo Castelli festeggia i quarant'anni di vita editoriale del suo personaggio, e lo fa con la solita, felice arguzia di proseguire nel solco della tradizione, pur proponendo una storia celebrativa completamente diversa da quelle che l'hanno preceduta. La tradizione esige l'immancabile riunione dello scrittore e dell'artista che hanno dato il via alla serie, impegnati a raccontare una vicenda che ha dichiaratamente un sapore di altri tempi, ma narrata con quella tradizionale (appunto) e apparentemente inimitabile tecnica a intreccio Castelliana che la rende sempre attuale, con la sua complessità di costruzione su diversi piani temporali, arricchita dagli impagabili "racconti nel racconto" (dove azione, dialogo e documentazione storica si fondono in un mirabile continuum narrativo), propulsa dalla connessione di indizi e chiavi di lettura che ogni personaggio fornisce quasi inconsapevolmente, e infine graziata da quel raffinato e incomparabile talento affabulatorio di cui Castelli è umile maestro: anche ciò appartiene a una solida tradizione, ormai così gravemente rarefattasi da spingere certi lettori a criticare/stroncare semplicemente per non aver capito la struttura della trama; è la tradizione mysteriana della lettura che richiede impegno e partecipazione, perchè bisogna "usare il cervello", cogliere i collegamenti e trarre le conclusioni da soli, senza che tutto ci venga servito già pronto. Altrettanto tradizionale, sebbene qui declinata in modo inedito (nello stile del famoso "parliamo di noi") è la celebrazione di diversi anniversari in una sola occasione, con la cruciale differenza che, almeno per questa volta, Castelli festeggia giustamente se stesso e gli anniversari delle proprie opere (L'Omino Bufo, Zio Boris, gli Aristocratici) invece che dare spazio ad altri genetliaci della letteratura, della scienza, eccetera eccetera. L'operazione non si ferma qui, perché gli omaggi sono variegati quanto diffusi nella trama della storia, e vanno dalla lode agli appassionati della serie alla storica vicissitudine dell'intramontabile edizione turca della stessa. Ma abbiamo parlato anche di originalità del modo di celebrare l'occorrenza, e infatti la storia è concettualmente diversa da quella di 10 anni dopo (Martin Mystère n. 121), di cui pur riprende l'indagine su un mystero con radici storiche, da quella di Vent'anni di mysteri (Martin Mystère n. 241), di cui pur riprende l'appartamento di Washington Mews abitato da estranei, da Anni trenta (Martin Mystère n. 320), di cui pur riprende l'idea di riproporre un albo storico in versione inedita: per la prima volta, infatti, Castelli sfrutta un albo celebrativo per svelare l'enigma di un'indagine mysteriosa a cui era stato fatto cenno agli inizi della serie, ma di cui non era mai stato narrato alcunché, sebbene fosse stata ri-citata a scopo commemorativo nel suddetto 10 anni dopo. E' la vicenda del fantasma del Topkapi, la cui esistenza è nota sin da Operazione Arca (Martin Mystère n. 3), storia in 64 tavole di cui questo albo n. 386 propone, in appendice, una versione di lavorazione inedita. La risoluzione del caso dà vita a un intreccio inevitabilmente celebrativo sotto tutti i livelli, graziato da una notevole ricchezza di annotazioni e spunti su cui riflettere, sia per cogliere i già citati omaggi, sia perché invita a considerazioni di vario tipo sulla persona e la psicologia dei protagonisti. 
 "Martin sono io" Alla costruzione della vicenda contribuiscono tematiche storiche opportunamente mysteriose (come il santuario neolitico di Göbekli Tepe), fascinazioni letterarie come la genesi della versione occidentale delle novelle de Le mille e una notte, le varianti e i capovolgimenti di miti/favole come il giudizio di Paride o la stessa vicenda di Alì Babà e i quaranta ladroni, la trasformazione di eventi reali (benché inesplicabili) in mitologie religiose, le curiosità storiche come gli Automi del Rinascimento Islamico, e altro ancora: se in certi casi si tratta di novità per il panorama fumettistico mysteriano, in altri casi si tratta invece del ritorno di elementi noti in una nuova declinazione. E' ormai impossibile capire quando l'argomento venga meramente "usato" da Castelli per costruire la storia, e quando invece esso rappresenti una sua genuina passione, tanto curata e accattivante è l'eloquenza con cui i testi li illustrano, in ogni caso. Oltre all'impianto dell'intreccio mysterioso-culturale e all'immancabile dose di azione, con inseguimenti e sparatorie in cui per una volta ha senso che il protagonista ne esca obbligatoriamente illeso, c'è l'immancabile spazio per l'altro versante di questo fumetto che ha contribuito a far sopravvivere Martin Mystère fino a oggi, e cioè la peculiare caratterizzazione del personaggio, con le sue idiosincrasie, le sue passioni, i suoi affetti, il suo pensiero laterale, il suo modo signorile e auto-ironico di affrontare anche le situazioni più avverse (e di certo, in una vicenda che commemora i traguardi della serie, una certa ironia sui suoi difetti ricorrenti non può mancare): da qui si arriva in modo naturale (oltre che a ricordarci ancora una volta quanto di se stesso Castelli abbia riversato nella serie di Martin Mystère per decenni) al coinvolgimento dei comprimari della testata, sebbene meno corale che negli eventi celebrativi precedenti, da Diana Lombard a Java, passando per Chris Tower, Max Brody e (insolitamente) il mago Aldous Morrigan. Diana, inoltre, funge da cardine per esaltare altre due tematiche della vicenda, entrambe molto care a Castelli.
 Scettico o non scettico? La prima tematica è il conflitto tra scetticismo e creduloneria di Martin Mystère, il quale vive la contraddizione di condurre un programma sui mysteri del mondo che ripropone all'ennesima potenza lo scetticismo di organizzazioni come il CICAP, mentre la sua vita privata lo ha condotto ad avventure in cui ha sperimentato ogni genere di realtà impossibile, dal paranormale degli spettri al misticismo orrorifico dei Grandi Antichi, dalla "vera" storia del mondo con Atlantide e Mu alla censura attuata dalla cospirazione mondiale occulta degli Uomini In Nero, dalle ripetute visite di esseri alieni sulla Terra alla realtà fisica degli oggetti sacri più favoleggiati. Quale dei due è il vero Martin? Come si risolve questa contraddizione? Scopriamo ora che Martin desidera vivere avventure impossibili, e recuperare prove con cui convincere quella scettica razionale di sua moglie, ma nello stesso tempo è la sua stessa mente a riscrivere i propri ricordi, per razionalizzare e accettare gli eventi impossibili di cui fa esperienza; e infatti Diana, che per lui è l'ancora razionale che mantiene entrambi coi piedi a terra, lo "accusa" qui di affrontare l'enigma di turno in modo totalmente razionale, affermando implicitamente che Martin immagina di essere molto più credulone di ciò che è veramente. Molto realisticamente, quindi, la personalità di Martin non è monodimensionale come quella di un personaggio dei fumetti: non esistono il bianco e il nero, ma solo un'infinità di sfumature di grigio che sono il risultato della sua costante lotta interiore tra il desiderio di abbandonarsi alla fantasia senza freni e il bisogno di trovare sempre una spiegazione per ogni cosa, definendo una struttura univoca e immutabile per la realtà che lo circonda. Ed è per questo che Martin può usare il Murchadna e il Terzo Occhio ricevuti in Tibet da Kut Humi, ma poi nei suoi programmi televisivi sbeffeggia i complottisti decerebrati del "5G nei vaccini" e idiozie simili.
 Tutto ciò che sapete è sbagliato La seconda tematica, per certi versi imparentata con la prima, è l'inconoscibilità della Storia, intesa come sequenza univoca di eventi irrefutabili: il sito di Göbekli Tepe, con la sua datazione di dodicimila anni fa, che precede ogni altra costruzione umana e persino l'inizio della stanzialità dell'uomo primitivo cacciatore-raccoglitore, richiede un ripensamento di ciò che avevamo dato per assodato sulla preistoria e sullo sviluppo delle strutture sociali umane (banalmente, la religione nasce prima degli insediamenti urbani stanziali, e non viceversa). Come raccontato (il verbo non è scelto a caso) in numerose occasioni nella serie di Martin Mystère, ciò che noi conosciamo è una serie di resoconti di parte, a volte sfumati nel mito, a volte travisati, a volte scambiati con narrazioni simili ma di altre epoche, spesso lacunosi; ne è un esempio proprio la modalità di accesso al "dio" di Göbekli Tepe, che secondo la narrazione dell'erudito settecentesco Antun Diyab è una indicazione geografica tramandata da un popolo a un altro, e da una città a un'altra, ma che poi diventa anche un varco dimensionale (realizzato non si sa come) che dal palazzo del Topkapi conduce a Göbekli Tepe; analoghi esempi sono anche il capovolgimento dei ruoli della storia di Alì Babà (che per noi è l'eroe) e il riadeguamento dei ricordi di Diana e Java, che si adattano artificiosamente ad alcuni fatti impossibili che lo stesso Djinn ha causato per compiacere Martin. E questa riscrittura arbitraria della storia non è forse una prerogativa degli Uomini In Nero, e quindi l'ossatura stessa di un elemento fondante della saga di Martin Mystère?
 I mysteri della continuità Ma che cos'è esattamente questo Djinn, che appare con gli aspetti più diversi e che, in quanto dio, è nato dopo che l'umanità ebbe imparato a collaborare e a operare in modo stanziale?
 La sua presunta genesi fa immediatamente pensare a quella dei quattro oggetti archetipi (Spada, Lancia, Pietra e Coppa) raccontata principalmente ne Il segreto di San Nicola (Martin Mystère Gigante n. 1): uno dei Doni degli dei Tuatha reagisce al desiderio del primo essere umano che incontra, e si rimodella in ciò di cui l'umano ha bisogno (insomma, ne esaudisce un desiderio). Ma lo Djinn va oltre: il suo potere giunge a correggere la realtà, e coincide con quello di un altro degli oggetti archetipi, l'Anello, descritto ne L'isola di ghiaccio e di fuoco (Martin Mystère Gigante n. 6). Il dio di Göbekli Tepe potrebbe quindi essere uno degli Esagoni portati dagli alieni Tuatha, se non fosse che li sappiamo già tutti "impegnati" altrimenti; è quindi forse solo uno dei sette frammenti di detti Esagoni, magari della Pietra, che potrebbe essere stata divisa in epoca Atlantidea, come accadde per la Spada e la Coppa, ed essere poi giunto nel coevo santuario di Göbekli Tepe (a questo proposito, come potevano coesistere le due realtà? Lo spiegheremo mysterianamente nel Corriere del Mystero n. 5 previsto per fine 2022).
 Nell'universo narrativo di Martin, inoltre, esiste almeno un altro oggetto arcano capace di alterare la realtà quando essa prende una piega sgradita: si tratta dell'Ebdecaedro, un solido a diciassette facce protagonista de I sentieri del destino (Martin Mystère n. 185). Curiosamente, i luoghi storici e archeologici della presenza dell'Ebdecaedro sono l'Assiria del Nord (confinante con la Turchia) e il lago di Van (appartenente alla Turchia), e quindi relativamente vicinissimi a Göbekli Tepe.
 Notiamo inoltre la ricomparsa, difficilmente casuale, di elementi affini a quelli che caratterizzano il precedente L'ombra di Michelangelo (Martin Mystère n. 385): la natura artificiale della divinità, il ritorno all'Anatolia in quanto nucleo da cui è scaturita la struttura sociale dell'uomo moderno, nonché altre tematiche che non anticipiamo, perché di esse si occuperanno articoli e fumetti del già citato Corriere del Mystero n. 5.
 Dopo un decennio abbondante di lavoro della redazione per rimuovere ogni riferimento alla data di nascita ufficiale di Martin Mystère (di cui però gli appassionati non si sono accorti, perché alcuni continuano a ribadire che il personaggio è ormai vecchio e a chiedere spiegazioni), Alfredo Castelli tira nuovamente in ballo le date del 1981 e 1982, facendo affermare a Martin che sono passati quarant'anni dagli eventi di quell'epoca, e dandogli nuovamente un'età ragguardevole. Siccome non bastavano le pillole di Zio Paul (valide per il solo Martin), né l'appartenenza all'universo di Wold Newton (valida per qualunque personaggio della serie) a giustificare la longevità dei nostri eroi e criminali, ecco ora entrare in scena una spiegazione che più magica non si può: i brillantini della longevità (che chiaramente Martin elargisce a tutti, amici e nemici).
 Martin afferma di aver pubblicato il libro The Atlas of Mysteries (Atlante del Mistero) nel 1981, in qualità di quarto libro della sua carriera. Nel 1978 ha pubblicato il suo primo libro, Mystère's Mysteries of the Past - The Atlas of Mysteries (quindi il termine Atlas si ripete nel titolo del quarto libro). Il titolo italiano del quarto libro, però, dovrebbe essere Il dizionario dei misteri. Gli altri due titoli di quegli anni sono The Island Called Atlantis (Atlantide) e SOS Planet Earth (SOS Pianeta Terra). Sul Corriere del Mystero n. 1 c'è una esaustiva ricostruzione cronologica di tutta la produzione libraria di Martin, basata sulle informazioni estratte dalla serie a fumetti. Chi ha seguito Il mistero del falco sa che esisterebbe anche un'opera prima ripudiata del 1976, di cui nessuno fa mai menzione (perché in realtà nasce da un errore di continuità).
Sulle tracce dell'invisibile (MM n. 186)
 Gli anni sono cruciali anche per la base segreta statunitense di Altrove: Fraser dichiara di aver agito per conto di Altrove nel 1982, quando si infiltrò tra i terroristi dei Lupi Grigi. Ma Altrove, fino al 1987, fu in mano agli Uomini In Nero del dottor Hopkins, e dal 1972 essa risultava ufficialmente smantellata. Martin, che conosce queste date da molti anni, dovrebbe quindi immediatamente capire che Fraser è un personaggio losco? Forse no, perché, come raccontato ne Il triangolo del diavolo, la deriva della base segreta non era stata nascosta solo al governo degli Stati Uniti, ma anche a parte del suo personale; inoltre, Fraser è attualmente un agente di Altrove e agisce su mandato di Chris Tower (che, una volta divenuto comandante della base, ne studiò l'operato clandestino degli anni precedenti), e ciò per Martin deve implicare che anche nel 1982 Fraser fosse uno dei "buoni", nonostante la militanza nell'Altrove degli Uomini In Nero.
 Anche la vicenda della guerra di Troia si presta al discorso dell'inconoscibilità della Storia: Paride e il suo giudizio del pomo d'oro sono ora associati all'uso del potere della divinità di Göbekli Tepe, ma in precedenza la vicenda della mela d'oro era stata interpretata diversamente in New York Stories (sebbene si torni comunque a un Dono dei Tuatha), e la guerra di Troia è addirittura una vicenda di matrice atlantideo/muviana, secondo Gli eroi di Troia.
 Il dotto Antun Yusuf Hanna Diyab dovrebbe essere morto nel 1763, all'età di 75 anni (ma non vi è certezza sulla data della morte). Non sappiamo quando sia nata Amanda Janosz, ma quando esordisce in Colui che dimora nelle tenebre (Storie da Altrove n. 1) è il 1776 e Amanda non dimostra più di trent'anni. Supponendo che sia nata nel 1746, una sua corrispondenza epistolare con Diyab deve aver avuto luogo molto brevemente, con una Amanda assai giovane, nonostante la relativa vignetta la mostri già adulta. E' noto che, nella sua giovinezza, Amanda visse in Europa, vicino a Budapest, dove frequentò una società esoterica, la Confraternita di Arcadia: forse fu questo il fattore che la mise in contatto con l'anziano studioso Diyab. Si può romanzare mysterianamente la vicenda e ipotizzare che il dotto Diyab non sia veramente morto a 75 anni, ma abbia avuto un "magico" incontro con qualche personaggio di una delle novelle di Mille e una notte, che gli ha donato una nuova giovinezza, oppure più anni di vita, o ancora lo ha trasportato in un reame incantato dove il tempo non scorre: chi meglio della "predisposta" Amanda avrebbe potuto quindi rintracciarlo e stabilire un contatto con lui? Capovolgendo la prospettiva, Amanda potrebbe essere più vecchia di quanto appaia nel 1776: in Colui che dimora nelle tenebre, ella afferma infatti di non sapere quanti anni siano passati da quando la Confraternita fu annientata e lei fuggì dall'Europa, quasi come se ci fosse un vuoto temporale innaturalmente lungo nel suo passato, che lei non sa colmare coi ricordi.
 Torna in scena il Terzo Occhio di Martin Mystère, che come annota lo stesso Castelli, mancava dalle scene da parecchio tempo. Lo avevamo sentito nominare, senza vederlo, in Longitudine zero (Martin Mystère n. 317): sembra coerente che esso serva per aprire il varco per raggiungere la divinità primordiale dell'umanità, a sua volta raffigurata come un occhio, prototipo dell'Occhio delle Provvidenza (già nella Bibbia si parla dell'occhio di dio per indicarne l'onnipotenza), o dell'Occhio di Ra e di Horus (che curiosamente fu diviso in sei parti, secondo il mito).
 Spektor, che compare solo nella parata di personaggi della vignetta finale, è lo stesso personaggio di due albi celebrativi di una diversa categoria: il n. 100 (dove è un mago da fiera) e il n. 300 (dove è un viaggiatore temporale).
 Il quotidiano Millijet, nella ristampa di Operazione Arca (Tutto Martin Mystère n. 3), titola che Martin risolse il mistero del fantasma del Topkapi "alcuni anni fa", e quindi prima del 1982 (anno in cui si svolge l'avventura). Adesso, invece, si sostiene che tale mistero fu risolto proprio nel 1982. Probabilmente il titolo del quotidiano è tradotto male, e in turco si parla di "mesi" e non di "anni". Ma ricordiamoci anche che TuttoMystère descrive un universo mysteriano riveduto e corretto in tanti particolari, quasi fosse una realtà parallela; ne I sentieri del destino (Martin Mystère n. 184), abbiamo scoperto che esiste un oggetto che si occupa di rettificare la realtà, quando questa prende una piega sbagliata: da lì nasce la linea temporale di TuttoMystère, e quindi ogni rettifica minore (come quella dell'anno del mistero del fantasma del Topkapi) è opera occulta dell'oggetto in questione, e non una rettifica a posteriori della continuità.
 Martin e l'attualità Il ritorno allo stile di quaranta anni fa coinvolge anche l'aspetto etnografico del Martin Mystère di allora, sempre generoso di nozioni di ogni genere sui luoghi visitati: ecco quindi che Castelli coglie l'occasione per narrarci Istanbul com'era quattro decadi fa e com'è adesso, prendendo discretamente ma continuamente le distanze dall'attuale regime; fa quest'ultima cosa necessariamente con la discrezione tipica di Martin, evitando le affermazioni drastiche ed effettistiche, tipo chiamare il suo presidente un dittatore, in favore di una serie di puntuali precisazioni che lasciano a noi il compito di trarre le opportune conclusioni (la citazione deliberata del genocidio degli Armeni è un valido esempio).
 I tre desideri  Lo Djinn evita accuratamente di chiarire che è possibile esprimere solo tre desideri, e infatti sembra esaudirne di più. In apparenza, i desideri realizzati di Martin sono: 1. ritrovare il genio; 2. avere diana e Java con sé; 3. non essere Martin Mystère; 4. mettere a dormire per sempre lo Djinn; 5. salvare la vita degli agenti di Altrove.
Il desiderio n. 3, però, è solamente un incubo di Martin, quindi lo Djinn ha ignorato quella frase. Il n. 5 invece, almeno secondo Diana, è un atto di libera volontà compiuto dallo Djinn stesso (nella tradizione, riportare in vita i morti è una delle tre cose che i geni non potrebbero fare).
   La sublime porta Lo Djinn non lo dice, ma il varco che dal palazzo del Topkapi conduce fino al suo santuario segreto è una trasposizione fumettistica letterale del concetto della Sublime Porta (citato in Operazione Arca): questa definizione, che identifica sia Istanbul sia l'Impero Ottomano nel suo insieme, era un tempo ristretta al solo palazzo del sovrano, cioè il Topkapi. Ufficialmente, il nome deriva da un elemento architettonico del palazzo, la cosiddetta Porta Ottomana. Ora noi sappiamo invece che è dovuto alla presenza nel palazzo, sebbene occulta, di ben altro tipo di porta, letteralmente sublime, dato che conduce alla dimora di dio.
 Sempre a proposito di questo varco, a pagina 60 finalmente Martin lo vede col suo vero aspetto: le figure di animali che fluttuano nell'oscurit intorno all'ingresso non sono una presenza casuale in quanto si rifanno agli altorilievi di animali selvatici di cui sono ricchi i pilastri del sito archeologico di Göbekli Tepe.
  Non disturbare il religioso 2 Ne avevamo appena parlato ne L'ombra di Michelangelo, ed ecco che Castelli riconferma che il presunto tabù è almeno in parte stato abbattuto. Anche in questo albo, infatti, si riflette sull'origine storica o preistorica della religione e quindi del concetto di divinità: il santuario di Göbekli Tepe (non è corretto definirlo una "città"), riprendendo una pittoresca definizione del saggio di Andrew Collins, è presentato come il luogo di nascita di dio, o più in generale della religione, in quanto primo luogo di culto mai edificato dagli esseri umani (ancora prima dei primi proto-centri urbani), almeno per quanto ne sappiamo oggi. In altre parole, è l'umanità che ha creato la divinità, e non viceversa.  
 Ma allora era tutto un sogno? In apertura, abbiamo parlato della famosa complessità della scrittura autoriale di Alfredo Castelli, e non a caso: questo non è un fumetto riempitivo dalla rassicurante struttura lineare scritto da un autore esterno; è un fumetto del creatore della serie, lo stesso che ha sviluppato la labirintica narrazione de Il segreto di San Nicola o di Roncisvalle!, per cui deve essere letto con attenzione e poi riletto, prima di essere compreso. La risposta alla domanda, quindi è: no. Non era un sogno. E' tutto accaduto davvero. L'unica sequenza onirica è quella delle pagine 18-20 (Martin non esiste), che si risolve a pagina 81. Le pagine 28-32 mostrano invece ricordi fittizi che la mente di Martin ha creato per razionalizzare l'incontro con lo Djinn del 1981 e i prodigi relativi: Diana spiega chiaramente, a pagina 81, che la riscrittura dei ricordi è un effetto dei poteri dello Djinn.
 Non c'è mai fine Ci sono voluti solo quarant'anni, ma abbiamo finalmente appreso la vicenda ufficiale del (non) fantasma del Topkapi (parliamo in seguito del vero spettro che infestava il palazzo). Tuttavia, la faccenda non si conclude qui: cosa ne è stato, infatti, della fotografia che Martin ha potuto scattare alla mappa di Piri Reis? Siccome in albi successivi Martin citò detta mappa di sfuggita, senza alludere a particolari scoperte fatte in merito, anche questa è una sottotrama che attende di essere risolta/svelata.
  Errori e spigolature Non sarebbe un albo di Martin Mystère, senza una quota di sviste varie.
 A pagina 15, un dialogo definisce "un tesoro, un edificio", come se mancasse una parte della frase.
 A pagina 23, il verbo "ammetere" è privo di una lettera.
 A pagina 33, il Martin del presente afferma di aver già detto che durante l'avventura a Istanbul nel 1981 era confuso, ma in realtà non lo ha detto: lo ha solo pensato a pagina 9, durante la sequenza di flashback.
 La dea Atena viene chiamata col suo nome greco, mentre la sua collega Afrodite viene chiamata col nome latino di Venere.
 A pagina 6, Fraser dichiara che Martin deve sapere cose interessanti, ma in realtà di lui sa solo che è comparso nella Cisterna Basilica, dove i Lupi Grigi si trovavano per... per fare cosa, esattamente? E' logico supporre che stessero cercando il famoso varco verso il santuario dello Djinn, ma nel fumetto ciò non viene mai esplicitato.
 Non che sia un errore, ma ci piacerebbe sapere tramite quale tecnologia avveniristica è possibile che Max Brody, ad Altrove, riceva in diretta i dati del drone semi-invisibile che sta spiando Martin in Turchia. 
 Il fumetto Operazione Arca di Doc Robinson, felicemente presentato con una copertina interna rigida come quella esterna, viene presentato quasi completamente nella versione statunitense, con i volti di Martin corretti più volte  da Franco Bignotti, diversamente da quanto spiega l'introduzione, che parla di un Doc Robinson britannico e artisticamente intonso (di britannico resta una didascalia che colloca l'appartamento di Robinson a Londra). Quest'ultima versione, ancora più "antica", è quella dell'elegante volume Doc Robinson: Operazione Arca pubblicato da AMys.
 Il Dottor Spektor (comparso precedentemente solo in due occasioni) è ritratto fra i personaggi principali della serie nel saluto finale. Il nome attribuito a Diana nelle tre pagine oniriche, Beatrice, riprende quello di Beatrice Carver, la compagna di Allan Quatermain
 L'arte E' sempre gradito il ritorno di Giancarlo Alessandrini, che qui si impegna a ricatturare lo stile grafico più grezzo delle origini di Martin Mystère, sebbene l'operazione gli riesca solo in parte, e il suo stile moderno finisca per imporsi. Forse a causa delle scadenze per la pubblicazione, Alfredo Orlandi contribuisce con la sequenza dell'inconscio collettivo in cui Martin viaggia da Istanbul al santuario dello Djinn, transitando dallo spazio normale a quello dell'immaginario, a lui così familiare (non sembra infatti il Mondo dei Sogni, quanto una realtà di confine come Ibez oppure Oz). Rodolfo Torti illustra invece la sequenza dell'agitata sparatoria finale in cui i Lupi Grigi cercano di ammazzare tutti, ma sono ostacolati dal potere dello Djinn (come già nel 1981). L'apporto di questi ultimi due artisti contribuisce alle celebrazioni della serie, dato che rappresentano a loro volta due epoche della serie (e Torti è probabilmente anche associato agli Speciali, visto quanti ne ha illustrati). Molto riuscito, anche questa volta, il risguardo, in cui Carlo Velardi cita una quantità di copertine delle origini: il cobra del n.1, la stele egizia del Belize, l'Arca, il soldato spagnolo e l'indiano della fonte della giovinezza, le Medusa della stirpe etrusca, il Neanderthal del delitto nella preistoria, la casa di Providence. La copertina effettiva è molto suggestiva per l'uso delle ombre sui personaggi, in contrasto con i colori dei fuochi d'artificio che circondano il titolo della testata: stona un po' il logo dei quarant'anni, che insieme al triangolino di Doc Robinson contribuisce a rendere troppo affollata la visione d'insieme. Curiosamente, il titolo effettivo dell'albo, I suoi primi 40 anni, riporta il numero 40 in cifre, ma le anteprime annunciavano invece il titolo I suoi primi quarant'anni.

 E Get a Life! resiste Il numero 5 del nostro fumetto, Il ritorno del Fantasma del Topkapi, rischiava di entrare in un conflitto di continuità insanabile con I suoi primi quarant'anni, ma Alfredo Castelli ha evitato il problema trasformando la faccenda ufficiale del fantasma in una trovata esageratamente fantasiosa e sensazionalistica di un quotidiano, avvenuta mentre Martin era in Turchia per ben altro motivo. Nel nostro fumetto, Martin è stato in Turchia anche per un breve ciclo di conferenze, ed è incappato nel "nostro" fantasma del Topkapi (un vero spettro, questa volta), il quale però è sparito così in fretta che probabilmente Martin ha archiviato l'episodio come un'allucinazione, e se ne è dimenticato. Sono stati infatti Antonietta Fernandez e Ian Rogers, molti anni dopo, a esorcizzare veramente questo petulante fantasma.
 Abbiamo ipotizzato poco fa che il Djinn/divinità possa essersi originato da un Esagono (o Dono dei Tuatha): in Un Martin per tutte le stagioni (Get a Life nn. 41-44), abbiamo effettivamente raccontato di un Esagono "speciale" da cui avrebbe avuto origine Zeus (ma non gli altri dei del suo o di altri pantheon). Un altro oggetto intimamente legato agli Esagoni si sarebbe a sua volta reincarnato in una divinità moderna, che potrebbe essere Jaspar: lo abbiamo ipotizzato in Come Prisma, più di Prisma (Get a Life! n 52).
 L'Ebdecaedro della serie ufficiale di Martin Mystère è un oggetto relativamente passivo, anche se senziente. Negli episodi appena citati di Get a Life! abbiamo presentato un altro Ebdecaedro, dalla volontà molto più accentuata, tanto da agire direttamente per garantire la stabilità dell'universo. Se il Djinn/divinità è davvero un Ebdecaedro, allora si avvicina più al nostro che a quello ufficiale.
 Come Castelli sottolinea, il santuario di Göbekli Tepe potrebbe essere la matrice del concetto di "paradiso" dove dimora la divinità: nel già citato Corriere del Mystero n. 5 ci occuperemo proprio di questo argomento, ancora una volta senza rischiare alcun conflitto di continuità, nonostante il nostro fumetto sia stato sceneggiato alcuni mesi fa, senza sapere di cosa avrebbe parlato I suoi primi quarant'anni.

 Fantasmagoria si divide per questa occasione in due rubriche: Cose turche approfondisce in maniera gustosa gli spunti del fumetto, insegnandoci fra l'altro la corretta dizione di Topkapi (quarant'anni di ignoranza!), mentre La fiera delle vanità è giustamente e graditamente dedicato all'opera di Alfredo Castelli e alle numerose innovazioni che il suo lavoro ha discretamente introdotto in casa Bonelli. Come nel fumetto, anche qui ritroviamo l'inimitabile stile letterario di Castelli, quella miscela di modestia, signorilità e cultura che rende unica la serie di Martin Mystère. La striscia di Bonelli Kids è a sua volta dedicata a Castelli e a un demenziale gioco di parole degno dell'Omino Bufo, il quale compare in Zio Boris insieme agli Aristocratici, per commemorare i loro tre rispettivi compleanni di cinquanta, cinquantuno e quarantanove anni.
  Il mistero del falco (12), romanzo a puntate di Andrea Carlo Cappi, si conclude in questo albo, con una dodicesima parte che è una chiusura del cerchio, come già i fumetti e gli articoli citati: la trama tira le fila del mystero iniziale (la visione di Martin che punta un'arma per uccidere qualcuno) e sigla il destino delle quattro statuette egizie, con una soluzione che sorprendentemente rispecchia proprio quella de I suoi primi quarant'anni: la malvagia di turno, che sa troppe cose estremamente pericolose, viene imprigionata dagli Uomini in Nero, così come Fraser viene imprigionato da Altrove, mentre le quattro divinità che albergano nelle statuette vengono archiviate perché non si attivino mai più, proprio come accade allo Djinn. Resta fuori dai giochi l'organizzazione dei Cercatori dell'Eden/Paradiso (un tema che si affianca comunque a quello di Göbekli Tepe), come anche il suo capo, il reverendo Westmoreland. Cappi chiude argutamente il cerchio anche in un modo più sottile: il mistero del Falcone Maltese, infatti, fu risolto "alternativamente" anche nel fumetto celebrativo di Anni trenta (Martin Mystère n. 320).
Andrea Carlo Cappi presenta il prossimo romanzo, Zona Y, sul suo blog (I nuovi segreti del professor Mystère) e gentilmente svela l'esatto anno in cui è ambientata la vicenda principale di ognuno dei dodici capitoli. Confrontando la sua lista con le nostre ipotesi, scopriamo di aver azzeccato l'anno dei capitoli 1, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10, 11. Sul capitolo 12 confessiamo di non esserci posti la domanda! Il capitolo 5 narra quello che sembra un romanzo nel romanzo e la scena relativa è ambientata nel 1921 (ma non ce lo eravamo chiesto, nuovamente). Il capitolo 2 per Cappi si svolge nel 1962; noi abbiamo invece optato per il 1961, a causa della doppia carriera di Mark Mystère negli Uomini In Nero (che a Cappi deve essere sfuggita).      

giovedì 7 aprile 2022

Premio Atlantide 2022

Premio Atlantide 2022 

Come ogni anno, anche questa rivoluzione eliocentrica ha potuto assistere all'assegnazione dei prestigiosi Premi Atlantide, atti a celebrare il meglio della produzione mysteriana dell'anno appena trascorso.

L'iniziativa è come sempre promossa da AMys in collaborazione con Agarthi, il Forum di Martin Mystère  e si propone di selezionare i vincitori tramite votazione popolare. Le categorie in cui si divide comprendono la Miglior Storia, la Miglior Copertina, il Miglior Sceneggiatore, il Miglior Disegnatore e il Miglior Personaggio.

L'edizione di quest'anno è stata presentata dal poliedrico Andrea Carlo Cappi ed è stata caratterezzata dalla partecipazione straoridinaria della nostra procace Angie.

 

Ma vediamo i premi nel dettaglio:

Miglior Personaggio:

Una scelta sofferta quella del miglior comprimario della serie in quanto i personaggi sono quasi tutti egualmente amati. Anche se con difficoltà, però, sono emersi dalla mischia due figure imponenti:

secondo classificato: Java, il Naenderthaliano amico del Nostro e protagonista assieme a lui da ben 40 anni;

prima classificata: Marilyn, l’antropologa inuit inventata da Sergio Badino per il n.379 - A nord da nord-ovest.


Miglior Sceneggiatore:

Diversi autori si contendevano la targa finale, ma solo tre sono arrivati sul podio:

terzo classificato: Alfredo Castelli autore  di svariati numeri, specialmente quelli del passaggio a mensile;

secondo classificato: Davide Barzi per i nn.377/378, “Il vampiro di Vienna”;

primo classificato (e con un lungo distacco): Sergio Badino per la storia n.379, “A nord da nord-ovest”.


Miglior Disegnatore:

Altrettando combattuta la lotta tra i vari disegnatori nella quale sono arrivati in finale:

terzo classificato: il compianto Giovanni Romanini per il n.374, “Il ritorno della dea” con 27 voti;

secondo classificato: Lucio Filippucci per il n.375, “Ottant’anni fa” con 30 voti;

primo classificato: Alfredo Orlandi per i nn.380/381, “La ballata di Thomas il Rimatore” con 53 voti.


Miglior Copertina:

in questa categoria si scontravano ben quattro maestri del calibro di Alessandrini, Filippucci, Raho e Villa, ma solo due di loro sono arrivati al vertice:

terza classificata: “Ottant’anni fa” (n.375) di Giancarlo Alessandrini;

seconda classificata: “Incubi!” (n.373) ancora di Giancarlo Alessandrini;

primo classificato: la copertina del libro da fumetteria "Gli assassini invisibili" di Claudio Villa.


Miglior Storia:

voto molto conteso quello di questa categoria che però, come tutte, alla fine ha avuto solo tre finalisti:

terza classificata: “Incubi!” (nn.373/374) scritta da Castelli e disegnata da Mangiantini, Ongaro, Romanini e Sforza;

seconda classificata: “A nord da nord-ovest” (n.379) scritta da Badino e disegnata da Velardi;

prima classificata: lo speciale "Fiamme sulla laguna" scritto da Andrea Artusi e Mirco Zilio (da un'idea di Alberto Toso Fei) e disegnato da Paolo Ongaro.



Inoltre, oltre ai voti del pubblico, il Premio Atlantide si compone di altri 4 riconoscimenti dati dai vertici di AMys a persone particolarmente meritevoli nell'ambito mysteriano.

Il Premio della Critica "Murchadna d'oro" è consegnato a Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini aver creato e ininterrottamente seguito, cresciuto e gestito Martin Mystère permettendogli di compiere il suo 40esimo genetliaco;


Il Premio Artistico "Paolo Morales" viene quest'anno assegnato a Carlo Velardi per la sua capacità di raccontare tramite i suoi risguardi una storia intera con una sola immagine;

La Targa Celebrativa "Cesare DeSarro" che premia i fan che si sono particolarmente distinti nella passione per il nostro Detective dell’Impossibile è data a Giovanni Gaddoni e a Emanuele Marinello per il loro prezioso e valido contributo letterario e redazionale e l’instancabile dedizione a Martin e AMys;


La Medaglia di Ringraziamento "Dee & Kelly" creata per omaggiare i votanti del premio Atlantide mediante estrazione di uno di loro, viene consegnata a Salvatore di Bella.

Nel ringraziare ancora tutti per il sostegno e la passione non possiamo che rimandarvi al prossimo anno che celebrerà le storie del 40ennale.

domenica 27 marzo 2022

[Recensione] Martin Mystère n. 385: "Il potere del falco" (11)

Martin Mystère n. 385 (mensile)

"Il potere del falco" (11)
Pubblicato nel marzo 2022 da Sergio Bonelli Editore 

Storia: Carlo Andrea Cappi

La vicenda si svolge quattro mesi dopo la visita di Martin a Città del Capo, avvenuta nel 2019, come raccontato nel capitolo 8, e circa un anno dopo la visita di Erickson, avvenuta nel febbraio 2019, come raccontato nel capitolo 10.
La narrazione si concentra su New York, nei preparativi per la risoluzione della vicenda, e ancora una volta, l'ultima, tre sottotrame si intrecciano, convergendo verso il letale epilogo del prossimo capitolo.
Ignaro di essere spiato da un software che lui stesso ha installato sul suo computer, credendolo un omaggio per una recensione, Martin Mystère decide finalmente di rivelare a Diana i dettagli della sua insolita indagine intermittente sulle statuette egizie, e Diana contribuisce nell'analisi del mistero; grazie a lei, Martin giunge a conclusioni che finora ci erano sfuggite (nonostante gli indizi) sul funzionamento delle statuette e sul motivo per cui solo certe persone riescono a sfruttarli.
Contemporaneamente, C.A. Cappi rimette in scena i Guardiani del Deserto del capitolo 8 (che quindi non erano una fugace apparizione semi-comica), tramite il loro emissario a New York, il giovane Harkhuf, intenzionato apparentemente a eliminare Martin Mystère per le sue azioni blasfeme (Martin intende mostrare in televisione la statuetta di Bastet).
Balzando indietro nel tempo (ma non di molto), prima della morte dell'Uomo In Nero Harris avvenuta nel 2019 e vista nel capitolo 7, il reverendo Brian Westmoreland dei Cercatori del Paradiso fa nuovi piani per eliminare la spietata Danielle Dannay, la cui ossessione per le statuette l'ha portata a sua volta a pianificare l'omicidio di Martin Mystère.

venerdì 25 marzo 2022

[Recensione] Topin Mystére e Orobomis la città che cammina

"Topin Mystére e Orobomis la città che cammina"

Storia e arte: Andrea "Casty" Castellan
Chine aggiuntive: Luca Giorgi
Prima pubblicazione: Topolino n. 3250, 7 marzo 2018

 E' fin troppo noto come i fumetti Walt Disney italiani abbiano dato vita a una pluridecennale tradizione di parodie (abitualmente rielaborazioni di opere letterarie o di film), che ultimamente sconfinano anche nella reinterpretazione di personaggi di fantasia divenuti famosi quasi quanto Topolino nell'immaginario collettivo (è del 2018 Topo Maltese: Una ballata del mare salato, per esempio).

 Nel caso della presente topolinizzazione di Martin Mystère, però, il termine "parodia", per quanto ufficiale, è colossamente fuorviante: l'autore completo Andrea "Casty" Castellan scrive infatti una storia articolata, dettagliata, arguta, ingegnosa, creativa e mysterianamente competente come la più classica delle avventure dell'epoca d'oro del vero  Martin Mystère. E non è un caso dovuto al nomen omen (anche il dotto articolo introduttivo, presente per esempio in Disney Team n. 95, sottolinea la significativa assonanza col cognome del Buon Vecchio Zio Alfredo Castelli), ma una questione di radici comuni: tra le influenze che lo hanno formato, Castelli annovera infatti anche il Topolino avventuroso della memorabile epoca di Lloyd Gottfredson, di cui si trovano tracce e citazioni nelle sue storie Mysteriane (l'omaggio di Drusilla in Fumetti del mystero non dovrebbe sfuggire alla memoria del lettore mysteriano). Di conseguenza, Casty realizza una parodia che, per Topolino, è in realtà un ritorno alle origini (vale la pena di notare che i "veri" Topolino e Pippo, transitando in ben due sequenze del fumetto, sfiorano la rotta di Topin Mystère senza mai incontrarlo).

 E' inutile spiegare il motivo per cui questa "parodia mysteriana" è scritta appunto come una storia mysteriana tra le più classiche, in quanto è nota a tutti la vasta capacità di Casty di analizzare e dissezionare qualunque opera narrativa, per individuarne i componenti fondamentali, comprenderli, farli propri e rielaborarli in un lavoro che fonde gli archetipi a un'interpretazione fresca che è capace del paradosso di essere "innovativa nel solco della tradizione". Come detto, Casty parte avvantaggiato, perchè si tratta in realtà di lavorare con materiale squisitamente topolinesco, ma l'autore non si ferma qui, in quanto la storia dimostra che la sua comprensione della mysterianità non si limita alle connotazioni commerciali e superficiali per cui il personaggio di Martin Mystère è convenzionalmente noto ai profani (e persino ad alcuni sceneggiatori della sua serie): nella storia compaiono infatti frequenti e sottili annotazioni e rimandi all'opera mysteriana di Castelli, dalla bibliofilia alle testimonianze storiche impossibili, dal ruolo arguto di Dinni (maestra "elementare", sebbene la sua sia una scuola materna) alla fascinazione geografico-etnologica, dal pensiero laterale alla Ferrari targata BVTM, e non solo.
 
Particolare menzione merita il personaggio di Piotr Gaglioff, cioè Pietro Gambadilegno in stile Sergej Orloff (completo di maschera, uncino e abiti antiquati), per gli strati di citazionismo di cui è intriso: involontariamente comico e autoparodistico (come da tradizione Disney), ma anche spietato e scaltro e propenso all'uso delle armi (vietatissime nei moderni fumetti Disney), Gaglioff si rivolge a Topin parafrasando il tradizionale "Ti ho acchiappato, Topastro" di Gambadilegno; questa locuzione, molti anni fa, fu citata da Alfredo Castelli nella guida a come si doveva scrivere un fumetto di Martin Mystère, usandola per spiegare rapidamente la deriva che il personaggio di Orloff stava subendo nella serie di Martin Mystère, dove continuava a subire cocenti sconfitte per poi tagliare la corda e tornare all'assalto nella storia successiva senza aver imparato la lezione (e diventando quindi un analogo di Gambadilegno). Centellinando la logorrea di Topin (in alcune vignette in cui gli interlocutori devono sostenere letteralmente/fisicamente i suoi verbosi baloon),  Casty ci parla anche di come Martin e Sergej siano due facce della stessa medaglia che hanno bisogno una dell'altra: per quanto chiuda la cosa umoristicamente, noi lettori mysteriani siamo fin troppo consapevoli di cosa trapelò ad Agarthi durante l'iniziazione dei due personaggi, e di come si sia effettivamente evoluto il loro rapporto.
Il mystero di turno, cioè la città che compare nell'arte di popolazioni di ogni epoca e località, dal Sudamerica degli Incas alla Toscana di Leonardo, conduce Topin e amici fino in Africa, per imbattersi in un Monolito che sembra potenziare l'intelligenza di chi vi entra (citando quindi contemporaneamente le tecnologie atlantidee spesso ipotizzate da Alfredo Castelli, ma anche il film 2001: Odissea nello spazio, altra presenza ben nota nella saga mysteriana), e infine in un'impossibile città che esiste sotto gli occhi di tutti ma passa inosservata, al cui interno abbondano tecnologie avveniristiche, ma antichissime (come gli ologrammi educativi dei defunti abitanti della città, e le sfere che custodiscono lo scibile umano suddiviso in infinite categorie). Tra topoi mysteriani come la ricomparsa di archeologi scomparsi, voltafaccia del promotore della ricerca, segreti inconfessabili, racconti nel racconto che svelano l'arcano della città, si giunge infine al nodo classico dell'abuso della tecnologia in questione, con conseguente crollo e distruzione dell'antica e idilliaca Orobomis... o forse no, perchè Casty giostra argutamente anche con questo tormentone, regalandoci una variante piacevolmente insolita.    

Tutto ciò declinato col supporto della competenza dello sceneggiatore, che nel suo lavoro garantisce solidità dell'impianto narrativo, efficienza del meccanismo logico della sceneggiatura, fluidità della narrazione, chiarezza espositiva, felice costruzione di atmosfera e tensione  alternate a ironia e leggerezza, vivacità dei dialoghi, caratterizzazione impeccabile nella definizione e nell'esposizione. Il divertimento di Casty nel narrare è continuo, tanto nella parodia quanto nei grandi momenti di invenzione del mystero e in quelli di senso della meraviglia che conducono senza sosta in territori inesplorati. L'Avventura con la A maiuscola, ricercata e vissuta sempre con il desiderio di apprendere e condividere, di usare la propria intelligenza e di stupirsi della vastità del mondo, è ciò a cui ambisce Casty, ed è sempre stato anche il motore di Castelli, "l'onnivoro della cultura": era destino che la carriera di uno si intrecciasse con l'opera dell'altro, specialmente con un retroterra culturale comune come le avventure del citato Topolino di Gottfredson.

L'arte è azzeccata quanto la storia, inevitabilmente, capace com'è di momenti di grande suggestione, per la regia e la composizione delle vignette, e di stupore, per la grandiosità delle evocative e/o titaniche vignette del monolito, dell'ingresso a Orobomis, delle mirabili tecnologie automatiche che tengono in vita la città e via di visionaria spettacolarità.

mercoledì 16 marzo 2022

[Recensione] Martin Mystère n. 385: "L'ombra di Michelangelo"

Martin Mystère n. 385 (mensile)
"L'ombra di Michelangelo"

Storia: Francesco Matteuzzi
Arte: Michela Da Sacco
 
 Ritorno alle origini, ma sul serio? Ai "vecchi tempi" (che ogni lettore baserà sul proprio primo incontro con Martin Mystère), un fumetto come il presente sarebbe stato probabilmente considerato un normale riempitivo, sulla falsariga di Sulle tracce dell'invisibile od Obiettivo Apocalisse, anche se più curato. Forte è infatti la tentazione di liquidarlo come una pedissequa esecuzione di uno schema consolidato, che accorpa meccanicamente gli stilemi storici di Martin Mystère. Ma fermarsi a un giudizio così superficiale sarebbe un triste errore, per due vistosi motivi, che vanno oltre il già di per sè rilevantissimo "ritorno alle origini" tanto auspicato da una certa fetta di lettori (e finora concretizzatosi solo malamente, con storie che hanno sì ripreso elementi storici o comunque della continuità, ma quasi sempre in modo posticcio e sterile).
 Segnali di stile Il primo motivo, dopo lo spavento degli ultimi albi, è che in tempi gramissimi di deriva mysteriana, tra scopiazzamenti di film e libri, o storie insensate completamente prive di mystero, bisognerebbe "baciarsi i gomiti" all'arrivo di uno sceneggiatore che non solo dimostra di conoscere una mole di elementi fondamentali della serie, ma li utilizza anche, magari andando in parte contro le indicazioni di una redazione che favorisce le storie di "azione", lineari nella narrazione e rassicuranti nei blandi e dozzinali contenuti. Il secondo motivo è che, all'utilizzo della cosiddetta continuità della serie, si unisce qui anche una chiara qualità di scrittura, che va oltre la scansione narrativa atta a risolvere la trama di turno: nel lavoro di Matteuzzi, sceneggiato in modo fluido e accorto, troviamo dialoghi arguti e pertinenti, caratterizzazione coerente e una quantità di annotazioni interessanti e stimolanti, che si succedono con buon ritmo. Se per certi aspetti, come l'uso consapevole dell'universo mysteriano, o certe battute brillanti sui vizi di Martin, la competenza di questo "nuovo arrivato" è tale da far pensare a un contributo della redazione, per altri è impossibile che non si tratti di "farina del suo sacco", visti i contenuti e i livelli di lettura della narrazione, non tutti immediati come si penserebbe. Non va trascurato il livello stilistico di cui l'autore dà prova, evidenziato per esempio dal silenzioso parallelo tra i piccioni e Michelangelo nella prima sequenza del diario (tutto affidato al versante artistico). L'impegno nel costruire una impalcatura fantastorica di matrice mysteriana appare anche in piccoli dettagli mai esplicitati dai dialoghi, come la conformazione del corridoio di accesso alla serra degli alberi della conoscenza: il tunnel mobile con apertura anteriore, infatti, imita struttura e movimenti di un serpente, rientrando quindi implicitamente tra gli elementi reali che concorsero a costruire il mito del paradiso perduto. 
 Michelangelo, Uomo in Nero
Come da tradizione dell'opera mysteriana di Alfredo Castelli e Carlo Recagno, la doppia sequenza ambientata del 1500 (narrata dall'immancabile diario) e dedicata a Michelangelo Buonarroti non è mera cronaca, ma una libera rielaborazione degli eventi, che ci elargisce un raro e accurato spaccato dell'esistenza passata degli Uomini in Nero, nonché della complessità pratica della loro filosofia. Certo, tutti noi appassionati sappiamo dell'esistenza di Falchi e Colombe nell'organizzazione, ma raramente ne abbiamo visto il conflitto in modo esplicito, e per di più in un'altra epoca, dove i mezzi, la società e il modo di pensare erano diversi. In questa faida interna degli UiN, la figura di Michelangelo si innesta con coerenza storica e culturale, a dimostrazione del talento dell'autore (che non si è limitato a macinare lo stereotipo del personaggio storico che nasconde un grande segreto e lascia in giro indizi per svelarlo): Michelangelo è infatti un affiliato della Confraternita (così si chiamavano gli UiN nel passato), perchè è bramoso di accedere alle conoscenze scientifiche perdute che essa custodisce, ma nello stesso tempo non vuole essere vincolato a nascondere queste conoscenze, neanche per la motivazione della presunta protezione  dell'umanità: in questa descrizione si riflette la figura storica del personaggio, servitore della Chiesa Cattolica per necessità, ma anche "neoplatonico" ricercatore della conoscenza e propugnatore della diffusione della stessa, nonché di quella libertà di pensiero che era tanto sgradita al dogma cristiano (come ben spiegato nell'albo, in riferimento allo studio dell'anatomia umana).
Non disturbare il religioso Inusitatamente, infatti, Matteuzzi riporta in scena un tema che scomparve dalle pagine di Martin Mystère molti anni fa, dopo la figuraccia rimediata dall'infantile manicheismo narrativo de Il teatro della memoria, e le imbarazzate scuse di Xanadu, mutandosi nella quasi militanza de Il numero della bestia: la critica al dogmatismo religioso, che per sua stessa natura deve soffocare o incanalare la ricerca, l'espressione, la creatività, l'istruzione. A decenni da Maghi e computer, ci ritroviamo miracolosamente (!) con un autore mysteriano che nuovamente, e senza incorrere in autocensure preventive, osa dare voce alla ragione di Michelangelo, che dichiara apertamente che la divinità, di qualunque religione, è mero frutto della mente umana.
 Arte per l'arte
Come per i testi, anche per il versante artistico c'è un nuovo ingresso nell'universo degli autori mysteriani, e Michela Da Sacco viene subito messa alla prova con una storia che richiede ambientazione urbana moderna, ricostruzione rinascimentale "in costume", scene d'azione, celebri sculture e affreschi (per i quali non è sempre facile ricorrere a qualche scorciatoia digitale) e infine la temibile tecnologia avveniristica e "diversa" delle scomparse civiltà di Atlantide e Mu. Nel complesso il risultato è più che discreto, con parecchi momenti felici (soprattutto nei primi piani), ma anche un po' di vignette "tirate via", specialmente nei panorami dove il rigore tecnico cede il passo alla fretta. 
 Arriva l'Europa Non tutto fila alla perfezione neanche sul versante narrativo, comunque, un po' per i limiti delle 80 pagine di fumetto, un po' per i dettami della redazione (che a quanto pare esige una certa quantità di "azione"). Ecco quindi che dall'organizzazione francese di Le Centre (ma con una sfilza di riferimenti a Chris Tower tali da far pensare che la sceneggiatura originale parlasse invece di Altrove) arrivano due personaggi che sono lo stereotipo della quota rosa/etnica obbligatoria, a cui si contrappongono, in ben due improbabili schermaglie, tre Uomini In Nero incredibilmente imbranati, forse in quanto maschi bianchi, o forse in quanto Europei e quindi capaci solo di fare la voce grossa e minacciare sanzioni, salvo poi vedersele ritorcere contro e fare retromarcia quando l'avversario reagisce con la forza.
 Che paura, la continuità Ma si tratta decisamente di un aspetto estremamente marginale, su cui è facile sorvolare: le sparatorie da cui gli eroi escono sempre illesi sono all'ordine del giorno sin dai primi dieci albi della serie; anzi, a ben guardare, fanno parte del citato ritorno alle origini.
Intanto, un'altra tradizione si ripropone con la comparsa dell'ennesimo compagno di studi di Martin, incredibilmente arzillo e giovanile, nonostante sia suo coetaneo (ma come abbiamo spiegato qui, è una situazione normale, perchè l'universo narrativo di Martin Mystère non è il nostro, per quanto gli somigli, bensì quello in cui Atlantide è esistita diecimila anni fa, ed è quindi regolato da diverse leggi). Ma c'è ben altro a radicare questo albo in maniera solida nelle fondamenta della serie, e non è certo l'ennesimo macchinario antidiluviano (Atlantideo o Muviano?) che potrebbe autodistruggersi nel finale, nè la battuta autoironica con cui Martin accompagna questa osservazione.
Il segreto di Robin Hood
 Stiamo parlando della continuità narrativa, quella vera, che non viene neanche esplicitata con le note, e che comunque funziona: qualcuno potrà aver notato che la conoscenza assoluta fornita dal "fico atlantideo" coincide con il Databank Universale di Jaspar, e quindi con l'Akaschi (come spesso abbiamo spiegato su queste pagine, spingendoci a narrarne le origini secondo noi), ma solo un lettore ci ha scritto per spiegarci che i computer biologici vegetali della serra antidiluviana, con cui gli scienziati di diecimila anni fa sembrano interagire tramite un macchinario meramente tecnologico, sono una copia artificiale (e imperfetta) degli enigmatici alberi della conoscenza visti ne Il segreto di Robin Hood (Almanacco 2005), i quali erano macchinari biologici di possibile matrice aliena, molto più antichi delle stesse Atlantide e Mu e disseminati in tutto il mondo.
Il segreto di Robin Hood
La simmetria tra gli alberi delle due storie non si ferma alla funzione comune di raccolta dei dati di tutto il pianeta: il legno degli alberi de Il segreto di Robin Hood, anche se trasformato in carta, dava a chi lo maneggiava la facoltà di accedere a ogni genere di informazione, sebbene senza impazzire; ne va da se che l'ingestione di un frutto di uno questi alberi, sebbene artificiali come il fico, deve avere un effetto molto più drastico e radicale (sebbene la follia non sia l'esito certo: l'UiN che mangia il fico, infatti, sembra impazzire, ma viene ammazzato senza darci di sapere come si sarebbe evoluto effettivamente). Ne Il segreto di Robin Hood, inoltre, si cita l'analogo talento di Jaspar, e dato il suo legame con l'Akaschi e quindi con gli Esagoni che raccolgono informazioni sin dall'alba dei tempi, il cerchio si chiude.
Ma non è finita qui: chi volesse rileggere quella storia, orma divenuta un classico, troverà anche altre analogie e simmetrie con L'ombra di Michelangelo, a partire dalle diatribe interne tra gli Uomini In Nero dell'epoca di Robin Hood, in una delle già citate e rare sequenze del passato in cui questa organizzazione viene descritta come qualcosa di più complesso della immutabile e immortale congregazione di maniaci del potere e assassini dotati di un pensiero unico, granitico e immutabile.
 Citazioni involontarie La vicenda si chiude, ancora una volta, con Martin Mystère che sposa la filosofia degi Uomini In Nero, e collabora con essi per nascondere per sempre il lascito atlantideo-muviano, e precludervi l'accesso ai suoi simili: curiosamente, è un finale che richiama Topolino e il cavatappi di Tuzco, da noi segnalato solo pochi giorni prima dell'uscita de L'ombra di Michelangelo.
 Il futuro e il passato
 Sembra opera della redazione la sibillina allusione alle verità sconosciute sugli uomini di Neanderthal, e in particolare sulla specie di Java: come già in passato è accaduto nella serie, potrebbe essere un indizio di importanti sviluppi che avranno luogo durante il quarantennale della serie. Di segno temporalmente opposto è invece il riferimento a quei libri di Martin Mystère in cui si parla di Atlantide: si affronta qui, e si spiega in modo accettabile, il fatto che lo "scetticone per partito preso" è afflitto da questa colossale contraddizione di essere anche un fautore della favola delle civiltà antidiluviane autodistruttesi diecimila anni fa. Finalmente, dopo troppe storie di implicito rinnegamento (o addirittura di manifesto disinteresse), Martin torna a riconoscere questo aspetto fondamentale del suo personaggio, quando afferma di presentare la cosa come un'ipotesi, e lascia al collega/amico la libertà di credervi o meno.   
 Il ritorno della curiosità Matteuzzi ci restituisce quindi il piacere di rileggere e riscoprire angoli dimenticati della saga mysteriana, in una storia che si finge autoconclusiva, per non spaventare quelle anime semplici che soffrono di epistassi non appena compare una didascalia di riferimento a un altro albo. Ma lo sceneggiatore non si ferma qui: con il suo uso accorto e misurato (a causa del numero di pagine?) dei dettagli storici più stuzzicanti, ci spinge a documentarci in rete, facendoci quindi ritrovare anche il piacere tutto mysteriano di documentarci per approfondire. Ecco quindi che andiamo alla ricerca di informazioni su il fico come Albero della Conoscenza, ma anche sull'origine dell'interpretazione del dio creatore come un cervello, per scoprire che il primo studio in merito, An Interpretation of Michelangelo's Creation of Adam Based on Neuroanatomy, è statunitense e risale al 1990; nella stessa pagina troviamo anche un prezioso approfondimento sul contesto culturale in cui si muoveva Michelangelo, e apprendiamo così come l'artista fosse partecipe dell'elitario pensiero neoplatonico e ne abbia probabilmente tradotto i concetti in certe sue opere; capiamo quindi quanto è ben studiata e circostanziata la summenzionata idea di Michelangelo come Uomo In Nero pentito (li ha frequentati in quanto gruppo che ha accesso a informazioni elitarie, e ha tradotto dette informazioni in arte). E se questo non è un riportare la serie di Martin Mystère ai tempi d'oro dei suo memorabili fasti, cos'altro lo può essere? E ritorniamo così all'argomento con cui avevamo aperto questa recensione, chiudendo il cerchio per nostra soddisfazione.

 E il resto? Non ce ne siamo dimenticati. La rubrica di Fantasmagoria ci propone quello che da sempre auspichiamo: un arricchimento del fumetto, in sintonia con esso, invece che un disperato tentativo di rimediare alla povertà dello stesso, come accade da troppo tempo. Bonelli Kids è erratamente una ristampa, ma comunque attuale. Zio Boris continua a sbeffeggiare l'attualità, e curiosamente chiude con un virus Covid femmina che mostra le tette, riallacciandosi al risguardo di apertura di Carlo Velardi, dove invece è una scultorea Diana a mostrare i suoi marmorei seni senza veli (mentre Java ha un'opportuna foglia di fico), sicuramente un fanservice per ingraziarsi quei vecchi lettori bavosi che non osano usare internet per certe cose. E nel risguardo c'è anche Orloff, di cui non si può più ipotizzare un "ritorno", dato che ce lo troviamo tra i piedi mensilmente. Per il penultimo capitolo de Il potere del falco, dove i nodi vengono al pettine quando Martin comincia a trarre conclusioni e dedurre fatti finora inediti, presenteremo una scheda a parte. La copertina, che abbiamo lasciato per ultima per chiudere il cerchio, è già coinvolta nelle celebrazioni dei primi quarant'anni di Martin Mystère che iniziano ad aprile 2022: l'affresco a cui sta lavorando Michelangelo, infatti, è una libera reinterpretazione della copertina di Martin Mystère n. 1, con un Martin seminudo (in mutandoni) ma armato di Murchadna, e fronteggiato dal ben noto cobra in primo piano (cobra che nel n. 1 non s'è mai visto, nè tanto meno alcun rettile fu combattuto con l'arma a raggi in quella storia; vale la pena di sottolineare che Michelangelo illustrò anche il serpente tentatore, nella Cappella Sistina, dando consistenza al concetto di questa evocativa copertina).