sabato 21 agosto 2021

[Recensione] Le Tops Stories: L'ultimo diario

Con Topolino n. 3428I Classici Disney n. 254, il maestro Giorgio Pezzin torna a sceneggiare fumetti di Walt Disney, dopo più di quindici anni di sciagurato allontanamento voluto da una redazione che probabilmente credeva che per "rinnovare" le testate Disney bastasse cambiare l'età dei suoi sceneggiatori.

Giorgio Pezzin, scrittore prolifico e poliedrico, ha inventato non solo numerose saghe di successo, come C'era una volta... in America e La Macchina del Tempo e I signori della galassia, ma anche un modo di scrivere il fumetto Disney che è diventato un genere codificato, dando vita a storie senza tempo che vengono ancora oggi emulate e continueranno a esserlo finchè ci sarà la voglia di leggere un fumtto d'avventura contemporaneamente divertente e intelligente, popolare e colto, satirico e meditato.

Ingegnere dagli interessi poliedrici e dalla spiccata propensione per la speculazione scientifica e razionale, Pezzin ha trasfuso i suoi interessi e la sua immaginazione nelle avventure di Paperon de Paperoni e di Topolino, in storie "contemporanee" in cui all'avventura più immaginifica si fondono la satira e la letteratura d'anticipazione (esempio strafamoso è la sua Rivoluzione elettronica del 1983, che anticipa la digitalizzazione odierna, scendendo in dettagli che solo la mente di un futurologo dotato di ferrea logica e intelligenza avrebbe potuto ipotizzare). Incapace di porsi limiti, Pezzin ha continuato a meditare e speculare su scienza, storia, fisica, chimica e persino filosofia, sorprendendo con la genuinità delle sue trovate e delle sue visioni, nonchè la forza delle sue sceneggiature (ottimamente in sintonia con i più grandi artisti Disney italiani) e lo spirito vigoroso e urticante dei suoi peculiari dialoghi.

Una delle serie create da Pezzin, con la collaborazione del'artista Massimo De Vita, e che finora non abbiamo nominato, è l'oggetto di questa recensione. Si tratta de Le Tops Stories, a cui è stato dedicato un interno numero della rinnovata collana I Classici Disney.

Giorgio Pezzin in persona ha selezionato le quattro storie da ristampare in questo volume, le ha integrate con un racconto inedito di solo testo (cosa mai vista prima nelle pubblicazioni Disney, ma che recentemente è diventata una caratteristica di Martin Mystère) e le ha raccordate con le pagine di fumetto de L'ultimo diario, come si usa fare nei Classici per amalgamare il tutto in un unico "romanzo grafico".

Le Tops Stories raccontano le vicende di un antenato di Topolino, e sono ambientate negli anni 1930: l'eccentrico industriale ed esploratore britannico Top De Tops, baronetto e Lord della Camera, dedica la sua vita a indagare sugli enigmi e i mysteri più bizzarri del mondo, imbarcandosi in avventure che lo portano dal Sudamerica al Polo Nord, da Stonehenge al Medio Oriente e all'Oceano Pacifico, scoprendo i resti di continenti perduti, macchine impossibili, manufatti mistici, retaggi alieni e qualunque altra diavoleria tecno-magica si possa concepire. De Tops resoconta i propri viaggi in diari che il suo discendente Topolino riceve in eredità e legge con incredula avidità, a volte spingendosi a indagare a di persona per verificare l'attendibilità dell'antenato, e scoprendo ancora più interrogativi di quelli che i diari hanno lasciato mysteriosamente irrisolti.

E' impossibile che un appassionato di Martin Mystère non riconosca il parallelismo con i diari del Docteur Mystère (creato nel 1998, mentre Le Tops Stories esordiscono nel 1999 con La pietra di Sbilenque), ma le somiglianze non finiscono certo qui, come dimostrano le quattro storie raccolte in questo imperdibile volume.

- Lo spirito di Piguazul, con divinità ancestrali della natura in opposizione all'avvelenamento planetario causato dall'industria dell'essere umano (come nel mysteriano L'oceano dei veleni);

- Lo scudo di Thor con una spedizione polare sulle tracce di un manufatto mitologico dagli incredibili poteri, nato da un oggetto giunto dalle stelle (inutile esplicitare il riferimento mysteriano);

- La grotta di Re Artù con Avalon, il leggendario luogo in cui riposano i cavalieri della Tavola Rotonda, in attesa di essere chiamati di nuovo a difendere il Regno Unito;

- La rivincita degli Highlander con la genesi aliena di Stonehenge e i monoliti pensati per incanalare le energie del ottosuolo;

- e infine, il racconto di solo testo, La fonte della giovinezza, disponibile su Topolino n. 3428 nel più tradizionale formato a fumetti: anche in questo caso, citare l'equivalente mysteriano della vicenda è letteralmente inutile. 

L'ultima storia dell'elenco, rimasta inedita per anni, incarna potenzialmente anche l'ultimo diario di Top De Tops, dato che ne narra persino la morte e mostra la sua tomba (cosa inaudita per la censura preventiva Disney che vieta ferocemente certi argomenti), e Giorgio Pezzin la utilizza non solo come commiato del personaggio (e metafora di se stesso?), ma anche per porre ai lettori quesiti sul libero arbitrio e sul significato della vita, tirando quindi le fila non solo dei temi mysteriosi delle Stories, ma anche del sottotesto più adulto che da sempre le accompagna.

Per un ulteriore approfondimento di queste storie, riguardo ai contenuti e alle fortissime affinità mysteriane concettuali (ma non di sviluppo narrativo), vi rimandiamo ai link di Inducks.org riportati qui sopra dove si possono leggere le schede critiche scritte dai lettori, nella sezione dei "voti" delle storie.

Per un'analisi davvero puntuale de La fonte della giovinezza, invece, vi rimandiamo all'articolo comparso su Papersera.net.

venerdì 20 agosto 2021

[Recensione] Martin Mystère nn. 377-378 - "Il potere del Falco" (3) & (4)

La statuetta di Bastet entra in scena
Martin Mystère n. 377 (mensile)
"Il potere del falco" (3)
Pubblicato nel luglio 2021 da Sergio Bonelli Editore 

Martin Mystère n. 378 (mensile)
"Il potere del falco" (4)
Pubblicato nell'agosto 2021 da Sergio Bonelli Editore

Storia di Carlo A. Cappi

Nel capitolo di luglio della saga della statuetta del Falcone Maltese, l'azione si svolge a New York, nel Greenwich Village: Cappi riprende la passione di Martin Mystère per le "anticaglie" e lo invia a rovistare nel Pulp Bros - Book-N-Things, un negozio di Bleecker Street (la stessa strada dove abita il Dottor Strange della Marvel), dove ha luogo una letterale festa delle citazioni pulp, un delizioso gioco di rimandi e allusioni che il vero lettore mysteriano si diverte a riconoscere subito o identificare con opportune ricerche. L'obiettivo di Martin è in realtà un capriccio analogo al blocco di diapositive delle vacanze della famiglia Morgan (quello che acquistò agli inizi della sua serie regolare): la collezione completa della (fittizia) rivista popolare Dark Desk (1937-1942), contenente non racconti, ma interviste e articoli su presunti segreti e retroscena della narrativa popolare in questione. Oltre alla citazione più famosa (un articolo di G.L. Bonelli su Kit Carson, ancora in vita nel 1913), un numero della rivista contiene anche rivelazioni cruciali sulla vera storia del Falcone Maltese, innescando così la sequenza di indagine e azione in cui Martin Mystère deve recuperare il fascicolo, sottratto da un Uomo In Nero, tale Walter Jackson. Con la solita creatività, Cappi non solo ci fornisce il punto di vista dell'UiN (cosa assai rara nei fumetti della serie regolare), ma allestisce anche un confronto credibile tra "eroe" e "cattivo", con una risoluzione logica, elegante e gustosamente ragionata (e c'è anche Java, finalmente).
L'indizio per la collocazione cronologica del capitolo è dato dal riferimento allo speciale del programma Mystere's Mysteries sull'Uomo Falena, prodotto "tre anni prima": tale speciale è connesso al romanzo La guerra nel buio, di Cappi stesso, ambientato nel 1988: di conseguenza, l'azione del racconto si colloca nel 1991. I Pulp Bros inoltre menzionano una Demo Reel di un un giovane regista, tale Quentin Tarantino, con un personaggio di nome Pink: il film in questione, che i personaggi del racconto non conoscono perchè non è ancora uscito nelle sale è Le Iene (1992). Martin ripensa anche al caso de La donna leopardo, altro romanzo di Cappi ambientato nei tardi anni 1980.

Il capitolo di agosto, che nelle anteprime prometteva un Martin come non l'avevamo mai visto, è ambientato nello Zaire e ha in effetti la peculiarità di svolgersi prima del n. 1 della serie regolare, oltre che di far vivere a Martin un'esperienza tragica con Leontine, una sventurata ragazza zairese le cui illusioni di libertà vanno orribilmente in frantumi. Martin usa il Murchadna, con la naturalezza che gli era propria in quell'epoca, ma deve fare i conti con la dura realtà, in cui neppure quest'arma prodigiosa può risolvere i sanguinosi problemi delle guerre civili africane. Oltre all'analisi storico-socio-politica dello Zaire, con i suoi orrori (come l'eccidio voluto da Re Leopoldo II), questo capitolo cita anche la comparsa del virus Ebola, collocando con precisione la vicenda nel 1976; si menziona inoltre l'arresto di Martin in Cile nel 1973, avvenuto "tre anni prima", con relativa schedatura di Martin da parte della CIA (che all'epoca favorì il colpo di stato cileno).
Così come il tono duro della vicenda, anche questi elementi storici sono filologicamente fondamentali per un autore che voglia sceneggiare in modo corretto il Martin impegnato delle origini. Purtroppo, però, Cappi esagera e compie un mezzo passo falso, mettendo nelle mani della ragazza zairese un libro scritto da Martin Mystère: è un errore, dato che la sua prima opera letteraria, Mystère's Mysteries of the Past, è del 1978. Volendo, si può ipotizzare che Martin abbia scritto un'opera prima di cui poi si vergognò (come tanti autori che esordiscono con uno pseudonimo e in seguito, trovata la strada giusta, rinnegano quei tentativi), forse per il sensazionalismo e l'ingenuità, decidendo di non darla alle stampe, ma un qualche editore senza scrupoli ne produsse un'edizione pirata che fu distribuita e poi fatta ritirare e distruggere dallo stesso Martin: forse il volume non vendette molto, ma uno statunitense ne acquistò una copia e la lasciò all'albergo Chat Noir di Yandongi, Zaire (come afferma Leontine). Una spiegazione più dettagliata, che fornisce anche il titolo del libro, può essere letta qui: Extraordinary Historical Discoveries - Believe it or not, the true history of the world that they don't want us to know.
Dov'è la statua del Falco, in questo capitolo? Non c'è, ma in compenso compare una statuetta felina della dea Bastet (o Sekhmet?), con potere di elargire visioni del futuro a certe persone: Andrea Cappi aveva già annunciato, in un post su Facebook, che non ci sarebbe stata una sola statuetta in questa vicenda.

Recensione delle storie a fumetti di MM nn. 377-378: "Il vampiro di Vienna" & "Gli Uomini in Rosso".

mercoledì 18 agosto 2021

[Recensione] Martin Mystère n. 377 "Il vampiro di Vienna" e n. 378 "Gli Uomini in Rosso (Dopo mezzanotte)"

copertina di Martin Mystère n. 377

Martin Mystère n. 377 (mensile)
"Il vampiro di Vienna"
Pubblicato nel luglio 2021 da Sergio Bonelli Editore 

Martin Mystère n. 378 (mensile)
"Gli Uomini In Rosso (Dopo mezzanotte)"
Pubblicato nell'agosto 2021 da Sergio Bonelli Editore
 
Storia: Davide Barzi
Disegni: Walter Venturi

Scrittore, sceneggiatore (anche per Dylan Dog e Nathan Never) e storico del fumetto, Davide Barzi arriva anche su Martin Mystère, con una vicenda dalla natura ibrida che in rete ha ricevuto una preponderanza di commenti negativi o indifferenza.

Seguendo le indicazioni del "ritorno alle origini" date dalla redazione, Barzi riesuma un elemento delle storie più classiche della serie, e cioè il defunto vampiro Hermann Strauss di Un vampiro a New York (Martin Mystere nn. 13-14), avendo l'accortezza di lasciarlo morto e di attenersi  alle regole scientifiche con cui Alfredo Castelli aveva razionalizzato il vampiro nell'universo mysteriano, escludendone gli elementi soprannaturali. Nella prima parte della storia, quindi, Strauss rientra in scena tramite flashback, preceduti da indizi che permettono facilmente ai lettori storici di coglierne immediatamente l'identità, e la sua vicenda si arricchisce di nuovi dettagli piuttosto logici e anche ben trovati (nella sua carriera di scrittore, Strauss è stato anche librettista e sceneggiatore cinematografico, nonchè letterale artefice della cinematografia vampiresca europea e hollywoodiana). A questa componente storico-cinefila si aggiunge il mistero del film perduto Il fantasma del castello (London After Midnight, 1927), che coinvolge Martin Mystère in un'indagine insolita e piuttosto intrigante, collocata com'è in un mondo abbastanza moderno, ma nello stesso tempo per niente estraneo al meta-universo del detective dell'impossibile.

Barzi ambienta la vicenda a Los Angeles, sfruttando anche il luogo dove andò bruciata l'ultima copia del film perduto, e coinvolge appunto il moderno mondo degli appassionati, con abbondanza di nerd e convention, elementi estremamente tipici delle grandi città californiane (ma non solo: infatti Scream Jean esiste ed è italiana) e indissolubilmente legati alle tecnologie moderne, qui presenti in modo pervasivo. Inevitabilmente, una certa fetta della narrazione prende quindi una piega "sopra le righe", piuttosto buffonesca e solare, quando non apertamente beffarda, e i pittoreschi personaggi di contorno rifiutano allegramente i loro stereotipi (il più ovvio è il capitano di polizia Choi, che non manifesta mai la minima ostilità verso Martin, accetta di armare i suoi uomini con surreali armi vampiricide e finisce per insabbiare l'intera vicenda). Martin e Java si adeguano alla situazione carnascialesca, sfoggiando un comportamento brillante e scanzonato che fa pensare più agli Speciali che alla serie regolare, e Java si esibisce in un'acrobazia quasi senza precedenti, giusto per dimostrare di essere entrato nello spirito caciarone della vicenda (quando si arrampica sulla parete per raggiungere il primo piano e togliere il telefono dalle mani dell'insopportabile organizzatore della convention). Il culmine giunge con l'idea sguaiata (ma innegabilmente logica) di utilizzare tisane al frassino e fucili a spruzzo per combattere scientificamente questi vampiri razionalizzati, trasformando la pettoruta esperta di documenti in una versione femminile di Rambo. Barzi sembra quindi essersi rifatto a telefilm statunitensi come Supernatural (dove gli spaventosi Leviatani sono vulnerabili al borato di sodio, cioè un detergente per pavimenti) nel non volersi prendere sul serio (vale la pena di ricordare come le trasferte losangeline di Supernatural siano state caratterizzate da un analogo tono beffardo, in sintonia con la levità californiana).

copertina di Martin Mystère n. 378
L'immancabile tocco folkloristico della comunità di Amish, con riferimenti alla relativa cinematografia, è a sua volta riconducibile a Supernatural, dato che si tratta dell'ennesima congrega di esseri "soprannaturali" che si impegna a mimetizzarsi e vivere pacificamente tra gli umani. Vale la pena di ricordare che Herman Strauss lasciò intendere di aver incontrato altri vampiri, il che portò alla genesi de Creature delle tenebre, (Martin Mystere nn.271-272), storia che poi uno degli autori definì un pasticcio che andrebbe cancellato dalla serie.

Il comportamento della comunità di vampiri, stigmatizzato da certi lettori per la sua mancanza di logica, sembra scritto volutamente così. Infatti lo sceneggiatore, che a giudicare dal citazionismo e dai rimandi di ogni genere dell'albo ha una certa competenza della narrativa vampiresca, sembra voler riprendere quella componente letteraria popolare che è una costante di Martin Mystère, e si impegna quindi per ricalcare lo stile del feuilleton dell'orrore in cui i vampiri impazzano da sempre (basti pensare all'interminabile Varney The Vampire). E quindi, per questa peculiare comunità non-Amish di succhiasangue, afflitta da un contraddittorio dominatore che non sa bene ciò che vuole, Barzi produce una sottotrama in stile "polpettone": convulsa e macchinosa, con ripetuti colpi di scena, situazioni esagerate, crisi melodrammatiche che portano a un nulla di fatto, personaggi volubili che cambiano idea o fazione, passioni torbide che sopraffanno la razionalità e portano ad azioni folli, segreti amorosi inconfessabili che vengono spiattellati nei momenti cruciali (a spese dell'azione), svolte inattese e anticlimatiche, conflitti con una tipologia di forze dell'ordine adeguatamente adattatasi alla minaccia, azioni teatrali e grottesche: letteralmente l'armamentario che ha fatto la fortuna della narrativa d'appendice ottocentesca.

Proprio come nei romanzi d'appendice fluviali, il fumetto si dimentica le cose: del malvagio Colonnello viene inizialmente fornito un retroterra storico che lui stesso cerca di nascondere, ma l'argomento viene poi abbandonato; Diana Lombard, che mai entra in scena, viene però nominata lasciando intendere che le sia accaduto qualcosa, e la copertina del n. 378 si spinge addirittura a mostrarla in pericolo, nelle mani del suddetto Colonnello. Si tratta di correzioni di rotta avvenute quando era troppo tardi per sistemare il n. 377 (che fra l'altro si conclude annunciando il titolo Dopo mezzanotte per l'albo successivo, sebbene l'anteprima mostri una copertina intitolata Gli Uomini In Rosso)?
Analoga trascuratezza è presente nella rubrica Fantasmagoria del n. 378, dove ancora una volta un paragrafo è stato in parte tagliato e involontariamente fuso col paragrafo successivo, privandolo di senso.

Da segnalare le usurate apparizioni dei personaggi del dipinto American Gothic di Grant Wood, una delle opere d'artre più stracitate del mondo, e quella dell'Uomo dei Fumetti (Comic Book Guy) di The Simpsons nel ruolo di scorbutico epositore bostoniano della convention.

L'arte di Walter Venturi, abbastanza precisa e pulita nelle matite, ma a volte un po' incerta nelle chine affrettate (ben diverso è il livello di cura che ha dedicato a Il grande Belzoni sulla collana Le Storie), si impegna come può nelle ambientazioni, nelle minutiae collezionistiche e nella ridda di personaggi da mettere in scena (comprese le folle di spettatori della convention con il loro abbigliamento a tema), e raccoglie dignitosamente la sfida di conciliare i due volti della sceneggiatura, che contrappone (come già detto) la svagata solarità godereccia della costa Ovest statunitense alla cupezza notturna e macabra della comunità di vampiri (ulteriormente sottolineata dalla fusione con i morigerati Amish).

Se questa storia fosse stata presentata come uno Speciale annuale, avrebbe forse riscosso più successo, proprio per via del suo tono leggero e divertito. Invece, suddivisa in due puntate nella nuova serie mensile, ha finito per attirarsi le ire del chiassoso segmento di mysteriani che sono tornati all'ovile solo perché attratti dalla promessa del ritorno alle origini. E' stato un grosso errore, da parte della redazione, non capire che questo tipo di pubblico non si accontenta di riferimenti agli albi storici, ma esige anche un trattamento rigoroso, in cui sia compreso il senso di grandiosa scoperta della storia segreta del mondo che a quell'epoca era una cifra fondamentale di Martin Mystère, corredato di una coerenza che in realtà forse non è mai stata così ferrea come dicono i loro ricordi, ma che tuttavia è il loro desiderio più forte (e ingannevolmente, forse, è stato fatto loro credere che sarà realizzato).

Recensione del romanzo serializzato in appendice a questi due albi: Il potere del Falco (3) & (4).