Martin Mystère n. 385 (mensile)
"Il potere del falco" (11)
Pubblicato nel marzo 2022 da Sergio Bonelli Editore
Martin Mystère n. 385 (mensile)
"Il potere del falco" (11)
Pubblicato nel marzo 2022 da Sergio Bonelli Editore
Senza un particolare legame diretto con le storie pubblicate nel novembre 2005, questo capitolo si auto-colloca in questo specifico anno perchè i personaggi parlano di "quattro anni fa" quando citano gli eventi del capitolo precedente. L'universo mysteriano è comunque saldamente presente, perchè nell'intreccio entra anche l'ispettore Travis A. Travis, in quanto la storia della statuetta di Anubi contempla ora un incombente furto in un appartamento di New York. Notevolmente, questo nuovo capitolo, descrivibile come una partita a scacchi con una quantità di avversari, riesce contemporaneamente a tirare le fila delle precedenti vicende parallele (e ciò accade abilmente tramite la prospettiva di diversi personaggi, da Andrew Cherry allo stesso Martin, dalla congrega di Westmoreland agli Uomini In Nero), e a mantenere l'approccio della consistenza narrativa di ogni capitolo, pur nella serializzazione della vicenda. Infatti Cappi si concentra in questo caso sulle sole traversie della statuetta di Anubi, saltando dalla New York del 2005 alla Torino del 1980, e passando per la misteriosa figura ritiratasi a vita privata in Ohio (perchè, come in ogni indagine mysteriana che si rispetti, non può mancare l'incontro con il discendente di un personaggio "famigerato" che svela per la prima volta informazioni segrete sull'antenato). E' singolare, e benvenuto, il momento in cui Martin afferma di stare seguendo l'indagine sulle statuette ormai da molti anni, anche se a singhiozzo: l'idea che il detective dell'impossibile non debba necessariamente affrontare e risolvere ogni caso in maniera compartimentalizzata (cioè in corrispondenza dell'uscita di ogni albo) conferisce tridimensionalità alla sua esistenza e "professione". Cappi dà nuovamente prova della sua grande abilità di scrittore, nell'abbinare così tanti livelli di lettura e personaggi in gioco a chiarezza espositiva e fluidità narrativa. Nella struttura del racconto trovano felicemente spazio un nuovo, importante indizio sulle statuette (che sembrano mostrare quasi sempre la stessa scena alle loro "prescelte") e un classicissimo colpo di scena finale, in cui per la terza (o quarta?) volta nella sua carriera, Martin si ritrova a passare per un assassino.
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| Legs Weaver n. 79 |
Dopo cinque capitoli di narrazione semi-autonoma, collocata in epoche diverse e incentrata su personaggi apparentemente scollegati, A.C. Cappi inizia a svelare l'intreccio, riunendo gli attori principali in una sequenza coeva (ma senza farli ancora incontrare). Anche in questo caso, la più tradizionale e solida matrice mysteriana della vicenda si fa sentire con forza, quando, tra le pieghe della continuità storica (o quasi: si tratta degli albi usciti due decenni fa anni), si inserisce questa nuova/vecchia indagine del detective dell'impossibile, che crede di tirare le fila del mystero dopo esservisi imbattuto per anni, ignaro di come gli eventi recenti stiano casualmente preparandolo a un incontro con una nemesi a lui ignota. E' il caso di evidenziare come anche l'avversario di Martin appartenga a una consolidata e amata matrice mysteriana, e cioè a quella generazionale: si tratta infatti del figlio di quel reverendo Westmoreland che fu battuto in astuzia dal padre di Martin, Mark Mystère.
| L'agente Andrew Cherry |
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| Il reverendo Westmoreland |
La discutibile alleata del reverendo Westmoreland, la signorina Larousse, fornisce ulteriori indizi per la soluzione del mystero: è infatti la terza figura femminile capace (inspiegabilmente, per ora) di attingere spontaneamente ai poteri delle statuette egizie; e nelle sue mani c'è la statuetta di Anubi, capace di attingere ai ricordi di qualunque cervello (sembra quindi svelata una parte del segreto della misteriosa voce narrante che sta segretamente osservando la vita passata di Martin Mystère, sin dal primo capitolo). Il reverendo Westmoreland racconta la genesi della propria setta, i Cercatori del Paradiso, apparentemente riconducibili ai Templari, e qui emerge un legame con il mystero dell'arrivo dei Templari nelle Americhe, raccontato ne La Quarta Caravella (Speciale Martin Mystère n.9).
Scriveteci o lasciate un commento se avete colto il collegamento tra questi Cercatori del Paradiso e i Cercatori dell'Eden che proprio C. A. Cappi presentò nel 1998 sulle pagine de I Cercatori dell'Eden (Martin Mystere nn. 197-198). Altrimenti ve ne segnaliamo tre noi. Il primo è la coppia di sicari che compariva in quell'avventura e che torna in scena adesso ne Il potere del falco: Wint e Kidd sono ispirati ai due assassini prezzolati del film Agente 007 - Una cascata di diamanti (Diamonds Are Forever) (1971). Il secondo è proprio l'attuale reverendo Westmoreland del romanzo, il cui esordio avviene nella suddetta avventura. Il terzo è l'agente Andrew Cherry dell'FBI, comparso sempre nella stessa vicenda.
| I sicari Wint & Kidd |
Storia di Carlo A. Cappi
Nel capitolo di luglio della saga della statuetta del Falcone Maltese, l'azione si svolge a New York, nel Greenwich Village: Cappi riprende la passione di Martin Mystère per le "anticaglie" e lo invia a rovistare nel Pulp Bros - Book-N-Things, un negozio di Bleecker Street (la stessa strada dove abita il Dottor Strange della Marvel), dove ha luogo una letterale festa delle citazioni pulp, un delizioso gioco di rimandi e allusioni che il vero lettore mysteriano si diverte a riconoscere subito o identificare con opportune ricerche. L'obiettivo di Martin è in realtà un capriccio analogo al blocco di diapositive delle vacanze della famiglia Morgan (quello che acquistò agli inizi della sua serie regolare): la collezione completa della (fittizia) rivista popolare Dark Desk (1937-1942), contenente non racconti, ma interviste e articoli su presunti segreti e retroscena della narrativa popolare in questione. Oltre alla citazione più famosa (un articolo di G.L. Bonelli su Kit Carson, ancora in vita nel 1913), un numero della rivista contiene anche rivelazioni cruciali sulla vera storia del Falcone Maltese, innescando così la sequenza di indagine e azione in cui Martin Mystère deve recuperare il fascicolo, sottratto da un Uomo In Nero, tale Walter Jackson. Con la solita creatività, Cappi non solo ci fornisce il punto di vista dell'UiN (cosa assai rara nei fumetti della serie regolare), ma allestisce anche un confronto credibile tra "eroe" e "cattivo", con una risoluzione logica, elegante e gustosamente ragionata (e c'è anche Java, finalmente).
L'indizio per la collocazione cronologica del capitolo è dato dal riferimento allo speciale del programma Mystere's Mysteries sull'Uomo Falena, prodotto "tre anni prima": tale speciale è connesso al romanzo La guerra nel buio, di Cappi stesso, ambientato nel 1988: di conseguenza, l'azione del racconto si colloca nel 1991. I Pulp Bros inoltre menzionano una Demo Reel di un un giovane regista, tale Quentin Tarantino, con un personaggio di nome Pink: il film in questione, che i personaggi del racconto non conoscono perchè non è ancora uscito nelle sale è Le Iene (1992). Martin ripensa anche al caso de La donna leopardo, altro romanzo di Cappi ambientato nei tardi anni 1980.
Il capitolo di agosto, che nelle anteprime prometteva un Martin come non l'avevamo mai visto, è ambientato nello Zaire e ha in effetti la peculiarità di svolgersi prima del n. 1 della serie regolare, oltre che di far vivere a Martin un'esperienza tragica con Leontine, una sventurata ragazza zairese le cui illusioni di libertà vanno orribilmente in frantumi. Martin usa il Murchadna, con la naturalezza che gli era propria in quell'epoca, ma deve fare i conti con la dura realtà, in cui neppure quest'arma prodigiosa può risolvere i sanguinosi problemi delle guerre civili africane. Oltre all'analisi storico-socio-politica dello Zaire, con i suoi orrori (come l'eccidio voluto da Re Leopoldo II), questo capitolo cita anche la comparsa del virus Ebola, collocando con precisione la vicenda nel 1976; si menziona inoltre l'arresto di Martin in Cile nel 1973, avvenuto "tre anni prima", con relativa schedatura di Martin da parte della CIA (che all'epoca favorì il colpo di stato cileno).
Così come il tono duro della vicenda, anche questi elementi storici sono filologicamente fondamentali per un autore che voglia sceneggiare in modo corretto il Martin impegnato delle origini. Purtroppo, però, Cappi esagera e compie un mezzo passo falso, mettendo nelle mani della ragazza zairese un libro scritto da Martin Mystère: è un errore, dato che la sua prima opera letteraria, Mystère's Mysteries of the Past, è del 1978. Volendo, si può ipotizzare che Martin abbia scritto un'opera prima di cui poi si vergognò (come tanti autori che esordiscono con uno pseudonimo e in seguito, trovata la strada giusta, rinnegano quei tentativi), forse per il sensazionalismo e l'ingenuità, decidendo di non darla alle stampe, ma un qualche editore senza scrupoli ne produsse un'edizione pirata che fu distribuita e poi fatta ritirare e distruggere dallo stesso Martin: forse il volume non vendette molto, ma uno statunitense ne acquistò una copia e la lasciò all'albergo Chat Noir di Yandongi, Zaire (come afferma Leontine). Una spiegazione più dettagliata, che fornisce anche il titolo del libro, può essere letta qui: Extraordinary Historical Discoveries - Believe it or not, the true history of the world that they don't want us to know.
Dov'è la statua del Falco, in questo capitolo? Non c'è, ma in compenso compare una statuetta felina della dea Bastet (o Sekhmet?), con potere di elargire visioni del futuro a certe persone: Andrea Cappi aveva già annunciato, in un post su Facebook, che non ci sarebbe stata una sola statuetta in questa vicenda.
Recensione delle storie a fumetti di MM nn. 377-378: "Il vampiro di Vienna" & "Gli Uomini in Rosso".
Il primo capitolo de Il potere del falco, oltre a raccontare una storia accessibile al lettore occasionale, contiene una sfilza di interessanti elementi e succosi premi per l'appassionato della serie, che andiamo qui a sviscerare.
Innanzitutto,
giustamente, l'azione si svolge simbolicamente subito dopo Gli uomini in Nero (Martin Mystère): che razza di inizio celebrativo del nuovo corso sarebbe, se non si avesse l'accortezza di tornare alle origini del mito?
E, quindi,
ci ritroviamo a godere di un momento inedito, ma importantissimo: quello
in cui Martin esamina l'impatto emotivo e cognitivo degli eventi del citato n.
1 (Orloff ancora vivo e ostile, la biblioteca di Luxor perduta per sempre,
l'esistenza e la spietatezza degli UiN, la verità degli scritti surreali
di Ibn Battuta), e si rende conto che un intero mondo di certezze sta
crollando (certo, Martin già da tempo era sulle tracce di "qualcosa", ma
aveva raccolto indizi, non prove, mentre oggi, qui, di colpo, gli sono piombate
addosso enormi rivelazioni a catena, difficili da metabolizzare in poco tempo).
C'è
anche l'inedita ma illuminante prospettiva dell'Uomo In Nero "comune", cioè la manovalanza che
esegue gli ordini senza sapere o capire: coinvinto di aver aderito a
una consorteria che promette potere e contatti con persone influenti, il signor Borghetti si
trova invece a dover vestire insensatamente di nero in qualunque stagione, e a obbedire a
ordini provenienti dall'alto che per lui non hanno senso (come spiare
Martin e i perquisire suoi effetti).
In questa accurata ricostruzione
del mondo originale di Martin Mystère, esplorata attraverso angolazioni
inedite che la arricchiscono in modo assai castelliano, esplode poi il
prezioso e inimitabile elemento bibliofilo-letterario di approfondimento,
per molti anni quid esclusivo di Martin Mystère, che differenziava la serie da qualsiasi
altra produzione fumettistica (certo, oggi non è più vero, perchè per molti anni anche Dampyr ha portato avanti un discorso simile, prima di passare alla narrazione porno-soft). Dall'ossessione dell'accumulo di libri (che accomuna Martin Mystère, Alfredo Castelli e lo stesso Cappi, autore anche di romanzi dedicati a un cacciatore di libri) si passa alla mitologia egiziana, e qui subentra la classica intuizione alla
Castelli che connette due mondi completamente diversi: i romanzi
hard-boiled di Dashiel Hammet (e il mondo hollywoodiano dei relativi
film) e i segreti dei Cavalieri Templari. Non può mancare l'agile ma
accurata esposizione storica dei due argomenti, che Cappi dimostra di
conoscere in modo appassionato (e non per semplice riciclo di
nozioni della wikipedia). Si chiude la narrazione nel modo più mysteriano e arguto, con una teoria che attribuisce una nuova identità
all'idolo che i Templari adoravano, e che capovolge l'enigma del
Falcone Maltese di Hammet, andando a scomodare il binomio Horus/Gesù. Ogni pagina è inoltre corredata di illustrazioni a tema, che visualizzano (letteralmente) certi dialoghi del racconto.
Sarà davvero questo il primo tassello
del mosaico di un'indagine (per ora a noi ignota) di Martin Mystère, che
una presenza invisibile e ostile sta cercando di ricostruire?
E quale altra epoca della storia di Martin verrà esplorata la prossima volta?
Come anticipato all'inizio, ecco ora spiegato con chiarezza come funzionano questi racconti: sono narrazioni
autoconclusive, che approfondiscono momenti importanti della storia di
Martin Mystère e che offrono nuove conoscenze e speculazioni (com'è
ovvio che Martin faccia in continuazione nel tempo libero), ma sono corredate anche di un sottile e discreto filo rosso che le collega
tutte, formando un arco narrativo più ampio. Il isultato, già spiegato dallo stesso Castelli più volte, è che il lettore casuale si può godere la singola
storia senza disperarsi di sapere "come va a finire", e il lettore
fedele coglie il frutto dell'assiduità nel seguire la serie.
Sono anziano - Ovvero la tragedia del romanzo d'appendice a puntate su Martin Mystère