mercoledì 16 febbraio 2022

[Recensione] Martin Mystère n. 384: "Riscatto a quattro dimensioni"

Martin Mystère n. 384 (mensile)
"Riscatto a quattro dimensioni"

Storia: Giovanni Eccher
Disegni: Fabio Piacentini
 
A fare da contraltare all'appagante capitolo della corsa finale de Il potere del falco, dove così tanti tasselli della narrazione vanno ora a combaciare in un logico e meditato disegno che rivela più della somma delle parti, c'è la delusione del fumetto di questo albo, che purtroppo conferma tutti i i difetti rilevati e i sospetti sorti durante la lettura della prima parte, in cui si poteva ancora essere possibilisti: se in coda all'albo ci sono pagine di testo che brillano per un impianto narrativo solido, articolato, approfondito e mysteriano, qui ci troviamo invece davanti a un totale di centosessanta pagine impiegate per una quantità di dimenticabili scene d'azione, riservando un risicato spazio a spiegazioni assai stereotipate, che spingono a parlare di "storia alla Topolino", ma erroneamente, dato che invece nei fumetti Disney simili storie  si fermano a trenta pagine, e autori storici come Romano Scarpa oppure moderni come Casty o Roberto Gagnor le arricchiscono con vari livelli di lettura per un pubblico di diverse fasce d'età.
La spiegazione del "mistero" dei falsi defunti onniscienti, infatti, è simpatica nella sua intuizione, per via del parallelo col classico della letteratura Flatland, ma è deludente nell'esecuzione e nella scarna, lacunosa esposizione: si tratta di stereotipati "invasori" di una dimensione "superiore", in teoria meramente spaziale (e non la "quarta", essendo la quarta dimensione il tempo); il loro scopo, forse, è una "invasione", sebbene essi ci deridano perché abbiamo la pretesa di comprendere il loro modo di pensare "superiore" e onnisciente (un modo che davvero ci sfugge, visti i banali eventi che determinano la loro sconfitta). Viene il sospetto che quest'ultima sia un modo per non legare la trama alle vincolanti premesse sulla potenza degli alieni, dato che costoro affermano di sapere tutto, vedere tutto, sentire tutto, ma alla fine si fanno sempre sfuggire dettagli molto scontati, che causano la loro ripetuta sconfitta. L'approccio è povero di originalità, dato che l'idea dell'invasione da parte di esseri di dimensioni superiori risale alla fantascienza popolare statunitense dell'età dell'oro, e i fumetti l'hanno cannibalizzata e riutilizzata fino alla nausea per molti decenni. Scarseggia anche l'approfondimento, ed è lo stesso paragone con Flatland a compromettere la credibilità narrativa, afflitta da una costante superficialità nell'affrontare il tema di esseri che hanno una dimensione in più rispetto alle nostre in cui agire.
Come già osservato, la scelta (redazionale?) di privilegiare l'azione e la spettacolarità (meglio se in inglese) va a discapito della credibilità e della consistenza di una vicenda molto esile, che non ha la capacità di reggere due interi albi di situazioni "avventurose" in cui si punta parecchio sui dei ex machina (non solo la perenne distrazione degli alieni nei momenti cruciali, ma anche il "cattivo" che aspettava solo l'arrivo dell'ottuagenario Martin per redimersi e passare al contrattacco), con un apice di imbarazzo durante lo scontro tra Martin e gli anziani al cantiere (che sa pure di già visto, in quanto ci ricorda il finale del farraginoso Il giocatore di scacchi). La vaghezza dell'impianto narrativo, che nega credibilità agli alieni, è rimarcata dalla facilità della non-soluzione finale, con la straniante scena della distruzione di dischi fissi esterni che sembrano fatti di wafer (quelli di silicio?).
L'utilizzo della Mytologia (o Storia Mysteriana), come già si temeva il mese scorso, suona posticcio nella sua ininfluenza, come se gli elementi fossero stati inseriti allo scopo di adattare la trama a un requisito editoriale: di Slumberland e della Contessa si perde rapidamente ogni traccia, e non ne viene spiegato il coinvolgimento, ne è fornito alcun motivo per cui "Flip" debba essere in possesso di un indizio grafico capace di guidare Martin sulla strada della compagnia farmaceutica. A posteriori, gli eventi di Slumberland del mese scorso stridono ulteriormente con gli sviluppi della storia, quando il lettore si chiede perché gli alieni della dimensione "superiore" si manifestino nel mondo dei sogni alla sola Contessa e perché gli alieni abbiano quel goffo aspetto di "mostri" da film di serie B, o anche solo perché sentano il bisogno di rivelarlo. Tra le domande senza risposta, c'è il legame tra il Mondo del Sogno e le visioni indotte dalla droga Ritus: valeva per tutti i consumatori, o solo per la Contessa? Perchè Martin, nella sua condizione di Cumbo, resta cieco come tutti agli alieni che sfruttano la dimensione del Sogno per manifestarsi? Ovviamente la risposta più prosaica è quella data poche righe fa sulle modalità e ragioni dell'utilizzo della Storia Mysteriana.
Il più solido dei dubbi narrativi, nella lista dei dei ex machina, sembra quello della follia con cui il protagonista si getta nella tana del leone, senza alcuna difesa, quasi già sappia di andare incontro allo stereotipo del cattivone pronto a redimersi senza particolari motivazioni e solamente perché gli arriva qualcuno in casa. Abbiamo detto "protagonista" perché, a ben guardare, la vicenda potrebbe essere facilmente riadattata per la serie di Dampyr o per quella di Dylan Dog: una volta rimpiazzati i manierismi mysteriani con quelli di un'altra serie, ciò che resta è infatti una storia in cui il protagonista "non sembra lui", proprio come Martin Mystère qui non sembra Martin Mystère, se si grattano via le allusioni all'età. 
 
Curiosamente, la copertina sembra ribadire i nostri stessi dubbi, mettendo in scena numerose copie di "Flip" (assente nel fumetto), e dando la falsa impressione che la storia debba vertere su qualche aspetto di Slumberland (argomento invece abbandonato sbrigativamente). La situazione di Martin Mystère a bordo di una moto, mentre compie uno spericolato balzo acrobatico, nel fumetto è associata ai numeri del celebre stuntman Evel Knievel, ma agli occhi di noi lettori richiama invece la famigerata scena in cui Arthur Fonzarelli salta lo squalo, con il suo significato simbolico.
 
La signora Kennedy e la parata
In appendice, come era stato dichiarato all'inizio del nuovo corso, nel caso di storie in due puntate la rubrica Fantasmagoria tratta del mystero in questione solo nella prima parte, e si concede di divagare nella seconda parte. Ecco quindi che questa volta propone (e ripropone, attingendo agli articoli di Martin Mystère Gigante n. 13) una riflessione sull'ipocrisia del linguaggio politicamente corretto, in questo caso per quanto riguarda la sostituzione sistematica del termine vecchio con il termine anziano, proponendo la ben nota ironia di Plinio l'Anziano.
Curiosamente, però, le riflessioni della rubrica costituiscono l'unica componente mysteriana del fumetto in questione (abbiamo detto fumetto, perchè il romanzo Il potere del falco è tutta un'altra storia, letteralmente): se è vero che Martin Mystère non deve essere automaticamente enciclopedico e logorroico per essere Martin Mystère, se è vero che in passato ha vissuto più di una avventura di azione e tecnologia, è anche vero che Martin Mystère è caratterizzato da una certa originalità dell'approccio (il cosiddetto pensiero laterale), da una capacità di approfondire gli argomenti con una visione personale e critica, da un razionale senso di meraviglia capace di stimolare la curiosità per ciò che non si conosce (sia esso nuovo o vecchio), da una voglia di apprendere e di interrogarsi sulle possibilità offerte dalle nuove idee, e soprattutto dalla volontà di esporre le proprie riflessioni durante la narrazione.
La resistenza di Java all'inquinamento
Tutto ciò, nel fumetto, manca, sostituito da corse frenetiche, conversazioni dozzinali e funzionali esclusivamente a risolvere la vicenda in modo sbrigativo, battutine scontate sui finti problemi di età di Martin (come le ginocchia che scricchiolano): in poche parole, da una parodia mancata dei soli elementi superficiali che caratterizzano Martin e che si recepiscono a una lettura veloce di qualche suo albo.

Analogamente a Fantasmagoria, anche Zio Boris mette alla berlina una certa categoria di idiozia moderna (e persino Bonelli Kids lo ha fatto, il mese scorso), risvegliandoci un certo rimpianto per il fumetto di Martin Mystère "di una volta", quello che, con un'arte curata e di qualità, mescolava l'umorismo nero alla critica aperta del degrado insito nelle dinamiche della società moderna e del "progresso", e lo faceva divertendoci e divertendosi.  Eh, già, perchè in questo abborracciato doppio episodio, in definitiva, è proprio questo che manca.

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