domenica 20 giugno 2021

[Recensione] Martin Mystère n. 376 - "Come ai vecchi tempi" + "Il potere del Falco (2)"

Martin Mystère n. 376 (mensile)
Pubblicato nel giugno 2021 da Sergio Bonelli Editore
"Come ai vecchi tempi"
Storia: Carlo Recagno
Disegni: Fabio Grimaldi
"Il potere del falco" (2)
Di Carlo Andrea Cappi

La macchina per commentare.

Con un titolo che più programmatico di così non si può, tocca a Carlo Recagno inagurare davvero il nuovo corso della testata di Martin Mystère, dopo l'albo d'esordio n. 375 che è stato dedicato agli ottant'anni della casa editrice e alla figura di G.L. Bonelli (e che comunque già contiene quelle che si ritiene siano le caratteristiche del nuovo corso). Con la recuperata mensilità delle uscite e il numero di pagine che torna alle classiche 96 (in opposizione alle 160 dell'uscita bimestrale), la redazione auspica di attirare nuovi lettori e di richiamare i vecchi che si erano allontanati, promettendo a questi ultimi un ritorno alle atmosfere e tematiche che erano state abbandonate più di dieci anni fa (ne abbiamo parlato nella recensione di Martin Mystère n. 373, "Incubi").

Di conseguenza, è quindi necessario non solo ripresentare il personaggio ai lettori nuovi o di ritorno, riepilogandone la storia nonchè le caratteristiche del suo universo narrativo, ma è necessario anche confezionare una vicenda che riporti alle origini della serie, e infine portare avanti le trame esistenti, con nuovi sviluppi che accontentino la fetta di lettori che da molto tempo attende la risoluzione di certi punti in sospeso. Carlo Recagno, che da più di un decennio è il biografo ufficiale di Sergej Orloff, utilizza proprio questa occasione per riportare nemesi mysteriana originale al suo modus operandi dei vecchi tempi, imprimendo una netta svolta alla vicenda delle "Sette Spade", di cui si attendevano sviluppi sin dal n. 330, e dando a Martin Mystère un ruolo da protagonista, non tanto perchè deve indagare su un ennesimo caso bizzarro, quanto per ciò che lui stesso è e incarna, per ciò che ha imparato/scoperto negli anni, per le caratteristiche della sua dinastia, e per i rapporti interpersonali che ha costruito durante la propria esistenza (ed ecco quindi coinvolti anche Diana e Java, mentre mancano Travis e Altrove). Oltre all'indagine fantarcheologica mysteriosa con rivisitazione del passato (arricchita da rivelazioni inedite e dettagli già rivelati, ma solo in sordina e in rarissime occasioni, tanto che nessuno più se ne ricorda), la narrazione presenta anche la caratteristica costruzione a incastro in cui si alternano eventi di diverse epoche, spaziando quindi dal presente all'amato periodo delle civiltà di Atlantide e Mu (ancora una volta, per introdurre il nuovo lettore nel contesto più importante della serie, ma capovolgendo la situazione abituale: è Mu a fare la parte del leone, grazie all'ampio spazio dedicato all'Imperatrice Amaterasu), e in quest'ultima parte compare anche l'abituale porzione di azione, combattimento e spettacolarità di tipo fantastico/mistico.

In appendice, prosegue la serie di racconti de Il potere del falco, con protagonisti completamente diversi da quelli dell'episodio precedente, a loro volta impegnati a indagare sul mistero della statuetta del Falcone Maltese del romanzo di Dashiel Hammet: sorprendentemente, il finale dell'episodio sfodera un colpo di scena simmetrico a quello del fumetto Come ai vecchi tempi, e coinvolge proprio un personaggio comparso (a sorpresa) nei ricordi di Martin durante questa vicenda. Recagno ha dichiarato sulla pagina Facebook di AMys che si è trattato di una combinazione fortunata, che contribuisce comunque a dare una consistenza tematica e stilistica all'intero albo, dando quindi un senso aggiuntivo alla formula che combina fumetto e testi.

Come nel caso de Le ombre di Camelot (Speciale Martin Mystère n. 35), la sceneggiatura si svolge in modo molto piatto e lineare (nonostante le diverse epoche), con dialoghi essenziali che poco concedono alla retorica fumettistica: è necessario fare attenzione ai minimi particolari per coglierne i contenuti inediti (o quasi), di cui parliamo in seguito. L'arte è analogamente piatta, nel ricorrere sempre alle stesse soluzioni visive, e smorza notevolmente il potenziale della storia, nonostante offra ambientazioni curate (come le architetture di Mu) e un piacevole diosegno tecnologico futuribile. Il suo problema principale sono le forti incertezze nelle figure umane dei protagonisti, soprattutto nei volti degli stessi: il numero di espressioni di base minime che viene riciclato per tutto l'albo è veramente scarso (il "broncio" di Martin Mystère dopo essere stato derubato della spada è quasi comico); inspiegabilmente la combinazione occhi/naso/bocca è sproporzionatamente piccola rispetto al volto colossale in cui è inserita, come se si trattasse di un lavoro digitale aggiunto a posteriori da qualcun altro, e la sproporzione conferisce ai personaggi un aspetto Lovecraftiano, da popolazione di un borgo afflitta da tare genetiche che si manifestano con deformità somatiche e scarsa intelligenza. La scena del mero lazo con cui si strappa la spada dalle mani di Martin, frutto di una sceneggiatura svogliata (o disperata?) è anche responsabilità dell'artista, se l'ha disegnata esattamente come era descritta, senza tentare di migliorarla con un briciolo di iniziativa (oppure in Bonelli è vietato? Non lo so). Se poi si va rileggere Martin Mystère n. 330, illustrato dagli Esposito Bros, il divario artistico tra questi due episodi così strettamente collegati diventa ancora più vistoso, anche perchè ci si accorge che, a pagina 59 del n. 376, la vignetta che raffigura i vari nemici storici di Martin Mystère include anche Morgana, ma agghindata proprio con l'abito sfoggiato nel solo n. 330 per il matrimonio, quando per raffigurare Morgana in modo riconoscibile e iconico sarebbe stato necessario attingere a storie precedenti (e invece si è fatta la scelta peggiore, ma di certo la più facile). 

A completare il variegato formato "rivista", la sezione Fantasmagoria ospita una striscia dei Bonelli Kids (il cui unico pregio è il formato a striscia, se si esclude il divertimento di chiedersi quale orrenda battuta arriverà questa volta) e una tavola di Zio Boris, impegnato in una satira che a una prima occhiata sembra solo cronaca tratta da un quotidiano nazionale.

Universo mysteriano (da leggere dopo il fumetto e il romanzo).

Nel finale di Martin Mystère n. 330, Morgana e Loki Junior si ripromettevano di invadere Yonaguni per impossessarsi della Spada ivi custodita. Stiamo parlando di un fumetto del 2013: cosa è successo quindi a Morgana, Loki jr, Sergej Orloff e Christine, durante questi anni in cui Martin si ricordava occasionalmente di voler salvare il buon Sergej (che comunque era già quasi tornato a essere il suo vecchio se stesso malvagio)?

Dopo averci spiegato che Martin ha tentato, fuori scena, di capire come ritrovare l'amico-nemico, Recagno sceglie di non rivelarci subito la risposta per due motivi: il primo è che è passato troppo tempo, e quindi la narrazione non avrebbe potuto riprendere da quel punto (nemmeno in forma di flashback, in quanto avrebbero sottratto troppo spazio a un albo di 80 pagine che ha già l'arduo compito di presentare il protagonista ai nuovi lettori e raccontare un nuovo inizio, pur proseguendo una vicenda in corso da anni); il secondo è che il summenzionato "nuovo inizio con ritorno alle origini" richiedeva necessariamente la presenza del primo Orloff, lo spietato e avido cacciatore di rari reperti archeologici, senza tutti i preamboli che la vicenda di Yonaguni avrebbe richiesto. Paradossalmente, questa tecnica di omissione non è una novità, nè per la testata nè per Orloff, e i lettori storici dovrebbero saperlo bene: quanto tempo trascorse dalla vicenda della Città delle Ombre Diafane, e quanti albi furono pubblicati, prima  che  Martin Mystère n. 330 svelasse finalmente in che modo Orloff, orrendamente sfigurato, era riuscito a sopravvivere, e quale relazione c'era col nipponico e misterioso gruppo denominato Centro? E quanto c'è voluto per sapere che Martin Mystère e Diana Lombard si erano sposati subito dopo il rientro dall'Italia? Prepariamoci a un'attesa altrettanto lunga, prima di conosce il destino di Morgana, di Loki e della Spada di Yonaguni (che magari neanche c'era, dato che la Kusanagi era in un altro posto), sebbene i lettori più arguti abbiano già iniziato a sospettare che Orloff possa non essere semplicemente Orloff, o addirittura sia stato sostituito: per la prima ipotesi, tutti ricordiamo come Merlino e Morgana coesistessero nello stesso corpo, in Roncisvalle (Martin Mystère nn. 94-96); per la seconda, va invece considerata l'attitudine di trickster di Loki, capace anche di mutare forma.

Tra le righe, emergono le abituali rivelazioni inedite, o comunque passate inosservate negli anni, che caratterizzano la gestione di Carlo Recagno quale biografo di Sergej Orloff (e anche di Martin). Martin Mystère si rende vagamente conto che Sergej Orloff sapeva di Agarthi ancor prima di arrivarvi (indizio già presente in Martin Mystère n. 330), ma al momento non menziona che anche in Martin Mystère Gigante n. 2 il giovane Orloff si era lasciato quasi sfuggire di avere una qualche prova dell'esistenza di Atlantide. Martin Mystère ammette inoltre qualcosa che non ha mai confessato apertamente: il viscerale e naturale fastidio all'idea di doversi portare dietro Java dalla Città delle Ombre Diafane, dettaglio solo suggerito ne Il passato di Java (Martin Mystere nn. 111-113), dove Martin aveva sì opposto obiezioni a questa idea, ma di natura eminentemente pratica. Scavando più a fondo nel passato e nella famiglia di Martin, Recagno rivela che Mark Mystère sapeva del Docteur Mystère, e che l'opposizione di Mark al "mystero", tanto caro al figlio Martin, aveva lo scopo di proteggere la famiglia da un'eredità di bizzarrie e pericoli. In Voci dal passato (Martin Mystère n. 325), il complesso passato di Mark è stato ulteriormente analizzato, per via della sua mutevolezza di opinione (nonchè di date dell'affiliazione agli Uomini in Nero), e adesso bisogna quindi prestare attenzione alla frase sarcastica di Orloff sulla possibilità che Martin si metta ricostruire la storia del padre e del nonno eccetera: infatti, in Affari di famiglia (Martin Mystère nn. 174-175), citato nella vignetta incui il bambino Martin osserva gli oggetti indiani a casa del nonno, si apprende che Martin sa assai poco dei suoi antenati e del suo stesso padre. A cosa allude quindi Orloff? E' possibile che sia in preparazione una storia in cui Martin viene finalmente a conoscenza dei dettagli mysteriosi che caratterizzano il suo albero genealogico, risalendo fino a Jacques "Cigale" Mystere e a Remi D'Aix (Almanacco del Mistero 2012)?   

Delle mysteriose conoscenze impossibili del giovane Orloff si è occupato Luca Salvadei, sceneggiando il fumetto Il Triangolo del Diavolo (Corriere del Mystero n. 1), in cui i giovanissimi Sergej Orloff e Martin Mystère incapano nel segreto del mare delle Bermuda. Di una possibile (ma non univoca) fonte della conoscenza impossibile di Sergej Orloff si è parlato nell'albo cartaceo I misteri dei tempi d'oro (Get a Life! n. 1) . Entrambi gli albi qui citati sono stati pubblicati dall'AMys, e i due fumetti sono disponibili anche in formato PDF scaricabile gratuitamente.

Per quella che è forse solo la seconda volta, dato che la prima sarebbe La città dei cinque anelli (Martin Mystère nn. 196-197), uno dei Quattro Oggetti Archetipi viene associato all'epoca e alla cultura di Atlantide e Mu: sin da Martin Mystère Gigante n. 2 sappiamo che la loro creazione avvenne infatti in epoca assai più remota, ma ciò nonostante la storia antidiluviana (resa nota finora) sembra ignorarne in gran parte l'esistenza. Ma se, nel precedente appena citato, il Graal veniva a malapena menzionato, questa volta la Spada è ben presente nella vicenda, e ci viene persino detto che i Tecnomaghi di Atlantide hanno una tale familiarità con questi oggetti da usarli per animare le loro macchine; si tratta di una tecnica a noi già nota sin da quando abbiamo appreso la natura dell'Arca dell'Alleanza ne Un uomo chiamato Mhosis (Martin Mystère nn. 14-106).

Nella panoramica sulla mitologia antidiluviana c'è persino spazio per una menzione di Atlantide e Lemuria, cioè le nazioni che precedettero Atlantide e Mu.

Seppure brevemente, compare anche Kut Humi, il maestro spirituale di Martin Mystère, il cui classico discorso misticheggiante riguardo al destino e al relativo libro dell'Akaschi è, inevitabilmente, una metafora dei cambiamenti in corso nella serie a fumetti.    

Il "numero 425 del giugno 2011" citato ne La macchina per leggere non esiste: si tratta invece del n. 315. La storia di Re Artù è associata ai numeri sbagliati della serie (si tratta invece dei nn. 15-16), e la spada Joyeuse di Carlo Magno (Speciale Martin Mystère & Nathan Never n. 1), pur essendo giustamente leggendaria, non fa però davvero parte della saga delle Sette Spade, avendo una natura più prosaica.

L'Amaterasu "storica", imperatrice di Mu, ha ora un fratello di nome Susano, e le loro vicende hanno dato origine a una fetta di mitologia nipponica della nostra epoca. In altre parole, la dea Amaterasu del mito era in realtà una donna in carne e ossa, "evemerizzata" in seguito. Va però notato che, ne L'isola di ghiaccio e di fuoco (Martin Mystère Gigante n. 6) Recagno ha inscenato un consesso di divinità in cui appare anche la dea Amaterasu.

Proseguendo la rettifica iniziata ne Le ombre di Camelot (Speciale Martin Mystère n. 35), Recagno presenta gli alieni Kundingas e Tuatha De Danann come un'unica specie aliena: va notato che il nome Kudingas in merito ai Doni dei Tuatha è stato sinora usato solo dagli dei celtici visti nel suddetto Speciale (giustamente, perchè loro sono i Tuatha del mito) e dalle genti di Mu, cioè due culture avulse da quelle del nostro mondo "moderno".

Dopo il personaggio di Matthew visto ne La vendetta di Loki (Martin Mystere nn. 244-246), Recagno introduce un altro compagno di studi di Martin e Sergej ai tempi di Firenze, Andrew Robinson (e non basta, ovviamente; per quanto poco rilevanti sinora, devono essercene stati molti altri: o forse erano solo in quattro a frequentare quella facoltà?). 

Quando è ambientata la seconda puntata de Il potere del falco? I genitori di Martin Mystère muoiono nel 1965, quindi necessariamente prima. Però si parla della sconfitta di Nixon alle Presidenziali, avvenuta nel 1960. Sapendo che nel 1962 Mark Mystère, che già lavorava ai vertici degli Uomini in Nero, venne da loro ri-arruolato dopo un evidente lavaggio del cervello, e sapendo che prima del lavaggio era uno degli uomini di spicco della setta, l’avventura è molto probabilmente datata 1961. Durante il racconto, Lew cita il 1922 come data in cui il culto di Westmoreland acquistò il Falco e commenta "ce l'hanno da quarant'anni!", ma potrebbe aver voluto usare la cifra tonda per comodità.

C. A. Cappi prosegue la tradizione mysteriana dell'Universo di Wold Newton (quello in cui tutti gli eroi della letteratura popolare esistono veramente e sono spesso imparentati), affermando non solo che la coppia di investigatori (Sam Spade e Miles Archer) del romanzo Il Falcone Maltese di Dashiel Hammet è realmene esistita, ma anche che l'investigatore Lew Archer creato dallo scrittore Ross MacDonald è una persona reale, e figlio del suddetto Miles Archer. In realtà, MacDonald battezzò "Lew Archer" il proprio personaggio con lo scopo di rendere omaggio a Il Falcone Maltese.

La presena contemporanea di Mark Mystère nel fumetto e nel racconto sarà anche frutto di una coincidenza, ma in entrambi i casi gli autori hanno lavorato per conciliare la figura del padre che ama il proprio figlio con quella dell'Uomo In Nero che invece agisce per distruggere la conoscenza della storia.

Il secondo capitolo de Il potere del falco sembra implicare che il potere della statuetta sia quello del controllo mentale, attuato con una fusione tale che la mente del controllore entra in quella del controllato: è esattamente ciò che accade nel primo capitolo, quando una presenza estranea invade la mente di un Uomo in Nero per spiare Martin Mystère (ai tempi degli eventi di Martin Mystère n. 1): tale presenza, di cui non ci viene rivelata l'identità, non riesce infatti a capire se ha viaggiato indietro nel tempo o se sta solo rivivendo i ricordi dell'Uomo In Nero.   

L'angolo delle polemiche

La signorina Tischmacher è appena rientrata e viene subito convocata alla presenza del suo capo, ma costui (Sergej Orloff) ha già la spada sulla scrivania. Recagno ha saltato i passaggi relativi e non ha dato spiegazioni perchè si tratta di aspetti banali e noiosi: è infatti ben noto che i cani di Pavlov critici della rete non aspettano altro che un suo passo falso per cominciare a ululare l'epiteto "spiegone". Eppure accade che ci sia anche chi protesta perchè, senza una dettagliata spiegazione, non capisce (e quindi come si fa sapere chi bisogna accontentare?), per cui ci tocca sottolineare che Tischmacher non stava pilotando l'elicottero nè ha lanciato il (demenziale) lazo per catturare la spada, in quanto sull'elicottero era palesemente presente altro personale, specializzato nelle operazioni descritte; tutti loro avevano chiaramente l'ordine di non toccare mai il manufatto (specialmente Tischmacher, soprattutto se in realtà lei è una Morgana amnesiaca) e quindi, al rientro dell'elicottero alla base, la Spada è stata immediatamente fatta pervenire a Orloff tramite una catena di passaggi di massima sicurezza e velocità, mentre Tischmacher se la prendeva comoda a tornare in ufficio (ricordiamoci anche della sua indolenza mostrata in precedenza).

Lo sventurato Andrew Robinson, che in gioventù è stato infelicemente disegnato con l'aspetto di Groucho Marx, non sapeva che il manufatto antidiluviano fosse un contenitore, eppure ne parlava come di qualcosa capace di cambiare i destini del mondo. Anche qui, Recagno ha omesso una spiegazione tanto ovvia quanto inutile all'economia del racconto, e anche qui si sono innescati i cani di Pavlov dell'incongruenza che, secondo loro, inficia tutto il resto del fumetto, per cui bisogna osservare che Robinson è solo una mera pedina di Orloff, il quale gli ha naturalmente raccontato una serie di bufale riguardo all'oggetto, con l'ovvio scopo di manovrarlo a piacere, e ha evitato accuratamente ogni riferimento alla verità, che sarebbe potuta filtrare anche solo menzionando un contenitore per un oggetto di grande potere (specialmente se tali parole fossero giunte all'orecchio di Martin, che finalmente ha recuperato la memoria storica che aveva perso nell'ultimo decennio). Lo sceneggiatore non ha sentito la necessità di esibirsi in uno "spiegone" per sottolineare l'ovvio, e cioè che a Robinson erano state date informazioni deliberatamente sbagliate, visto che lo stupore di quest'ultimo nello scoprire che si tratta di un contenitore è sufficiente per far trarre le scontate conclusioni.

Nessun commento:

Posta un commento