lunedì 14 gennaio 2019

GaL #26 - Brainstorming (in English)

Get A Life (the fancomic miniseries NOT presented by Martin Mystère) presents Brainstorming in English.

It had to happen: Martin Mystère meets a young Leonard da Vinci.

But how can this come to be without resorting to timetravel-- that is a narrative shortcut that the Martin Mystère series is not too fond of?
The answer lies in the Dreamworld, which is a doorway to the Universal Databank. And what is the Universal Databank, if not the all-encompassing book of the Akaschi? And isn't the Book of Leaves a facet of this universal knowledge?
That is exactly what is about to be revealed by Aslan Al-Rahim (aka The Turk) of the Son of Mithras, and Kut Humi of the Arya Samaj!

In the meantime, Martin Mystère lectures at the Massachusset's Institute of Technology and sports his not-so-new Ferrari, while one notorious Renaissance Man learns something about the true origin of mountain slopes' sea fossils, and has fun with Lucretia Donati, unbeknownst to Lorenzo Il Magnifico.


 


Story art by Mirko Di Noia.
Cover art by Luca Tatoli.
Story & lettering by di Franco Villa.
English edits by di Joe Teanby.

Want more? Here is the Get a Life! episode index.

lunedì 7 gennaio 2019

[Recensione] Martin Mystère n. 347 - L'oro di re Mida

Martin Mystère n. 347 - "L'oro di re Mida"
Ottobre 2016
Testi di Alfredo Castelli e Lotti
Arte di Francesco Sforza


Il problema principale di L'oro di re Mida è il modo in cui l'albo è stato strutturato e sceneggiato. Un modo tale da far balzare tutti i difetti della storia agli occhi del lettore annoiato già alla prima lettura, cioè quella "a caldo" in cui abitualmente la tensione narrativa e la curiosità sul mystero di turno spingono a sorvolare su incongruenze, incuria, contraddizioni, carenze, faciloneria, soluzioni  paracadutate, riempitivi, sequenze tirate via. Una reazione abituale questa volta che proprio non si innesca, con L'oro di re Mida, fumetto che sin dall'inizio si rivela afflitto dal solito triste andazzo ormai divenuto una costante della serie: un ricorso all'azione convulsa, insulsa e senza logica; assenza totale di approfondimento; elementi inseriti a casaccio per fungere da facciata che copre il vuoto dei contenuti; moralette contraddittorie; documentazione scientifica superficiale e discutibile
Eppure l'esordio è quasi gradevole, prendendo esso piede da una intuizione narrativa carina, etichettabile quasi come mysteriana, sebbene poco originale: il potere di trasmutazione dei metalli (termine tristemente menzionato solo una volta nell'albo, e al quale si preferisce "trasformazione") di re Mida non sarebbe altro che uno dei primi tentativi di realizzazione di quella Grande Opera che sarebbe divenuta in seguito l'ossessione dell'alchimia medievale; siccome l'aspetto fondamentale e più popolare della Grande Opera consiste nel trasmutare metalli vili in metalli preziosi, ecco entrare in scena l'audace parallelo con una forma moderna di trasmutazione, quella della fusione a freddo, che consisterebbe appunto nel convertire alcune specie atomiche in altre, pur lavorando a bassa energia (essa è infatti nota anche come Trasmutazione LENR, dove la sigla sta per Low Energy Nuclear Reactions).
Purtroppo, però, di mysteriano non c'è altro, oltre all'esordio: ci sono solo desolanti carenze narrative di ogni tipo.
Come il fumetto si guarda bene dallo spiegare o anche solo dall'accennarvi, la vera fusione nucleare che crea tutti gli elementi presenti nell'universo, dall'elio all'uranio, avviene all'interno delle stelle, coinvolgendo energie e pressioni inimmaginabili per produrre atomi di complessità proporzionalmente crescente. La fusione a freddo, che l'albo cita in maniera vaga e fumosa, alla stregua di una realtà magica come le apparizione religiose in un qualche paese retrogrado, è invece un presunto processo elettrochimico i cui risultati non sono replicabili o misurabili con sicurezza, in quanto gli elementi "trasmutati", negli esperimenti noti, si sono presentati in quantità così scarse da poter essere impurità preesistenti nel materiale elaborato (e NON si è trattato di una trasmutazione da atomi di piombo ad atomi di oro, tanto per dire, ma della comparsa di isotopi di elementi già presenti).
Paradossalmente, la serie di Martin Mystère, che da anni ormai ci martella con la campagna di emulo di Piero Angela che combatte le teorie antiscientifiche, va qui vicinissima a dire che la fusione a freddo funziona, come funziona anche l'alchimia: il fumetto mostra infatti risultati concreti come la trasmutazione imperfetta di materia organica e non in metalli nobili, e la trasmutazione perfetta di lingotti di metalli vili in oro purissimo. Essendo, come già detto, la fusione a freddo al massimo capace di catalizzare la genesi di isotopi di un certo elemento già presente nell'esperimento, e non certo la genesi di oro o altri elementi di elevato numero atomico a partire da elementi "vili", simili eventi narrati dal fumetto senza alcuna voce critica lasciano così allibiti che è necessario vincere la repulsione per proseguire nella lettura, augurandosi che l'atteso momento delle spiegazioni sia comunque garantito in seguito, e ridimensioni il tutto col giusto razionalismo scientifico.
Invece, nulla di questo accade.
Peggio ancora, il fumetto adotta una crescente vaghezza quando deve trattare l'argomento, con risultati narrativi che sarebbero comici se non fossero grotteschi. Prima viene messo in scena uno studioso di fusione a freddo, tale Nicolau Basescu, cui viene impedito di esporre le proprie teorie (lasciando i lettori all'oscuro sulle sue idee e sul perchè siano così disprezzate); poi Basescu viene ingaggiato dall'azienda Five Nations, la quale conosce i suoi studi ed è interessata alla trasmutazione dei metalli, avendo appreso che in via alchemica essa è veramente possibile (ma anche questo non viene detto chiaramente); infine, viene fatto dire ai capi del progetto che degli studi di Basescu sulla fusione a freddo, a loro non interessa nulla, ma che esistono altre applicazioni a cui desiderando lavorare con lui. Quali siano queste altre applicazioni, lo si capisce solo nel finale, dove risulta chiaro che non sono "altre applicazioni", ma si tratta proprio dell'intima essenza della Trasmutazione LENR; ma anche qui il fumetto omette i dettagli cruciali, e il dottor Basescu finisce per sembrare un genio incompreso e perseguitato, sostenitore di una teoria scientifica fondata. Al culmine dell'orrore, nessuno solleva perplessità, quando Basescu realizza un "reagente" liquido di natura imprecisata, che contro ogni scientificità funziona anche in piccole dosi nell'aumentare il numero atomico di una grande quantità di atomi (il corpo di un essere umano) senza prelevare massa o energia da alcuna fonte nota, e ovviamente senza mai liberare quantità di  di calore o altre forme di energia (cioè lo scopo degli studi di Basescu).

Fumosità e disinformazione affliggono anche la sequenza in cui si parla di oro sintetico, dove gli autori sembrano quasi implicare che in laboratorio siano stati creati atomi d'oro a partire da materiali qualunque, tramite un qualche processo analogo alla fusione a freddo.
Niente di più fuorviante e antiscientifico: l'oro sintetico non è un prodotto paragonabile a un tessuto sintetico che vale quanto quello naturale, o al "latte di soia" alternativo a quello di origine animale; non è una "sostanza" equivalente all'oro e che viene prodotta in laboratorio usando altri ingredienti.
E' invece una forma di oro più pura e più stabile di quello presente in natura, ottenuta ricombinando atomi d'oro esistenti in molecole con configurazione cristallina diversa, e non certo creando detti atomi a partire da altri elementi con un processo elettrochimico.
Se gli autori avessero fatto i compiti, avrebbero potuto parlare di "oro artificiale", vagamente riconducibile all'argomento in esame, sebbene anche qui ci sia una differenza abissale con i risultati ottenuti da Basesco: l'oro artificiale è ricavato da un metallo come il rame, che viene bombardato con plasma di argon ad alta energia per alterarne la struttura elettronica in modo da abbassarne la reattività, ed è così indotto quindi ad assumere certi comportamenti fisico-chimici dei metalli nobili come oro e argento. Protoni e neutroni del nucleo non vengono alterati, e gli atomi restano atomi di rame.

Per portare avanti la faccenda dell'oro sintetico, il fumetto mette in scena un "esperto di metalli" che riesce a identificare in pochissimo tempo la natura di oro purissimo dei lingotti "magici", e non reagisce a questo evento lanciando allarmi alla comunità  internazionale, neppure considerando le implicazioni scientifiche, economiche, legali, industriali, politiche e via elencando.
E i frigi dell'ottavo secolo avanti Cristo riescono a distinguere metalli vili e metalli nobili a una semplice occhiata.
Ma, arrivati a questo livello di pressapochismo, cosa mai ci può più stupire?

Ci fossero almeno state due scarne paginette in cui Martin Mystère sottolinea l'impossibilità fisica delle esagerate trasmutazioni mostrate nella storia, elencando i punti deboli  i limiti pratici della teoria della Trasmutazione LENR, corredate poi di apposita risposta dello scienziato "malvagio" e visionari di turno che gli spiega di aver imbrigliato e sfruttato forze metafisiche che stravolgono le leggi della fisica eccetera, relegando tutto nel reame del fantastico plausibile e salvando la sospensione dell'incredulità con la solita conclusione per cui "è una cosa che accade solo nell'universo mysteriano, dove agiscono forze invisibili".

Ci fosse stato almeno un plagio dei documentari di Kurzgesagt.

Invece, nulla.

Finora abbiamo elencato ciò che il fumetto non contiene, oppure ciò che passa per la testa del lettore allibito, mentre la storia si dipana nelle sue grossolane convulsioni narrative.
Quello che invece è effettivamente presente nell'albo è l'altra faccia della succitata triste struttura seriale: una noiosa e prolungata farcitura narrativa di tergiversazione a colpi di rapimenti, elenchi di elenchi, ricatti e ricattati, tossici svagati che non servono a nulla e poi muoiono, imprenditori spregiudicati che cospirano con tempi di attesa geologici, scene d'azione dozzinali e implausibili, inseguimenti tutti uguali, personaggi in preda a crisi emotive risibili, microfoni nascosti, segnalatori inutili, riepiloghi di riassunti di manovre commerciali di natura bibliofila atte a riempire qualche altra dozzina di pagine senza che si debba articolare una trama o divulgare quella fastidiosa conoscenza da approfondimento dei temi reali. E' il repertorio da manuale della cortina fumogena per confondere le idee del lettore sul nulla di fondo di gran parte della storia, e tirare le 158 pagine obbligatorie senza mai sviluppare o argomentare le deboli intuizioni mysteriose a margine di questo ennesimo tentativo di imitazione dei polpettoni cinematografici hollywoodiani per il pubblico meno esigente.

Negativamente sbalorditiva è la sequenza in cui il cattivo impicca un povero bibliofilo per simulare un suicidio, dopo avergli legato i polsi per impedirgli di liberarsi. Come tutti sanno, il risultante cadavere presenterebbe abrasioni o lividi sui polsi che porterebbero immediatamente le forze dell'ordine sulla pista dell'omicidio. Lo sceneggiatore si premura di far dire al cattivo che slegherà i polsi alla vittima, ma ciò non ha alcun senso: se lo facesse prima di ucciderlo, la vittima si libererebbe; se lo facesse dopo, i suddetti segni rivelatori farebbero la loro comparsa. Non stupisce quindi che questa scena gratuita e mal scritta non abbia alcuna conseguenza nel resto della storia, sebbene le premesse della sua realizzazione indichino invece necessariamente il contrario.

Tra le perle dell'insipienza narrativa, trionfano le battute di chiusura della scena a pagina 36, con Diana che impiega ben due vignette per dire "Martin, sei incredibile." e subito dopo addirittura "Saresti capace di farlo sul serio". In due intere vignette. Dove non succede altro. Come nelle peggiori telenovelas recitate a braccio degli anni 1980.

Ma la palma della spudoratezza va alla sequenza in cui Martin spiega che le "carte" che avvolgono i libri antichi sono il ritrovamento veramente interessante, pur precisando poi che si tratta di noiosissime ricevute per l'acquisto di insignificanti libri antichi, effettuato decenni fa dalla Marina statunitense: una transazione atipica, ma priva di qualunque fascino, resocontata tramite aride scartoffie tutte uguali.
Ancora una volta, è Diana (la stessa Diana ormai perennemente annoiata dagli interessi del marito e sempre impegnata a sbertucciarlo) a fare la figura della demente, affermando che da queste scartoffie emergerebbe sicuramente una storia interessante, quando sia lei che Martin si sono appena annoiati a morte insieme al lettore nel descrivere questa pletora di sterili fatture da cui non scaturisce un solo indizio significativo. (Si tratta del tipico trucco degli autori disperati: costringere tutti i personaggi in scena a ripetere un concetto palesemente falso per convincere i lettori che le cose stanno davvero così; esemplare è l'analogo trattamento del personaggio di Lana Lang nel telefilm Smallville, artificiosamente elogiato dagli sceneggiatori per bocca dei personaggi, ma sempre pù sbeffeggiato dagli spettatori).

Il premio per la morale affrettata e reazionaria va invece alla sequenza in cui Martin sostiene che nei libri medievali sull'alchimia della "collezione privata" c'erano sicuramente riflessioni sui limiti che la scienza non deve superare. A parte il fatto dolorosamente ovvio che gli alchimisti si ponevano invece l'obiettivo nettamente opposto di andare oltre quei limiti, Martin Mystère si dimostra qui all'oscuro anche su una questione che lui stesso ci ha spiegato più volte in passato (quando era veramente il BVZM, e non la pallida imitazione dozzinale odierna): l'obiettivo della Grande Opera non è la banale ricchezza materiale derivante dalla creazione dell'oro, ma una crescita spirituale derivante da un percorso iniziatico di liberazione e purificazione spirituale.
Questo albo, che si conclude oscurantisticamente con il monito a lasciare "non scoperte" certe scoperte scientifiche, fa quindi strame, con buona pace di autori come  Vincenzo Beretta, del Martin che fu, quello che appunto auspicava per l'umanità un continuo percorso "alchemico" inteso come ricerca, esplorazione e crescita, libero da vincoli moralistici degli autonominatisi custodi della specie (gli Uomini in Nero, e ciò della società moderna che essi rappresentavano).

Re Mida usa uno dei Graal: l'origine della leggenda del tocco aureo
Forse per segnare qualche nuovo record, questo fumetto si dimostra due volte incompetente mentre è impegnato a trattare lo stesso argomento.
Dalla storica ed epica avventura La setta degli Assassini (Martin Mystère nn. 88-80-90), ecco qui a destra una vignetta che non solo parla della netta distinzione tra lo scopo materiale e quello spirituale della trasmutazione dei metalli  (della quale il Martin odierno, come dicevamo in precedenza, non sa alcunchè), ma ci mostra anche che Mida cercò e acquisì a sua volta il talento della trasmutazione materiale, dando vita all'effettiva leggenda sul suo tocco aureo (una leggenda che, dopo aver letto gli eventi del solo L'oro di re Mida, non avrebbe mai avuto alcun motivo per nascere).
Sarebbe bastato cestinare qualche tavola-spazzatura delle sequenze di azione o di chiacchiere fatue o di ripetizioni di concetti secondari già esposti fino alla nausea, per scrivere le poche tavole sufficienti a trasformare L'oro di re Mida in un dignitoso preludio a una grande storia, conferendogli così almeno un minimo di parvenza di utilità.

Come desolante mazzata finale, la rubrica mysteriosa in coda all'albo tratta proprio degli argomenti che avrebbero dovuto essere quanto meno esposti nel corpo del fumetto stesso: l'alchimia, la fusione nucleare, la fusione a freddo.
Coerentemente con il suo passato di autore, Alfredo Castelli sottolinea come l'accanimento mediatico contro la fusione a freddo possa essere nato da interessi economici. E' ovvio, dato che i mezzi di informazione hanno spesso nel loro consiglio d'amministrazione i rappresentanti di industrie di ogni genere, interessati a controllare l'opinione pubblica per orientarla contro scoperte e rivelazioni che li danneggerebbero finanziariamente: non è forse questa la tesi del misconosciuto capolavoro fumettistico di Castelli, Il mistero delle nuvole parlanti?
Paradossalmente, però, il ragionamento per cui l'accanimento della stampa può indicare la volontà di soffocare una verità scomoda per questioni economiche, in quanto la stampa è necessariamente controllata da privati il cui interesse primario è il profitto, potrebbe tragicamente funzionare anche a difesa di altri argomenti, come la demenziale teoria sull'utilizzo degli aerei per diffondere elusivi composti chimici (non che esistano composti "non chimici"), la cui esistenza sarebbe rivelata proprio dalle scie tracciate dagli aerei: in quel caso, però, l'albo di Martin Mystére n. 322, "Congiura nei cieli" respinse in toto tale vaneggiamento, senza mai chiedersi se l'accanimento dei mezzi d'informazione possa celare interessi occulti (com'è possibile che ogni tanto l'accanimento giornalistico sia scevro da ogni sospetto, e ogni tanto no? Chi lo decide?).
Ecco quindi un Martin Mystère che va da anti-capitalista a super-scettico a cospirazionista, a volte ragionando e a volte prendendo posizioni così fanatiche da perdere credibilità proprio per questo motivo.
Eppure, il dubbio sembra legittimo, nel caso in esame: non è forse storia recente, quella delle grandi aziende automobilistiche che con i loro dati fasulli sulle emissioni dei veicoli moderni, privilegiavano il profitto a danno di ambiente e salute? In quanti altri ambiti industriali succede esattamente la stessa cosa, senza che il cittadino medio sospetti nulla? Come si può credere che gli inceneritori di rifiuti producano "solo vapore acqueo", quando le altre scorie devono essere trattenute da costosi filtri, non certo onnicompresivi, e che magari sono stati certificati con la stessa logica degli scarichi delle automobili, e sui quali palesemente le aziende assegnatarie della gestione degli inceneritori andranno progressivamente a risparmiare, per aumentare i margini di profitto? Qualcuno si è documentato sullo scandalo, denunciato dall'ICIJ, dei dispositivi medici difettosi e con effetto fatale, certificati però con marchio CE da una azienda privata? E perchè non potrebbe davvero esserci qualcosa na dascondere anche nel caso degli aerei che con i loro scarichi alterano la composizione dell'atmosfera terrestre?
Ci troviamo così a leggere sull'illuminato Martin Mystère una rubrica che suggerisce che forse la fusione a freddo può essere stata vittima di  una cospirazione occulta, mentre il fumetto non fa una piega davanti a un processo alchemico (!) che a partire da una massa e un'energia macroscopicamente irrisorie riesce a fondere atomi per creare elementi di numero atomico superiore al ferro: alla faccia delle bufale e della corretta divulgazione scientifica.

Nel dipartimento artistico, dalla grafica oscillante tra il decente e il tirato via, sorvolando sul quelle che sembrano correzioni redazionali (o almeno ci auguriamo che siano tali), spiccano lo sgradevole ricorso alle facce di attori celebri, da Bruce Willis a Brad Pitt in Troy, e la generosa distribuzione di comparse femminili sistematicamente pettorute, come nel fanservice dell'animazione giapponese. Per il resto, l'arte resta impressa per la forte eco delle facce di Giancarlo Alessandrini e Lucio Filippucci, i riflessi della cronica carenza prospettica e documentativa di Giovanni Romanini, e la comparsa di fisionomie sghembe e mutevoli a seconda dell'inquadratura e dell'umore del momento.

lunedì 24 dicembre 2018

"Il Grande Padre della Sardegna" in PDF

Get a Life! presenta l'edizione in PDF della seconda parte dei Mysteri Italiani dell'isola di Sardegna.

Scaricabile gratuitamente a questo link, può essere anche sfogliata online, su Issuu.com:

   

La Grande Madre è andata distrutta e i Giganti di Mont'e Prama non possono riattivarsi senza cadere vittime della follia, ma la minaccia delle Unità Androidi del perduto continente di Mu è stata sventata dalla morte di Unità 221.
La Guerra Senza Tempo si è finalmente conclusa.

Oppure no?

Una nuova forma di Unità Muviana emerge dal fondale del mare Mediterraneo, e con Martin Mystère impegnato altrove, a proteggere la Sardegna restano solo gli inconsapevoli Salvo e Sabina, il carabiniere e l'archeologa che già avevano affrontato il Gigante di Mont'e Prama.

Ma in che modo questi fragili esseri umani potranno ottenere il soccorso del genius loci ancestrale, quel Sardus Pater citato da Pausania e Tolomeo?
E quale prezzo deve essere pagato per il risveglio del Sacro Guerriero?

Nei contenuti aggiuntivi di questa edizione:
- gli studi per i personaggi;
- le note di continuità, le citazioni, la letteratura alla base dell'universo mysteriano.

In queste storie si parla di: La donna immortale (Martin Mystere nn. 79-80), Rapa Nui! (Martin Mystere nn. 42-43)La vera storia del capitano Nemo (Martin Mystere nn. 69-70-71)Il mistero del nuraghe (Martin Mystere nn. 34-35)L'ombra di Za-Te-Nay (Martin Mystère n. 355)Roncisvalle (Martin Mystere nn. 94-95-96)

Tutte le storie a questo indirizzo: Indice della serie Get A Life (comprende link alle versioni PDF per il download diretto).

mercoledì 12 dicembre 2018

[Recensione] Maxi Martin Mystère n. 10: "L'abisso del male" - L'universo Bonelli

Maxi Martin Mystère n. 10: "L'abisso del male"
(Dylan Dog e Martin Mystère n. 3)
Testi di Carlo Recagno e Alfredo Castelli
Arte di Giovanni Freghieri

L'universo Bonelli

MULTIVERSO

Oltre alla triade Dylan Dog-Martin Mystère-Zagor, ne L'abisso del male avvengono brevi comparsate di altri personaggi bonelliani.

Nel prologo, ambientato nell'autunno 1944, appare il soldato americano Jerry Drake, ancora non divenuto Mister No: è lui a riattivare il medaglione e a suggerirne la fisionomia all'interfaccia senziente. Il soldato Drake, coerentemente con la cronologia della sua testata, in quell'anno è di stanza in Europa; la missione ad Extersteine si colloca poco dopo gli eventi raccontati in Progetto Pegasus (Mister No nn.238-239), verosimilmente durante, o immediatamente prima, il periodo di dislocamento nelle Ardenne, a Bastogne, di Ardenne 1945 (Almanacco Avventura 1998).

Durante il viaggio in treno verso la Germania, Ester (accompagnata dal suo tutore), proveniente dal cast della miniserie Creepy Past, si intromette nel monologo di Martin. Dylan Dog e l'universo di Creepy Past sono già venuti a contatto in tre brevi avventure "apocrife" pubblicate in Dylan Dog Color Fest n.26; ne L'abisso del Male mostrano di non conoscersi.

La battaglia definitiva tra lo Spirito con la Scure e la sua Nemesi risuona negli universi narrativi di Dampyr (vignetta di Nicola Genzianella), Dragonero (vignetta di Giuseppe Matteoni), Gea (vignetta di Luca Enoch), Il Piccolo Ranger (vignetta di Giancarlo Alessandrini), Occhio Cupo (vignetta di Lucio Filippucci), Furio e Agente V.T.7 "L'inafferrabile" (vignetta di Giuseppe Palumbo). Furio e Agente V.T.7 sono stati protagonisti del primo incontro bonelliano in assoluto, nel 1942, sulle pagine del settimanale L'Audace.

Per dovere di cronaca, fra l'incontro di Furio e Agente V.T.7  e la pubblicazione di Ultima fermata: l'incubo!, Martin Mystère aveva incontrato un paio di volte un anziano Jerry Drake e conversato col sergente Ward collega di Nick Raider, mentre il Comandante Mark si era imbattuto in Blek Macigno, il quale aveva poi ricambiato la visita andando a trovare il comandante di Forte Ontario al suo matrimonio.

È possibile notare come i sei universi narrativi siano stati scelti fra quelli "indiscutibilmente alternativi" a quello di partenza: sebbene Dampyr abbia incontrato Dylan Dog in un recente cross-over ("Arriva il Dampyr", Dylan Dog n.371, e L'indagatore dell'incubo, Dampyr n.209), abbia menzionato Martin Mystère in passato (Il fiume dell'orrore, Dampyr n.37) e abbia posto le basi per un cross-over non sfruttato con lo stesso Martin Mystère (Il ritorno della bestia, Martin Mystère n.312, e La bestia del Gevaudan, Dampyr n.159), recenti sviluppi nella saga dampyriana hanno condotto a divergenze troppo vistose, in particolare con la serie di Martin Mystère. Sviluppi dovuti proprio a questioni legate al multiverso.

Revisionismo storico: Za-Te-Nay contro il professor Virus
Ne La scure incantata (Martin Mystère nn.242-243) una eco dello "scontro finale" si riverbera a Bird Center, ma i protagonisti, in quel caso, sono Za-Te-Nay e Virus, le versioni "storicizzate" di Zagor ed Hellingen.
Questa divergenza della figura di Zagor nell'universo mysteriano spinge a pensare che anche lo Zagor ufficiale viva in una realtà parallela, sebbene molto simile a quella di Martin Mystère (come dimostra il retaggio di Mu e Atlantide).
C'è però da considerare che ne L'isola di ghiaccio e di fuoco (Martin Mystère Gigante n.6) compare un ritratto di Cico (e non del Pancho "storico", agente di Altrove).

Personalità similmente opposte
In Un nuovo futuro (Nathan Never Gigante n.3), Nathan Never e il suo clone futuro Nemo, convocati al di fuori del tempo, assistono di sfuggita al suicidio di Zagor visto in Incubi.
La sequenza in cui i due Nathan Never del tempo corrente e del futuro alternativo si psicanalizzano a vicenda viene citata nelle due sequenze in cui Dylan e Martin si trovano di fronte le rispettive versioni alternative.

L'entità-medaglione conduce Dylan Dog dalla sua controparte alternativa futura de Il pianeta dei morti (sequenza disegnata da Camagni). Il Dylan alternativo rivela di aver incontrato il detective dell'impossibile in altre occasioni dopo a questa. Ricordiamo che la saga ha fatto il suo esordio nel racconto Il pianeta dei morti (Dylan Dog Color Fest n.2), è proseguita in altri due episodi (Addio, Groucho, Dylan Dog Color Fest n.10 e Il tramonto dei vivi morenti, Dylan Dog Gigante n.22) ed è ora ospitata nella collana Dylan Dog Speciale (a partire da La casa delle memorie, n.29).

Martin Mystère raggiunge il futuro di Nathan Never per incontrare la propria versione robotica (sequenza di Giardo), con cui condivide le memorie fino al 1987 (Operazione Dorian Gray, Martin Mystère nn.62-63-64). Il Mystère robotico, dopo le prime avventure raccontate nei due team-up Martin Mystère & Nathan Never (Prigioniero del futuro e Il segreto di Altrove) e nella saga di Atlantide neveriana (L'isola nel cielo, Nathan Never nn.64-65), si è isolato dal mondo, come narrato in Terrore senza nome (Nathan Never Special n.18). Un altro incontro, in flashback, è stato raccontato in Memorie dal passato (Nathan Never n.231).

Il Mystère robotico possiede fotografie di Sigmund Baginov e Legs Weaver, dell'Agenzia Alfa, e di Alfred Lysier e Gabrielle Rope, già visti in Doppio futuro (Nathan Never Gigante n.1)Generazioni (Martin Mystère Extra n.25bis).

L'underground che porta ovunque
I mysteriani personaggi di Angie, Dee e Kelly risiedono da sempre a Londra, ma, prima di questa storia, non avevano mai incrociato Dylan Dog.
Al termine del ciclo del countdown mysteriano (La fine?, Martin Mystère n.213) avevano, tuttavia, sfruttato il varco nascosto nella metropolitana di Londra, fulcro del primo Dylan Dog & Martin Mystère.


TIZIANO SCLAVI

Oltre a Zagor, l'altro grande protagonista dell'albo, Tiziano Sclavi, è l'unico, fra gli autori dei precedenti team-up, assente dal colophon di questo terzo incontro. Tutta la storia imbastita da Carlo Recagno non starebbe in piedi senza la mitologia particolarissima scaturita dell'opera bonelliana dell'autore di Broni.

Gli inferni di Sclavi
L'interpretazione degli inferni come di universi paralleli generati dalla mente di chi li visita (Storia di Nessuno, Dylan Dog n.43 e Inferni, n.46) è una efficace rappresentazione narrativa della mysteriana doppia teoria del tutto, l'unificazione di scienza e magia in una unica dottrina, avente come sfondo la mitologia aborigena del Mondo del Sogno, ben nota ai lettori di Mystère, ma vista anche su Dylan Dog (Piovono rane, Dylan Dog n.294).

Gli universi paralleli di Sclavi
Ancora più esplicito è il ricorso alla filosofia sclaviana de "i mostri siamo noi" e alla tematica dei freaks per giustificare - in termini di contrapposizione - la recente rettifica operata da Burattini sul personaggio di Hellingen di cui abbiamo parlato in precedenza.

La poetica sclaviana si riversa anche sul Dylan Dog in azione in queste pagine, che solo in parte è il Dylan "moderno" del nuovo corso impostato da R. Recchioni. Di conseguenza, la contrapposizione fra la weltanschauung dylaniata e la sua omologa mysteriana è molto vicina a quella dei due team-up precedenti e ne appare la naturale evoluzione (e, forse, risoluzione?).

Dylan cita - con una grammatica più corretta - una delle massime preferite dal suo ideatore: "se Dio voleva che volavamo, ci dava le ali".


E ADESSO?

L'abisso del Male, oltre a essere un divertito omaggio ed un punto della situazione (fino a un certo punto, visto che Dylan si avvia verso altri cambiamenti), è scritto in modo da potersi leggere anche come il n.0 di una possibile Justice League of Bonelli.

Dylan Dog e Martin Mystère hanno appianato le loro divergenze definitivamente o i loro futuri incontri scateneranno ancora "potenze infernali"?

Alcune questioni rimangono aperte:

- la più vistosa è la fusione tra il medaglione-entità e Angie, che non viene risolta nell'albo. La questione sarà ripresa nella collana di Martin Mystère? Magari in uno Speciale? O nel prossimo team-up?

Armi a raggi o Murchadna
- solo apparentemente secondario è l'utilizzo dell'arma a raggi (murchadna) da parte di Dylan Dog, per sconfiggere Titan. Com'è noto, l'arma funziona soltanto se ad impugnarla è Martin Mystère; con l'eccezione di Sergej Orloff, nella saga scritta da Recagno (da Grendel!, Martin Mystère n.288, a Il matrimonio di Sergej Orloff, Martin Mystère n.330), seguendo, forse, una linea narrativa impostata inizialmente nei romanzi di Andrea Carlo Cappi, come L'occhio sinistro di Rama e L'ultima legione di Atlantide). È quindi un preludio a nuove rivelazioni?

- la stessa arma a raggi, scaricata da Dylan, viene ricaricata dal Martin Mystère robotico, con la propria, in origine appartenuta ad Orloff, come narrato in Xanadu (Martin Mystère Gigante n.2), e nel primo Martin Mystère & Nathan Never. Il murchadna del Martin robotico è ancora carico? Tornato a casa, il Martin del presente perde memoria dell'incontro con il sosia futuro e si ritrova l'arma inspiegabilmente ricaricata (ma non sembra porsi il problema).

Extersteine, l'Antica Religione e Agarthi
- per quanto la rivelazione sia affascinante, il leggendario Axis Mundi non può trovarsi veramente ad Externsteine, perlomeno se lo concepiamo - banalmente - come lo snodo Ley primigenio vincolato alla geometria del solo piano terrestre: questo deve trovarsi per forza ad Agarthi. Va detto che una vera e propria coincidenza fra Agarthi e l'Yggdrasil alla cui base è collocato l'Anello dei Nibelunghi (L'isola di ghiaccio e di fuoco, Martin Mystère Gigante n.6), non è ancora stata dimostrata nella serie regolare di Martin Mystère. Nell'episodio Il sole nero (Martin Mystère n.292) si fa riferimento al wormhole di Wewelsburg come al "tunnel primigenio": dove si trova veramente l'Axis Mundi?

- l'inferno che terrorizza Hellingen è beffardamente un riflesso monco della nostra realtà. Ne L'eredità dei Teutoni (Martin Mystère nn.160-161) Orfeo afferma, in un ribaltamento di prospettive, che l'inferno sia proprio la Terra.
Ne Il ritorno di Jaspar (Martin Mystère n.139bis), oltre al sito di Extersteine, gioca un ruolo di primo piano anche un enigmatico personaggio che agisce basandosi su teorie che lo avvicinano a Hellingen.
Il Vecchio che voleva l'Apocalisse
Si tratta di un personaggio che rimane sempre senza nome, ma è noto come il "Vecchio della Montagna": intenzionato a provocare l'Apocalisse di modo da accelerare l'ingresso dell'umanità nella nuova Età dell'Oro, opera sfruttando i due diversi piani di esistenza, terreno e spirituale, per causare la distruzione planetaria.
Il Vecchio della Montagna risiede in una base che pare nascondere più di quel che cela, e fisicamente assomiglia parecchio a Hellingen.
Quando torna in scena in Countdown: meno uno (Martin Mystère nn.212-213), il Vecchio della Montagna cerca di aprire uno squarcio su una dimensione fondamentale, quella in cui furono rinchiusi i Grandi Antichi.
Quali deduzioni possiamo trarre mettendo insieme le tessere di questo puzzle? Può il Vecchio della Montagna essere... Hellingen? (o una sua eco?)

- ne L'abisso del male è decisivo l'intervento del dio Kiki Manito. Quale sarà la reazione della sua nemesi, Wendigo? Quest'ultimo, nella storia Ombre su Darkwood, è anche l'artefice dei "superpoteri" di Hellingen, che qui invece sembrano provenire genericamente dall'energia stessa alla base del multiverso, come già accadeva in Incubi.

- stando ad alcune voci di corridoio, è in programmazione un'ultima storia zagoriana con protagonista Hellingen, che dovrebbe chiudere una volta per tutte i conti con il personaggio. Sarà l'occasione giusta per riunire l'Hellingen originale, ora spirito vendicativo, e l'Hellingen terreno clonato ad Altrove nel XIX° secolo? Ricordiamo che liberare il primo era proprio il piano del secondo, e che anche costui è stato prelevato da Wendigo al termine di Resurrezione!.


sabato 8 dicembre 2018

[Recensione] Maxi Martin Mystère n. 10: "L'abisso del male" - i personaggi

Maxi Martin Mystère n. 10: "L'abisso del male"
(Dylan Dog e Martin Mystère n. 3)
Testi di Carlo Recagno e Alfredo Castelli
Arte di Giovanni Freghieri

I personaggi

DYLAN DOG

I riferimenti alla configurazione odierna della serie di Dylan Dog sono limitati al breve cameo metanarrativo di Rania e Carpenter, e al telefonino parlante (Irma), utilizzato una sola volta, e anticipato da Martin Mystère.

I comprimari storici, Madame Trelkovski e Lord H.G. Wells, per diverse pagine superano per importanza anche Groucho (ma questi diviene fondamentale nel finale).
Nel recente albo Dopo un lungo silenzio (Dylan Dog n.362), la medium sembra essersi dotata di aiutanti più giovani (presi dalla saga cinematografica di Insidious), ma qui, come nelle altre apparizioni più recenti di madame Trelkovski, non vediamo traccia di Stan e Oliver.

RIP Lord Wells
Lord Wells, personaggio detestato da Sclavi al punto da richiederne la rimozione, muore ne Il tramonto dei vivi morenti (Dylan Dog Gigante n.22), albo che avvia la saga ipotetica de Il pianeta dei morti, collocata in una realtà divergente. Apparentemente, il funerale di Lord Wells si colloca a ridosso della "biforcazione" tra le due realtà; ma questo Maxi Martin Mystère smentisce la dipartita definitiva del bislacco nobile inglese.

Sono menzionati tutti e tre i precedenti incontri di Dylan e Martin, compreso il breve Incubo impossibile (Dylan Dog Color Fest n.12), fortunatamente retrocesso a "quasi sogno". I due eroi ricordano anche i mancati incroci di 29 Febbraio (Martin Mystère n.216) e Il giorno che non esisteva (Martin Mystère n.227).

Dylan afferma di non recarsi mai a New York per la paura di volare: nella storia L'ultima mutazione (Dylan Dog Gigante n.5) si è comunque ritrovato suo malgrado a San Francisco e ha pensato proprio a Martin come al suo unico referente americano.
Per la cronaca, è rimasta celebre la telefonata fra i due in Ananga! (Dylan Dog nn.133-134). Fra le pagine de L'eroe (Maxi Dylan Dog n.19), una possibile seconda telefonata è stata interrotta ancora prima di incominciare. 

Varchi mysteriani
Da Ultima fermata: l'incubo! (Dylan Dog & Martin Mystère n.1) tornano i tunnel di Agarthi, narrativamente consolidati nella saga di Martin Mystère come l'equivalente di collegamenti spaziodimensionali e Linee di Ley.
Dopo essersi conosciuti durante gli eventi de La fine del mondo (Dylan Dog & Martin Mystère n.2), Lord Wells e Martin Mystère hanno evidentemente mantenuto i contatti: è il nobile inglese a convocare Martin a Londra per indagare sulla strage di Avebury che dà l'avvio alla vicenda. Il precedente incontro fra i due è l'unico rimando esplicitamente evidenziato da una didascalia, mentre tutti gli altri riferimenti sono da intendersi come "nascosti" nei dialoghi o come invisibili retroscena.

Nella sequenza visionaria in cui Dylan viene posseduto da Hellingen, e si ritrova nella cabina di teletrasporto akkroniana, oltre alle citazioni tratte dalle storie di Zagor (vedi paragrafo relativo), sembra di scorgere una sottile allusione al racconto breve Comparse (Dylan Dog Super Book n.32).

Durante la discesa agli inferni, Dylan ha una visione di tre sue storiche fiamme: Bree Daniels (Memorie dall'invisibile, Dylan Dog n.19 e Oltre la morte, Dylan Dog n.88), Lillie Connolly (Finché morte non vi separi, Dylan Dog n.121), Alison Dowell (Dylan Dog & Martin Mystère n.1).


MARTIN MYSTÈRE

Scritto dall'autore che più di tutti ha approfondito e ampliato la visione mysteriana di Alfredo Castelli, questo Maxi Martin Mystère non si collega direttamente a particolari momenti del corpus narrativo mysteriano, ma si svolge in coerenza con lo stesso, risvegliando diversi echi.

L'incipit, in cui un gruppo di neodruidi stolti risveglia una semidivinità secolare dormiente ricorda l'avvio de La vendetta di Loki (Martin Mystère nn.244-245-246).

La doppia teoria del tutto
La base atlantidea di turno è stata prima costruita su di uno Snodo Ley particolarmente rilevante, poi ricercata e malamente sfruttata dai nazisti negli anni 1940, e infine ritrovata da Hellingen: sono le stesse caratteristiche della base atlantidea antartica del lago Vostok, comparsa in Longitudine zero (Martin Mystère n.317), vicenda in cui era stato inizialmente previsto un incrocio con Dylan Dog, poi retrocesso a semplice citazione.

Sempre in Longitudine Zero si cita la "doppia teoria del tutto", che si riflette nell'apparentemente esagerato piano di Hellingen, per il quale la distruzione del mondo fisico è soltanto la condizione necessaria per l'annientamento di quello metafisico. Lo scienziato menziona anche il celebre motto alchemico "come sopra, così sotto", meglio noto come "ciò che è in alto, è come ciò che è in basso".

Il Mondo del Sogno è parte integrante della saga mysteriana a partire da I figli del Sogno (Martin Mystère nn.26-27).

Yggdrasil
Per corroborare e rendere l'idea dell'inestricabile legame fra "ciò è che in alto" e "ciò che è in basso", fra scienza e magia, tra Storia e leggenda, Martin Mystère identifica la base atlantidea con una breve caccia al tesoro in stile "vecchi tempi", tracciando dei parallelismi con i miti nordici: è un rinvio al dio Odino, che Recagno aveva già messo in scena ne L'isola di ghiaccio e di fuoco (Martin Mystère Gigante n.6), a condurre Martin alla localizzazione della base/Yggdrasil.
In effetti, questo Martin Mystère appare più sveglio di quello che imperversa nelle avventure recenti della serie regolare, come se interagire con Dylan Dog lo stimolasse veramente.

Externsteine
Il sito di Externsteine viene messo in relazione con i siti megalitici britannici (Avebury in particolare, da cui trae energia) e viene identificato come la collocazione dell'Axis Mundi (Irminsul o Yggdrasil), qui rappresentato come un varco dimensionale particolarmente importante (uno snodo ley fondamentale).

Martin Mystère aveva sfiorato questa rivelazione negli albi Il ritorno di Jaspar (Martin Mystère n.139bis) e Il sole nero (Martin Mystère n.292), che toccavano, seppur lateralmente, i medesimi argomenti, senza però metterli in relazione.

Il fugace riferimento a Carlo Magno richiama Prigioniero del futuro (Martin Mystère & Nathan Never n.1). La citazione di Sigfrido può essere autoreferenziale (è stato Recagno a raccontarne l'epopea, nelle succitate L'isola di ghiaccio e di fuoco e La vendetta di Loki).

"Hai incontrato robot giganteschi atlantidei?", domanda Dylan. "Forse erano muviani", risponde Martin, che non ha sottomano il resoconto stilato al tempo di Viaggio nel futuro (Martin Mystère nn.24-25-26).

Giocano ruoli di una certa importanza i comprimari tipici dello Speciale Martin Mystère: Angie, Dee e Kelly e, via telefono, Chris Tower. Quest'ultimo, in qualità di direttore di Altrove, non può non essere a conoscenza dell'identità di Hellingen, essendo questi stato collaboratore a tutti gli effetti della base più di cento anni prima, e di conseguenza registrato nei suoi archivi.
Curiosamente, a Diana Lombard viene lasciato soltanto lo spazio di una breve comparsata. In compenso, altre due bionde svolgono un ruolo di primo piano.

L'avventura vede la partecipazione del personaggio di Zagor, seppure in forma di "Spirito", ed è basata sulla mitologia rintracciabile nella sua omonima serie a fumetti.
Si tratta di elementi che, finora, nell'universo mysteriano sembravano essere nient'altro che l'adattamento romanzato delle disavventure di Za-Te-Nay e dell'agente di Altrove Pancho. In questo caso, Martin ritorna a essere la propria versione più recente, e ha solo ricordi vaghi e confusi degli albi La scure incantata (Martin Mystère nn.242-243) e L'ombra di Za-Te-Nay (Martin Mystère n.335).

Il medaglione che determina gran parte degli sviluppi è di origine atlantidea e la sua interfaccia memo-olografica dal volto di Veronica Lake richiama il personaggio di Drusilla, l'androide atlantidea dalle fattezze di una bionda attrice del passato che compare in Fumetti del Mystero (Martin Mystère nn.274-275).

Dee e Kelly hanno appreso del medaglione dagli appunti dei loro avi storici, apparsi più volte nella serie: ricordiamo almeno Spade, sfide e magie (Speciale Martin Mystère n.24) e Il Re Rosso (Martin Mystère Gigante n.11).

La scena del locale notturno è un contatto diretto con la mitologia di Twin Peaks, vista svariati anni fa nelle storie Colui che dimora nelle tenebre, L'ombra che sfidò Sherlock Holmes e La donna che visse in due mondi (Storie da Altrove nn.2-3-5).
Anche il night club è un tormentone del Recagno degli ultimi anni: a esempio, un'altra esibizione straniante compare in Mysteri a Blandings (Speciale Martin Mystère n.32).


ZAGOR

La matrice narrativa di questo Dylan Dog & Martin Mystère è da ricercarsi in un'altra serie Bonelli,  cioè in Zagor, dove si dipana la saga della nemesi dell'eroe, il dottor Garth Hellingen.

Hellinger di Zagor e Mefisto di Tex

Al termine dell'ultima avventura sceneggiata da Guido Nolitta, Terrore dal sesto pianeta (Zagor nn.178-179-180-181-182), Hellingen si rinchiude in una cabina di teletrasporto akkroniana e svanisce grottescamente in un lampo di luce. Nolitta non specifica la reale natura della cabina, sebbene un lettore accorto possa facilmente intuirla.

Lo scontro metafisico tra Zagor e Hellingen
Da qui prende piede  il seguito, Incubi (Zagor nn.275-276-277-278-279-280), scritta da Tiziano Sclavi quando aveva già ideato Dylan Dog. Ed è questa avventura a fungere da fondamenta per L'abisso del male.
Dissolto molecolarimente, Hellingen trascende in un'entità superiore e mistica, come la scimmietta di Alfa e omega (Dylan Dog n.9), storia pubblicata un anno prima, che funge singolarmente anche da prologo del secondo Dylan Dog & Martin Mystère.
Per vendicarsi di Zagor, Hellingen lo trasporta in un universo parallelo, ove distrugge tutto ciò per cui Zagor ha sempre lottato e spinge lo Spirito con la Scure al suicidio. È solo a questo punto che la divinità Kiki Manito si manifesta (per la prima volta "di persona") nella serie, rivelando ad Hellingen la verità: il malvagio è morto, e l'universo in cui agisce è una creazione della sua mente. È questo l'Hellingen che compare come antagonista nel Maxi Martin Mystère.
Hellingen creatore
Kiki Manito rivelato
Kiki e gli universi paralleli

In Ombre su Darkwood" (Zagor nn.376-377-378-379), di Mauro Boselli, Hellingen è ancora uno spirito e sfrutta (male) la possibilità di reincarnarsi concessagli da Wendigo, la controparte negativa di Manito.
Al termine della vicenda Hellingen viene prelevato dalla "figura in bianco" tramandata dalla letteratura nel Gordon Pym di Edgar Allan Poe, ma questa figura è assente nel l'intreccio del presente Maxi Martin Mystère.


Hellingen e Altrove
Hellingen molecolare e spirituale
In coda all'albo, si rende noto che Moreno Burattini, curatore di Zagor, ha fornito una "preziosa consulenza" a L'abisso del male: il riferimento è alla recente storia Resurrezione! (Zagor nn.602-603-604-605), dove le molecole di Hellingen si ricompongono nella cabina di teletrasporto akkroniana, ora custodita nel cuore della base di Altrove, e il mad doctor si ritrova ospite di un nuovo corpo clonato, con le memorie ferme agli eventi di Terrore dal sesto pianeta. La presenza di fisica di questo Hellingen non implica che l'Hellingen spirituale sia tornato sulla Terra, come rivela il finale della vicenda.

Hellingen d'èlite
Nel corso di questa stessa avventura vengono rivelati i trascorsi dello scienziato pazzo come collaboratore della base Altrove, nonchè il suo nome di battesimo, Garth.
Ne viene infine accentuata la connotazione "proto-nazista" e classista, secondo la quale il futuro dell'umanità può essere deciso solo da una èlite composta dai più capaci, sani e forti; questa visione di Hellingen era stata originariamente delineata come un larvato razzismo nella sua primissima apparizione firmata Nolitta, Sulle orme di Titan (Zagor nn.11-12).

Anche il meccanoide Titan proviene dalle tre avventure aventi per antagonista lo scienziato pazzo: oltre a Sulle orme di Titan e Incubi, compare anche in Odio! (Zagor nn.39-40-41).

Le frasi udite da Dylan Dog al momento della sua possessione sono tratte rispettivamente da Ora zero! (Zagor nn.107-108-109) e dalle già citate Incubi, Resurrezione! e Ombre su Darkwood.
Ancora da Resurrezione! provengono i robot affrontati da Dylan e Martin nei corridoi della base atlantidea.

L'identità del misterioso "Custode della Scure" è suggerita dagli occhiali, dall'orologio e dal cornetto acustico contenuti nel baule: si tratta di un pronipote di Molti Occhi, lo stregone dei Mohicani, apparso per la prima volta in Guerra! (Zagor nn.30-31-32) e divenuto character ricorrente nella serie. Il ruolo attribuito al personaggio, il titolo con cui si presenta e la sua residenza alle pendici del Monte Naatani suggeriscono affinità con i personaggi di Keokuk e Akoto, custodi delle armi del cosiddetto "Eroe Rosso" Rakum (di cui Zagor ha evidentemente preso il posto) e della magia senza tempo, visti nelle storie di Nolitta e Sclavi sopra citate.

La sequenza dell'esplosione lunare è tratta anch'essa da Incubi.

Kiki Manito conversa con la Morte e con il burocrate a due facce degli inferni di Dylan Dog e, oltre a richiamare lo "Spirito con la Scure" per sconfiggere Hellingen, trae in salvo i protagonisti del Maxi Martin Mystère, tra lo stupore (non tanto accentuato, in realtà) di Tower e degli agenti di Altrove.
Lo stesso Manito "risolve" il mystero dei megaliti di Avebury, confermando la leggenda che li vuole eretti da indiani provenienti dai monti Appalachi (ma, a dire il vero, non è chiaro perché avrebbe dovuto essere lui a preoccuparsi della questione).

martedì 4 dicembre 2018

[Recensione] Maxi Martin Mystère n. 10: "L'abisso del male" - la trama

Maxi Martin Mystère n. 10: "L'abisso del male"
(Dylan Dog e Martin Mystère n. 3)
Testi di Carlo Recagno e Alfredo Castelli
Arte di Giovanni Freghieri 
con la collaborazione di Giulio Camagni e Sergio Giardo
e la partecipazione di Nicola Genzianella, Giuseppe Matteoni, Luca Enoch, Giancarlo Alessandrini, Lucio Filippucci, Giuseppe Palumbo 
Consulenza di Roberto Recchioni e Moreno Burattini


La trama

Autunno 1944: gli alleati liberano Externsteine dai nazisti. Il soldato americano Jerry Drake riattiva inconsapevolmente un medaglione di origine atlantidea e modella l'entità che lo controlla sulle fattezze dell'attrice Veronica Lake.

Ai giorni nostri, nel sito megalitico di Avebury, un gruppo di neodruidi irregolari apre un varco dimensionale e viene sterminato da un'orda di mostri. Dee e Kelly, infiltrati nel gruppo, rubano il medaglione, richiudendo inconsapevolmente il varco (come si scopre nel corso della storia, il medaglione è una chiave universale che agisce anche sui varchi verso le varie dimensioni del multiverso) e fermando la fuoriuscita di mostri. Ma un misterioso spirito è riuscito a passare del tutto, ed ora vaga senza memoria sulla Terra.

Martin Mystère è a Londra per indagare sulla strage, convocato da Lord H.G. Wells. Va a trovare Dylan Dog per un saluto, ma i due finiscono per litigare come al solito, rimanendo turbati.

Tornato a casa, Dylan trova una cliente: è Angie Dark. Il night club Mocambo in cui l'artista lavora (ancora per poco) è infestato da un fantasma, o da qualcosa di simile. Dylan Dog si reca al Mocambo e si imbatte in Dee e Kelly, convincendosi che abbiano qualcosa a che fare con la vicenda.
Ad Avebury, Martin Mystère assiste Lord Wells e Madame Trelkovski in un esperimento di monitoraggio dei residui psichici lasciati dall'apertura del varco, con l'aiuto di uno degli strampalati macchinari di Wells. Durante la trance, la medium percepisce una presenza maligna e rischia di rimanerne travolta. Java demolisce il macchinario e la trae in salvo. Trelkovski riferisce che Dylan Dog è in pericolo.

In una sequenza à la Twin Peaks, l'indagatore dell'incubo viene avvertito dall'entità-Veronica Lake dell'avvicinarsi del Male e, poco dopo, trova il medaglione, attorno al quale aleggia la fantasmatica presenza. Dylan Dog si ritrova allora trascinato in una serie di visioni oniriche, che derivano a sua insaputa dalla realtà di Zagor (vedi le nostre note di continuità bonelliana), e viene posseduto dallo spirito transfugo, il quale comincia a recuperare gradualmente la memoria e rivela una natura maligna.
Angie e Groucho riportano a casa Dylan, in preda al delirio. Dee e Kelly giungono sul posto, temendo che Dylan abbia trovato il medaglione, ma Groucho non si fida di loro, nonostante le rassicurazioni di Angie. Anche Martin Mystère e Java sopraggiungono, e Dylan si dimostra posseduto. Lo spirito estorce a Dee e Kelly informazioni sul medaglione; questi ultimi confessano di averlo perduto nel locale, dopo averlo rintracciato casualmente partendo dagli appunti dei propri antenati. Nel corso del racconto, lo spirito rammenta definitivamente la propria identità e rivela di essere Hellingen. Il medaglione, programmato dagli atlantidei per sviluppare un pensiero autonomo, rifiuta Hellingen e si fonde con Angie. Convinto di poterlo esorcizzare, Martin spara a Dylan con l'arma a raggi. Lo spirito fugge in Germania sfruttando le Linee di Ley, trascinando con sé Angie, della quale ha bisogno per poter attivare l'arma-di-fine-di-mondo.

Da qualche parte negli Stati Uniti, alle pendici del Monte Naatani, un nativo americano ha una visione in cui la Luna esplode. Immediatamente recupera un oggetto particolare conservato in uno scrigno e si mette in viaggio, dopo aver avvertito anonimamente Chris Tower.

Caduto in coma, Dylan Dog finisce negli inferni burocratici, ove viene messo in guardia dalla Morte e dal direttore a due teste circa la pericolosità dello spirito fuggito. È messo anche al corrente delle modalità con cui è giunto fin lì: offeso, Dylan ritiene che Martin Mystère abbia voluto "fare l'eroe" e abbia sbagliato a lasciar fuggire Hellingen. In ospedale, l'arrivo di Bloch stimola il risveglio di Dylan.

Martin, Dylan, Java e Groucho partono alla volta di Externsteine, guidati da una visione avuta da Dylan durante il coma, e dal ragionamento storico-deduttivo di Martin. Il viaggio si svolge in treno, dato che Dylan ha paura di volare. Durante la conversazione, Martin e Dylan hanno modo di litigare nuovamente, ma non prima che Chris Tower, via telefono, abbia fornito al gruppo il dossier sul loro nemico, Garth Hellingen, prelevato direttamente dagli archivi della base segreta statunitense di Altrove.

Giunti ad Externsteine, e dopo una breve telefonata a Diana, con le medesime modalità di cui sopra il quartetto identifica la Rupe delle Gazze come accesso fisico alla base atlantideo-nazista.
Dylan e Martin si introducono nella base, mentre Java e Groucho rimangono bloccati all'esterno. L'intera area rimane isolata, persino per i mezzi di sorveglianza di Altrove.
A Londra, Carpenter e Rania, che stanno indagando sugli eventi del Mocambo (rimasto danneggiato dalle azioni di Hellingen), si recano al n.7 di Craven Road, ove si sono radunati Wells, Trelkovski, Dee e Kelly, sperando, invano, di trovarvi Dylan Dog. I quattro superstiti organizzano una seduta spiritica, al termine della quale Madame Trelkovski è convinta di essere riuscita a richiamare una seconda entità. In effetti è così: alle sue spalle si staglia Kiki Manito, il Grande Spirito. I quattro si separano.

Ad Extersteine, Groucho e Java sono raggiunti dall'enigmatico nativo americano, che ha sempre con sé il misterioso oggetto. Java sembra sovrappensiero: si scoprirà, più tardi, che è in contatto telepatico con gli agenti di Altrove.
Dentro la base atlantidea, Hellingen dichiara guerra a Dylan e a Martin e scatena contro di loro diverse creazioni della sua mente, che il genio del male è in grado di materializzare, a suo piacimento, grazie alla fonte di energia quantistica su cui la base sorge (energia che in realtà è canalizzata dai megaliti di Avebury). Dylan e Martin si ritrovano dunque ad affrontare un piccolo esercito di robot e, successivamente, il colossale Titan.
Il gigantesco robot stende Martin Mystère, ma viene sconfitto da Dylan Dog, il quale utilizza, a costo di un enorme sforzo psicofisico, l'arma a raggi di Martin, per l'incredulità dello stesso Martin, nel frattempo ripresosi. La sorpresa prosegue quando Martin constata che l'arma è scarica, e sbotta per l'irritazione. I conflitti irrisolti fra i due emergono nuovamente e li distraggono quanto basta perché Hellingen li colpisca con una nuova arma.
Angie, imprigionata nel cuore della base, riesce a far confessare ad Hellingen i suoi piani: annientare la sfera spirituale attraverso la distruzione della Terra fisica, per vendicarsi delle divinità che lo hanno imprigionato in un inferno realistico in cui le categorie più deboli della popolazione non sono più perseguitate.

All'insaputa di Hellingen, l'entità-medaglione ha indirizzato Dylan Dog e Martin Mystère in due universi alternativi, allo scopo di riappacificarli definitivamente.

Dylan Dog si ritrova, dunque, nel futuro alternativo de Il pianeta dei morti, ove la sua controparte, dedita all'alcoolismo e devastata dai sensi di colpa, vive in una Londra infestata da un'orda di zombi, generata dalla mancata uccisione del "paziente zero", ovvero Groucho, da parte dello stesso Dylan. Il Dylan alternativo ritiene che la razionalità di Martin Mystère gli sarebbe stata utile nel momento in cui avrebbe dovuto premere il grilletto e che gli avrebbe impedito di rovinare la vita a sé stesso e al suo mondo.

Anche Martin Mystère è giunto in un futuro alternativo: è quello di Nathan Never, dove si imbatte nella propria controparte robotica. Il Mystère robotico conduce il Mystère originale in una breve gita nel mondo futuristico e gli ricarica l'arma a raggi utilizzando la propria. Nel corso della conversazione, il Martin robotico, che si è isolato da quel mondo che non sente "suo" e al quale non riesce ad adattarsi, confessa la sua ammirazione per Dylan e per la forza con la quale ha saputo non arrendersi, nonostante le molteplici disgrazie e gli incubi che ha dovuto affrontare nel corso della sua vita, e per la carica di umanità con cui può permettersi di aiutare altre persone a risolvere i propri drammi, senza isolarsi.

L'entità-medaglione riconduce allora Martin e Dylan da Hellingen. Muovendosi come un sol uomo, il duo riesce (Martin) a paralizzare con il murchadna l'arma-di-fine-di-mondo, la cui chiave di attivazione è stata estorta al medaglione senziente, e (Dylan) a liberare Angie. Hellingen si appresta allora a scatenare la propria potenza vendicativa sui due, ma viene interrotto dall'arrivo di uno spirito indomito, Zagor, la sua prima ed eterna nemesi, evocata da Manito.
Zagor ed Hellingen ingaggiano lo scontro definitivo, che si ripercuote in diversi universi bonelliani e si conclude soltanto quando Groucho irrompe nei sotterranei nella base e lancia la Scure a Zagor. Era questo l'oggetto conservato dal nativo americano, che più tardi si presenta come il Custode della Scure della Foresta di Darkwood. Ad evidenziare la sconfitta di Hellingen, il simbolo dell'uccello-tuono sovrasta l'intera area.
Kiki Manito cancella ogni traccia terrena della base atlantidea, sigillando la Rupe delle Gazze, e riporta Dylan, Martin, Groucho ed Angie all'esterno, dove, frattanto, sono giunti Chris Tower e gli uomini di Altrove, guidati telepaticamente da Java.
All'aereoporto, la combriccola saluta Angie, che conserva per sé un sorprendente segreto: l'entità-medaglione è ancora innestata nella sua mente.

In un altro piano di esistenza, Manito, la Morte e il direttore degli inferni osservano Hellingen, di nuovo confinato nel suo inferno, martoriato dall'odio generato dalla sua stessa mente.

I personaggi

lunedì 3 dicembre 2018

[non Recensione] Martin Mystère n. 358: "Chimere"

L'ultima Chimera
(Altrimenti noto come: “Una storia imbarazzante”)

Una pacchiana astronave, sensibilmente non aerodinamica, sfreccia verso lo spazio aperto, lasciandosi alle spalle le ultime rarefatte scie di molecole dell'atmosfera terrestre.
“Pacchiana sarà tua madre”, ribatte l'alieno contrabbandiere che si trova a bordo della navetta. E aggiunge con tono di sfida: “Prova tu a immaginarne una che non somigli a uno spremiagrumi volante, se ne sei capace.”
Inspiegabilmente, il contrabbandiere sembra consapevole della voce narrante. Ma Alfredo Castelli non ne aveva fatto parola.
"Certo che non ne ha fatto parola." Commenta l'alieno. "Quello ha fatto 'immaginare' al suo personaggio che una specie di meganave spaziale della polizia intergalattica mi fermasse ed arrestasse per la mia attività di contrabbandiere: come no, mi cercavano ancora dopo secoli e secoli."
Ma, su quelle parole, qualcosa di imprevisto blocca davvero la corsa dello spremiagrumi nello spazio.
L'improbabile navetta si dissolve nel nulla, in quanto è (o era) un costrutto fittizio di psioni, un puro aggregato di pensiero e ipotesi con una parvenza di consistenza che non poteva reggere ancora a lungo. L'alieno contrabbandiere, il cui corpo è costituito da un poliedro con numerose facce triangolari, corredato di sei striminziti arti inferiori a tre snodi disposti lungo il suo perimetro (uno per ogni faccia laterale della sezione inferiore),  si ritrova a fluttuare nel vuoto.
“Ma che crisbio?!”
Una voce femminile ordina: “Adesso basta.”
Il contrabbandiere vede, pur non avendo occhi, che un'avvenente donna umana bionda in abito rosso lungo gli sbarra la strada, nel profondo dello spazio, le braccia incrociate e l'espressione severa.
“Mamma!” esclama.
La bionda alza gli occhi al cielo (per così dire). “L'esserti aggregato in forma ebdecadimensionale due miliardi di anni dopo di me non ti autorizza a usare termini che comunque non si applicano alla nostra specie.”
“E ora”, aggiunge spazientita, “levati quegli affari.”
“Ma mamma...”
“Levateli. Ora.”
“Uffa.” La forma ebdecaedrica del contrabbandiere vacilla come un ologramma, e i ridicoli, esili arti che sporgono incongruamente lungo il suo perimetro più ampio si staccano come se fossero stati rozzamente applicati con una colla scadente giunta al termine della sua efficacia. “Però tu te ne stai in quella forma senza che nessuno ti dica niente.”
La donna storce la bocca, rassegnata. “La mia è una figura basata su forme di vita esistenti. La tua è una grottesca parodia che sembra uscita dalla mente di un vignettaro che ricicla arte a caso, priva di qualunque credibilità biologica e progettualità razionale.”
La figura della donna bionda vacilla, si frantuma in segmenti triangolari che collassano verso un unico centro di gravità interno, e si assemblano nella forma di un Ebdecaedro. “Ma non tergiversare. Ti sei di nuovo preso gioco degli abitanti di quel pianeta?”
“Altro che! E dovevi vedere come ci sono cascati: gli ho raccontato di avere un computer da viaggio che bastava metterci i dati, e quello faceva di tutto, persino costruire specie viventi composite. Io, un contrabbandiere, che dispone di un computer spaziale che svolge le funzioni di un superlaboratorio biotecnologico, e nonostante questo, ho bisogno di contrabbandare. AHAHAHAH!”
“Ma figurati se una simile storia avrebbe potuto reggere per esseri senzienti come i terrestri. Che motivo avresti avuto di spostarti sulla loro Terra, se disponevi di simili mezzi?”
“Ma se la sono bevuta, te lo giuro! Gli ho detto che solo sulla Terra potevo trovare gli esemplari di esseri viventi richiesti dai miei clienti, avidi collezionisti dell'assurdo.”
“Oh no. Non dirmelo.” L'Ebdecaedro-bionda non ha più una mano, ma chiaramente sta facendo il gesto di mettersela sul viso. Anche se non ha un viso. “Non dirmi che hai tentato di nuovo lo scherzo dell'unicità del loro DNA.”
“Sì! Gli ho detto che il DNA è un tesoro che hanno solo i terrestri, che è unico in tutto l'universo, che il mio pianeta ha solo ventitrè specie. Ero lì, davanti a quei tre, a dire che appartengo a una civiltà così avanzata da viaggiare tra le stelle, capace di costruire esseri viventi manipolando una struttura molecolare complessa di cui non ho mai saputo niente (perchè esiste solo sulla Terra), e...”
“E davanti a questa contraddizione, i terresti hanno capito che era una burla, e ti hanno mandato a quel paese.”
“NO! Si sono inorgogliti! Credevano davvero di essere i depositari unici e privilegiati di una cosa che non esiste nel resto dell'universo!”
“L'intero universo?”
“Testualmente! Non hanno fatto una piega neppure davanti a questa enormità: come se una specie aliena potesse evolversi tanto da esplorare l'intero universo, e sentisse poi ancora il bisogno di collezionare e contrabbandare mostriciattoli alieni su questo retrogrado pianetino di periferia perchè non ne ha trovati di migliori su decine di miliardi di altri mondi! Avresti dovuto vedere con che compiacenza il mio interlocutore è andato a trascrivere questa nostra conversazione a beneficio di quei creduloni dei suoi lettori! Alla faccia del personaggio razionalista che si batte per la diffusione di una mentalità scientifica, in opposizione agli imbroglioni della parapsicologia e della Terra piatta.”
“Ti stai inventando tutto. Hai fornito una serie di premesse senza senso, che crollano alla prima analisi: come avrebbe poi potuto costui spiegare ai propri lettori il motivo per cui il DNA è così prezioso?”
“E' questo che mi fa spanciare, pur non avendo una pancia: non l'ha spiegata! Quel poveretto non se n'è neppure reso conto: prima ha trascritto senza fare una piega l'implicazione ovvia che la mia specie, senza il DNA e senza la biodiversità, si è comunque evoluta senza fatica fino a raggiungere le stelle, dimostrando che il DNA non serve a niente. E poi ha bellamente ribadito che l'unico valore che ha il DNA, per noi alieni che non lo possediamo, è quello di creare sgorbi ibridati che piacciono a quei malati di mente dei collezionisti di cose inutili.
"Insomma, in conclusione il preziosissiimo e unico DNA terrestre non serve ad altro che a comporre opere astratte, dato che genera una biodiversità così misera che io mi sono dovuto inventare combinazioni nuove per renderla interessante sul mercato degli accumulatori seriali mentecatti (infatti non ho mai menzionato possibili scienziati interessati a studiare un fenomeno che gode addirittura dell'unicità universale, e anche qui nessuno ha obiettato).
"E siccome il tizio non reagiva neanche davanti a questo elenco di assurdità, ho aumentato la provocazione: gli ho parlato con sufficienza delle loro tante varianti di formiche, criticandole perchè alla fine sono tutte uguali, e ho accuratamente evitato di elencare l'incredibile varietà di creature dell'Australia e dell'Oceania, che sfidano ogni categorizzazione del mondo 'classico'. E tanto per cambiare, il terrestre non ha fatto una piega!”
Dal tono della voce, l'Ebdecaedro che era una bionda scuoterebbe la testa con scetticismo, se potesse. “Probabilmente stava fingendo per non contrariarti, temendo che tu fossi pericoloso.”
“Ne dubito: erano privi della fantasia necessaria per avanzare questa ipotesi. Pensa che, quando  ho menzionato la varietà di forme di vita basate sul carbonio, quel tizio e i suoi amici si sono immaginati un gatto, un topo, un cane col collare, un cavallo e un arnese pennuto a metà tra il dodo e l'aquila. Nient'altro. Non una mantispidae, non una talpa dal muso stellato, non un gaviale del Gange, non un...” 
“Quante volte?”
“Ehm, cosa?”
“Quante volte sei sceso sulla Terra, ti sei finto un alieno, o un gruppo di alieni, o un discendente di alieni, e hai inscenato una farsa simile?”
“Qualcuna.”
“Quante. Volte.”
“Ehm. Trentasette.”
“CHE COSA?”
“Ma non ti preoccupare, quel terrestre era solo un boccalone, e gli altri sono così acritici che neanche si accorgono delle contraddizioni tra ogni mia diversa messinscena! Non sembra vero, ma pensa che c'è stato un plauso per la sua profonda morale sulla preziosità del DNA, così (e cito) simile a una 'parabola'...anche se in realtà il terrestre ha delineato uno scenario conclusivo in cui spiega che del DNA nessuno sa cosa farsene. Non c'è rischio che io abbia causato alcun trauma culturale, perchè manca la base da cui dovrebbe scaturire.”
“E dovrei credere che è sempre lo stesso, il terrestre che hai preso per i fondelli?”
“Ehm, sì: è veramente il bersaglio ideale. Da una volta all'altra non si ricorda le esperienze precedenti, se non in termini vaghi, nebulosi e aggrovigliati. Gli puoi raccontare le storie più contraddittorie, e lui non se ne accorge. Ma non ti preoccupare: ogni volta  che gli sono apparso, avevo un aspetto marcatamente differenziato.”
“E come si chiama questo terrestre?”
“Mister qualcosa.”
“Sforzati.”
“Mister Marmytton, mi pare.”
L'Ebdecaedro bionda spalancherebbe gli occhi in una smorfia di grottesca incredulità, se li avesse. “Cosa? Martin Mystère? E non ti ha riconosciuto nemmeno col tuo aspetto di Ebdecaedro con le zampe? Adesso so che stai scherzando.”
“Ma io...”
“Adesso vai nel tuo tesseract e restaci per i prossimi due eoni!”
“Ma, mamma!”
“Niente 'mamma', signorino. E sarà meglio che io non scopra che anche quello scapestrato di tuo fratello maggiore sta giocando tiri del genere ai terrestri!”

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Pianeta Terra.
Londra, Regno Unito.
In una elegante abitazione di un quartiere benestante, un appartamento sfitto si arreda con eleganza.
A mezz'aria, le sfaccettature di un evanescente poliedro balenano fulmineamente, ma solo per un attimo. Nel successivo, un'avvenente donna mora, vestita con gusto, si sta rassettando i capelli davanti a uno specchio materializzatosi dal nulla. Ogni cosa appare così solida, così concreta, così vissuta da sembrare che sia sempre stata lì. E infatti ora lo è.
La donna sorride, e guarda la foto nel piccolo quadro sul mobiletto: raffigura una donna bionda e altrettanto piacente, che le somiglia molto. La foto è accompagnata dalla dedica "A Bree dalla sua cugina preferita. Diana". La parola cugina è stata chiaramente scritta a colpi di pennarello, e in modo sbrigativo, sopra la parola sorella.
Sulla porta della camera è comparso, letteralmente, un uomo.
"Eccoti qui, cognato mio."
"Veramente mi hai creato per interpretare il ruolo di tuo marito."
"E' la stessa cosa. In certe parti del mondo, ci si sposa tra fratelli, e quindi oltre che mariti si può essere cognati, nel senso di nati dallo stesso sangue"
"Quindi anche i cugini li possiamo chiamare cognati."
"Esatto. Non che per loro faccia differenza: Diana e Martin sono stati in visita a Londra non so quante volte, senza mai incontrarci o anche solo nominarci: per loro, dire Londra significa solo dire Dylan Dog. Quindi non faranno tanto caso al grado di parentela che li lega a noi."
La donna schiude la bocca in un ghigno, dove si schiera una chiostra di denti aguzzi, triangoli di sottile cristallo lampeggiante, ma è solo un attimo. Nel successivo, le sue labbra perfette si curvano appena in un'espressione cordiale.