lunedì 27 giugno 2022

Vota la miglior storia mysteriana III

 

 Continuiamo a festeggiare i 40 anni di Martin Mystère con il LaMiS di AMys

 

Care amiche e cari amici amanti del mystero,

Eccoci quindi arrivati al terzo turno della votazione che deciderà a fine settembre quale sia la Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Al sondaggio prenderanno parte tutte le storie della serie regolare, degli albi fuoriserie (Special, Almanacchi, Giganti, Team Up, ecc.), degli spinoff (i Classici di Zona X, Storie da Altrove e Magic Patrol), delle Nuove Avventure a Colori e i Racconti Brevi di almeno 32 tavole di lunghezza.

A decretare quale sarà la vincitrice sarete proprio voi: le storie sono state suddivise in 4 gironi in base al loro anno di pubblicazione e per ciascun girone dovrete compilare una scheda che sarà inviata via mail (se non l’avete ricevuta potete richiederla all’indirizzo miglior.storia@gmail.com).

Compilare la scheda è semplice: scegliete le 10 storie che vi piacciono di più tra quelle presenti nella scheda e scrivete una X nello spazio corrispondente della colonna VOTO (la prima colonna di sinistra). Se lo desiderate potete ordinare le vostre 10 storie preferite in ordine di gradimento, scrivendo un numero da 1 a 10 al posto delle X (1 per la prima classificata, 10 per l’ultima del vostro elenco). Una volta compilata la scheda in uno dei due modi descritti, dovrete solo inviarla al seguente indirizzo: miglior.storia@gmail.com

Le storie che riceveranno più preferenze si sfideranno dal 21 agosto in un avvincente girone finale: la votazione si svolgerà con le stesse modalità dei gironi eliminatori e la storia che riceverà più voti verrà eletta Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Ma non è tutto: tutti coloro che parteciperanno al sondaggio riceveranno in omaggio per ringraziamento una fantastica litografia targata AMys e firmata da Alfredo Castelli in originale!

Quindi, eccoci al terzo girone: la terza decade (aprile 2002-marzo 2012).

Una decade tutto sommato un po' dimessa, nella quale, colpevole il passaggio al bimestrale, concorrono solo 121 albi contro i più di 160 della sessione precedente.
 
Una decade però un po' sottovalutata perché è pur vero che ha dato origine a storie come Fantasmi a Malta, oggi come oggi usata come termine di paragone nefasto (anche se Franco crediamo sia pronto per sostituirla con una delle ultime uscite in edicola :D ); ma ha anche visto la pubblicazione di Generazioni, di Il Mystero delle Nuvole Parlanti e di Java Addio! Per non parlare del Gigante di Recagno sul Re Rosso o di quelli di Beretta. Vi sono i Maxi, la storia con Za-Te-Nay, l'avventura sul ritorno di Annabel Lee suggerito da noi lettori, l'albetto dedicato a Angie, gli speciali del Giovane Martin, gli allegati agli speciali che ripropongono, modificandole un po', le storie brevi di Castelli, che molti dicono essere i suoi capolavori. E tra gli sceneggiatori è il periodo nel quale Morales si apprestava a prendere le redini del personaggio, ma troviamo anche l'unica storia di Billotta, oltre a naturalmente tutti gli altri di cui vogliamo almeno citarvi la coppia formata da Santarelli e La Neve.

Insomma, di carne al fuoco ce n'è davvero tanta. Quindi che altro dire? Nulla se non "buon voto" e "vinca la migliore"!

La vostra Benemerita AMys

venerdì 24 giugno 2022

[Recensione] Martin Mystère n. 388 - "Fantasmagoria"

Martin Mystère n. 388 (mensile)
"Fantasmagoria"

Testi: Davide Barzi
Arte: Alfredo Orlandi
Giugno 2022

 E' successo di nuovo: il nostro schiavo recensore unico si è rifiutato di comprare l'albo in questione, e anche solo di leggerlo, accampando scuse che vanno dal mal di pancia al dover impiegare il tempo libero per rileggere gli albi storici di Martin Mystère e rifarsi così la bocca dopo il mese scorso (la causa del mal di pancia?). Siamo quindi costretti a presentarvi una scheda critica di Fantasmagoria che è il frutto di un'elaborazione collettiva, con tanto di contributo esterno al terzetto dei curatori del blog.

 Un riassunto Una ex fiamma di Martin Mystère ai tempi della Sorbona (anni 1968-1969), tale Melanie, si è sposata in seconde nozze con l'ispettore parigino Charlier. La donna convoca Martin a Parigi per ritrovare il figlio che lei ha avuto dalle prime nozze: il giovane, di nome Martin Jacques e di cognome sconosciuto, è sparito nelle catacombe insieme alla fidanzata Desirèe. Martin accorre insieme a Diana Lombard e, dopo alcune scenette di gelosia di Diana, Martin e Melanie partono alla ricerca del giovane. Nelle catacombe, vicino alla tomba di uno degli inventori della lanterna magica della Fantasmagoria, giace quasi in bella vista uno di tali proiettori. Questo non solo genera immagini di fantasmi, ma li rende anche "materiali", ed è collegato alla mente dello spettatore, perché materializza fantasmi del suo passato. Attivata da mano femminile, lo strumento inoltre funge anche da macchina del tempo e quindi Martin e Melanie subiscono la stessa sorte di Martin Jacques e della sua fidanzata e vengono catapultati nella Parigi rivoluzionaria del 1790. La vicenda si biforca, raccontando prima le esperienze dei due giovani, e poi le peripezie dei due adulti, nella Francia del Terrore dove tutti venivano ghigliottinati. Alla fine i quattro personaggi si radunano e incontrano l'inventore della macchina, che dà qualche spiegazione, ma pare più un pazzo schizofrenico che uno scienziato. Il giovane Martin Jacques decide di restare nel passato,  perché nel futuro il suo vero padre è morto e lui non si è mai ripreso dal trauma; gli altri invece tornano nel presente e, per evitare che altri possano finire nel passato Martin, distrugge la macchina. 

 Una prima analisi Seguendo le riconoscibili istruzioni per costruire il fumetto a tavolino, anche questo albo comprende una rivelazione su passato di Martin Mystère e una riscrittura palese ma poco rilevante della continuità storica, e cioè il ringiovanimento di Charlier, evento da soap opera che spinge a chiedersi quante siano le probabilità che proprio una vecchia fiamma di Martin sia andata a sposare l'unico poliziotto parigino che conosce Martin. 

 Il figlio della donna si chiama Martin Jacques, e il suo aspetto richiama molto quello del protagonista della serie animata Martin Mystery, solo con qualche anno di più. Per gli appassionati della genealogia mysteriana, ricordiamo che esiste già un Jacques Mystère francese.

 Melanie chiama in soccorso Martin perché lui nel 1969, quando la lasciò, le promise di esserci sempre casomai lei avesse avuto bisogno. Martin riceve la telefonata e parte subito per Parigi per onorare la promessa fatta 54 anni prima.

 Martin e Melanie scoprono nel giro di una vignetta cosa è successo a Martin Jacques; ci sfugge il motivo per cui la madre, che sa già tutto, non abbia investigato da sola.
 
 Il proiettore di fantasmagorie, facilissimo da trovare, giace in quasi bella vista vicino alla tomba del suo inventore, in una catacomba di facile accesso.

 Il proiettore di fantasmagorie è palesemente costruito secondo i criteri dell'elettromagia, anche se non detto esplicitamente: un'occasione, tristemente sprecata, di seguire i dettami della redazione di riprendere la continuità storica e di farlo in modo consistente, senza ingarbugliare o contraddire gli eventi noti (come per il ringiovanimento di Charlier, o la vita segreta del vampiro Strauss che creò un esercito di propri simili sebbene in origine avesse dichiarato il contrario).

 Attivata da mano femminile, il proiettore di fantasmagorie, che già attinge all'inconscio dello spettatore, funge anche da macchina del tempo. Perché? Cosa ci azzecca? Che legame c'è?
L'assurdità e la pretestuosità di questo trucco narrativo sono indigeribili, per una serie che ha sempre avuto un approccio adulto e meditato: sembra di essere caduti in una storia prodotta dallo Studio Disney statunitense per il mercato estero negli anni 1960. Il contrasto con la seriosità dell'analisi storica (per quanto condensata e spigolosa) di questo stesso albo rende le premesse del viaggio arbitrario nel tempo ancora più grottesche.
 Questa lanterna magica a volte fa vedere i fantasmi, altre volte porta nel passato, ma solo dal 2022 al 1792, a volte fa il caffè corretto e a volte l'aragosta al forno: quale era lo scopo nel costruirla così? Qual è la pseudo-scienza che motiva questo comportamento squinternato? Il creatore ambiva a realizzare una fantasmagoria, non a compiere viaggi nel tempo. Si poteva tutt'al più dire che i viaggi erano "mentali", e che quindi la macchina concretizzava i morti e i desideri di viaggiare, ma solo per lo spettatore.
 La logica della macchina non è solo inesistente per quanto riguarda la disomogeneità tra i fantasmi dell'inconscio e il viaggio nel tempo: il proiettore viene usato come macchina del tempo solo due volte, una in andata e una al ritorno? E comunque, se Desiree la usa al ritorno perché la sua volontà era tornare, allora all'andata la sua volontà era vedere la rivoluzione francese?

 L'inventore della macchina (personaggio secondario della storia, assistente del vero inventore delle Fantasmagorie ma da questo derubato delle sue idee) è caratterizzato come uno scienziato pazzo deciso a dimostrare al mondo intero il suo intelletto superiore mai riconosciuto. E come lo fa? Lo fa costruendo una "macchina del tempo" che, dopo 330 anni, attiri nel suo tempo gente del futuro. Tra l'altro, ciò accade a sua insaputa, visto che l'inventore sembra ignaro di questa caratteristica della sua macchina. In sintesi: una falla narrativa colossale, in una trama già involuta di suo. E per inciso: obiettivo fallito, caro scienziato incredibilmente geniale, ma dalle idee gravemente confuse. 
 
 E' stato ipotizzato che Martin Jacques sia figlio di Martin Mystère, ma le date non combaciano: Martin frequentava la Sorbona nel 1969, cioè più di cinquanta anni fa, e il giovane è decisamente troppo giovane per avere cinquant'anni. La questione degli anni esatti, però, può forse essere ignorata, perché ormai il personaggio di Martin ha un'età fissa e quindi tutto il suo universo si sposta in avanti nel tempo con lui (anche se, volendo fare i conti, Martin Jacques si ritroverebbe ad avere sui trentacinque anni, se vogliamo che Martin Mystère, che lo ha concepito 15 anni prima di Martin Mystère n. 1, ora abbia comunque un'età abbastanza rilevante da giustificare tutte le battute sulla sua età, appunto).
Non si può invece ignorare che il proiettore evoca i cari estinti e, nel caso di Martin Jacques, ha evocato il padre biologico. 
 Inoltre, è proprio in Francia, nel secolo successivo al Terrore, che nacque Remì D'arx (Remi D'Aix), nemico degli Habits Noir, in azione negli anni dopo il 1850 e fondatore della dinastia dei Mystère.  Questa storia sembra suggerire che Martin Jacques (il cui cognome resta ignoto) sia un antenato di Remì: vogliamo quindi spingerci al paradosso per cui il nonno di Remì sia anche il figlio di Martin, che di Remì è il pro-pro-pro-nipote?
 Per rinfrescare le idee su Remì, ecco la recensione dell'Almanacco del Mistero 2012, "L'ombra di Fantômas" (2011).

 Il commissario Charlier, che attualmente dimostra venti anni in meno di Martin, al suo esordio in Delitto nella preistoria (Martin Mystère nn. 6-7) ne dimostra venti in più. Spietato fino al fanatismo, sceglie di far sparare a sangue freddo contro Java in fuga. In seguito, lo ritroviamo pentito e ammorbidito ne La spada di re Artù (Martin Mystère nn. 15-16), dove diventa amicone di Martin Mystère e Java (dimenticandosi comodamente il suo cinismo omicida). Lo si ritrova in seguito ne Il numero della bestia (Martin Mystère Gigante n. 7), minacciando di diventare una presenza semi-ricorrente a ogni visita di Martin in Francia.
Il suo ringiovanimento in Fantasmagoria è spiegabile in almeno due modi. Il più surreale, in linea con lo stile dell'albo, sostiene che si tratta di Charlier Junior, figlio del commissario che ha intrapreso la stessa carriera del padre e vi si immedesima tanto da convincersi di aver vissuto i suoi casi in prima persona. Il più prosaico ha a che fare con i brillantini del Genio de I suoi primi 40 anni: come Alfredo Castelli ci mostra in quell'albo, i poteri del Genio hanno effetto retroattivo, e quindi Charlier si è ritrovato con anni e anni di giovinezza recuperata sin da quando ha ricevuto uno di questi brillantini per posta aerea (e lo stesso vale per tutti gli altri personaggi della serie).

 Dopo la precedente dimostrazione di ignoranza di Martin sulla destinazione degi spiriti di defunti, in questo albo ci troviamo non solo la stessa impreparazione sul tema, ma anche l'ignoranza delle regole sui viaggi nel tempo dell'universo mysteriano: certo, abbiamo visto che anche queste regole sono malleabili e dipendono dal livello tecnologico raggiunto, ma forse, davanti alla macchina che evoca i defunti e fa viaggiare nel tempo a piacere, la redazione dovrebbe intervenire per invitare gli sceneggiatori a non abusare di questi usurati elementi, per di più in maniera incoerente con la storia della serie, e a sforzare di più il cervello per imbastire una trama solida, originale e coerente, senza fare continuo ricorso a queste deludenti scorciatoie narrative.

 Martin agisce ancora una volta come un Uomo In Nero, elevandosi ad assoluto giudice del bene e del male e distruggendo un macchinario dalle capacità prodigiose. Senza neppure chiedersi quali potrebbero essere le conseguenze dell'azione (vedi sezione successiva).
 
 Il siparietto finale ha lo scopo di sfoggiare la solita erudizione, per tranquillizzare il lettore sulle competenze di Martin Mystère. Si vede che Barzi, stavolta, ha studiato storia francese: purtroppo, continua a essere scarsamente ferrato in storia mysteriana e in costruzione di trame solide.

 Il secondo capitolo di Zona Y di Andrea Carlo Cappi è interlocutorio: nel 1977, in USA, Scandinavia e URSS viene visto un ufo. Oggi, un militare svela a Martin Mystère che l'ufo era un aereo spia sovietico. Martin non si fida e decide di indagare.
 
 Scavando a fondo Citiamo di seguito varie osservazioni del il lettore Andrea Turbati, che conferma le nostre perplessità e aggiunge un ulteriore livello alla nostra analisi.
 
 Il comparto artistico I disegni proprio non mi sono piaciuti e, a volte, ho faticato a riconoscere i vari personaggi (ma questo è un giudizio totalmente personale).
 
 Il MacGuffin Il problema più grande di questo albo è la storia stessa. L'oggetto su cui verte la storia è probabilmente, tra i prodotti dell'ingegno umano della nostra civiltà, uno dei più potenti mai mostrati in tutta la serie, cioè una macchina del tempo che può essere usata da chiunque (purché sia donna, ma di questo non viene data alcuna spiegazione) con un semplice tocco (a volte desiderando dove andare, altre volte no, mistero) e la cosa sembra passare in secondo piano visto, che lo stesso oggetto permette anche di evocare i fantasmi (quali fantasmi, non è chiaro: prima sembrano fantasmi collegati ai ricordi degli spettatori, ma poi diventano fantasmi in generale). Non viene poi specificato se il viaggio nel tempo sia possibile solo nell'arco temporale in cui tale macchina esiste o meno, come nel film Primer (2004)
 
 I personaggi di plastica Martin Jacques compare in scena nel 1792 al momento giusto e, per fugare ogni dubbio che sia lui, ha gli stessi identici vestiti, in perfette condizioni, di quando è arrivato nel passato un mese e mezzo prima, pur essendo stato in prigione. Oltre al fatto che la sua camicia bella colorata difficilmente è passata molto inosservata in quel periodo, si vede ha trovato una buona lavanderia.
La sua fidanzata Desirèe, che in questo stesso periodo è divenuta un'oppiomane e ha visto cose orribili (decapitazioni, torture e violenze in genere), alla fine è maggiormente preoccupata di cosa dirà ai genitori per essere scomparsa per un paio di giorni.
Martin Mystère distrugge la lanterna magica schiacciandola con un sasso, non sapendo minimamente come sia costruita, e se l'atto di distruggerla possa generare esplosioni, rilasciare sostanze pericolose o avere chissà quali altre conseguenze. 
 
 Declino inarrestabile Sembra una trama scritta da un gruppo di amici la sera al bar; mi spiace veramente assistere a questo continuo calo, visto che Martin Mystère è sempre stato un fumetto che, pur trattando tematiche al limite dello scientifico, seguiva sempre una certa logica di fondo ed anche i vari personaggi (Martin in primis) erano sceneggiati per agire in modo logico e coerente (anche se le situazioni potevano essere assurde).
 
 Ripensando agli ultimi anni della serie L'universo di Martin Mystère è molto complesso (con 40 anni di storie) e (almeno in passato) la continuità, nel senso di consistenza delle regole e dei concetti, è sempre stata molto importante.
Quest'ultima, però, sembra ora ridotta al ripescaggio di elementi "a caso" dal passato, come per "strizzare l'occhio" ai vecchi lettori.
Nella costruzione della trama, tali elementi passano rapidamente in secondo piano, per far posto a cose/eventi che potrebbero e dovrebbero rivoluzionare il mondo (un modo per controllare tramite la vista quasi tutta la popolazione viene usato per scrivere un romanzo; una macchina che analizza l'inconscio fa viaggiare nel tempo; gli alieni onniscienti della quarta dimensione si spacciano per i defunti degli anziani e non riescono a invaderci ecc.) e invece si risolvono come una (apparente) bolla di sapone. Il fatto che un ragazzo moderno (intelligente ed interessato alla storia ed ai misteri) si trovi all'epoca della Rivoluzione Francese e decida di vivere in quel periodo dovrebbe avere ripercussioni importanti: ne sentiremo più parlare? Ed è davvero necessario aggiungere altra "carne al fuoco" di questa portata, quando ci sono già questioni in sospeso da tempo immemore che non ci si decide a risolvere? Se siamo confidenti che i vari studiosi uccisi nel numero precedente siano destinati a tornare, la "morte" di Java nel 2021 si è invece risolta con un nulla di fatto: un uomo IDENTICO a Java è stato ucciso senza che nessuno si sia reso conto dello scambio di persona e poi Java è tornato comodamente in scena al momento necessario, lasciando in sospeso la storia del capo degli Uomini In Nero (sarà Java o Travis?) e quella del "segreto" di Java che risale a Il cervello quantico.
A questo punto preferirei una minore produzione di albi di Martin Mystère, ma con storie pensate e realizzate meglio di questi episodi riempitivi che sembrano in gran parte fini a loro stessi (se invece c'è dietro un grande piano per rilanciare la serie, usando le informazioni che vengono disseminate in questi albi, allora sarei contento di essermi sbagliato nel mio giudizio).
  

venerdì 3 giugno 2022

[Anteprima] Martin Mystère n. 390: "Cronache marziane"

Anteprima MM 390
In Cronache marziane (Martin Mystère n. 390), Carlo Recagno riprende le fila della saga del ritorno di Sergej Orloff, che Martin Mystère crede ancora morto. La caccia a un manoscritto di una medium francese vissuta a cavallo tra 1800 e 1900 porta al coinvolgimento degli "Uomini in Grigio" e a una missione spaziale inviata dall'Impero di Mu su Marte dodicimila anni fa.
 
Nelle edicole ad agosto 2022, questo fumetto svela un nuovo frammento inedito della storia dell'Impero di Mu: chissà se se scopriremo che si trattò della risposta alla missione atlantidea raccontata ne L'uomo delle nevi (Martin Mystère nn. 87-88)?


lunedì 30 maggio 2022

[Recensione] Martin Mystère n. 387 - "Lorem ipsum"

Martin Mystère n. 387 (mensile)
"Lorem ipsum"

Testi: Luca Barbieri
Arte: Walter Venturi
Maggio 2022
 
 La somiglianza strutturale di questo albo con L'ombra di Michelangelo (Martin Mystère n. 385) conferma che la redazione ha fornito agli autori del "nuovo corso mensile" una serie di linee guida che stabilisce una direzione artistica unica per le storie da 78 pagine.
 Tra gli elementi ricorrenti negli ultimi mesi, osserviamo: una narrazione brillante (che qualcuno ha interpretato come grossolanamente comica), una dose di azione zeppa di pistole e scazzottate senza scopo, un manufatto atlantideo (mai una volta che sia muviano) che è all'origine di un qualche elemento culturale della nostra società, potere alle quote rosa, il passato medievale degli Uomini In Nero, un approfondimento storico non troppo impegnativo, Martin Mystère che non vede l'ora di sopprimere il detto manufatto invece che usarlo come prova delle proprie teorie, un'alleanza con gli Uomini In Nero per ottenere tale scopo, riflessioni più o meno inedite su certe idiosincrasie mysteriane e, infine, anche un aggancio alla continuità non troppo eclatante nè approfondito. L'umorismo insistente e sguaiato di Lorem ipsum, insieme a una trama esile e sempre più forzata, che degenera in farsa sgangherata, richiama anche l'impostazione de Il vampiro di Vienna (Martin Mystère n. 377), confermando l'impressione delle indicazioni redazionali su come confezionare queste nuove storie.
 
 Il risultato di queste indicazioni, nel caso di Lorem Ipsum, mette a disagio. Il tono costantemente pagliaccesco sarebbe più adatto a uno Speciale, se non fosse così esplicito, sbracato e privo della sottigliezza di Alfredo Castelli e Carlo Recagno, ed è rapidamente destinato a perdere efficacia, se diventa invece un elemento ricorrente nella serie regolare (non si può sperare di riuscire a far ridere a tutti i costi ogni mese, senza degenerare nello stile dei film natalizi italiani chiamati cinepanettoni). Le numerose forzature narrative, di cui parliamo in seguito, costringono a una sospensione dell'incredulità eccessiva, che rovina il piacere della lettura. L'esecuzione generale, banale e meccanica, lascia l'impressione di un prodotto formulaico, quasi un'imitazione grottescamente degradata di Martin Mystère. E' vero, gli elementi d'obbligo ci sono, ma sono assemblati in un modo superficiale e artificioso, che perde credibilità col procedere degli sviluppi, soprattutto quando si tenta di sopperire alla mancanza di logica buttando tutto sul ridere: l'impressione è che lo sceneggiatore stia lavorando controvoglia, e si sfoghi incrementando per ripicca il livello di demenzialità di personaggi e sviluppi. Di conseguenza, i numerosi difetti dell'impianto narrativo balzano all'occhio già alla prima lettura, condannando l'opera a fallire nel compito di catturare l'attenzione del lettore e distrarla dai detti difetti.
 
 Il fumetto si apre in modo ingannevolmente promettente, dato che parte con una carrellata newyorkese (che fa ripensare al "primo" Martin Mystère) e tocca una storica tematica che è mysteriana, ma non mysteriosa: si tratta della bibliofilia di Martin, che non solo è scrittore, ma anche avido lettore, costretto a fare i conti (per la prima volta?) con una letteratura popolare consumistica senza alcun valore. Si scorge il potenziale di un'analisi di come Martin si pone nei confronti di queste produzioni completamente commerciali (realizzate, avrebbe detto il critico cinematografico Morando Morandini, da qualcuno che conosce i gusti del pubblico più ignorante), che però vendono molto più delle sue pubblicazioni colte. Invece, detto potenziale viene accantonato, preferendo liquidare il fenomeno artificiale di massa con poche scene esemplificative di scarso spessore (tra le quali anche la tavola finale del fumetto, che tutti quanti abbiamo sentito arrivare da dieci chilometri con le sirene spiegate; sta a vedere che anche a noi si è aperto il Terzo Occhio?), alternate a brevi trovate parodistiche di grana assai grossa. Questa premessa, che mostra una certa buona volontà nell'imitare lo stile storico di Martin Mystère, ma si perde continuamente in pacchiane derive umoristiche di bassa lega, si rivela essere purtroppo la matrice su cui è strutturato l'intero fumetto. 
 
 Come si apprende in seguito, la tecnica di condizionamento mentale del Lorem ipsum è qui è impiegata come finto testo di un romanzo che convince il lettore di essere davanti al migliore racconto mai letto, pur non contenendo altro che il riassunto di una soap opera. La sequenza in cui Martin scopre questo inganno, ma non viene creduto da nessuno, genera una gradevole atmosfera da Zona X (o da Ai confini della realtà), ma la totale assenza di analisi delle implicazioni è una doccia fredda per il tiepido entusiasmo che si era generato nel lettore.
 Davvero nel mondo di Martin Mystère non esistono recensioni, riassunti, gruppi di discussione, non solo cartacei/televisivi, ma soprattutto digitali? Possibile che, anche in questi ultimi, tutto si riduca a gente che ripete a pappagallo quanto è bello il romanzo, senza che nessun osservatore esterno si renda conto di questa anomalia? Non è che proprio tutti leggono romanzetti rosa, non importa quanto spopolino.
 Vista la brevità del fumetto, si può sorvolare per carità di patria, ipotizzando che le autorità debbano ancora rendersi conto della gravità ed estensione dell'anomalia, mentre chiaramente gli Uomini In Nero e Martin li battono sul tempo per via della loro esperienza, risolvendo tutto prima che il problema si palesi ai più, ma di certo non si può sorvolare sulla totale incapacità di Martin di cogliere e analizzare queste angolazioni della faccenda (bisogna anche fare i complimenti al cattivo di turno, un genio senza pari che però non si è minimamente soffermato a valutare queste conseguenze, palesemente destinate a causare la sua rovina sulla lunga distanza).

 La china discendente viene definitivamente sancita con l'arrivo degli Uomini In Nero all'acqua di rose: torna infatti in scena uno di loro, il ben noto Philip Erickson, che si era ripromesso di riformare l'intera organizzazione degli UiN quasi un anno fa; l'aspettativa è elevata, ma si sgonfia inesorabilmente quando Erickson qualifica il proprio gruppo come "gli Uomini In Nero buoni", nonostante lui stesso abbia una storia non proprio cristallina. Ma, ovviamente, ognuno di noi è l'eroe della storia, ai propri occhi, e quindi sceglie di raccontarsi come meglio crede.
 Meno giustificabile è la reazione di Martin Mystère alle sue parole, nonché all'esigenza di collaborare con gli UiN: inspiegabilmente, con tutto ciò che gli hanno fatto passare, Martin sta divenendo sempre più conciliante con loro (dalla sua reazione, sembra che siano arrivati i potenti Vendicatori, invece che gli esponenti armati di una capillare organizzazione mondiale occulta, il cui scopo è imporre con qualunque mezzo la stabilità di un rapace modello economico che garantisca il potere e la ricchezza di pochi a prezzo della progressiva distruzione ambientale e dell'omologazione sociale/culturale verso il basso di tutti gli altri).
 Questa volta, Martin si mostra addirittura entusiasta della collaborazione, il che ci lascia perplessi anche quando, in seguito, scopriamo che nutre sospetti sulla donnina asiatica, e che quindi l'entusiasmo era simulato (ma fino a che punto?), il tutto perché ci viene superficialmente spiegato che lui teme qualche tiro mancino dagli UiN (alla faccia dell'eufemismo, con tutti i precedenti di ammazzamenti, attentati, esplosioni e via elencando).
 Nonostante le smentite, quindi, ci resta l'atroce dubbio che lo sceneggiatore abbia ricevuto una documentazione inadeguata riguardo alla spaventosa storia e dottrina dell'organizzazione degli UiN, nonché a ciò che questi rappresentano per la nostra società (vale la pena di ricordare che la loro organizzazione non si limita a intervenire beneficamente quando ricompare qualche pericoloso arnese del passato o di una cultura aliena o magico eccetera eccetera, ma persegue anche interessi ben più materiali, in favore dei suoi ricchi e potenti membri, ricorrendo senza remore a violenza e omicidio).
 Ci pare quindi il caso di riepilogare le letture minime richieste per scrivere gli UiN come si deve:
- serie regolare di Martin Mystère: nn. 1 "Gli Uomini in Nero", 26-27 "I figli del sogno", 27-28 "Il delitto di Martin Mystere", 35-36 "Moha-Moha", 67-68-69 "Caccia all'uomo", 135-136 "Catacombe!", 196-197 "La città dei cinque anelli", 210-211 "Il virus di fine millennio", 212-213 "Countdown: meno uno", 235-236-237 "Minaccia dal passato", 274-275 "Colpevole di omicidio", 322 "Congiura nei cieli", 325 "Voci dal passato", 373 "Incubi", 374 "Il ritorno della dea";
- Gigante n. 3 "Gli uomini in nero";
- Zona X nn. 10 "Dieci secondi per morire", 13 "Il risveglio dei draghi", 44-45 "L'ultimo mistero";
- Maxi n. 3 "Il potere del Vril".
 In parallelo agli UiN edulcorati e compagnoni, esordisce l'altra metà del fumetto che ammazza ogni possibilità di salvare la storia: la parte più goffa e inutile, un riempitivo nel rempitivo. Wendy Wong, la doppia quota obbligatoria spaccatutto e ammazzatutti, salvo che nel finale dove si sgonfia come un palloncino, la donna macho che siede con le gambe divaricate (perché sì, è un fumetto progressista), ma nello stesso tempo ha cura di coprire con braccia e ombre le parti intime (perché no, non è un fumetto sessista).
 Il suo scopo è infatti solo quello di giungere a un tradimento che serve a tirare per le lunghe una trama già stiracchiata (nonostante debba coprire solamente 78 pagine di fumetto), nella quale già da troppo tempo si susseguono soporiferi "colpi di scena" a base di arti marziali, pistole e mitragliatrici, sempre senza che alcuno dei buoni si faccia male.
 Dopo il suo esordio da Mary Sue (è imbattibile, ha il Terzo Occhio, sa tutto di tutto, è bellissima, tutti la venerano), Wong collassa su se stessa come un castello di carte truccate. Prima, la dabbenaggine con cui si tradisce con Martin: imbarazzante, visto che lui ricorre al solito trucchetto di menzionare un certo docente, fingendo di avere con lui un rapporto che non ha, e lei (che pure si è dovuta studiare veramente a fondo la parte, per ingannare gli occhiutissimi Uomini In Nero) ci casca come una pera stracotta, pur essendosi dimostrata finora furbissima eccetera (chiaramente non ha mai letto un fumetto di Topolino, dove questo trucco è all'ordine del giorno). Poi, quando ha "gettato la maschera" e si fa beccare da Erickson come una mocciosa che ruba la marmellata. E, infine, quando spiega di essersi infiltrata negli UiN facendo carte falsissime, e regalando loro un'altra figuraccia da incapaci: ben oltre Mary Sue, questo è un livello Paperino che si mette mascherina e maglione rosso, e i Bassotti lo scambiano per uno di loro.
 A posteriori, si nota subito che sarebbe infinitamente meglio avere una Wong che è veramente una studiosa che tradisce gli UiN per il potere, dato che la faccenda delle false credenziali che fregano gli onniscenti UiN non sta minimamente in piedi, in una storia seria (ma, in effetti, gli UiN di Erickson ci vengono presentati alla stregua di una Armata Brancaleone).
 Il destino di Wong, infine, la equipara fin troppo a quello della signora Dannay del romanzo Il potere del falco appena conclusosi sulla pagine della testata, rendendola un personaggio ancora più stereotipato e ripetitivo: entrambe malvagie, entrambe dotate di talenti mistici rari (ma condivisi con i nostri eroi), entrambe ambiziose e traditrici, entrambe desiderose di mettere le mani su qualche antico potere mistico, entrambe fatte infine prigioniere degli UiN di Erickson per proteggere l'umanità.
 
 Esiste un modo intelligente di avere una quota obbligatoria come Lucy Liu Wendy Wong senza dover infarcire il fumetto di scene artificiose: utilizzarla come personaggio di epoca Atlantideo-Muviana, spostando lì l'azione, accontentando la redazione, creando un retroterra credibile al MacGuffin del Lorem ipsum, collocandolo sensatamente nel contesto della serie e della sua epoca di origine, e dando così risposta almeno a qualcuna delle domande di cui parliamo in seguito.
 
 Invece, se tanto ci dà tanto, la marziale donna dal Terzo Occhio Wendy Wong è destinata a tornare (anche quella di creare nuovi nemici ricorrenti è un'indicazione data dalla redazione). Ma se ci sbagliamo, e questo è un personaggio a perdere, prelevato citazionisticamente da una quota obbligatoria del film Charlie's Angels, allora almeno speriamo di non rivedere nemmeno lo stereotipo della donna del film Kill Bill con la benda sull'occhio che spara in ogni direzione (e in generale, speriamo che autori penosamente a corto di idee la piantino di usare televisione e cinema come serbatoio da cui pescare le facce dei personaggi, nonchè di trascorrere più tempo a calcolare la presenza di quote obbligatorie piuttosto che a costruire trame degne di questo nome). E parlando di elementi narrativi che sembrano buttati lì per caso, l'uccisione dei vari accademici avrà un senso in futuro?
 
 Tutto questo spazio sprecato per le acrobazie e le astuzie di Wong avrebbe potuto essere utilizzato meglio, per rimediare alla citata superficialità dell'impianto narrativo, incentrata sul (pretestuosissimo) MacGuffin di turno, e cioè il terzo punto dolente di questo fumetto.
 Usato in modo banale e improvvisato, la sua scarsa originalità sarebbe tollerabile, se la storia ne affrontasse le numerose implicazioni, invece di ignorarle in favore della deriva farsesca, lasciando una scia di domande che restano senza risposta: questa tecnica di manipolazione era in uso durante l'epoca Atlantideo-Muviana? Quell'epoca era quindi era di fatto una dittatura occulta, di cui non ci è mai stato detto nulla? Oppure questa tecnica era un segreto gelosamente custodito? E questo era il caso, come fu ideata, chi la custodiva e perché non veniva usata? Come e da chi fu scoperta/sviluppata? Che effetto ebbe sulla storia del passato? Perché nelle storie degli ultimi anni ogni manufatto antidiluviano è sempre e solo di origine Atlantidea? Come si concilia con gli altri n-mila metodi di controllo di massa delle menti presenti nella serie?
 Ci sarebbe materiale per esigere una storia in due puntate, a voler prendere sul serio l'idea di base, ma in nome della credibilità ci saremmo accontentati anche solo poche pagine di retrospettiva (persino le due di L'ombra di Michelangelo). Invece, le storie in due puntate vengono sprecate per riempitivi stipati di azione e privi di costrutto.
 
 Se proprio non si voleva rinunciare alle scene d'azione (che sono sempre le stesse da 40 anni, immutabili e noiose e ripetitive fino alla disperazione) per dare spazio all'approfondimento, parte più importante della narrazione mysteriana, si sarebbero potute sacrificare altre cose penosamente imbarazzanti come l'orso con il lecca lecca o il quiz di sostituzione dei simboli planetari, con tutte le goffe e macroscopiche forzature narrative e implicazioni demenziali che si trascina dietro l'intera sequenza. (Livello di difficoltà del codice: storia a quiz di Topolino. Livello di professionalità di Erickson che se lo fa risolvere da Martin invece che dai criptologi della sua vastissima organizzazione: commissario Basettoni che chiede aiuto a Topolino. Livello di plausibilità dell'agente In Nero infiltrato che riesce solo a comunicare quel quiz, invece che le coordinate dell'abitazione del cattivo, e poi non ricompare mai più nella storia, esattamente come questa faccenda delle coordinate, dato che all'abitazione ci si recano tutti, senza bisogno di coordinate in codice, e gli UiN avrebbero semplicemente potuto seguire con un satellite o una microspia la squadra di assassini mandata dal malvagio a casa di Martin: giallo mono-pagina dell'ispettrice Bananas su La Settimana Enigmistica).
 
 Compare, se non altro, un elemento interessante, cioè l'idea che Martin, in questa situazione di collaborazione necessaria con gli UiN ma (non troppo) sgradita, si atteggi a farfallone per dissimulare i suoi veri crucci e non far quindi preoccupare Diana (questi crucci, però, si traducono solo nel sospetto verso la donnina asiatica, perché invece tutto il resto del rapporto con gli UiN è idilliaco). Purtroppo, la resa pratica di questa idea, specialmente nel comportamento e nei dialoghi di Diana, è troppo sopra le righe, lontano dal personaggio maturo e sofisticato che Alfredo Castelli e Carlo Recagno hanno fatto evolvere nel tempo: sembra quasi di assistere a una volenterosa imitazione della Diana gelosa di Martin Mystère nn. 11-12, con il problema che proprio in quella storia Diana abbandonò le sue gelosie da commedia. Ci viene il sospetto che Lorem ipsum tenti di imitare anche il particolare umorismo di quella storia, mancando però il bersaglio.
Anche in questo caso, per gli scrittori che vogliono cimentarsi in una storia "leggera" di Martin Mystère, ma confondono il fracasso caciarone con l'umorismo per adulti, ecco una guida per aiutarli a comprendere la differenza tra le barzellette di Topolino e l'arguta ironia dissacrante mysteriana, che lo stesso Alfredo Castelli ha definito sophisticated comedy e che è da sempre un caposaldo della narrazione consistente e ragionata della serie:
- serie regolare: "Il teschio del destino", 11-12; "Affari di famiglia", 174-175; "New York Stories", 182-184;
- Speciale Martin Mystère: 1-16.

 Abbiamo parlato della scarsa originalità del MacGuffin di turno, capace di far credere qualunque cosa a chi ne viene colpito: approfondiamo l'affermazione. La camera del carisma di Alessandro Magno; la Heilige Lance di Hitler; le Macchie di Rorschach; l'inganno degli Yahi; l'androide Drusilla; il theremin di A.R. Kane; il pifferaio di Hamelin; l'accordo musicale di Mozart; le parole crociate di Mistake; le barzellette di G'norg 1°. Quante volte ci siamo ritrovati con il metodo definitivo di manipolazione della mente umana, che avrebbe potuto annientare la società e che però non è mai stato usato a dovere?
 
 Altro punto dolente, il cattivo di turno: Wilbur Wallace, è talmente scadente che nemmeno nelle operetta se ne trova uno simile. Descritto come un assassino spietato e un genio capace di comprendere le regole del Lorem ipsum per applicarle in un campo estremamente specifico, è a capo di un'organizzazione così vasta che gli UiN vi infiltrano agenti senza scoprire quasi nulla; ha la passione dei codici (ovviamente) e quindi ha codificato le coordinate della sua abitazione, situata in una località segretissima (e che ne è stato di architetto e muratori? E quando è stata costruita?). Ma a cosa e a chi servono, queste coordinate codificate? A chi le fornisce? Come può la sua abitazione essere così ben nascosta che gli UiN non sono in grado di rintracciarla? E quindi come fanno gli scagnozzi di Wallace (semplici assassini mercenari, non esattamente brillanti) a raggiungere la sua abitazione, e per di più senza essere seguiti o pedinati (cosa che gli UiN dichiarano di avere fatto a New York, senza però pensare di farlo per rintracciare l'abitazione)? Per quale motivo Wallace si è circondato di questi mercenari? Perché Wallace è così violento, e che piacere trae dal vivere come vive? Se la sua villa è come una fortezza, dove sono le relative difese, a parte l'orso? Dov'è l'esercito di mercenari al servizio di Wallace quando la villa viene invasa, e perchè costui lo ha allestito, visto che il suo stupore iniziale dimostra che non si aspettava il minimo problema col Lorem ipsum? Purtroppo, la risposta a queste domande è che tale imbarazzante impalcatura narrativa è soltanto una scusa facilona per coinvolgere a martellate Martin Mystère nella vicenda.
  La trama, quindi, affonda irreparabilmente a ogni passo, senza neanche bisogno di una rilettura per notare come non solo Wallace fa di tutto per attirare su di sé i propri nemici, ma è incapace di comprendere di avere tra le mani un'arma assoluta con cui potrebbe sbarazzarsi di loro senza neanche dare inizio alle ostilità, per esempio esponendo intorno all'abitazione cartelli con scritte atte a manipolare nei modi più svariati la mente di qualunque intruso si avvicini, costringendolo ad andarsene, o a commettere suicidio, o a rinunciare a ogni ostilità (ne ha avuto tutto il tempo, visto che quella villa non la possiede certo quando era un umile bibliotecario, e non l'ha costruita nelle settimane in cui il suo libro è stato pubblicato e ha avuto successo).

 Abbiamo sottolineato più volte che ormai la redazione sembra fornire agli sceneggiatori solo un'indicazione come "mettici un oggetto di Atlantide", quando si vuole illudere il lettore che venga ripreso il tema delle civiltà che si sono autodistrutte migliaia di anni fa a causa dei loro errori scellerati (in origine, questa era una metafora della Guerra Fredda e della minaccia nucleare, ma incredibilmente, è valida ancora oggi, perché sebbene si tratti di errori di categorie diverse, il fanatismo della classe dirigente resta invariato). Eppure, Atlantide non era sola: aveva anche un nemico, e cioè l'Impero di Mu, che ha lasciato a sua volta numerose testimonianze, di matrice nettamente differenziata. Evidentemente, agli sceneggiatori non viene fornita la base minima necessaria per comprendere la situazione geopolitica (e tecnologica) della Terra di dodicimila anni fa, per cui forse l'idea di usare Wong come descritto in precedenza diventa pia illusione.

 Un possibile intervento della redazione è il dettaglio (scollegato da questa storia) degli studiosi trovati misteriosamente morti (o assassinati): sembra lo storico modus operandi di una certa nemesi che sta per tornare.
 
 Dalla delusione per le mancate occasioni delle tematiche mysteriane, passiamo ad aspetti più tecnici, come la sceneggiatura e i dialoghi.
 L'esecuzione è piattamente lineare e di facilissima fruizione, quasi fosse rivolta a un pubblico adolescenziale, con brevi ricostruzioni retrospettive eseguite dai personaggi stessi e quindi collocate nel flusso narrativo in modo molto diretto (e peraltro poco significative, persino quando si tratta dell'ennesimo gruppuscolo di Uomini In Nero impegnato in crisi interne). Lo sforzo di riprodurre certi stilemi della narrazione nella narrazione è sicuramente presente, ma manca il gusto per l'intreccio e la complessità che danno a Martin Mystère quella caratteristica unica di sfida alle capacità analitiche e culturali del lettore, come visto anche solo un mese fa, oppure in alternativa di invogliarlo a documentarsi per i fatti propri sull'argomento di turno. Già, perché, come abbiamo notato, anche quest'ultimo suona falso, e tale risulta essere: il testo Lorem ipsum in sé non nasconde alcunché di misterioso, essendo non il contenuto del testo, ma la disposizione delle parole a esercitare certi effetti sulla mente; la sceneggiatura stessa lo sottolinea, come a ribadire la natura di tarocco di questa storia.
 Caratterizzazione e dialoghi sono in sintonia col tono baracconesco della storia e con la pretestuosità del non-mystero di turno: cadendo progressivamente in preda allo sbrago più totale, nessuno dei personaggi riesce a prendersi sul serio, e parla soprattutto per sbeffeggiare sé stesso o gli sviluppi della storia.
 Parlando de L'ombra di Michelangelo, lo avevamo definito migliore di un riempitivo come Obiettivo: Apocalisse. Con Lorem ipsum, invece, sembra di trovarsi nei dintorni di Fantasmi a malta. In compenso, Lorem ipsum è stato accostato a Topolino (ma non stiamo parlando di Gottfredson o Andrea Castellan; ci riferiamo al genere dotato solo del livello di lettura pre-adolescenziale, in cui i personaggi, ormai da anni, giocano a essere costantemente auto-consapevoli e vogliono fare i brillanti al riguardo, con uno stile abusato fino all'usura), ed è stato definito anche come una (brutta) copia di Alan Ford, un paragone decisamente non lusinghiero, visto che si tratta di produzioni il cui stile è distante anni luce da quello del vero Martin Mystère.
 
 Davide Bonelli interviene su tutte le testate di questo mese per parlare della crisi dell'editoria, ma anche di quella economica che ora sta investendo, tra l'altro, il mercato delle materie prime come la carta, e ciò ci porta a una domanda cruciale: davvero la strada per affrontare questa situazione consiste nel mandare in edicola un prodotto così imbarazzante da costringere i lettori a fare una croce su certi sceneggiatori ed escluderli quindi dagli acquisti? Supponendo un inevitabile aumento di prezzo, e un'equiparazione del fumetto a un genere di lusso, per puntare quindi su edizioni pregiate da libreria, c'è davvero uno "zoccolo duro di appassionati" che sosterrebbe comunque una costosa pubblicazione che offre prodotti di questo livello? 

 Torna l'arte di Walter Venturi, che eroga una prestazione nettamente superiore rispetto alla doppia storia de Il vampiro di Vienna, soprattutto in termini di chine: si direbbe che, questa volta, con sole 78 pagine da completare, l'artista abbia potuto dedicare molto più tempo a rifinire e curare ogni singola tavola.
 
 Il risguardo di Claudio Velardi ci mostra un ambiente fognario con tanto di ratto in primo piano: non è una metafora, ma il risguardo del n. 388, anticipato di un mese. Alfredo Castelli ha dato spiegazioni in merito.

 La copertina di Giancarlo Alessandrini, dalla costruzione molto classica, evocativa e inquietante, promette più di quel che l'albo mantenga, in termini di sinistri libri contenenti segreti arcani, controllati dalla solita setta di tenebrosi incappucciati.
 
 La pagina di Zio Boris, che abbandona i temi politici per virare sull'umorismo macabro, sembra proprio prenderci in giro per aver preteso un irrealizzabile ritorno alle tematiche classiche della serie.

 La rubrica Fantasmagoria si diletta con la storia della tipografia, raccontandoci il curioso aneddoto del dreidel e della burla dell'isola di San Seriffe: sono entrambi argomenti con quel caratteristico gusto capace di destare l'interesse e la fantasia di Castelli, e ricchi di potenziale narrativo; sarebbe stato davvero così difficile integrarli nella trama del fumetto (ribadiamolo: accantonando le inutili scene d'azione e i quiz coi simboli da sostituire)?

"Zona Y" (1)

Di Andrea Carlo Cappi
 
 Esordisce il secondo romanzo serializzato di appendice (destinato a concludersi nel n. 400): anche in questa seconda prova, ci ritroviamo davanti a un'opera che recupera e attualizza le tematiche di certi racconti tecno-urbani impossibili di Alfredo Castelli (quelli da cui prese il via l'antologico Zona X, ma anche quelli come Space Invaders, che portano a inediti estremi le nuove frontiere della tecnologia). Oltre alla realtà virtuale, dove la morte comporta (come da manuale) anche la morte del proprio corpo fisico, c'è in circolazione anche un Martin Mystère digitale che non è veramente lui, e infine un terzo elemento molto Castelliano, e cioè la figura del geniale inventore informatico che è diventato ricchissimo e ora persegue un sogno folle di cui abbiamo solo iniziato a scorgere i contorni: è forse una premessa per la ricomparsa di Mister Jinx?

domenica 22 maggio 2022

Vota la miglior storia mysteriana II

 

 Continuiamo a festeggiare i 40 anni di Martin Mystère con il LaMiS di AMys

 

Care amiche e cari amici amanti del mystero,

Comincia questa settimana il secondo turno della votazione che deciderà a fine settembre quale sia la Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Al sondaggio prenderanno parte tutte le storie della serie regolare, degli albi fuoriserie (Special, Almanacchi, Giganti, Team Up, ecc.), degli spinoff (i Classici di Zona X, Storie da Altrove e Magic Patrol), delle Nuove Avventure a Colori e i Racconti Brevi di almeno 32 tavole di lunghezza.

A decretare quale sarà la vincitrice sarete proprio voi: le storie sono state suddivise in 4 gironi in base al loro anno di pubblicazione e per ciascun girone dovrete compilare una scheda che sarà inviata via mail (se non l’avete ricevuta potete richiederla all’indirizzo miglior.storia@gmail.com).

Compilare la scheda è semplice: scegliete le 10 storie che vi piacciono di più tra quelle presenti nella scheda e scrivete una X nello spazio corrispondente della colonna VOTO (la prima colonna di sinistra). Se lo desiderate potete ordinare le vostre 10 storie preferite in ordine di gradimento, scrivendo un numero da 1 a 10 al posto delle X (1 per la prima classificata, 10 per l’ultima del vostro elenco). Una volta compilata la scheda in uno dei due modi descritti, dovrete solo inviarla al seguente indirizzo: miglior.storia@gmail.com

Le storie che riceveranno più preferenze si sfideranno dal 21 agosto in un avvincente girone finale: la votazione si svolgerà con le stesse modalità dei gironi eliminatori e la storia che riceverà più voti verrà eletta Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Ma non è tutto: tutti coloro che parteciperanno al sondaggio riceveranno in omaggio per ringraziamento una fantastica litografia targata AMys e firmata da Alfredo Castelli in originale!

Quindi, eccoci al secondo girone: la seconda decade (aprile 1992-marzo 2002).

La produzione di questo periodo quasi raddoppia e da 93 passiamo a ben 162 storie in gioco, soprattutto grazie al proliferare di nuove testate (Zona X), albi speciali (i bis) e fuori serie (i team-up per esempio).

Le storie da scegliere non saranno certo le "mitiche prime cento", ma sono ancora tra le più iconiche di sempre: dal Secondo Team Up con Dylan ai tre incontri con Nathan; dai magnifici sette giganti (San Nicola, Xanadu e MiB solo per dirne alcuni) ai primi Storie di Altrove; dalla strana Mystero delle Nuvole Parlanti alla straniante Città (la storia scritta e disegnata da Bonvi); dall'arrivo di Zona X all'esordio della Magic Patrol; e in più gli albi speciali come il 121 per festeggiare il primo decennale, il 200 a colori, i numeri "bis" e l'incontro con Mister No; e ancora: i due cicli di storie, quello dei "mysteri italiani" e quello del "countdown".

E le tematiche? Abbiamo "La vita segreta di Diana Lombard" ma anche la storia d'amore tra Java e Maria e il ritorno di Jinx; e l'esordio del Docteur Mystère sulla serie normale e il suo proseguimento sugli Almanacchi.


E a livello di autori? Oltre ai soliti Castelli, Chiaverotti, Serra,... abbiamo l'esordio di Beretta, Russo, Recagno, Memola, Morales, Lotti, Pasini, La Neve e Santarelli, oltre agli one shot di Capone e Billotta e l'esordio in sceneggiatura di Bagnoli! 
 
Sull'altro versante, quello dei disegnatori: oltre all'onnipresente Alessandrini e alle altre certezze (Crivello, Coppola,...), vi sono gli esordi di Zaghi, Torti , Ongaro, Orlandi, Cardinale, Filippucci, Caluri, Romanini, Morales, Grimaldi, Spada, Arduini e Palumbo, alcuni dei quali sono ancora colonne portanti della serie dopo più di 30 anni.

Quindi che altro dire? Nulla se non "buon voto" e "vinca la migliore"!

La vostra Benemerita AMys

domenica 1 maggio 2022

Vota la migliore storia di Martin

 Festeggiamo i 40 anni di Martin Mystère con il LaMiS di AMys

 

Care amiche e cari amici di AMys,

come certamente sapete il nostro fumetto preferito ha tagliato ad aprile lo straordinario traguardo dei 40 anni di pubblicazione: l'avventura iniziata nell'aprile del 1982 è proseguita ininterrottamente fino ad oggi, regalandoci centinaia di appassionanti storie mysteriose. Per festeggiare questo importantissimo anniversario, noi di AMys abbiamo deciso di indire un concorso per stilare l’elenco delle migliori 10 storie mysteriane ed eleggerne poi la Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Al sondaggio prenderanno parte tutte le storie della serie regolare, degli albi fuoriserie (Special, Almanacchi, Giganti, Team Up, ecc.), degli spinoff (i Classici di Zona X, Storie da Altrove e Magic Patrol), delle Nuove Avventure a Colori e i Racconti Brevi di almeno 32 tavole di lunghezza.

A decretare quale tra queste è degna del titolo di Miglior Storia Mysteriosa di Sempre sarete proprio voi: le storie sono state suddivise in 4 gironi in base al loro anno di pubblicazione e per ciascun girone dovrete compilare una scheda che sarà inviata via mail (se non l’avete ricevuta potete richiederla all’indirizzo miglior.storia@gmail.com).

Compilare la scheda è semplice: scegliete le 10 storie che vi piacciono di più tra quelle presenti nella scheda e scrivete una X nello spazio corrispondente della colonna VOTO (la prima colonna di sinistra). Se lo desiderate potete ordinare le vostre 10 storie preferite in ordine di gradimento, scrivendo un numero da 1 a 10 al posto delle X (1 per la prima classificata, 10 per l’ultima del vostro elenco). Una volta compilata la scheda in uno dei due modi descritti, dovrete solo inviarla al seguente indirizzo: miglior.storia@gmail.com

Le storie che riceveranno più preferenze si sfideranno dal 21 agosto in un avvincente girone finale: la votazione si svolgerà con le stesse modalità dei gironi eliminatori e la storia che riceverà più voti verrà eletta Miglior Storia Mysteriosa di sempre!

Ma non è tutto: tutti coloro che parteciperanno al sondaggio riceveranno in omaggio per ringraziamento una fantastica litografia targata AMys e firmata da Alfredo Castelli in originale!

Il LaMiS inizia il 1°maggio e, girone dopo girone, si protrarrà sino a metà settembre: partecipate numerosi e… che vinca la più Mysteriosa!

Quindi, eccovi immediatamente il primo girone: la prima decade (aprile 1982-marzo 1992).

Il primo scontro vede contrapposte relativamente poche storie in confronto alle decadi future: sono soltanto 93 le avventure in gioco. Del resto in quegli anni oltre ai primi 120 albi della serie mensile uscirono solo i primi Speciali e i primi Almanacchi. E naturalmente il primo team-up in assoluto, quello tra Martin e Dylan.

Le storie da scegliere però sono tra le più iconiche di sempre: le prime avventure di Martin e poi come dicevamo i primi mitici speciali, i primi rivoluzionari almanacchi e il numero 100 tutto a colori; senza contare che possiamo leggere i primi incontri con gli amici storici (Travis, Tower, Van Hansen solo per citare i primi tre), i primi scontri con i nemici di sempre (Orloff, Mister Jinx e Mister Mind su tutti), il primo incontro con Dylan, ma anche gli incontri con Angie, con Dee e Kelly, con Beverly Haward Carter e con il mysterioso Jaspar; e ancora le storie del passato di Martin, quelle del passato di Orloff e quelle del passato di Java, ma anche la storia di Kut Humi e i primi due tentativi di Martin di scrivere “Zona X”.

Dal punto di vista autoriale abbiamo naturalmente quasi tutte storie di Castelli, ma ci sono gli esordi di Medda, Serra e Vigna; il grande supporto di Prosperi, ma anche di Sclavi, Chiaverotti, Pennacchioli, Ferrandino e Mignacco; e l’apporto di Ottonello e Malagutti.

Molto più vario l’elenco dei disegnatori, dal co-creatore Alessandrini ai ricorrenti Cassaro, Bignotti, Ricci e Bagnoli; ma anche i grandi Chiarolla, Villa, Casertano, Freghieri; e poi mostri sacri come Canete, Roi, Crivelli, Cimpellin, Deidda e Tuis.

La scelta è ardua, ma confidiamo saprete destreggiarvi: fateci sapere le vostre preferenze, mi raccomando.

La vostra Benemerita AMys