martedì 4 novembre 2014

Recensione: Martin Mystére n. 335, “L’ombra di Za-Te-Nay”

Martin Mystére n. 335
"L’ombra di Za-Te-Nay"
Sergio Bonelli Editore
Ottobre 2014

Storia di Alfredo Castelli e Mirko Perniola. Arte di Franco Devescovi e Giovanni Romanini.






UN ALBO CONTROVERSO

Nella (ristretta) cerchia dei lettori di Martin Mystère che fanno sentire la loro voce in rete, il giudizio per "L’ombra di Za-Te-Nay" è stato mediamente (molto) negativo. Trattandosi comunque di un lavoro molto elaborato e stratificato, con un numero di autori doppio rispetto allo standard, l’AMys ha raddoppiato gli sforzi dei recensori, per coprire tutti gli aspetti di questo atteso e vituperato seguito delle vicende di Za-Te-Nay. Mentre PostCardCult ospita quindi una recensione incentrata principalmente sullo stile Castelliano della vicenda, il nostro Blog del Fandom di Martin Mystère si focalizza invece sul peso e il significato di questo albo negli universi di Zagor e di Martin Mystère, oltre che sulle motivazioni della delusione dei lettori.

GLI AVVENTUROSI ENIGMI DI ZAGOR, TRAPPER DELL’IMPOSSIBILE

Di Alessio Sbarbaro

Sinceramente la storia non mi è piaciuta molto. Speravo di cambiare opinione rileggendola dopo aver “ripassato” La minaccia verde (Zagor n. 147 del 1977) e la prima storia doppia mysteriana su Za-Te-Nay ( “La scure incantata”, Martin Mystère nn. 242-243), ma l’opinione non solo non è migliorata, ma è pure leggermente peggiorata.

La storia che diede inizio a tutti nel 2002, non usando lo Zagor originale (come disse Castelli, per la contrarietà di Bonelli emersa con la storia già in cantiere), rimaneva abbastanza sul vago relativamente al personaggio “con la scure” che vi compariva, mentre la parte mysteriana dava un seguito alla vecchia storia di Pan (“Il sabba delle streghe”, Martin Mystère nn. 38-39-40, che fu ripresa poi anche da Get A Life), e si ricollegava con la saga del Countdown conclusasi solo l’anno precedente, citando pure il super-scienziato-stregone pre-Atlantideo Oduarpa, per cui era ben coordinata con il resto dell’universo narrativo.
Sul versante di Zagor, le incursioni nei temi “Mysteriosi” erano già presenti da tempo (almeno dalla saga delle Città di Cibola del 1995), ma non ancora ufficializzate.
La citazione di Martin Mystère a storie e situazioni classiche di Zagor, rivisitate con questa nuova chiave di lettura, poteva quindi essere intesa come una strizzata d’occhi ai lettori zagoriani che avessero comprato quegli albi. Il fatto che Zagor e Za-Te-Nay potessero essere due personaggi diversi (vista la distanza di 20/30 anni tra le avventure di uno e l'altro, confermata anche in questo albo) poteva poi salvare "capra e cavoli" per i patiti della continuità.

Oggi però, ben 12 anni dopo, ci troviamo con elementi mysteriani che sono da anni punti fissi nell’universo narrativo di Zagor (Altrove), e addirittura con una saga ad ampio respiro, durata più di due anni, che ha visto lo Spirito con la Scure girare le Americhe proprio sulla base di elementi presi da Martin Mystère (caccia ad un collaboratore di Altrove che cerca una base atlantidea al polo Sud, probabilmente quella citata nel Martin Mystère gigante n.3, anche se non è esplicitato); questo senza contare le citazioni di Zagor nelle Storie di Altrove.

Ma mentre Zagor può permettersi di combattere con orrori Lovecraftiano/Atlantidei al Polo Sud (e ricordiamolo, vendendo con queste tematiche, stando ai dati usciti qualche mese fa, più di una volta e mezza le copie di Martin Mystère), il Detective dell’impossibile riesuma fuori tempo massimo un seguito di una storia ormai superata, per presentarci l’ennesima rivisitazione di un classico zagoriano (che avrebbe anche potuto starci, se fosse una storia uscita a poca distanza dalla vecchia e sulla scia di questa) ed un cavatappi sorridente. Da una parte, abbiamo i cugini degli Shoggoth delle Montagne della Follia messi in un avanzatissimo avamposto di Atlantide, con tanto di archeologi posseduti, agenti di Altrove doppiogiochisti assetati di potere e la lotta contro il gelo antartico; e dall'altra abbiamo un cavatappi alieno. Che ci fa pure il sorrisino finale nell’ultima vignetta.

E a poco servono la prosa brillante, le strizzate d’occhio ai lettori (come l'excursus sulle tigri di Martini usate come tigri di Martini per allungare la storia), il fatto che anche nella serie regolare ogni tanto si ricordino di Altrove (salvo poi di fatto non usarla se non per il solito teatrino Tower-Brody-ehm): la storia comunque non si salva…. Magari riesce a non arrivare proprio allo zero, ma siamo ben lontani anche da una parvenza di sufficienza. Il colpo di grazia, ad un albo già mortalmente ferito da un cavatappi, lo danno le diverse tavole interamente copia&incollate dalla vecchia storia.

Forse è ora di abbandonare MM e seguire regolarmente Zagor: almeno lì l’azione e i temi che mi avevano fatto appezzare Martin Mystère ogni tanto li ritrovo. Ed il costo a pagina è pure inferiore.

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