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mercoledì 17 agosto 2022

[Recensione] Martin Mystère n. 390 - "Cronache marziane"

Martin Mystère n. 390 (mensile)
"Cronache marziane"

Storia: Carlo Recagno
Disegni: Fabio Grimaldi
Agosto 2022

Dopo mesi e mesi di attesa, sulla testata dell'Impossibile si torna a trattare la Storia Mysteriana del Mondo in maniera competente, articolata e approfondita: invece di tirare fuori l'ennesimo "congegno atlantideo" impossibile, di cui non viene poi spiegato alcunché, si attinge finalmente alla vasta messe di eventi e concetti che Martin Mystère ha appreso nel corso degli anni, e si articola una nuova vicenda in cui non solo emergono varie novità, ma si creano anche connessioni inedite tra i detti eventi/concetti più memorabili e amati, rinnovando così sottotrame in sospeso da tempo, oppure svelando il vero volto di personaggi storici tanto familiari quanto in realtà sconosciuti.

Nel paradosso delle migliori produzioni mysteriane, questo è un racconto atipico, ma collocato nel solco della tradizione: il Detective dell'Impossibile è presente, ma spicca per la sua assenza, in un flusso di cinque (!) diverse narrazioni parallele, che si svolgono in luoghi o epoche lontanissimi senza mai toccarsi, ma tutte unite da un elemento comune, che le riunisce definitivamente solo nel finale. Non s'è infatti mai visto un Martin così poco protagonista, eppure è già accaduto che il lettore ne sapesse più di lui alla fine della vicenda: la struttura narrativa è infatti quella dei migliori albi della collana Martin Mystère Gigante, e cioè Il segreto di San Nicola, L'isola di ghiaccio e di fuoco, Il re Rosso; la differenza sta nel minore numero di pagine, che porta Recagno a omettere la classica indagine di Martin Mystère, che fa da collante e tira le fila degli elementi cruciali. A compensare questa carenza, Recagno lo rende quindi protagonista in un altro modo, tanto inatteso quanto coerente con la sua storia personale.

La ricchezza di tematiche e di spunti del fumetto rende quasi impossibile recensirlo a fondo senza anticipare sviluppi e rivelazioni, per cui non ci resta che invitarvi a leggere l'albo e tornare qui per approfondirne gli aspetti, interrogarvi sulle implicazioni, ipotizzare le evoluzioni future, contribuire alla mappa della continuità che segue.

La guida alla continuità

Amaterasu ha pianificato la spedizione su Marte per decenni, allo scopo di salvare il mondo dalla catastrofe. Se la catastrofe è quella causata dalle armi finali impazzite (e non un'altra fresca di invenzione narrativa), allora in apparenza Amaterasu gode di una qualche prescienza relativamente agli eventi de Il segreto delle Ombre Diafane (Martin Mystère Gigante n.8), a meno che il satellite compromesso dai Fratelli delle Pleiadi non abbia davvero atteso decenni per attivarsi.

Ne La città dei Cinque Anelli (Martin Mystère nn. 196-197), l'Atlantideo Adam vede in televisione un servizio sulla spedizione marziana di Atlantide, la prima di quella nazione. Ne  Gli Uomini In Nero (Martin Mystère Gigante n. 3), Adam sembra avere circa la stessa età, dopo l'armageddon atlantideo-muviano. Da questi dati apparenti, possiamo supporre che Atlantide sia molto più arretrata nel viaggio spaziale di Mu (e possiamo anche supporre che Mu abbia mantenuto segretissima la sua spedizione, per quanto sicuramente svolta in grande stile). Non sappiamo però quale sia la durata media della vita di Atlantidei e Muviani: magari Adam ha mantenuto lo stesso aspetto per decenni (lo stesso ragionamento può essere applicato ad Amaterasu, per la questione della sua presunta prescienza).

Da La città dei Cinque Anelli (Martin Mystère nn. 196-197) sappiamo che in Atlantide l'esistenza del Graal era di pubblico dominio, e che la sua spedizione su Marte (chiamato però Ares) non fu coperta dal segreto. Non si sa se ci fosse in ballo una "corsa allo spazio" analoga a quella USA/URSS (di certo Mu la vinse con largo anticipo, ma in segreto, e forse Atlantide la emulò malamente solo decenni dopo, quando il fatto divenne noto).

Da Roncisvalle! (Martin Mystère nn. 94-95-96) apprendiamo, tramite Merlino, che la Spada di Nuada (ma non più tale, in seguito alla rettifica del nome dei Tuatha De Danaan) fu divisa in sette spade ai tempi di Atlantide; non si precisa però quale Atlantide (o meglio, in quale epoca della sua lunghissima esistenza). Non c'è alcun flashback atlantideo nella serie in cui persone dell'epoca si dimostrano consapevoli dell'esistenza delle Spade (almeno fino a oggi). 

Il Satiro Pan, visto nella notevole Il sabba delle streghe (Martin Mystère nn. 38-39-40), magistralmente illustrata da Claudio Villa, racconta di essere stato alla corte di Atlantide. Ma quale Atlantide? All'epoca dell'uscita di quell'albo, il concetto della "prima Atlantide" non era ancora stato introdotto, e quindi le sue parole sono interpretabili.

La cosiddetta "prima Atlantide" risale ad almeno 75.000 anni fa, epoca in cui le sue isole di Ruta e Daytia sprofondarono a causa dell'innalzamento del livello del mare. Se ne parla per la prima volta ne La piramide sommersa (Martin Mystere nn. 81-82-83) e si ritorna ampiamente sull'argomento ne Il Re Rosso (Martin Mystère Gigante n. 11).

Amaterasu è l'Imperatrice in carne e ossa, e non la versione cibernetica de La vera storia del capitano Nemo (Martin Mystère 69-70-71), in apparenza. Che legame avranno le due?

I misteriosi Tecnomanti della Prima Atlantide (cioè i Satiri Marziani) non sono gli stessi dell'Atlantide di 10.000 anni fa: questi ultimi sono comparsi ne I Tecnomanti (Martin Mystère n. 247), oltre che in Magic Patrol su Zona X, dove a rappresentarli c'è un tale Amon; nella serie di Nathan Never, compaiono certi Signori della Guerra Atlantidei (Warlords tradotto letteralmente?) capeggiati sempre da un tale Amon: supponendo che si tratti dello stesso Amon, si tende a considerare questi Condottieri come Tecnomanti (sebbene le loro azioni non aiutino a qualificarli). Non ci viene dato alcun elemento per capire se i due gruppi, separati da un colossale abisso temporale, siano collegati. Se un legame esiste, sembra improbabile che i secondi abbiano ereditato le conoscenze dei primi: altrimenti, Amaterasu avrebbe cercato di ricavare da loro il segreto per controllare le Spade, senza scomodarsi a spedire gente poco affidabile su Marte.

La genesi dei Doni dei Tuatha De Danaan è raccontata ne Il segreto di San Nicola (Martin Mystère Gigante n. 1). "Tuatha De Danaan" è il nome mitologico attribuito, nella nostra epoca, agli eterei e algidamente inconoscibili alieni che portarono gli Esagoni sulla Terra. Ai tempi di Atlantide e Mu, essi erano noti col nome di Kundingas, come già specificato ne Le ombre di Camelot (Martin Mystère Speciale). Per noi, però, i Kundingas sono gli alieni nanetti e panciuti, dall'aspetto tenerone e goffo, molto simile al personaggio alieno del film E.T. the Extra-Terrestrial (1982), che si fanno ingenuamente ammazzare a mitragliate dai bastardi Uomini In Nero australiani. 

Non è la prima volta che ci viene lasciato intendere quanto sia vasto il potere potenziale di un Esagono integro: qui si afferma che il mondo, se le Sette Spade venissero riunite, diverrebbe completamente un altro mondo; ne L'isola di Ghiaccio e di Fuoco (Martin Mystère Gigante n. 6), abbiamo già visto come l'Esagono divenuto Anello Dei Nibelunghi possa letteralmente riscrivere la realtà. 

Susanoo ha acquisito una spada, la Kusanagi, nascosta proprio da un Tecnomante all'interno di una bestia cibernetica, nel recente Come ai vecchi tempi (Martin Mystère n. 376); nello stesso albo, è tornano in scena Sergej Orloff.

La sequenza iniziale dello scontro tra Martin Mystère e Sergej Orloff è ripresa da Il matrimonio di Sergej Orloff (Martin Mystére n. 330); quello stesso albo dava spazio all'ipotesi che Orloff non fosse stato disintegrato, ma trasferito in un carcere per la detenzione dei Muviani scomodi. Tale ipotesi è ora confermata.

Il personale Muviano della stazione marziana ha torto nel credere che la stazione sia un carcere dove far sparire i personaggi scomodi, ma nello stesso tempo ha ragione nel supporre che ne esista uno: è quello in cui Orloff si ritrova prigioniero, insieme a Muviani che presumibilmente si trovano in quello stato da diecimila anni. Lo scetticismo del Professore è quindi prova di ingenuità?

Orloff afferma di sapere come andare su Marte senza il bisogno di astronavi. Chissà a quale ingegnosa soluzioni starà alludendo, considerando il notevole andirivieni, tradizionale o meno, che è avvenuto nel corso dei millenni per varie forme di vita tra Marte e la Terra? Ne abbiamo parlato ne L'ombra di Za-Te-Nay (Martin Mystère n. 335), mentre ne La musica delle Sfere (Get a Life! n. 14) abbiamo ricostruito la possibile genesi e differenziazione della vita su Marte, andando dai batraci ai satiri, passando per gli insetti nathanneveriani.

Morte al varietà (Martin Mystère n. 71)
Dulcis in fundo, Sergej Orloff chiama "William" il proprio autista, che però alla fine non ce la fa più e corregge il padrone, informandolo della verità: "Mi chiamo Wilbur, signore".
E Orloff risponde "Non è colpa mia".
Da dove giunge questo brevissimo e unico momento umoristico di una storia piuttosto cupa?
Giunge dai meandri della serie, giusto per ricordarci ancora una volta quanto Carlo Recagno la conosca bene: in Morte al varietà (Martin Mystère n. 71), infatti, Martin ci fa sapere il suo parere sul nome Wilbur.

Passando alla continuità stilistica, vale la pena di osservare come Recagno prosegua ormai da anni col suo approccio della vaghezza anonima nelle coordinate che identificano personaggi e luoghi: la base Muviana su Marte (priva di nome) è popolata da personaggi privi di nomi, e identificati dal loro ruolo (Tenente, Professore, Direttrice), proprio come sono senza nome le due zone di New York in cui Orloff incontra il suo fornitore e in cui si radunano gli Uomini In Grigio. Ad avere un nome è solo l'assistente di Amaterasu, Sardukar (in quanto già apparso nel Martin Mystère Gigante n. 8, con un nome che giunge dalla saga di Dune). E' enorme la differenza rispetto alle dozzine di storie newyorkesi in cui Castelli forniva indirizzo, storia del quartiere, aneddoti sui ristoranti e altri luoghi tipici, creando un'esperienza tridimensionale che imprimeva tanto la storia quanto i luoghi nella memoria del lettore. Con l'andazzo attuale, invece, tanto i personaggi quanto i luoghi sono avvolti in una foschia di vaghezza, indeterminazione e genericità; un grigio anonimato (non a caso?) che li condanna rapidamente all'indifferenza, e quindi all'oblio.

Rispetto a Come ai vecchi tempi (Martin Mystère n. 376), il comparto artistico presenta qualche miglioramento, specialmente nella gestione dei volti (la sproporzione tra i lineamenti e la dimensione della faccia, per esempio, è qui molto meno frequente, anche se non scomparsa); continuano a non convincere, invece, le figure umane impegnate nelle scene d'azione (nel flashback di apertura, il Martin Mystère che aggredisce Orloff sembra avere la spina dorsale spezzata), mentre quelle statiche sono dignitose. Convincono di più gli sfondi e le ambientazioni, forse per via della maggiore gestibilità digitale di questo comparto visuale. 

Il fumetto come lettura dell'attualità

Non era certo solo Alessandro Manzoni a raccontare l'occupazione spagnola nella Milano del 1600 per criticare quella austriaca della propria epoca.

Brevemente, il racconto ci spinge a credere che Orloff sia finito proprio su Marte, nella base Muviana, in quanto destinata a essere trasformata in un carcere. In seguito, la Direttrice e il Professore smantellano questa interpretazione, almeno a parole. Ma, siccome questo fumetto è fortemente incentrato sugli strati di menzogne e finzioni che il potere tesse dietro una facciata di rispettabilità, in tutte le epoche, e dato che noi non sappiamo davvero cosa ne fu della base Muviana su Marte dopo il fallimento della missione, non possiamo escludere che i suoi ampi spazi ora ospitino le innumerevoli celle del carcdre Muviano viste nel ricordo di Orloff (e anticipato ne Il matrimonio di Sergej Orloff). Non è chiaro se la Direttrice sapesse dello scopo della spedizione (cercare il segreto dei Satiri Marziani) o se anche a lei fosse stato tenuto nascosto da Amaterasu (che afferma che è un segreto noto solo alla sua famiglia): se Amaterasu ha mentito una volta alla Direttrice, può averlo fatto anche due volte (tenendole segreto che la base sarebbe stata riciclata come carcere); se la Direttrice non era una pedina, ma una complice della ricerca del segreto dei Tecnomanti, e quindi mentiva al personale (abbiamo visto oggettivamente come ha proibito l'accesso alla Città di E'd'n), può anche lei averlo fatto due volte (non rivelando che la base sarebbe divenuta un carcere). Tutte le ipotesi sono buone, perché questo fumetto ci insegna che il Potere giustifica il proprio operato a ogni costo, ricorrendo a qualunque mezzo e vantando nobili obiettivi dietro cui si nasconde invece l'interesse personale del'autoconservazione. Di conseguenza, i ribelli avevano ragione sia sulle menzogne dei loro capi, sia sulla faccenda del carcere (che infatti esiste): però, come analizzeremo in seguito, non hanno avuto la lucidità per giungere alle conclusioni corrette.

Gli Uomini In Grigio di Buenos Aires sono comparsi ne Il libro di sabbia (Martin Mystère nn. 154-155), ma qui non li vediamo mai in scena. Infatti, il gruppo che agisce a New York è quello dei Rosa+Croce (Rosenkreutz) di Contrappunto, scherzo e fuga (Martin Mystère Special n. 12): costoro si autodefiniscono adesso come Uomini In Grigio, mentre nello Speciale parlavano più genericamente del "non-colore" grigio che caratterizza il loro grandissimo potere, quello invisibile e inarrestabile degli anonimi funzionari delle strutture statali di tutto il mondo. I bibliotecari di Buenos Aires si presentano a Martin come un'organizzazione che ha il solo scopo di custodire l'Aleph (l'oggetto che mostra tutto l'universo, futuro compreso, a chi lo osserva): anche loro dichiarano di essere funzionari che agiscono dietro le quinte, usando la definizione "Uomini In Grigio" in riferimento al termine di eminenza grigia. I Rosa+Croce, oltre ad avere "sezioni" in tutto il mondo (tra cui quella di Buenos Aires, apprendiamo ora), hanno un diretto Superiore che è analfabeta e vive come un senzatetto, ma hanno anche un Controllore (la stessa persona?) che decide certe loro mosse (per esempio, l'interazione con Altrove è vietata senza esplicito permesso).

In un mondo devastato da una crescente crisi ambientale, economica, delle materie prime, bellica, idrica, alimentare e climatica, che sta ampliando senza sosta il numero di persone che vive sotto la soglia della povertà, i grigi burocrati dei Rosa+Croce si preoccupano opportunisticamente di castigare qualche nazione troppo aggressiva con i vicini o di tutelare i diritti civili. Nel primo caso, agiscono ignorando non solo le varie guerre in corso nel globo, o le persecuzioni di certe minoranze, ma soprattutto i costanti abusi degli Stati Uniti d'America (in cui costoro sembrano identificarsi, anche se di provenienza internazionale), i quali sapendo di essere protetti dalla geografia, organizzano da decenni sanguinosi colpi di stato in Sud America e innescano conflitti militari in Asia ed Europa, allo scopo di frantumare le alleanze commerciali a loro sgradite e rafforzare quindi la propria economia. Nel secondo caso, badano principalmente agli interessi dei ceti sociali abbienti, ignorando invece i diritti sociali dei ceti più poveri, che vengono progressivamente azzerati, dopo decenni di lotte per essere trattati dignitosamente nel mondo del lavoro e mantenere pubbliche risorse fondamentali come l'acqua e la sanità. L'agire dei Rosa+Croce è la descrizione più onesta del potere costituito, che non si basa sulla democrazia, ma sull'economia, ed è guidato solo dall'interesse ad autotutelarsi, mantenendo ordine e stabilità per il proprio ceto (o nazione) con ogni mezzo. Qual è la differenza, sembra chiederci il racconto, tra il dispotico impero di Amaterasu (che è una dittatrice: i suoi cittadini sanno e accettano che lei elimini gli oppositori senza curarsi dell'opinione pubblica; segretamente, ella fa costruire un intero carcere per neutralizzare per sempre i personaggi scomodi; infine, noi lettori sappiamo che essa darà il proprio volto al cardine cibernetico della Guerra Senza Tempo) e gli attuali governi pilotati neanche troppo discretamente dai poteri economici, nascosti dietro le facciate di una democrazia riservata solo ai ceti abbienti? Il discorso dei Rosa+Croce, che autodefinendosi "Uomini In Grigio" forse si illudono di differenziarsi da quelli In Nero perché orientati all'ordine e all'equilibrio, li accomuna invece a loro, dato che implicitamente richiama le conclusioni a cui giunge Martin nel classico Caccia all'uomo (Martin Mystere nn. 67-68-69), in un ritratto molto accurato della nostra epoca.

L'occhio sinistro di Rama sostiene implicitamente una vecchia teoria secondo cui Martin Mystère e Sergej Orloff sarebbero geneticamente eredi diretti di un singolo antenato Muviano.

La forma dell'oggetto Muviano recuperato da Altrove, nonché la modalità del suo arrivo e il "pericolo" che custodisce ricordano un oggetto simile che Morgana usò per invadere Altrove ne Il Cavaliere Verde (Martin Mystère Special n. 11): ci si aspetterebbe quindi una maggior cautela da parte del personale della base. Tra questi, vediamo il comandante Chris Tower, l'anziano mago Aldous Morrigan e l'assistente Brody (che ripete solo il suo tormentone, "ehm").

Amaterasu-O-Mikami afferma che il segreto dei Satiri si trova nella loro città su Marte. Sembra improbabile che i Satiri/Tecnomanti abbiano sviluppato la tecnica di controllo degli Esagoni sulla Terra, per poi riportarla sul morente Marte (da cui erano fuggiti per salvarsi la vita). Però ciò significherebbe che, prima di giungere sulla Terra, i Satiri già erano a conoscenza dell'esistenza e del funzionamento dei cosiddetto Doni dei Kundingas. Dobbiamo dedurne che su Marte esistevano oggetti simili, ma con una storia diversa (perché sappiamo che quelli Terrestri sono mutati in seguito a un'avaria che ha messo fuori gioco il loro strumento di controllo)?

La sottotrama della paranoia del personale della base Muviana su Marte è una metafora dell'ebete egoismo contemporaneo di anti-mascherinisti e antivaccinisti, realizzato sulla falsariga dei telefilm di moda in questi anni, e cioè in modo molto diretto e un po' superficiale, oltre che in economia di logica. Se la metafora regge infatti per la costruzione di una risibile fantasia paranoica complottista (a cui qui viene data una solida causa: lo stress psicologico di un isolamento che si protrae da mesi e non sembra mai avere fine), quando si passa agli obiettivi dei Ribelli, invece, deraglia sgangheratamente: infatti se, sulla Terra, ci fu la palese apoteosi dell'individualismo menefreghista senza confini di chi voleva continuare a farsi i propri porci comodi, infischiandosene delle conseguenze sugli altri, su Marte invece (pianeta notoriamente morto, come gli studiosi protagonisti della storia sanno da decenni) che comodi si possono fare, una volta all'aperto tra sassi e sabbia? L'obiettivo dei Ribelli, che vogliono riunirsi alle loro famiglie e per questo diventano tali, avrebbe dovuto essere quello di impossessarsi di una nave spaziale e tornare sulla Terra, non di scappare nel deserto senza acqua né viveri né bar né discoteche né palestre (eccetto le inutili rovine della Città dei Satiri, vecchie di sessantacinquemila anni circa). E ancora: chiaramente, questo personale era stato addestrato per vivere su Marte, e apparentemente ha edificato l'intera base in quelle condizioni ostili e la faceva funzionare quotidianamente, per cui si trattava di uomini preparati e competenti e consapevoli del contesto: com'è che nessuno sulla Terra ha mai pensato di sottoporli a un'opportuna valutazione psicologica per stimarne le capacità di tenuta mentale in un ambiente così alieno e isolato? O, in altre parole: come li hanno selezionati, col sorteggio? A voler essere possibilisti, l'intera sequenza è spiegabile con il contagio da parte di qualche forma di vita microscopica indigena, che ha esasperato l'ossessione dei ribelli fino a portarli a una follia priva di qualunque logica. Narrativamente, c'è un precedente: anche gli astronauti Atlantidei sono destinati a subire mutazioni velocissime, biologicamente inspiegabili se non si suppone un'interazione con le forme di vita locali o con altri agenti (come quello da noi ipotizzato ne La musica delle sfere).

Alti e bassi di Fantasmagoria

I Mysteri di Mystère si occupa con entusiasmo tipicamente Castelliano della letteratura d'anticipazione dedicata a Marte nel 1800 e nel 1900, e dedica uno spazio denso di informazioni alla particolare figura della spiritista Hélène Smith, che nel fumetto intreccia le proprie vicende con quelle di Sergej Orloff (e non ne abbiamo fatto parola finora, tanto per dimostrare quanto sia impossibile riassumere tutti i contenuti di questo albo). Smith viene già citata da Carlo Recagno, con il suo vero nome, ne L'impareggiabile Reeves (Speciale Martin Mystere n. 16)Catherine-Elise Müller (con il secondo nome storpiato in Elsie): questo Speciale e il libretto allegato sono infatti dedicati ai linguaggi mysteriosi. Ci chiediamo quindi da quanti anni Recagno avesse in mente questa storia.

Bonelli Kids e Zio Boris si dedicano rispettivamente ai megaliti di Stonehenge e alle maratone televisive di Enrico Mentana viste dalla spiaggia, con discreta efficacia.

Ci dispiace per Andrea Carlo Cappi, ma il capitolo di turno del romanzo Zona Y ci lascia indifferenti: purtroppo, il tema delle realtà virtuali (o vite parallele, o quale che sia il meccanismo che porta Martin a vivere un'avventura nei panni del Kit Carson storico nel Vecchio West, con i suoi amici e nemici come comprimari) non è tra i nostri preferiti.


domenica 20 giugno 2021

[Recensione] Martin Mystère n. 376 - "Come ai vecchi tempi" + "Il potere del Falco (2)"

Martin Mystère n. 376 (mensile)
Pubblicato nel giugno 2021 da Sergio Bonelli Editore
"Come ai vecchi tempi"
Storia: Carlo Recagno
Disegni: Fabio Grimaldi
"Il potere del falco" (2)
Di Carlo Andrea Cappi

La macchina per commentare.

Con un titolo che più programmatico di così non si può, tocca a Carlo Recagno inagurare davvero il nuovo corso della testata di Martin Mystère, dopo l'albo d'esordio n. 375 che è stato dedicato agli ottant'anni della casa editrice e alla figura di G.L. Bonelli (e che comunque già contiene quelle che si ritiene siano le caratteristiche del nuovo corso). Con la recuperata mensilità delle uscite e il numero di pagine che torna alle classiche 96 (in opposizione alle 160 dell'uscita bimestrale), la redazione auspica di attirare nuovi lettori e di richiamare i vecchi che si erano allontanati, promettendo a questi ultimi un ritorno alle atmosfere e tematiche che erano state abbandonate più di dieci anni fa (ne abbiamo parlato nella recensione di Martin Mystère n. 373, "Incubi").

Di conseguenza, è quindi necessario non solo ripresentare il personaggio ai lettori nuovi o di ritorno, riepilogandone la storia nonchè le caratteristiche del suo universo narrativo, ma è necessario anche confezionare una vicenda che riporti alle origini della serie, e infine portare avanti le trame esistenti, con nuovi sviluppi che accontentino la fetta di lettori che da molto tempo attende la risoluzione di certi punti in sospeso. Carlo Recagno, che da più di un decennio è il biografo ufficiale di Sergej Orloff, utilizza proprio questa occasione per riportare nemesi mysteriana originale al suo modus operandi dei vecchi tempi, imprimendo una netta svolta alla vicenda delle "Sette Spade", di cui si attendevano sviluppi sin dal n. 330, e dando a Martin Mystère un ruolo da protagonista, non tanto perchè deve indagare su un ennesimo caso bizzarro, quanto per ciò che lui stesso è e incarna, per ciò che ha imparato/scoperto negli anni, per le caratteristiche della sua dinastia, e per i rapporti interpersonali che ha costruito durante la propria esistenza (ed ecco quindi coinvolti anche Diana e Java, mentre mancano Travis e Altrove). Oltre all'indagine fantarcheologica mysteriosa con rivisitazione del passato (arricchita da rivelazioni inedite e dettagli già rivelati, ma solo in sordina e in rarissime occasioni, tanto che nessuno più se ne ricorda), la narrazione presenta anche la caratteristica costruzione a incastro in cui si alternano eventi di diverse epoche, spaziando quindi dal presente all'amato periodo delle civiltà di Atlantide e Mu (ancora una volta, per introdurre il nuovo lettore nel contesto più importante della serie, ma capovolgendo la situazione abituale: è Mu a fare la parte del leone, grazie all'ampio spazio dedicato all'Imperatrice Amaterasu), e in quest'ultima parte compare anche l'abituale porzione di azione, combattimento e spettacolarità di tipo fantastico/mistico.

In appendice, prosegue la serie di racconti de Il potere del falco, con protagonisti completamente diversi da quelli dell'episodio precedente, a loro volta impegnati a indagare sul mistero della statuetta del Falcone Maltese del romanzo di Dashiel Hammet: sorprendentemente, il finale dell'episodio sfodera un colpo di scena simmetrico a quello del fumetto Come ai vecchi tempi, e coinvolge proprio un personaggio comparso (a sorpresa) nei ricordi di Martin durante questa vicenda. Recagno ha dichiarato sulla pagina Facebook di AMys che si è trattato di una combinazione fortunata, che contribuisce comunque a dare una consistenza tematica e stilistica all'intero albo, dando quindi un senso aggiuntivo alla formula che combina fumetto e testi.

Come nel caso de Le ombre di Camelot (Speciale Martin Mystère n. 35), la sceneggiatura si svolge in modo molto piatto e lineare (nonostante le diverse epoche), con dialoghi essenziali che poco concedono alla retorica fumettistica: è necessario fare attenzione ai minimi particolari per coglierne i contenuti inediti (o quasi), di cui parliamo in seguito. L'arte è analogamente piatta, nel ricorrere sempre alle stesse soluzioni visive, e smorza notevolmente il potenziale della storia, nonostante offra ambientazioni curate (come le architetture di Mu) e un piacevole diosegno tecnologico futuribile. Il suo problema principale sono le forti incertezze nelle figure umane dei protagonisti, soprattutto nei volti degli stessi: il numero di espressioni di base minime che viene riciclato per tutto l'albo è veramente scarso (il "broncio" di Martin Mystère dopo essere stato derubato della spada è quasi comico); inspiegabilmente la combinazione occhi/naso/bocca è sproporzionatamente piccola rispetto al volto colossale in cui è inserita, come se si trattasse di un lavoro digitale aggiunto a posteriori da qualcun altro, e la sproporzione conferisce ai personaggi un aspetto Lovecraftiano, da popolazione di un borgo afflitta da tare genetiche che si manifestano con deformità somatiche e scarsa intelligenza. La scena del mero lazo con cui si strappa la spada dalle mani di Martin, frutto di una sceneggiatura svogliata (o disperata?) è anche responsabilità dell'artista, se l'ha disegnata esattamente come era descritta, senza tentare di migliorarla con un briciolo di iniziativa (oppure in Bonelli è vietato? Non lo so). Se poi si va rileggere Martin Mystère n. 330, illustrato dagli Esposito Bros, il divario artistico tra questi due episodi così strettamente collegati diventa ancora più vistoso, anche perchè ci si accorge che, a pagina 59 del n. 376, la vignetta che raffigura i vari nemici storici di Martin Mystère include anche Morgana, ma agghindata proprio con l'abito sfoggiato nel solo n. 330 per il matrimonio, quando per raffigurare Morgana in modo riconoscibile e iconico sarebbe stato necessario attingere a storie precedenti (e invece si è fatta la scelta peggiore, ma di certo la più facile). 

A completare il variegato formato "rivista", la sezione Fantasmagoria ospita una striscia dei Bonelli Kids (il cui unico pregio è il formato a striscia, se si esclude il divertimento di chiedersi quale orrenda battuta arriverà questa volta) e una tavola di Zio Boris, impegnato in una satira che a una prima occhiata sembra solo cronaca tratta da un quotidiano nazionale.

Universo mysteriano (da leggere dopo il fumetto e il romanzo).

Nel finale di Martin Mystère n. 330, Morgana e Loki Junior si ripromettevano di invadere Yonaguni per impossessarsi della Spada ivi custodita. Stiamo parlando di un fumetto del 2013: cosa è successo quindi a Morgana, Loki jr, Sergej Orloff e Christine, durante questi anni in cui Martin si ricordava occasionalmente di voler salvare il buon Sergej (che comunque era già quasi tornato a essere il suo vecchio se stesso malvagio)?

Dopo averci spiegato che Martin ha tentato, fuori scena, di capire come ritrovare l'amico-nemico, Recagno sceglie di non rivelarci subito la risposta per due motivi: il primo è che è passato troppo tempo, e quindi la narrazione non avrebbe potuto riprendere da quel punto (nemmeno in forma di flashback, in quanto avrebbero sottratto troppo spazio a un albo di 80 pagine che ha già l'arduo compito di presentare il protagonista ai nuovi lettori e raccontare un nuovo inizio, pur proseguendo una vicenda in corso da anni); il secondo è che il summenzionato "nuovo inizio con ritorno alle origini" richiedeva necessariamente la presenza del primo Orloff, lo spietato e avido cacciatore di rari reperti archeologici, senza tutti i preamboli che la vicenda di Yonaguni avrebbe richiesto. Paradossalmente, questa tecnica di omissione non è una novità, nè per la testata nè per Orloff, e i lettori storici dovrebbero saperlo bene: quanto tempo trascorse dalla vicenda della Città delle Ombre Diafane, e quanti albi furono pubblicati, prima  che  Martin Mystère n. 330 svelasse finalmente in che modo Orloff, orrendamente sfigurato, era riuscito a sopravvivere, e quale relazione c'era col nipponico e misterioso gruppo denominato Centro? E quanto c'è voluto per sapere che Martin Mystère e Diana Lombard si erano sposati subito dopo il rientro dall'Italia? Prepariamoci a un'attesa altrettanto lunga, prima di conosce il destino di Morgana, di Loki e della Spada di Yonaguni (che magari neanche c'era, dato che la Kusanagi era in un altro posto), sebbene i lettori più arguti abbiano già iniziato a sospettare che Orloff possa non essere semplicemente Orloff, o addirittura sia stato sostituito: per la prima ipotesi, tutti ricordiamo come Merlino e Morgana coesistessero nello stesso corpo, in Roncisvalle (Martin Mystère nn. 94-96); per la seconda, va invece considerata l'attitudine di trickster di Loki, capace anche di mutare forma.

Tra le righe, emergono le abituali rivelazioni inedite, o comunque passate inosservate negli anni, che caratterizzano la gestione di Carlo Recagno quale biografo di Sergej Orloff (e anche di Martin). Martin Mystère si rende vagamente conto che Sergej Orloff sapeva di Agarthi ancor prima di arrivarvi (indizio già presente in Martin Mystère n. 330), ma al momento non menziona che anche in Martin Mystère Gigante n. 2 il giovane Orloff si era lasciato quasi sfuggire di avere una qualche prova dell'esistenza di Atlantide. Martin Mystère ammette inoltre qualcosa che non ha mai confessato apertamente: il viscerale e naturale fastidio all'idea di doversi portare dietro Java dalla Città delle Ombre Diafane, dettaglio solo suggerito ne Il passato di Java (Martin Mystere nn. 111-113), dove Martin aveva sì opposto obiezioni a questa idea, ma di natura eminentemente pratica. Scavando più a fondo nel passato e nella famiglia di Martin, Recagno rivela che Mark Mystère sapeva del Docteur Mystère, e che l'opposizione di Mark al "mystero", tanto caro al figlio Martin, aveva lo scopo di proteggere la famiglia da un'eredità di bizzarrie e pericoli. In Voci dal passato (Martin Mystère n. 325), il complesso passato di Mark è stato ulteriormente analizzato, per via della sua mutevolezza di opinione (nonchè di date dell'affiliazione agli Uomini in Nero), e adesso bisogna quindi prestare attenzione alla frase sarcastica di Orloff sulla possibilità che Martin si metta ricostruire la storia del padre e del nonno eccetera: infatti, in Affari di famiglia (Martin Mystère nn. 174-175), citato nella vignetta incui il bambino Martin osserva gli oggetti indiani a casa del nonno, si apprende che Martin sa assai poco dei suoi antenati e del suo stesso padre. A cosa allude quindi Orloff? E' possibile che sia in preparazione una storia in cui Martin viene finalmente a conoscenza dei dettagli mysteriosi che caratterizzano il suo albero genealogico, risalendo fino a Jacques "Cigale" Mystere e a Remi D'Aix (Almanacco del Mistero 2012)?   

Delle mysteriose conoscenze impossibili del giovane Orloff si è occupato Luca Salvadei, sceneggiando il fumetto Il Triangolo del Diavolo (Corriere del Mystero n. 1), in cui i giovanissimi Sergej Orloff e Martin Mystère incappano nel segreto del mare delle Bermuda. Di una possibile (ma non univoca) fonte della conoscenza impossibile di Sergej Orloff si è parlato nell'albo cartaceo I misteri dei tempi d'oro (Get a Life! n. 1) . Entrambi gli albi qui citati sono stati pubblicati dall'AMys, e i due fumetti sono disponibili anche in formato PDF scaricabile gratuitamente.

Per quella che è forse solo la seconda volta, dato che la prima sarebbe La città dei cinque anelli (Martin Mystère nn. 196-197), uno dei Quattro Oggetti Archetipi viene associato all'epoca e alla cultura di Atlantide e Mu: sin da Martin Mystère Gigante n. 2 sappiamo che la loro creazione avvenne infatti in epoca assai più remota, ma ciò nonostante la storia antidiluviana (resa nota finora) sembra ignorarne in gran parte l'esistenza. Ma se, nel precedente appena citato, il Graal veniva a malapena menzionato, questa volta la Spada è ben presente nella vicenda, e ci viene persino detto che i Tecnomaghi di Atlantide hanno una tale familiarità con questi oggetti da usarli per animare le loro macchine; si tratta di una tecnica a noi già nota sin da quando abbiamo appreso la natura dell'Arca dell'Alleanza ne Un uomo chiamato Mhosis (Martin Mystère nn. 14-106).

Nella panoramica sulla mitologia antidiluviana c'è persino spazio per una menzione di Atlantide e Lemuria, cioè le nazioni che precedettero Atlantide e Mu.

Seppure brevemente, compare anche Kut Humi, il maestro spirituale di Martin Mystère, il cui classico discorso misticheggiante riguardo al destino e al relativo libro dell'Akaschi è, inevitabilmente, una metafora dei cambiamenti in corso nella serie a fumetti.    

Il "numero 425 del giugno 2011" citato ne La macchina per leggere non esiste: si tratta invece del n. 315. La storia di Re Artù è associata ai numeri sbagliati della serie (si tratta invece dei nn. 15-16), e la spada Joyeuse di Carlo Magno (Speciale Martin Mystère & Nathan Never n. 1), pur essendo giustamente leggendaria, non fa però davvero parte della saga delle Sette Spade, avendo una natura più prosaica.

L'Amaterasu "storica", imperatrice di Mu, ha ora un fratello di nome Susano, e le loro vicende hanno dato origine a una fetta di mitologia nipponica della nostra epoca. In altre parole, la dea Amaterasu del mito era in realtà una donna in carne e ossa, "evemerizzata" in seguito. Va però notato che, ne L'isola di ghiaccio e di fuoco (Martin Mystère Gigante n. 6) Recagno ha inscenato un consesso di divinità in cui appare anche la dea Amaterasu.

Proseguendo la rettifica iniziata ne Le ombre di Camelot (Speciale Martin Mystère n. 35), Recagno presenta gli alieni Kundingas e Tuatha De Danann come un'unica specie aliena: va notato che il nome Kudingas in merito ai Doni dei Tuatha è stato sinora usato solo dagli dei celtici visti nel suddetto Speciale (giustamente, perchè loro sono i Tuatha del mito) e dalle genti di Mu, cioè due culture avulse da quelle del nostro mondo "moderno".

Dopo il personaggio di Matthew visto ne La vendetta di Loki (Martin Mystere nn. 244-246), Recagno introduce un altro compagno di studi di Martin e Sergej ai tempi di Firenze, Andrew Robinson (e non basta, ovviamente; per quanto poco rilevanti sinora, devono essercene stati molti altri: o forse erano solo in quattro a frequentare quella facoltà?). 

Quando è ambientata la seconda puntata de Il potere del falco? I genitori di Martin Mystère muoiono nel 1965, quindi necessariamente prima. Però si parla della sconfitta di Nixon alle Presidenziali, avvenuta nel 1960. Sapendo che nel 1962 Mark Mystère, che già lavorava ai vertici degli Uomini in Nero, venne da loro ri-arruolato dopo un evidente lavaggio del cervello, e sapendo che prima del lavaggio era uno degli uomini di spicco della setta, l’avventura è molto probabilmente datata 1961. Durante il racconto, Lew cita il 1922 come data in cui il culto di Westmoreland acquistò il Falco e commenta "ce l'hanno da quarant'anni!", ma potrebbe aver voluto usare la cifra tonda per comodità.

C. A. Cappi prosegue la tradizione mysteriana dell'Universo di Wold Newton (quello in cui tutti gli eroi della letteratura popolare esistono veramente e sono spesso imparentati), affermando non solo che la coppia di investigatori (Sam Spade e Miles Archer) del romanzo Il Falcone Maltese di Dashiel Hammet è realmene esistita, ma anche che l'investigatore Lew Archer creato dallo scrittore Ross MacDonald è una persona reale, e figlio del suddetto Miles Archer. In realtà, MacDonald battezzò "Lew Archer" il proprio personaggio con lo scopo di rendere omaggio a Il Falcone Maltese.

La presena contemporanea di Mark Mystère nel fumetto e nel racconto sarà anche frutto di una coincidenza, ma in entrambi i casi gli autori hanno lavorato per conciliare la figura del padre che ama il proprio figlio con quella dell'Uomo In Nero che invece agisce per distruggere la conoscenza della storia.

Il secondo capitolo de Il potere del falco sembra implicare che il potere della statuetta sia quello del controllo mentale, attuato con una fusione tale che la mente del controllore entra in quella del controllato: è esattamente ciò che accade nel primo capitolo, quando una presenza estranea invade la mente di un Uomo in Nero per spiare Martin Mystère (ai tempi degli eventi di Martin Mystère n. 1): tale presenza, di cui non ci viene rivelata l'identità, non riesce infatti a capire se ha viaggiato indietro nel tempo o se sta solo rivivendo i ricordi dell'Uomo In Nero.   

L'angolo delle polemiche

La signorina Tischmacher è appena rientrata e viene subito convocata alla presenza del suo capo, ma costui (Sergej Orloff) ha già la spada sulla scrivania. Recagno ha saltato i passaggi relativi e non ha dato spiegazioni perchè si tratta di aspetti banali e noiosi: è infatti ben noto che i cani di Pavlov critici della rete non aspettano altro che un suo passo falso per cominciare a ululare l'epiteto "spiegone". Eppure accade che ci sia anche chi protesta perchè, senza una dettagliata spiegazione, non capisce (e quindi come si fa sapere chi bisogna accontentare?), per cui ci tocca sottolineare che Tischmacher non stava pilotando l'elicottero nè ha lanciato il (demenziale) lazo per catturare la spada, in quanto sull'elicottero era palesemente presente altro personale, specializzato nelle operazioni descritte; tutti loro avevano chiaramente l'ordine di non toccare mai il manufatto (specialmente Tischmacher, soprattutto se in realtà lei è una Morgana amnesiaca) e quindi, al rientro dell'elicottero alla base, la Spada è stata immediatamente fatta pervenire a Orloff tramite una catena di passaggi di massima sicurezza e velocità, mentre Tischmacher se la prendeva comoda a tornare in ufficio (ricordiamoci anche della sua indolenza mostrata in precedenza).

Lo sventurato Andrew Robinson, che in gioventù è stato infelicemente disegnato con l'aspetto di Groucho Marx, non sapeva che il manufatto antidiluviano fosse un contenitore, eppure ne parlava come di qualcosa capace di cambiare i destini del mondo. Anche qui, Recagno ha omesso una spiegazione tanto ovvia quanto inutile all'economia del racconto, e anche qui si sono innescati i cani di Pavlov dell'incongruenza che, secondo loro, inficia tutto il resto del fumetto, per cui bisogna osservare che Robinson è solo una mera pedina di Orloff, il quale gli ha naturalmente raccontato una serie di bufale riguardo all'oggetto, con l'ovvio scopo di manovrarlo a piacere, e ha evitato accuratamente ogni riferimento alla verità, che sarebbe potuta filtrare anche solo menzionando un contenitore per un oggetto di grande potere (specialmente se tali parole fossero giunte all'orecchio di Martin, che finalmente ha recuperato la memoria storica che aveva perso nell'ultimo decennio). Lo sceneggiatore non ha sentito la necessità di esibirsi in uno "spiegone" per sottolineare l'ovvio, e cioè che a Robinson erano state date informazioni deliberatamente sbagliate, visto che lo stupore di quest'ultimo nello scoprire che si tratta di un contenitore è sufficiente per far trarre le scontate conclusioni.

venerdì 8 settembre 2017

Le armi che distrussero il mondo - copertina


Ai più attenti non sfuggirà il doppio omaggio alla copertina di "Longitudine Zero", con tanto di parodia dell'approccio commerciale con donne sexy e personaggi idioti nella "altra realtà" (cioè non la nostra).

Questa copertina è dedicata alla memoria del collega mysteriano supremo Cesare De Sarro, che ha onorato l'umile Get a Life! citandola, fino all'ultimo episodio/copertina/artista/autore, nei suoi onnicomprensivi indici dedicati alla totalità della produzione di Martin Mystère.

 Arte di Gianmarco Lizzio.


In questi fumetti si parla di:
Fringe
Nathan Never

Tutte le storie a questo indirizzo: Indice della serie Get A Life (comprende link alle versioni PDF per il download diretto).

sabato 5 novembre 2016

PDF - Le armi che distrussero il mondo

Get a Life! presenta la raccolta in PDF, scaricabile gratuitamente, dei due episodi atlantidei con

Contenente gli episodi

 e 

questa raccolta esplora la distruzione "del mondo" causata dalla follia di Atlantide e Mu, le due civiltà impegnate in una corsa agli armamenti che decimila anni fa ha devastato l'ambiente fino a spazzare via ogni forma di progresso magico-scientifico, regredendo l'uomo a uno stadio semi-primitivo.

Ma quante erano le armi finali che distrussero il mondo? Possibile che si sia trattato dell'opera di un singolo satellite?
E questo satellite apparteneva ad Atlantide oppure a Mu? Su quale delle due civiltà ricade la colpa definitiva della distruzione di ogni cosa?

Ed è vero che il satellite in questione proveniva dalla nostra epoca? Come può la nostra tecnologia, anche quella più avanzata, rivaleggiare coi favolosi e ben noti traguardi conseguiti da Atlantide e Mu?

In che modo la "Doppia Teoria del Tutto" sviluppata in quella stessa epoca, inglobava scienza e magia? E quali legami aveva con l'universo parallelo, venuto in contatto col nostro? Anch'essa va annoverata tra le forze che minacciarono la distruzione del mondo?
Le risposte giungono dall'avventura antartica di Torn e Ameera, ma anche da un impossibile e vanaglorioso diario scritto dall'onnipresente Sulka Nanazca e caduto nelle mani del fanfarone letterario per eccellenza... il Docteur Mystère!
Nei contenuti aggiuntivi di questa edizione:
- tre nuove copertine, a colori e in bianco e nero, dedicate alle avventure di Torn e Ameera nell'Antartide, con una comparsata di Martin Mystère e Java
- la versione sintetica delle note dedicate alla continuità e ai singoli argomenti di ogni storia (la versione estesa accompagna ogni pagina dell'edizione online di questi episodi)

Ai più attenti non sfuggirà il doppio omaggio alla copertina di Longitudine Zero, con tanto di parodia corredata da donnine sexy seminude e personaggi idioti di una "altra realtà".


Storia & lettering di Franco Villa
Supervisione di Luca Salvadei


Tutte le storie a questo indirizzo: Indice della serie Get A Life (comprende link alle versioni PDF per il download diretto).

martedì 6 gennaio 2015

Get a Life n. 29 - Dottor Sulkamore

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta la copertina (in ritardo) dell'episodio n.29, Dottor SulkAmore, o "Come imparai a smettere di preoccuparmi e amare l'arma della fine del mondo.



Arte di Lucas Ferreira Santos.
Ideazione e coordinazione di Franco Villa.

Tutta la serie disponibile nell'Indice della serie Get A Life (comprende link alle versioni PDF per il download diretto).



Questo episodio cita: "Gli Uomini In Nero (Martin Mystère Gigante n. 3), Il segreto delle Ombre Diafane (Martin Mystère Gigante n.8), "Il diluvio di fuoco" (Martin Mystère nn. 58-59-60), Il destino di Atlantide, (Martin Mystère n.279), Fantasmi a Manhattan (Martin Mystere nn. 64-65), "Mana Cerace", le storie erotiche di Martin e Diana (non davvero).

lunedì 26 maggio 2014

Get a Life n. 29 - Doctor SulkaLove

Get A Life (the fancomic miniseries NOT presented by Martin Mystère) presents Doctor SulkaLove or "How I Learned To Stop Worrying and Love the End-of-the-World Weapon" in English.

Who's the smart guy who came up with the idea of building a gimmick that could destroy the world? Did Atlantis and Mu self-destroy to become a cautionary tale about the errors that our current society is making, or was it all fault of some funky aliens, thus allowing us to ignore the original warning and continue to devastate the world?
What's with the Atlantean Ultimate Weapon coming from our age? Who could believe that? And why was the comic book called "Destiny of Atlantis" alone? What about Mu's destiny?
Was Mu really ruled by a gal whose whacky sister could screw intergalactic trade treaties at her whim? How comes that Anti-Matter was available only on Earth and not in other galaxies? Maybe someone should have told that to those dumb aliens?
But, above everything else, what do Docteur Mystère and Cigale have to do with the end of the world that took place ten thousands years ago?

Well, beats us. But maybe our comics will give you a laugh or two about these eternal questions.


Story & lettering by Franco Villa.
English edits by Zac DeBoard

domenica 25 maggio 2014

Get a Life n. 29 - Dottor Sulkamore

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta l'episodio n.29 di Maggio 2014 , Dottor SulkAmore, o "Come imparai a smettere di preoccuparmi e amare l'arma della fine del mondo".

Chi ha avuto la bella idea di costruire un arnese che poteva far finire il mondo? Atlantide si è autodistrutta per diventare una metafora degli errori della nostra società, oppure è stata colpa degli alieni e quindi noi possiano infischiarcene e continuare sulla nostra strada?
Cos'è questa faccenda che "Il destino di Atlantide" fu causato da un satellite bellico della nostra epoca? Ma chi ci potrebbe credere? E il destino di Mu, invece? Mu era davvero comandata da una tipa la cui sorella squinternata poteva fare il bello e il cattivo tempo del commercio interstellare? L'antimateria si trova solo sulla Terra e non nelle altre galassie, per cui "Il segreto delle Ombre Diafane" faceva concorrenza a quello di Pulcinella?
Ma soprattutto, cosa c'entrano il Docteur Mystère e Cigale con la fine del mondo avvenuta diecimila anni fa?

La risposta a tutte queste domande in questo rivoluzionario fumetto-diario scritto dalla più terribile e spietata delle menti scientifiche dell'epoca di Atlantide e Mu!

E come se non bastasse: la minaccia di Space Invaders! Altro che "Fantasmi a Manhattan"!



Arte di
Darko Bogdanov.
Storia e lettering di Franco Villa.
Supervisione di Luca Salvadei e Cristian Di Biase.

Indice della serie Get A Life (comprende link alle versioni PDF per il download diretto).

Questo episodio cita: "Gli Uomini In Nero (Martin Mystère Gigante n. 3), "Il segreto delle Ombre Diafane" (Martin Mystère Gigante n.8), "Il diluvio di fuoco" (Martin Mystère nn. 58-59-60), "Il destino di Atlantide", (Martin Mystère n.279), "Fantasmi a Manhattan" (Martin Mystère nn. 64-65), "Mana Cerace" (che c'azzeccano ora "Il buio" e "Lo spettro del buio", alias Dylan Dog n.34 e n.36?).