sabato 10 agosto 2013

[Recensione] - Martin Mystère Speciale nr. 21, "Complotto a Wimbledon"

Martin Mystère Speciale nr. 21, "Complotto a Wimbledon"
Luglio 2004


Soggetto di Alfredo Castelli e Stefano Priarone
Sceneggiatura di di Alfredo Castelli e Carlo Recagno
Arte di Rodolfo Torti ed Esposito Bros.


Commento

Come da abitudine, il nostro blog alterna le recensioni di nuove uscite alla riscoperta di qualche "classico" dimenticato delle varie collane di Martin Mystère.
Questa volta tocca allo Speciale che fu concepito per rimediare a una delle carenze minori di Martin Mystère: i mysteri sportivi. I fan più affezionati ricorderanno che Alfredo Castelli ne parlò in relazione all'Indice Analitico: catalogare storie e argomenti gli aveva permesso di notare questa lacuna che altrimenti sarebbe (ovviamente) passata inosservata.

Siccome lo sport moderno è, per sua stessa natura, ben poco mysterioso, anche questo "Complotto a Wimbledon" riesce a far incontrare i due argomenti solo tangenzialmente, sebbene ci riesca molto meglio del precedente Martin Mystère Special n.17, "Mistero alle Olimpiadi": il tennis in sè resta una disciplina "normale", la coppa del torneo di Wimbledon ha semplicemente un design ispirato al contenitore di un oggetto mistico, e i "Tesori di Britannia" possono essere usati per primeggiare nel tennis (barando). Nulla di eccezionalmente originale, o che getti una nuova luce sull'argomento sport, ma sicuramente è una buona base per soddisfare i requisiti dello Speciale Estivo, che da sempre propone una storia leggera e autoconclusiva .

In compenso, tutto il resto dello Speciale è ricco di idee, trovate e caratteristiche inusuali che lo rendono una lettura soddisfacente e puramente mysteriana.

Si parte con i classici della collana: Angie Dark torna a essere brillante nella sua svampitezza, con battute servite nella più totale imperturbabilità, che sfuggono agli stessi comprimari ("Avete un amico bibliofilo?" "No, no: sta benissimo") e disorientano il lettore in modo esilarante.

La stessa verve umoristica si trasmette agli altri personaggi: Dee e Kelly, in versione Diabolik, con lo sturalavandini rimpiazzato dall'idraulico liquido; Martin Mystère che propone una lunga analisi sulla sensibilità non-ferita di Diana in una non-conversazione che la sfinisce; la vecchia affitta-stanze; i battibecchi tra Tower e Brody.

L'intero albo è trascinato da questa ventata di umorismo quasi meta-fumettistico, che porta i personaggi vicinissimi a diventare consapevoli di essere un clichè fumettistico, ma senza mai sfondare la quarta parete.

Questa freschezza briosa non è ristretta alle sole battute, ma si estende anche alla trama, che è sceneggiata con leggerezza, agilità e un grande ritmo: i personaggi conversano a lungo, come è tipico delle storie mysteriane, ma nello stesso tempo evitano la trappola della staticità, grazie al costante fluire di sviluppi, eventi, personaggi e spiegazioni. (Altro pregio: la storia svolge un ruolo in gran parte auto-esplicativo, riducendo quindi le conclusioni finali a una sintesi tanto efficace quanto concisa).

Da segnalare la curiosa figura ambiguamente immorale (o amorale?) del faccendiere che ha le mani in pasta nell'organizzazione di qualunque evento sportivo britannico: è un criminale? E' una macchietta? E' un deus ex machina? Diverse sfaccettature si alternano sin dal momento della sua insolita comparsa (a sorpresa) nella trama, e la rivelazione finale coglie abbastanza impreparati (non era mai successo che il "villain" si rivelasse tutt'altro, negli Speciali).

Curioso e inatteso è anche l'elemento che causa il coinvolgimento di Martin Mystère: un inedito cugino di Diana (niente nipoti impossibili, questa volta!)

La sensazione di novità dell'approccio, che capovolge ironicamente gli schemi senza però cambiare nulla, tocca anche altri aspetti dell'albo. E non stiamo parlando solo del fatto che, questa volta, l'incontro d'obbligo tra Angie, Martin, Tower, Dee e Kelly non avviene mai (se non nella convergenza obbligata della scena "fuori scena" che si svolge dopo il finale dell'albo, e che risulta comica proprio perchè non viene mostrata): stiamo parlando della presenza dell'arte degli Esposito Bros, in un rarissimo caso di albo Speciale disegnato anche da un autore ospite (e per un consistente numero di pagine).

Non si tratta di un riempitivo, ma di una scelta editoriale deliberata quanto accorta. Il segno curvo, morbido e lussureggiante degli Esposito è un sollievo per occhi rassegnati all'ennesimo Speciale disegnato ancora una volta dal ripetitivo e meccanico Torti, sempre eternamente uguale a se stesso; il tratto pulito ed elegante degli Esposito Bros (qui probabilmente con una assistenza non dichiarata alle chine) conferisce alla sottotrama degli Dei di Avalon un'efficace piacevolezza, simile a una boccata di aria fresca dopo lunghe ore in una stanza dall'aria stantia. Diciamocelo: come li avrebbe caratterizzati, Torti, questi dei? Riciclando i suoi soliti modelli-sagoma iper-stilizzati che usa sempre per chiunque, dai capelli ai nasi agli occhi, rendendo gli dei visivamente tanto anonimi quanto dimenticabili. Meno male che qualcuno se n'è accorto prima.

La sottotrama britannica in sé è un altro gradito elemento che contribuisce alla sensazione di coinvolgimento che porta questo albo: trovano spazio non solo gli Dei Minori di Avalon, l'Annwn e i Tredici Tesori di Britannia, ma anche e soprattutto Merlino e Morgana, impegnati in uno degli ultimi esempi della narrazione del Recagno vecchio stile che piace a noi mysteriani vetusti.

Anche la copertina contribuisce alla percezione di uno Speciale più Speciale del solito: la sua concezione, così dinamica e coinvolgente, si rivela davvero felice. Dal gesto di Martin (che sfonda una realistica rete da tennis con una pallina che è il mondo) scaturiscono un'energia e una forza eroico/epica (narrativamente parlando) che ormai sono scomparse dal personaggio. E anche i comprimari reagiscono a questo inedito vigore partecipando come raramente accade al grande movimento che anima questa rappresentativa copertina (o sarà solo che Angie VESTITA e in posa da Jenny la Tennista sembra di un'audacia inaudita?).

Il Dizionario Dei Mysteri allegato si dedica allo sport, tema che anche storicamente non offre grandi argomenti di discussione mysteriosa: un plauso quindi al lavoro di ricerca che ha permesso comunque di assemblare una messe di informazioni insolite, oltre che variegate (si va dalla mitologia greca alla produzione animata/fumettistica nipponica).

A chiusura, proponiamo un'ipotesi aggiuntiva: può essere che la particolarità di questo albo sia dovuta all'apporto di Stefano Priarone? Bisognerebbe metterlo alla prova con una storia della serie regolare, per verificare. E dopo anni di ricicli di trame rimaste nel cassetto, di Morales, di Recagno, e di Castelli, sarebbe interessante vedere al lavoro una nuova generazione formatasi proprio leggendo il Martin Mystère di Alfredo Castelli (ma non quella che lo odia e vuole smantellarlo e stravolgerlo per proporci un eroe da film d'azione come ce ne sono un tanto al chilo nelle edicole).
(Nota dell'ultim'ora: questa recensione è stata scritta prima che uscisse Martin Mystère n. 328, "Protocollo Leviathan": sembra che la nostra richiesta sia stata esaudita con una nuova leva mysteriana che ama Martin Mystère).

Visto che parliamo di mysteri sportivi e di nuove leve, segnaliamo anche il nostro fumetto online Get a Life! Mistero a Faenza (parte 2), nel quale abbiamo raccolto entrambe le sfide di Castelli: trovare il mystero nello sport, ma anche nella vita di tutti i giorni. E cosa meglio di un Mystero Italiano con 12 pagine tutte a colori per fare il nostro tentativo?

Per un approfondimento sui Tesori di Britannia (oltre che discutere di "Complotto a Wimbledon" in generale), segnaliamo la ricerca svolta dal nostro collaboratore Sergej Orloff sul forum di Agarthi.

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