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venerdì 3 giugno 2022

[Anteprima] Martin Mystère n. 390: "Cronache marziane"

Cronache Marziane Martin Mystère n. 390
In Cronache marziane (Martin Mystère n. 390), Carlo Recagno riprende le fila della saga del ritorno di Sergej Orloff, che Martin Mystère crede ancora morto.
 
La caccia a un manoscritto di una medium francese vissuta a cavallo tra 1800 e 1900 porta al coinvolgimento degli "Uomini in Grigio" e a una missione spaziale inviata dall'Impero di Mu su Marte dodicimila anni fa.
 
Anteprima
Nelle edicole ad agosto 2022, questo fumetto svela un nuovo frammento inedito della storia dell'Impero di Mu: chissà se se scopriremo che si trattò della risposta alla missione atlantidea raccontata ne L'uomo delle nevi (Martin Mystère nn. 87-88)?

Carlo Recagno ha confermato che la copertina è un omaggio alle copertine degli incontri tra i personaggi delle testate di Justice League of America e Justice Society of America, pubblicate dalla DC Comics negli anni 1960.


martedì 27 settembre 2016

Studio dei personaggi dell'episodio n. 47 - "L'altro segreto delle Piramidi"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta gli studi dei personaggi per l'episodio n. 47 - "L'altro segreto delle Piramidi".

Nuovi sviluppi si preparano per i personaggi che hanno esordito in Nel segno della Z (episodi 34, 45 e 46), come Elena Brewster, e il cast si prepara ad ampliarsi, con Erik McDaniel e lo Z-Biker.
D'altra parte, se Martin Mystère si prepara a rinascere ma a essere sempre se stesso con una serie a colori che non è reboot che non è un remake che non è un prequel (e cosa ci azzecca sui primi due?), e dove Martin è giovane, scapolo, avventuroso, scattante, moderno, tecnologicamente aggiornatissimo, senza spiegoni, come poteva Get a Life essere da meno?
Ecco quindi l'hack-tivista Erik, sempre attaccato al suo accessorio tecnologico di ultima generazione ma anche uno sportivo pronto a scazzottate e inseguimenti, e dove ci sono azione e scene mozzafiato non può mancare l'avveniristico e frenetico Z-Biker, mentre Elena si occupa di aggiungere la giusta dose di cleavage e di riassumere le spiegazioni storiche in poche note a piè di pagina.

Arte di Joel Sousa.

Tutti gli altri episodi e l'arte extra qui: indice della serie Get A Life.

mercoledì 3 agosto 2016

Studio di Joel Sousa per i personaggi di "Nel segno della Z"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta gli studi dei personaggi per la terza parte di Nel segno della Zeta.

Si avvicina il momento delle risposte: l'origine segreta degli Uomini Carbonizzati della California, la vera identità della Marrabecca siciliana, e l'avvento del nuovo Guardiano della Al-Aziza.
Il ritorno dell'artista Lucas Ferreira Santos segna la conclusione della saga del Segno della Z, in un episodio di nove pagine dove la narrazione si sposta nuovamente nel presente di Martin Mystère, Java e Diego Plain.
Ma per le ultime tre pagine di flashback, arriva la dinamica arte del portoghese Joel Sousa, di cui presentiamo qui tre studi.


sabato 9 luglio 2016

Studio dei personaggi di "Nel segno della Z"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta gli studi dei personaggi per la seconda parte di Nel segno della Zeta.

Re Guglielmo Secondo di Sicilia, la Sapiente Araba, la mostruosa Marrabecca, William Lamport d'Irlanda.
Cosa accomuna due figure storiche europee del 1100 e del 1600, una creatura del folklore siciliano e un'impossibile adepta dell'Antica Religione?

La risposta nell'incombente seconda parte della miniserie de "Il segno della Zeta": il manoscritto in gaelico recuperato da Martin Mystère viene decifrato e sotto gli occhi dei protagonisti si dipana la storia di un oggetto e dei suoi custodi, che dalla Sicilia si spostano in Irlanda prima e in California poi, dando origine alla leggenda di un famoso giustiziere mascherato dei nostri tempi!


Arte di Tyrell Deaver.

mercoledì 1 luglio 2015

Recensione: Martin Mystére n. 338, “Le astronavi di Carlo Magno”


Martin Mystére n. 338
"Le astronavi di Carlo Magno"
 Sergio Bonelli Editore
Aprile 2015

Storia di Alfredo Castelli ed Enrico Lotti.
Arte di Giulio Camagni.

Un albo splendidamente narrato e fascinosamente illustrato con un tratto che si distacca meravigliosamente dall’ingessata corte degli imitatori dello stile di Giancarlo Alessandrini, “Le astronavi di Carlo Magno” non offre in realtà alcunché su Carlo Magno, e deve la sua bellezza suggestiva agli elementi narrativi coinvolti, e alla compattezza della narrazione, mentre trova il suo punto debole nella scarsa consistenza della trama vera e propria .
Il finale beffardo, assai tipico di Alfredo Castelli, conferma che l’intera vicenda di 160 pagine è stata solo un divertissment alla Zona X (non ristampato), ma anche così, è valsa la pena di perdersi in questa vicenda, grazie al fluire quasi magnetico di una narrazione agile, dalla forma elegante, sobria e pacata.
Per inciso, Castelli ci fa riflettere (non dichiaratamente) su come la sua scrittura, che richiede un appagante impegno da parte del lettore, si ponga deliberatamente agli antipodi della frenesia della fruizione moderna, che è veicolata da internet, dalle piattaforme sociali e dai congegni mobili, e che prevede invece un’esperienza istantanea, consumabile in pochi secondi e senza sforzo alcuno, oltre la quale passare ad altro.
Dopo essersene usciti con un'affermazione come questa, bisogna sentirsi simili a un lento dinosauro che fa i conti con i più agili mammiferi? Sicuramente sì: l’evoluzione (tecnologica) va dove le pare, senza guardare in faccia a nessuno, e certamente non si preoccupa di chi non riesce ad adattarsi. Ai dinosauri resta però il diritto di esporre la propria visione critica di questo mutamento, anche perché chi ne è coinvolto non sembra sempre in grado di discernerlo.
Digressioni alla Martin Mystére a parte, “Le astronavi di Carlo Magno” è quindi un riempitivo leggero, da godersi per alleviare le spiacevolezze di un viaggio in treno, per esempio. O almeno lo sarebbe, perché qualcuno (in redazione?) ha pensato bene di innestare nei soli dialoghi di questa storia una serie di fuorvianti e inutili collegamenti posticci e pretestuosi ad altre avventure di Martin, i quali finiscono con l’ammazzare definitivamente la già non inattaccabile coerenza interna della storia.
Se gli alieni giungono nell’anno 810, e se il loro obiettivo è la conquista della Terra, perché mai la loro lingua è simile all’atlantideo di novemila anni fa? E che importa che una “pila a energia del livello zero” sia stata vista da Martin in un laboratorio Atlantideo della Sardegna? (A quale si allude, fra l’altro?)
Che collegamento c’è tra due epoche così diverse e remote, ai fini di questa vicenda? Nessuno, perché è un inserimento di “continuità” posticcio e malaccorto, per di più effettuato solo a livello di dialoghi, come già abbiamo visto accadere in almeno un altro paio di albi recenti.
Certo, si può fare lo sforzo di GaL – “Antartide: Ora Zero”, fumetto online che ha colto gli effettivi punti di collegamento tra questo albo e una doppia avventura precedente, per renderli tutti e tre intriganti tasselli di una più vasta vicenda ad ampio respiro. Addirittura, si potrebbero creare ulteriori collegamenti con il successivo “L’inventore di miti” (Martin Mystére n. 339), ottenendo un trittico di storie “cosmiche” nella miglior tradizione della serie. Ma sembra una fatica inutile, se ciò resta confinato nell’ambito delle speculazioni dei fan, senza nessuna traduzione concreta in un fumetto ufficiale.
Chi può dirlo, però? Magari questa storia ad ampio respiro che includa quelle presentate finora è davvero in preparazione, nonostante ci sia ormai un numero eccessivo di precedenti che fanno pensare l’opposto. L’impressione abituale, infatti, è che il potenziale di queste implicazioni sfugga, e in questo “Le astronavi di Carlo Magno” gli innesti suonano davvero forzati, tanto che lo sviluppo della trama lo conferma prendendo una direzione completamente diversa, e finisce poi in burla, restando sempre e comunque completamente indifferente agli “indizi”, cioè a quegli elementi chiave che uno sceneggiatore dissemina nella vicenda perché il lettore li colga e perché giochino un ruolo nella risoluzione finale. (Lo ribadiamo: qui, invece, questi stessi "indizi" non solo vengono ignorati, ma la loro esistenza contesta la soluzione finale).
Come già detto, il valore di una storia di Martin Mystére si misura anche dal piacere di ripensare a posteriori a com’è stata strutturata, per meglio goderne il disegno e apprezzare come tutto torni (o comunque si rifaccia a un preciso progetto dell’autore). Sapere che questo fumetto contiene parti che vanno ignorate, perché esso non risulti insensato, equivale purtroppo a uccidere il piacere di una seconda lettura, e lo condanna all’oblio. Eppure, anche così, non si può fare a meno di osservare che è scritto e disegnato così bene...

domenica 24 novembre 2013

Get a Life! n. 23: Il paradosso del libero arbitrio

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta l'episodio n.23 di Novembre 2013, Il paradosso del libero arbitrio.
La follia invade il Tibet, la Lamasseria di Kut Humi, la vita di Martin e Diana, le relazioni di Java e persino gli oggetti di potere dei Tuatha De' Danaan. In sole sei pagine!
Mentre il secondo capitolo della FINE della saga entra in fase di lavorazione (indizio, indizio), Get a Life torna alle origini, con un episodio beffardo, parodistico e irriverente: dopo aver preso in giro ben tre diverse categorie di fan, era ora di prendersela con i fanwriter, oppure no?
Tra un riferimento a un albo ufficiale e l'altro, ecco quindi messe a nudo le fissazioni e le manie delle menti che si nascondono dietro il grande piano di GaL, in un vortice di citazioni di citazioni, allusioni a storie inedite, sottotrame abbandonate e chi più ne ha più ne metta.
Riuscirà l'algido e ineffabile Kut Humi a tenere testa a questo caos scatenato? Oppure scoprirà che neppure tutte le pagine di tutti gli Akaschi di tutti gli universi possibili sono sufficienti per contenere un delirio tanto debordante?
E inoltre: l'esordio di un nuovo nemico e la rivelazione che tutti attendevano sin dal numero uno! E quale sarà mai questa rivelazione? Non ve lo diciamo, nè ve lo diranno le note: scopritelo da soli...o chiedetelo agli altri fan da qualche parte in rete!


Per restare in tema di arbitrio e destino, ecco anche una specialissima appendice a colori: un omaggio a La lunga notte dell'ispettore Merlo, ma anche un episodio della vita del bimbo Martin Mystère che viene ora riletto sotto una nuova luce: è Il bambino programmato!



Per la prima volta: arte e copertina di Maria Stella Granata.
Storia e lettering di Franco Villa.
Supervisione di Luca Salvadei e Cristian Di Biase.

L'ANGOLO DELLE CITAZIONI

E' un caso che il nuovo episodio di Get A Life! ironizzi sul Doc Savage, proprio quando nelle edicole compare l'Almanacco del Mistero 2014 ("The Underwater Kingdom") in cui Martin Mystère torna alle sue origini in stile Doc Savage?
E' un caso che la copertina inedita di Alfredo Orlandi per il numero uno dell'edizone cartacea di Get A Life! (disponibile da questo mese) mostri uno scontro tra Martin Mystère e il Sergej Orloff dei vecchi tempi, più o meno come accade per il suddetto Almanacco?
E' un caso che il Get A Life! cartaceo ospiti la storia del Mistero di Mohenjo Daro, con la sua "impossibile" copertina in stile retrò (anni 1970) proprio quando l'Almanacco propone una analoga operazione di copertina (anni 1930)?
Come direbbe Alfredo Castelli, le idee sono nell'aria. O forse c'è qualcuno che orchestra un grande piano, tirando i fili di tutte le pubblicazioni relative a MM!

mercoledì 11 settembre 2013

Studi per la copertina di "La prima volta di Mark"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, finge di essere un'edizione di lusso in volume di un fumetto seriale USA, presentando gli studi per la copertina di "La prima volta di Mark".
Quattro varianti incentrate sulla questione dell'anno in cui Mark Mystère commise il famoso errore: erano gli anni 1950 o gli anni 1960, si chiedevano i lettori.
Calendarietti in omaggio a una certa copertina di Martin Mystère, Uomini in Nero e infine un altro omaggio alla serie Marvel Fantastic Four, che però vedremo solo nella copertina definitiva!



Arte di Mirko Di Noia.
Progettazione di Franco Villa.


Indice della serie Get A Life
1. Il segreto del Teschio di Cristallo
2. Il volto di Orloff
3. La vendetta del Lampadario
4. La progenie del Lampadario
5. Il ritorno del Fantasma del Topkapi
6. I Giganti di Prama (parte 1)
7.I Giganti di Prama (Parte 2)
7 bis. Gli Uomini Campana
8. Affari di famiglia allargata
9. Il ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 1)
10. Il ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 2)
11. Incubo nei cieli
12. Il Ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 3)
12-18 bis. L'arma mannara (parti 1-6)
13. Ciò che non è morto / Doppio Ti' alle Crociate
14. La musica delle Sfere
15. Mistero a Mohenjo Daro (parte 1)
16. Mistero a Faenza (parte 1)
17. Il teatrino della memoria corta
18. Nascita di una nozione/I viaggi segreti di Jonathan Swift (parte 1)
19. Mistero a Mohenjo Daro (parte 2)
20. Mistero a Faenza (parte 2)
21. I viaggi segreti di Jonathan Swift (parte 2)

sabato 27 aprile 2013

Studi preparatori per "Nascita di una nozione"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta gli studi preparatori per "Nascita di una nozione".
Mark Mystère, Ipazia e Athanasius Kircher nuovamente radunati per celebrare quaranta anni di mystero espandendo la storia del recente Martin Mystère nr. 325, "Voci dal passato" (come avevamo promesso).


Per la prima volta, arte di Mirko DiNoia.
Coordinazione di Franco Villa.

Prossimamente: maggio è il mese di Doppio Tì, con un'avventura romana televisiva che cambierà il modo di vedere i Mysteri Italiani!
In preparazione: sempre per l'arte di Mirko, un crossover col telefilm Leonardesco del momento!

Indice della serie Get A Life

mercoledì 23 gennaio 2013

Get a Life: studi preparatori per "Mistero a Faenza"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta una nuova artista per tre nuovi personaggi! E c'è anche spazio per quelli storici!

Arte originale ad alta risoluzione


Per la prima volta: arte di Elisa Romboli.
Ideazione di Franco Villa.

Versione ridimensionata con logo e note:

Nelle note alle tre immagini, i primi dettagli su genesi e obiettivi di ognuno dei tre personaggi, oltre a qualche "dietro le quinte": in che modo un commendatore, un atleta e una cantante sono riconducibili al mystero? Qual è la (doppia) sfida lanciata da Alfredo Castelli che Get a Life intende raccogliere, grazie a questi tre? Faenza significa forse il ritorno dei Mysteri Italiani?

Dal cast ufficiale della serie Magic Patrol, le ragazze di Altrove e degli Uomini In Nero


Votate i sondaggi di Get a Life! e incoraggiate gli artisti a fare sempre di più!

Indice della serie Get A Life
1. Il segreto del Teschio di Cristallo
2. Il volto di Orloff
3. La vendetta del Lampadario
4. La progenie del Lampadario
5. Il ritorno del Fantasma del Topkapi
6. I Giganti di Prama (parte 1)
7.I Giganti di Prama (Parte 2)
7 bis. Gli Uomini Campana
8. Affari di famiglia allargata
9. Il ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 1)
10. Il ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 2)
11. Incubo nei cieli
12. Il Ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 3)
12-13 bis. L'arma mannara (parte 1-2)

lunedì 22 ottobre 2012

Get A Life!: "Il Ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 2)"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystére, prosegue con la presentazione de Il ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 2).
Come da tradizione, la storia mescola citazioni storiche della serie, sviluppi inediti e connessioni impensate.
E' il momento di scoprire cosa sono le Macroamarantie: a quale fumetto di Martin Mystére sono collegate?
Tornano gli Androidi Atlantidei del modello visto di recente nella Saga del Lampadario!
Finalmente viene rivelato il volto del nemico di Torn, nonché ideatore della Terra Cava artificiale!
E ciliegina sulla torta, compare il sole rosso della Terra Cava in puro stile Ricci!

Arte di Seb.
Storia e lettering di Franco Villa.
Supervisione di Luca Salvadei.



Oltre al fumetto, questo post offre anche due contenuti extra veramente insoliti.

Il primo è un bonus veramente speciale e irripetibile: Alfredo Castelli si complimenta per Get A Life! e si offre di scrivere una introduzione (prolissa) a un'eventuale edizione cartacea!
Non sappiamo se ciò accadrà mai, ma restituiamo a Castelli i complimenti decuplicati, perchè GaL esiste solo grazie al suo immenso lavoro, cui vogliamo porgere omaggio con ogni nostro episodio.


E per finire, per la serie "cose a venire", è in preparazione un episodio atlantideo dedicato alla sola Ameera Nagdala e intitolato "La musica delle sfere".
Ecco un triplo assaggio dell'arte di Milad Taleghani, l'artista Iraniano che esordirà in GaL con questa storia.
Martin, Diana e Java. Ameera Nagdala. Gli ingegneri atlantidei.

Indice della serie Get A Life
1. Il segreto del Teschio di Cristallo
2. Il volto di Orloff
3. La vendetta del Lampadario
4. La progenie del Lampadario
5. Il ritorno del Fantasma del Topkapi
6. I Giganti di Prama (parte 1)
7.I Giganti di Prama (Parte 2)
7 bis. Gli Uomini Campana
8. Affari di famiglia allargata
9. Il ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 1)
10. Il ragno che fu cavato dalla Terra Cava (parte 2).

venerdì 19 ottobre 2012

[Recensione] Martin Mystère n. 323, “I trentasei giusti”

Martin Mystère n. 323, "I trentasei giusti"
Ottobre 2012

Storia di Carlo Recagno. Arte di Rodolfo Torti.

Nel ciclo di albi dedicato al trentennale del personaggio compare un altro elemento ricorrente della serie: Agarthi, la lamasseria/città ultramondana “gestita” da Kut Humi, il quale per l’occasione si riunisce con i suoi confratelli detti “Superiori sconosciuti”, i reggenti del mondo. Poco viene detto al loro riguardo, e la loro presenza si rivela essere una comparsata, un escamotage per avviare la narrazione (le anteprime parlavano di un “segreto di Agarthi” che però resta ancora abbastanza oscuro e vago anche dopo la lettura dell’albo).
La sequenza introduttiva dell’albo passa dalla drammatica morte di un “Giusto” ai toni quasi macchiettistici dell’irritazione di Kut Humi verso il discepolo, e si mantiene per tutto il tempo su un tono abbastanza superficiale, come nella scena della (non) presentazione dei Superiori. Essa è tanto sbrigativa e fuggente quanto lo è l’evento della grande campana, che fa presa sui sacerdoti solo per qualche secondo. L’introduzione dell’Emissario (Emissaria?) prescelta per la missione, per quanto più protratta, non si dimostra a sua volta memorabile, probabilmente perché, nella sua vaghezza, manca di impatto sia grafico che narrativo.
Subentrano poi alcune conversazioni, tra le quali rientrano anche alcuni tormentoni di Martin Mystère, che risultano tanto generiche e dozzinali da poter essere utilizzabili come pagine riempitive in un’altra storia, senza che la trama ne risenta. Alla rilettura dell’albo, la loro mancanza di utilità all’economia della storia diventa ancora più marcata, tanto da stimolare l’impulso di saltarle a piè pari.
Specularmente ai dialoghi, vi è un ampio spazio dedicato a sequenze convenzionali di scene d’azione, con i classici inseguimenti, pestaggi e sparatorie tra personaggi assortiti, in strade e case anonime di New York, corredati di un utilizzo meccanico dei poteri paranormali “d’obbligo”.

La storia personale dell’Emissario di Agarthi, definita la più potente di tutti loro, non viene esplorata e il lettore resta con numerose domande senza risposta sulla storia, le capacità e le motivazioni di questo personaggio occidentale, che risulta incongruo nel contesto asiatico dei monaci Tibetani e nell’economia della serie, nella quale non era mai comparso prima nonostante le caratteristiche di cui gode. Al momento della sua morte, non si è ancora capito perché ella abbia voluto con insistenza che Martin le spiegasse cosa sono i Tzadik, di cui lei sa già tutto.. E dopo la sua morte, non si capisce perché la campana suoni: è la stessa che, secondo i Superiori, suona solo se si apre un vuoto nei 36. Ma quindi l’Emissario è uno dei 36?
Il Grande Vecchio Malvagio ci parla poi dei rivali della sua setta millenaria, i “seguaci del bene” che hanno fatto sparire le tracce del rituale per creare gli Tzadik (o meglio, i Predisposti). Questi seguaci sembrano essere quelli di Agarthi, che a loro volta infatti non sanno come individuare gli Tzadik: resta senza spiegazione perché abbiano eliminato queste informazioni, privandosi così di uno strumento importante per proteggere gli equilibri del mondo.
Essendo le istruzioni per creare lo Tzadik andate perse, si presume che ora gli Tzadik non possano essere più creati, ma debbano generarsi spontaneamente, a meno che non ci sia in gioco una terza forza che ancora conosce queste istruzioni e che però è rimasta nascosta per l’intera vicenda, nonostante la crisi.

La conclusione della storia viene suggerita abbastanza presto, e cioè quando il Predisposto della fazione malvagia assiste alla tortura dello scagnozzo incompetente. La stessa conclusione viene ribadita quando il Predisposto piange per la morte della propria amante: a quel punto, è chiaro che la trama seguirà il classico schema del figlio che si ribella al padre. Poco più avanti, l’ipotesi sull’esito della storia viene confermata dalla precisazione che i Giusti possono anche essere persone malvagie.
Sembra che questa sia l’unica variante degna di rilievo che è stata introdotta nel tema della leggenda dei trentasei giusti, che per il resto viene fedelmente riportata nei suoi dettagli basilari, senza interpretazioni originali o accostamenti inediti. Non ci sono riferimenti alle varianti oscure della leggenda o elaborazioni della numerologia associata, né approfondimenti alternativi della “storia segreta” della leggenda stessa. A fine albo, essa risulta quindi altrettanto oscura e inesplorata, con l’eccezione di un esiguo dettaglio pseudo-storico collocato 2.000 anni fa, ma anch’esso abbandonato nelle nebbie della vaghezza: di quel rito svoltosi due millenni orsono, infatti, non si menzionano né il luogo, né l’identità del prescelto, né il suo contributo alla storia del mondo, né chi fossero i contendenti che cercarono di sventare o che protessero l’evento in questione.
Si resta sul vago anche per il “sigillo” (cos’è? Perché? Che storia ha?) e il “portatore del sigillo” (chi è? Come mai sa? Che storia ha?), che sembrano non fare nemmeno parte della mitologia del rituale o dei Giusti.
Vaghe sono anche le scelte e nelle motivazioni del Predisposto, di cui non viene descritta la storia personale, con l’eccezione della perdita di un’amante e della madre, che però è morta durante il parto e non dovrebbe quindi rivestire una grande importanza nella vita del ragazzo, a meno che il condizionamento totale a cui la sua vita e quella dei suoi antenati erano sottoposti (secondo le parole del Grande Vecchio Malvagio in persona) non sia stato poi così pervasivo e abbia invece permesso inavvedutamente l’ingresso di valori diversi da quelli programmati (senza che nessuno se ne accorgesse, nonostante le immagini indichino il contrario).
A proposito della setta millenaria, alla gag del telefono cellulare si aggiunge quella dei corifei che ne fanno parte e che sono davvero simpatici nel loro ripetere ogni parola che sentono, da “il rito” a “Mystère”. Curiosamente, lo chiamano solamente per cognome, quando si rivela durante il rito, come se Martin Mystère fosse il loro più acerrimo nemico: invece, durante la storia, il suo coinvolgimento è stato marginale e di basso profilo, quasi inosservato.

Martin Mystère reagisce al tono elusivo del contesto generale con un comportamento equivalente, facendosi trascinare dagli eventi salvo qualche puntualizzazione di natura formale per salvare le apparenze.
La sequenza dell’infiltrazione nel palazzo della Setta Millenaria, che lo avrebbe visto protagonista “in solitaria” (ma non troppo), come sarebbe legittimo per il protagonista della serie, diventa uno sbrigativo flashback di poche vignette con immagini generiche, le cui didascalie implicano che certi eventi abbiano avuto luogo, lasciandoli non visti e non detti; ciò sbilancia la struttura dell’albo, che in precedenza ha dedicato ampio spazio a comprimari, comparse e personaggi riempitivi, mentre ora che è il turno del protagonista, la narrazione si contrae e lesina spazio e dettagli.
Il paragone con il romanzo fantasy proposto da Martin solleva dubbi: se la vicenda appartenesse a quel filone, allora sarebbe anche circostanziata nel definire e identificare i personaggi, i luoghi, il significato degli eventi, la loro collocazione pseudostorica e i dettagli dell’impalcatura narrativa ideata per l’epopea.
Nel finale, come a compensare la sua scarsa rilevanza nella risoluzione degli eventi, Martin Mystère riceve un premio di consolazione che, però, è appunto tale e risulta quindi artificioso, soprattutto nella sua repentina spiegazione, che sembra quasi un ripensamento introdotto all’ultimo minuto e spinge il lettore a chiedersi perché mai le cose funzionino così, sebbene fino a quel momento di tutto ciò non vi sia stata menzione.
La brusca conversione del Predisposto al bene, con tutte le conseguenze logiche che essa implica, è analizzata proprio da Martin Mystère, quasi per favorire la sospensione dell’incredulità di cui la vicenda ha un forte bisogno, ma anche così si resta con la sensazione di insoddisfazione di una storia con un buon potenziale che però non è stato sfruttato a dovere, se non nella suggestiva copertina, che risulta più avvincente di ciò che deve annunciare e promuovere.

L’arte è sempre uguale a se stessa, tanto che l’Emissario di Agarthi, con quella sua improbabile pettinatura, una cascata di capelli dritti che finiscono in riccioli, potrebbe benissimo essere la Wendy di “Ritorno all’isola che non c’è”, dopo una seduta dal parrucchiere per una tintura. Qualche sforzo in più viene dedicato al Predisposto, ai personaggi minori e alle ambientazioni (peraltro poco rilevanti ai fini pratici della vicenda).

IN RETE

Discuti la storia sul forum di Agarthi.

LE NOSTRE RECENSIONI

Storie da Altrove
Storie da Altrove n. 15, "La dama che incantò Arsenio Lupin" (2012)
Storie da Altrove n. 14, "La donna che cambiò la Storia d'Italia" (2011)
Storie da Altrove n. 13, "La casa che urlava nel buio" (2010)

Almanacco del Mistero
Almanacco del Mistero 2012, "L'ombra di Fantômas" (2011)
Almanacco del Mistero 2011, "Il leone del Transvaal" (2010)
Almanacco del Mistero 2009, "I segreti di Wold Newton" (2008)

Speciale
Speciale Martin Mystére n. 29, "Gli enigmi del giovane Martin" e albetto allegato "La minaccia dei terribili tre!" (2012) Speciale Martin Mystére n. 28, "I dolori del giovane Martin" e albetto allegato "Numeri immaginati" (2011)

Serie regolare
Martin Mystére n. 323, "I trentasei giusti" (2012)
Martin Mystére n. 322, "Congiura nei cieli" (2012)
Martin Mystére n. 318, "La terza stirpe" (2011)
Martin Mystére n. 317, "Longitudine zero" (2011)
Martin Mystére n. 315, "Con la coda dell'occhio" (2011)
Martin Mystére n. 300, "I Sette Signori dell'Iride" (2008)
Martin Mystére n. 299, "Il segreto di Giovanna d'Arco" (2008)

domenica 9 settembre 2012

[Recensione] Almanacco del Mistero 2011: "Il leone del Transvaal"

Almanacco del Mistero 2011, novembre 2010

Storia di Alfredo Castelli
Disegni di Cardinale e Orlandi

Scheda dell’albo

Nell’universo di Martin Mystére, è ormai pluridecennale e consolidata tradizione scoprire che un certo personaggio della letteratura (popolare o meno) sia esistito veramente.
Meno famosa e ricorrente, ma non per questo meno stimolante, è invece la riscoperta delle opere perdute di autori famosi: memorabile è, a questo proposito, il possibile finale che Alfredo Castelli ha ideato per “Il mistero di Edwin Drood” di Charles Dickens (negli albi della storia “Un enigma di nome Jaspar”, MM n. 77-78-79).
Nel caso de “Il leone del Transvaal”, il fumetto compie entrambe le operazioni: a partire da alcuni frammenti dell’opera perduta di Emilio Salgàri, gentilmente concessi da un esperto francese di letteratura (rimasto anonimo), Castelli intreccia una vicenda che apparentemente è quella di un romanzo di fantasia, ma finisce poi col narrare invece eventi accaduti realmente. Il confine tra immaginazione e storia è labile, e a volte non immediatamente discernibile, in quanto il fumetto intreccia tre piani temporali diversi: quello del presente, con Martin Mystére coinvolto nella ricostruzione della vita di Salgàri; quello di Salgàri intento a “costruire” il suo romanzo; e infine quello (solo leggermente antecedente) degli eventi della guerra anglo-boera svoltasi in Sudafrica alla fine del 1800.
L’opera di ricostruzione e di innesto è fascinosa, credibile e coinvolgente, soprattutto grazie allo stile salgariano che caratterizza i flashback, tanto da costituire la parte più valida e interessante del fumetto. Come ammette lo stesso Castelli nella sezione dei dossier, Martin Mystére funge infatti più che altro da spettatore in questa vicenda.
Il che di per sé non sarebbe stato una novità, visti i precedenti (altrettanto storici) in cui il detective dell’impossibile ha svolto la semplice (ma gradita) funzione di cronista. Purtroppo, però, questa volta si è deciso di coinvolgerlo inserendo “a forza” un piccolo mystero relativo proprio alla geografia del romanzo perduto in questione: le curiose sfere metalliche di Kreksdorp (o “sfere di Ottosdal”), ritrovate in Sudafrica negli anni 1980. Diciamo “purtroppo” perchè si tratta di un innesto poco convinto, eseguito solo per aggiungere una (inutile?) componente mysteriosa alla vicenda (e con noi concorda la stessa Ida Peruzzi, in una frase chiaramente messale in bocca da Castelli a mo’ di “ammissione di colpa”). Delle sfere, infatti, ci viene mostrato il bizzarro comportamento e il devastante potere, che mescola le suggestioni della musica delle sfere, degli angeli e del castigo divino, ma viene esposto in modo esclusivamente “intuitivo”. Nulla ci viene detto invece sulla loro origine, sul loro scopo, sulla loro natura: tre elementi che solitamente (insieme alla costruzione di affascinanti teorie esplicative) sono ciò che differenzia Martin Mystére da altre produzioni. Questa volta, invece, il detective dell’impossibile non viene a capo di nulla e, peggio ancora, spreca pagine cincischiando con ben tre finali “ironici” e citazionisti (c’è persino Rebo di “Saturno contro la Terra”) che restano di pura fantasia.
Non tutto va però perduto, in quanto il “vero” finale, dove ancora una volta il confine tra romanzo e storia si fa labile, apre la strada a un seguito molto particolare, agganciandosi a un’altra saga letteraria popolare dell’epoca, il cui centenario sarà festeggiato nell’Almanacco successivo (Almanacco del Mistero 2012, "L'ombra di Fantômas" (2011)). Guarda caso, si tratta di un personaggio di cui Alfredo Castelli è uno dei massimi esperti. Molto felice risulta quindi la sua idea di connettere queste due epopee, basandosi su elementi oggettivi delle stesse, come il fatto che il sadico Gurn abbia effettivamente combattuto nella guerra anglo-boera. Tra scene anticipatrici, allusioni e sinistre suggestioni, questo finale alla Wold Newton Family (Almanacco del Mistero 2009, "I segreti di Wold Newton" (2008)) è il secondo elemento più convincente del fumetto.

Per un approfondimento degli aspetti più entusiasmanti dell'albo, non possiamo esimerci dal segnalare questo intervento di Cristian DiBiase (sul forum di Agarthi).

La componente artistica di Cardinale e Orlandi è, come sempre, una boccata d’aria fresca nell’angusto panorama artistico di Martin Mystére, solitamente vincolato allo stile di Alessandrini, a imitazioni mal riuscite dello stesso, ad autori ormai sfioriti, a lavori affrettati e a un approccio astratto. Ovviamente i motivi sono noti e legati alla sopravvivenza della serie (o così o niente), ma è difficile che la cosa non “pesi” quando si riprende in mano un albo o si ripensa a esso.
Cardinale e Orlandi propongono tavole realistiche, quasi inquietanti nella loro crudezza, ma anche eleganti e moderne (con un particolare occhio alle tecnologie contemporanee). La ricchezza di dettagli si estende anche alle sequenze storiche, come testimonia l’accuratezza della resa dell’abbigliamento dei personaggi (dai soldati a Ida, passando per Sandokan): quanto siano storicamente corretti questi dettagli non lo sappiamo, onestamente; ciò che conta, per noi, è la suggestione fascinosa che queste tavole sanno evocare, in un efficace complemento alla prosa salgariana dei testi.
Nota a margine: i personaggi di Van Praat e Louis hanno facce che ci sembrano quasi note. Saranno mica ispirate a due attori come Brad Pitt e Shia LaBoeuf (purtroppo noto a chi scrive a causa della trilogia di The Transformers dell’Immenzionabile)?

I dossier propongono, com’era d’obbligo, un ampio excursus sulla vita di Salgàri (corredato di un “dietro le quinte” del fumetto appena commentato), a cui seguono due elementi non collegabili: l’Uomo Invisibile e la biografia di Clive Staples Lewis (autore de “Le cronache di Narnia”). Non c’è nulla di veramente mysterioso nella vita di Salgàri, ma ormai da tempo Martin Mystére ci ha abituati alle sue esplorazioni letterarie, per cui l’articolo è più che gradito. Non si riesce però a trovare un vero filo conduttore che lo colleghi gli altri dossier, se si esclude che C.L. Lewis sembra essere un esaltato un po’ squilibrato (stile Salgàri alla fine) e che lo scarsamente “morale” Uomo Invisibile è paragonabile a certi avventurieri Salgariani.

La copertina di Giancarlo Alessandrini propone una rappresentazione grafica del tema metafumettistico dell’albo, con i personaggi di Salgàri che escono dai romanzi del loro creatore per combattere in eterno le loro battaglie sullo scaffale di una libreria. Molto felice è la presenza della ipotetica copertina de “Il leone del Transvaal”, ideata da Cardinale e Orlandi. Piuttosto brutto risulta invece lo sfondo “in legno” dello scaffale, aggiunto ad arte con uno strumento grafico digitale.

mercoledì 5 settembre 2012

Get A Life! presenta gli studi preparatori per "Il ragno che fu cavato dalla Terra Cava"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystere, presenta gli studi per la saga della Terra Cava.
Credevate fosse acqua passata? E invece quell'angolo di continuità ha ancora parecchie freccie nel suo arco e sorprese da rivelare, specialmente se si tratta della sua genesi in epoca atlantidea e del suo destino nel 1992!



Arte di Marco Maccagni.
Ideazione di Franco Villa.
Supervisione di Luca Salvadei.

E come bonus veramente speciale, torna Pino Rinaldi con la versione in bianco e nero della copertina da lui realizzata per celebrare il trentennale di Martin Mystère.


Indice della serie Get A Life
1. Il segreto del Teschio di Cristallo
2. Il volto di Orloff
3. La vendetta del Lampadario
4. La progenie del Lampadario
5. Il ritorno del Fantasma del Topkapi
6. I Giganti di Prama (parte 1)
7.I Giganti di Prama, Parte 2
7 bis. Gli Uomini Campana.
8. Affari di famiglia allargata.